Nasceris. L’indefinito e le radici dell’arte in mostra nei bozzetti di Luca Grossi

Nasceris. L’indefinito e le radici dell’arte in mostra nei bozzetti di Luca Grossi

FROSINONE – Si è svolta ad Arce, dal 10 al 12 maggio, la mostra personale “Nasceris”, dell’artista Luca Grossi. Bozzetti, studi e sculture per un viaggio a ritroso nel tempo fra memorie e tradizioni.

 “Esercito la memoria a ritrovarmi, non mi vedo, non mi sento, non lo so se mi sono mai incontrato. Svuoto cassetti per trovare tracce, fantasmi che generano impulsi, attaccamento alla vita”. Quando un artista pronuncia parole di questo tipo, c’è la possibilità di aspettarsi esperienze intense, che ci mettono con le spalle al muro obbligandoci a fare i conti con noi stessi, come un uomo chiuso a chiave in una stanza piena di specchi. La possibilità diventa una certezza se l’artista in questione narra, allude e scompone esistenze piegando le linee figurative della pittura e della materia plastica a un’inquieta esigenza di approdi. Nella costante ricerca del suo porto, Luca Grossi, classe 1980, ha da poco ripercorso i circa 20 anni di studio e produzione artistica in una mostra personale intitolata Nasceris, con la curatela della storica dell’arte Valentina Lilla. Come abbiamo avuto modo di raccontare due anni fa, in occasione della mostra INCONTRI. Dal dialogo delle incognite,  tenutasi nella Casa della Cultura di Frosinone, temi come la memoria, l’amore, il trauma e il bisogno di archiviazione costituiscono un minimo comun denominatore nel tratto di Grossi, che esponeva nella precedente occasione in

Il pittore, scultore e fotogtafo Luca Grossi
Il pittore, scultore e fotografo Luca Grossi

coppia con il collega e mentore Marco D’Emilia. Dopo la formazione “a bottega” con il paesaggista Dennis Compagnone e gli studi all’Accademia di Belle Arti di Frosinone, fu proprio D’Emilia ad aprire al giovane artista nativo di Ceprano la via verso nuove concettualizzazioni, che gli conferiscono oggi un’identità artistica matura ed autonoma. Socio fondatore del movimento artistico collettivo indipendente Madre, con sede a Torino, Grossi espone dal 2013 in Italia e all’estero, ma ha scelto per la sua più recente mostra il centro storico di Arce, paese in cui vive attualmente. Come eloquentemente comunicato dal titolo, Nasceris ha rappresentato un ritorno alle origini reale e simbolico, ove gli ambienti rustici della Galleria La Corte, in Via Torrevecchia, fungevano da ideale cornice per un viaggio nei meandri ombrosi del ricordo. Il tratto grezzo di matite e carboncini, insieme ai manufatti di legno, paglia e argilla che il Grossi adulto ricrea per mestiere, ricordando il Luca bambino che “arrangiava la sua felicità” con la materia povera di cui disponeva, sembravano emergere dalla ruvida pietra delle pareti espositive, dove contenitore e contenuto si fondevano per un simbolico ritorno alle radici in cui covare nuovi moti propulsivi. Nasceris è stata infatti in primo luogo un salto nel passato e nell’indeterminato, esplorati attraverso le linee del bozzetto. Sebbene l’artista ciociaro sperimenti vari linguaggi visivi muovendosi tra la pittura, il disegno, la fotografia e la scultura, il ritrovamento di vecchi bozzetti nel suo studio lo ha indotto a dedicare un’esposizione alla dimensione del non detto, dell’errore, dell’incompiuto che è racchiuso nel primo parto della fase disegnativa.

-L’opera nasce quando la immagini e il bozzetto è unica cosa che veramente ne testimonia la vita.- ha dichiarato Grossi, aggiungendo poi: –Il bozzetto è la mia vita. Lì c’è tutto: c’è la mia gente, i miei cari, il mio percorso, ci sono io. Quegli schizzi sono quello che è rimasto-.

Come ho affermato in apertura della mostra, che ho avuto l’onore e il piacere di presentare, le opere scelte dopo un’inevitabile dura selezione in una produzione ventennale esprimono l’importanza dell’immaginazione, da intendersi come qualcosa di diverso dalla fantasia. Uno

presentazione Nasceris
La presentazione della mostra nella Galleria La Corte ad Arce

sguardo in cui è viva l’immaginazione permette di relativizzare lo scorrere del tempo, di vedere il “non ancora” che si prepara nel “già”, l’albero nel seme. Nel nostro vivere esiste una dimensione “erotica”, che ci fa tendere verso una mancanza e ci spinge a diventare quello che siamo chiamati ad essere, poiché Eros è povero, poco attraente, lercio e selvatico come la madre Penìa (povertà), ma brama l’abbondanza e la bellezza come il padre Pòros (ricchezza). La forza del cambiamento non scaturisce però da un’ineluttabile necessità che la fa accadere, ma è frutto di una dimensione “eroica”, ossia una ricerca che espone al rischio di fallimento. In tal senso, anche metaforicamente, l’artista “si espone” nel tentativo di tracciare una via per noi mentre esplora se stesso, a costo di ferirsi. Non è forse casuale la seconda persona singolare in cui è coniugato il verbo latino nascor per dare il titolo alla mostra. Il “tu nasci” è la reificazione di un nuovo esistere in cui ciascuno di noi, perdendosi e ritrovandosi tra le linee sfocate degli autoritratti dell’autore, come tra i volti nascosti nella struttura alveolare della scultura Il complesso e l’individuo, può rintracciare un proprio orizzonte di senso. Sebbene ogni 7 anni le cellule del nostro corpo cambino completamente, facendo sì che noi non siamo più gli stessi, e ogni istante che passa sia un’occasione per rivoluzionare tutto completamente, esiste in noi una fotografia, un daimon che resta sempre uguale a se stesso come un volto eternamente bambino. È ciò che Luca Grossi voleva dirvi già nella mostra INCONTRI con l’opera Sinapsis, in cui il volto acerbo dell’autore, in olio su compensato, rimandava alla costante ricerca del bambino o della bambina che siamo stati e che procede di pari passo con l’avanzare della maturità. Nel percorso espositivo che parte dai primi segni del ’98 (eccetto un disegno che parte dal ’94), Grossi ha evidenziato trame comuni che non si spezzano. Come per l’eroe Teseo, il filo di Arianna ci riconduceva all’ingresso del labirinto dopo averci mostrato il minotauro di fronte al quale ognuno di noi era lasciato solo, senza la certezza di una vittoria. I più recenti lavori si ricollegavano così ai primi. Grossi torna oggi a sporcarsi le mani come da ragazzo, a rievocare madri, nonne ed altre donne che come sacerdotesse del focolare custodiscono memorie affettive familiari, comunitarie e culturali ancestrali, ove una religiosità popolare si mescola a credenze le cui origini si perdono tra le brume del passato. Questo ci hanno raccontato le figure muliebri come quelle presenti nei bozzetti di Studi per Madre, Donne con rosario, Madre sola con ricordi sul camino e La veglia. In quest’ultimo, in particolare, sembrava di scorgere in un angolo oltre il foglio, risparmiato dalla pretesa descrittiva della grafite, il piccolo Luca dibattersi, pensoso e a tratti turbato, fra incessanti interrogativi sulla vita e sulla morte, mentre le lugubri ore di una veglia funebre si snocciolavano con estenuante lentezza insieme ai grani del rosario degli adulti. I bozzetti in mostra evidenziavano poi un’evoluzione del tratto che pareva riflettere un mutamento concettuale

Ciclo di bozzetti Storia di un pupazzetto
Ciclo di bozzetti “Storia di un pupazzetto”

nell’artista, rintracciabile in Reliquiem: storia di un pupazzetto. Nei 10 schizzi che compongono l’opera seriale si poteva individuare l’evento spartiacque che divide in due momenti artistici ed esistenziali la ricerca di Grossi. Il 2015, data dei bozzetti, è infatti l’anno in cui l’artista ha rinvenuto un oggetto appartenuto a sua figlia e legato a travagliate vicende di separazione familiare. L’oggetto era appunto il pupazzetto al centro dello studio, in cui Grossi ha immaginato di entrare nella testa dell’immaginario compagno di giochi della bambina. Reliquiem ha così segnato così l’inizio della serialità, dell’indagine ossessiva intorno ad un unico tema di cui si cerca la quintessenza insondabile. Anche la ricerca negli anfratti della memoria, man mano che ci si avvicinava al presente, appariva più convulsa, spasmodica, come un viaggio al centro della Terra fino alle origini delle paure più recondite e irrazionali, da cui si tenta di farle emergere dall’ombra dell’inconscio per esorcizzarle. -A volte mi sembra sempre di vivere nello stesso giorno-, ha infatti affermato Grossi commentando alcuni suoi lavori. Nella costante ripetizione dell’attimo, passato al setaccio della riscrittura artistica, si ritrovavano dettagli che venivano a poco a poco soffiati via come superflui. L’essenziale, scarnificato, ci restituiva il cuore dell’evento traumatico. Nella ricerca analitica seriale e ripetitiva si innesca un processo terapeutico benché non risolutivo. Le mostruosità latenti si materializzano e vengono addomesticate come delle fiere prima fuori controllo. Ciò motiva anche la presenza, da un certo momento in poi, dell’elemento trasfigurante che supera la fase del realismo. L’autoritratto stesso dell’artista diventa bestiale nella figura e della robustezza del tratto, consegnandoci il testimone di interrogativi inquietanti misti a profonde suggestioni inconsce.

Al termine della tre giorni della mostra, che ha registrato una buona affluenza da parte di un pubblico interessato, il pittore e scultore ha espresso sincera soddisfazione per un evento per lui carico di significato affettivo:

-Questa mostra ha rappresentato per me un passo importante verso il mio territorio, dato che non avevo mai esposto nel mio paese d’origine. “Nasceris” rappresenta un ritorno a casa reale e simbolico che racchiude un’esigenza artistica, oltre a un personale moto affettivo verso i miei luoghi d’origine. È come esporre il cuore, dato che si ripercorre un lavoro che va avanti da più di 20 anni, rendendo visibili tutti i meccanismi e gli studi principali che stanno alla base di quanto di definitivo ho prodotto sinora. Sono molto soddisfatto per l’affluenza del pubblico, che ho riscontrato maggiore nei 2 giorni successivi all’inaugurazione. In quest’occasione desideravo un ambiente intimo e poco formale, per cui ho scelto di non pubblicizzare molto l’evento, ma il passaparola ha comunque diffuso la notizia. Per me è stata una grande gioia, come un bacio verso la mia terra prima di dedicarmi a nuovi progetti, tra cui la mia prima esposizione personale a Torino, che intendo realizzare prossimamente-.

Mostra “Nasceris”. Personale di Luca Grossi

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Stefano Maria Pantano

Et unum facere et aliud non omittere! Ricordo con affetto queste parole, che uno dei miei più cari maestri di prima gioventù amava ripetermi. Non sempre però riesco a mettere in pratica il prezioso precetto dei padri latini, essendo io alla perenne ricerca di un equilibrio e di una pace mai trovata. Mi dibatto tra vari interessi che vanno dallo studio al teatro (visto e recitato), dallo sport alla scrittura cercando la mia stella. Fisicamente a metà fra l’atleta e il topo da biblioteca, ma sempre più tendente verso il secondo, la mia eterna preoccupazione è che quello che faccio sia fatto degnamente, secondo un’espressione orientale che mi sta molto a cuore: kung fu (“lavoro molto duro praticato con abilità e sacrificio”).
Stefano Maria Pantano

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