Moda e tessuti dal Rinascimento al secondo dopoguerra

Il Museo del tessuto pratese compie 40 anni

Tessuti preziosi e vestiti di alta sartoria, dal Rinascimento al ‘900,  sono i protagonisti di una interessantissima mostra dal titolo Heritage. Storie di tessuti e di moda, in corso al Museo del Tessuto (e dove altrimenti?) di Prato, che con questo evento ha voluto festeggiare i suoi primi 40 anni dalla fondazione, avvenuta nel 1975. Selezionati dai depositi, che vengono continuamente arricchiti tra acquisti e donazioni, tessuti e capi d’abbigliamento sono stati messi in continua relazione l’uno con l’altro seguendo un percorso non solo cronologico, ma anche storico-sociale. Come ha, infatti, sottolineato il giovane Presidente della Fondazione, Francesco Marini, questa mostra è soprattutto un’occasione per “far conoscere e promuovere la cultura produttiva che Prato, la Toscana e l’Italia esprimono  in tutta  la filiera della moda di qualità”

Contestualizzando  il tessuto alla moda del momento, si è voluto sottolineare con questa mostra come il Museo ormai non sia una realtà finalizzata solo alla conoscenza “tecnica” del campo tessile, ma sia in costante rapporto dialettico con il mondo della moda, in un reciproco e proficuo completamento culturale.

In ogni sezione del percorso espositivo, allestito nella grande Sala dei tessuti antichi, pezzi tessili di inestimabile valore sono in stretta relazione con il prodotto finale, che sia un abito o un elemento di arredo. Ed ecco che dalla “lingerie” della nobiltà rinascimentale, rappresentata da due  “vesti di sotto” (rarissimi esempi) in lino ricamato a mano, si passa alle confezioni settecentesche destinate al corredo liturgico , in broccato di seta e argento filato, dove sono evidenti nei colori e nel tipo di decorazione motivi orientali, che tra XVII e XVIII secolo iniziano a diffondersi in Europa e influenzano il gusto estetico.

L’Ottocento con la rivoluzione industriale segna un’importante svolta anche nel campo della moda, che diventa accessibile a un numero sempre più ampio di persone.

Relativamente a questo periodo il percorso spazia da un tipo di vestiario più informale, qui rappresentato da un caraco (giacchina e gonna a campana) un gilet  e una livrea da uomo, tutti di tessitura francese, al più vistoso abbigliamento di corte, dove un sontuoso vestito in rosso e blu d’epoca borbonica , con i suoi ricami in oro e il suo lungo strascico, monopolizza l’attenzione dei visitatori.

Proseguendo oltre, si possono ammirare dei bellissimi scialli Cachemire del XIX secolo,  d’importazione indiana, la cui ricercatissima lavorazione si pone tra la tessitura e il ricamo.

Se la meccanizzazione iniziata a fine XVIII secolo porta ad un ampliamento dei consumatori e culmina a metà ‘900 con il pret-a –porter, l’alta borghesia e la nobiltà non rinunciano all’ haute couture e commissionano i loro capi a sartorie illustri.

Nel XX secolo, inoltre,  il legame tra alta sartoria e arte chiama in causa nomi famosi ed ecco che nella penultima sezione sono esposti abiti dai tessuti firmati Raul Dufy, accanto ad altri esemplari disegnati da Maria Monaci Gallenga.

L’ultima tappa,  in versione tematica,  conclude il percorso con gli abiti da sposa. Provenienti da sartorie siciliane e fiorentine, gli abiti ripercorrono i gusti da fine ‘800 a metà ‘900, proponendo  una serie di modelli di altissima sartoria, dove l’occhio si perde ad ammirare i particolari più raffinati e la preziosità dei materiali.

Con l’augurio di poter vedere in futuro anche altri “tesori nascosti”, invitiamo intanto a non perdere questa preziosa raccolta, che  testimonia con documenti  d’inestimabile valore, la grandezza della nostra tradizione tessile e sartoriale.

La mostra sarà visibile fino al 30 aprile 2016.

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Giuliana D'Urso

Giuliana D’Urso

Romana di nascita e toscana di adozione, dopo 21 anni vissuti tra Firenze, Sesto Fiorentino e Prato, ormai non so più neanche quale accento prevale!  Sebbene sia cresciuta in una famiglia di artisti – mio nonno era pittore e mosaicista di professione e mio padre e mia zia lo erano per diletto – dell’arte mi sono interessata più all’aspetto teorico che pratico, laureandomi in Lettere con indirizzo storico-artistico. Fortuna volle che avessi  studiato  anche l’inglese, grazie al quale, di fatto,  riesco  a mantenermi, poiché con Giotto, Raffaello e compagnia bella si campa ben poco in Italia, specialmente se vuoi insegnare. Da brava gemelli sono molto curiosa e vorrei fare 3000 cose, e sempre da brava gemelli ne inizio diverse ma ne porto a conclusione solo alcune.  C’è comunque una cosa che non lascio mai a metà: i dolci!!! Soprattutto quelli con la panna…
Giuliana D'Urso

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