Off the beaten roads: Florida Panhandle, un tour ideale fuori dai soliti itinerari

Off the beaten roads: Florida Panhandle, un tour ideale fuori dai soliti itinerari

FLORIDA – Il mio tour fuori dalle rotte più battute, parte da Pensacola e Pensacola Beach attraverso una zona della Florida, nell’estremo nord della penisola, che condivide solo parzialmente il carattere solare e colorato che siamo abituati a conoscere del “Sunshine state” anche a livello climatico. Scopriamo la zona del Panhandle, la maniglia della padella, come viene informalmente definita la zona più a nord della penisola, al confine con Alabama, Georgia e il Golfo del Messico.

Voglio iniziare questo special tour “off the beaten road”, lontano dal carattere turistico classico della Florida, da Pensacola e Pensacola Beach, a soli 21 km dal confine con l’Alabama, capoluogo della contea di Escambia. Una placida cittadina marittima sull’omonima baia, protetta e collegata al Golfo del Messico dall’Isola di Santa Rosa. Una grande United States Naval Air Station, la prima negli Stati Uniti, si trova a sud-ovest della città, vicino a Warrington; è la base del team acrobatico dei Blue Angels e del National Naval Aviation Museum. Il campus principale della University of West Florida si trova a nord del centro della città. È soprannominata “la città delle cinque bandiere“, The City of Five Flags, per via dei cinque governi che si sono succeduti durante la sua storia: le bandiere di Spagna (Castiglia), Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti d’America e Stati Confederati d’America.

tour ideale in florida

E fin qui niente di strano: un posticino tranquillo e sonnolento sulle coste del Golfo, una località in cui puoi capitare per caso lungo la rotta per New Orleans… ma l’incanto, il vero motivo che ti fa spalancare la bocca e ti spinge a restare è da ricercare spostandosi più vicino all’acqua: imboccate la US98 e attraversate il primo ponte verso Gulf Breeze e poi proseguite ancora fino a dove finisce la terra e rimane solo il vasto Golfo del Messico davanti a voi. Questa è Pensacola Beach, ovvero forse le spiagge più bianche ed incredibili che abbia mai visto negli USA. Pensacola Beach è una lunghissima lingua sabbiosa, di fatto parte dell’isola di santa Rosa, che qui assume la denominazione della cittadina, che nella sua parte più a ovest ospita il Fort Pickens Area of Gulf Island National Seashore, un piccolo Parco Nazionale che ospita nella sua parte più estrema il Forte Pickens, risalente al 1829, costruito dopo che la East e West Florida erano state cedute dagli Spagnoli agli Americani con il trattato Adams-Onís del 1819. Il forte era stato costruito per difendere la baia e la Navy Yard di Pensacola da attacchi esterni verso la giovane repubblica degli Stati Uniti, e tuttora rimane, con gli altri forti del periodo, un simbolo dell’efficienza e potenza militare degli USA.

Ma al di là dell’interesse architettonico e storico, qui sono le spiagge e la natura incontaminata a farla da padrone. Per il nostro tour ideale fuori dai soliti itinerari immancabile è la lunghissima Fort Pickens Road che si snoda attraverso dune di un biancore abbacinante, circondata da entrambe le parti da un mare perfetto, cristallino che vira dall’azzurro al verde fino alla splendida Langdon Beach. La sabbia è un capolavoro a parte: bianchissima e farinosa, quando ci si cammina produce un caratteristico rumore “crick crock”, vista l’eccezionale finezza e morbidezza. Proseguendo fino all’estremità dell’isola si arriva fino al Fort Pickens Fishing Pier, dove placidi pescatori pescano nelle acque cristalline e una nutrita fauna di uccelli acquatici popola la spiaggia regalando incredibili sagome al tramonto (e per un tramonto infuocato non serve scendere fino a Key West, meglio le honeymoon keys!).

Per ritrovare un tocco di umanità, girate la macchina (o la bici, Fort Pickens road è completamente ciclabile fino alla riserva naturale e al suo molo) e proseguite lungo la Route399 in direzione opposta, magari fermandovi a mangiare un boccone al Peg Leg Pete’s, dove le grigliate e le costolette non sono mai in quantità esili, ma la qualità è davvero valida. Se preferite il pesce, Flounder’s Chowder House è la vostra destinazione. Per un sonno tranquillo con risveglio vista mare, consiglio l’Holiday Inn Resort di Pensacola Beach.

Il nostro tour ideale in Florida prosegue lungo la lunghissima Route399 che attraversa l’isola fino a ridiventare Santa Rosa Island, non si può negare che il turismo abbia dato vita ad una espansione immobiliare non da poco, con una serie di agglomerati urbani che terminano nei grattacieli Portofino Towers, tuttavia a ben guardare tra le case meno recenti, si può notare come originariamente questa lingua di sabbia non fosse solo terra di vacanze, ma un luogo scelto da pochi per abitarvi, già a partire dai lontani anni 60, come si puo’ osservare da alcune bizzarre costruzioni, prima tra tutte la Futuro UFO Spaceship House del 1966 costruita su disegno dell’architetto finlandese Matti Suuronen.

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Futuro UFO Spaceship House – Pensacola Beach

E’ innegabile che questa aria del sud forse un po’ “Red Neck” e paesano, sia lontana dai percorsi sofisticati e dai ristoranti alla moda di una Miami o dalla grandi attrazioni alla Disneyworld, tuttavia questa semplicità paga con il calore della gente, genuinamente ospitale, con i prezzi contenuti, per cui un mare da sogno e spiagge perfette sono molto più alla portata rispetto ad un viaggio a Bahamas e con una cucina, gradevole, più lontana dalle solite banalità USA  e piene di influenze cajun dalla vicinissima Lousiana.

Ma proseguiamo il nostro tour ideale: lasciamo le spiagge e ritorniamo verso nord riprendendo la Route98 che costeggia il Golfo del Messico. Il prossimo step è un altro piccolo ma assai sorprendente villaggio: Seaside.  Fu fondata dal costruttore Robert Davis nel 1979 sopra terreni che aveva ereditato dal bisnonno. La sua principale caratteristica è il piano urbanistico della città, disegnato dall’architetto Andrés Duany e Elizabeth Plater-Zyberk. Seaside è spesso citata come la prima città sviluppata secondo i principi del neourbanesimo. La rivista Time ha scritto riguardo alla città: «the most astounding design achievement of its era and, one might hope, the most influential». Seaside include edifici di architetti come Aldo Rossi, Léon Krier, Steven Holl, Dan Solomon, Steven Badanes, e tanti altri. Insomma una piccola inaspettata perla dormiente lungo la costa del Golfo.

Curiosità del nostro tour ideale: l’idea di Seaside nasce nel 1946, quando il bisnonno di Robert S. Davis acquistò 80 acri di terra lungo le sponde della Florida del Nordovest, come casa di vacanza estiva per la famiglia. Nel 1978 Davis ereditò i terreni e sviluppò l’idea di trasformarli in una cittadina marittima “old-fashioned”, con i tradizionali cottage in legno bianco, tipici della zona del Panhandle. Davis con la moglie e gli architetti Andrés Duany and Elizabeth Plater-Zyberk girarono il sud in lungo e in largo studiando l’architettura delle piccole città per il progetto Seaside, che venne poi completato definitivamente nel 1985.

In considerazione del fatto che Seaside non è di pubblica proprietà, nessun organo municipale governativo ha potere giurisdizionale su come la cittadina si debba sviluppare, per cui i creatorii stessi decisero come si sarebbe espanse le singole zone, localizzando le attività commerciali esclusivamente al centro della città (come il delizioso Modica Market, prototipo di grocery store ma a livello decisamente più gourmet). Le strade si sviluppano a raggiera dal centro cittadino con numerose corsie per i pedoni e si aprono in ampi spazi attraverso tutta la città per favorire la socializzazione.

A livello di unità abitativa, la città di Seaside richiede che ogni singola unità sia differente dall’altra, con design di stili diversissimi che spaziano dal Vittoriano, al Neoclassico, Moderno, Postmoderno e Decostruttivista. L’architetto Scott Merrill ha disegnato la Seaside Chapel, una cappella che si definisce “interfaith”, ovvero a disposizione di ogni culto, che è diventata un pezzo storico della città.

Numerosissime sono state le scene dal famoso film “The Truman Show” del 1998 di Peter Weir con Jim Carrey, girate qui nella cittadina: il perfezionismo quasi maniacale con cui si presenta agli occhi del visitatore ne fanno un setting ideale proprio per quella sua aria di irrealtà che fa pensare che dietro sia solo vuoto cartone. Ma la cittadina c’è, eccome! Nella sua ricerca della perfezione, modello coastal Florida.

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Lasciamo Seaside e la sua immacolata bellezza del Sud per immergerci in un’altra perla, molto differente dalla precedente, sempre proseguendo nel nostro tour ideale lungo la Route98: Apalachicola.

La cittadina si colloca al centro dell’arco del Golfo del Messico, di fronte alle isole di St. Vincent, Flag Island, Sand Island, St. George Island, e Cape St. George Island, anche questa caratterizzata da splendide spiagge bianche. La sua posizione così centrale, la rende estremamente esposta agli uragani che 9 volte su 10 si incanalano all’interno del Golfo: questo aspetto di avversità climatica caratterizza molto la città, lontana dall’eleganza quasi leziosa di Seaside o dal turismo delle spiagge bianche di Pensacola. Questo è il Sud più profondo e lavoratore, qui la pesca detta i ritmi della vita e in questa remota cittadina le ostriche la fanno da padrone: Apalachicola nella sua disarmante semplicità fornisce oltre  il 90% della produzione di ostriche della Florida e ogni anno la cittadina ospita il  Florida Seafood Festival.

La città si presenta come una placida e silenziosa comunità del Sud con alcuni edifici, come il Gibson Inn, ancora ottimamente preservati con patio e sedie a dondolo d’ordinanza per lasciar scivolare via i pomeriggi più afosi dell’estate o il Dixie Theatre. Per sottrarsi alla calura come tour ideale vi consigliamo una visita al Apalachicola National Estuarine Research Reservela seconda (per estensione) riserva naturale per la ricerca su un estuario (dell’Apalachicola river) nella Apalachicola Bay, con 246 000 acri che si occupa della gestione delle coste e delle aree sommerse in Florida, in una maniera simile a quanto accade poi poco più a sud nelle Everglades.

E’ un tour ideale enogastronomico, soprattutto per la cucina locale che si esplica al meglio nel The Owl Cafe’ e nel sofisticato Up the Stairs. Per un assaggio direttamente dal produttore, non si puo’ perdere il 13 Mile Seafood Market, in Water street, downtown Apalachicola, specializzato in gamberetti, ostriche, granchio blu, pesce e molto altro.

Anche qui siamo lontani da atmosfere sofisticate, tovaglie di organza di cotone e camerieri in livrea, ma la qualità e la genuinità di questo piccolo paese è disarmante ed in grado di catturare non solo visitatori occasionali lungo la Route98: il fotografo del New York Times Richard Bickel capitando nel 1994 ad Apalachicola, ne rimase incantato tanto da trasferirsi al Sud (la sua Art Gallery è all’ 81 Market Street). Dalla sua passione per questa terra ne è nato uno splendido libro fotografico Apalachicola – The Last Great Bay che documenta la ricchissima cultura locale tramite potenti immagini in seppia trasmettendo i costumi e la passione vitale di questa comunità.

Se state pianificando il vostro tour ideale nella Florida del nord, per il volo vi consigliamo le città di Atlanta, oppure Dallas, e vi ricordiamo di guardare sempre le offerte dall’Italia per la Florida in Air France!

Copyright ©Marianne Bargiotti Photography 2019

Copyright ©Richard Bickel Photography

Pensacola&Panhandle

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Marianne Bargiotti

Nata a Bologna, ex scienziato con la testa nelle nuvole ora fotografa specializzata in Natura e viaggi in tutte le sue declinazioni.

“Attraverso luoghi stranieri per documentarne visivamente l’anima, andando oltre i confini di un turista regolare per catturare le immagini al di là dei punti di riferimento più popolari di un paese. La cultura, la natura, l’essenza di un paesaggio oltre l’immagine da cartolina è quello che ricerco costantemente.” [www.mariannebargiotti.com]

Marianne Bargiotti

5 Responses to "Off the beaten roads: Florida Panhandle, un tour ideale fuori dai soliti itinerari"

  1. Antonia Storace
    Antonia Storace   3 maggio 2019 at 14:12

    Come sempre, le parole di Marianne e le sue incantevoli fotografie hanno il potere di accorciare le distanze, portandoti per mano nei luoghi che descrive: è come essere in due continenti contemporaneamente.

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  2. Stefano Maria Pantano
    Stefano Maria Pantano   3 maggio 2019 at 15:31

    Apprezzo moltissimo il taglio descrittivo di Marianne, che sconfina in articoli di questo tipo dallo stile giornalistico a quello letterario vero e proprio. L’idea del percorso che abbandoni le “vie battute da molti” ricorda tanto quella che ritroviamo nel poeta greco Callimaco, lontano da noi appena qualche millennio. In queste righe ci ritroviamo realmente in viaggio nei luoghi che il Vecchio Continente ha potuto immaginare dai libri e dalle serie televisive giunte sui nostri schermi dagli anni ’80, con l’aggiunta di mille curiosità restituite con una passione viva, lontana dalle vetrine preformattate del turismo venduto e consumato come accade oggi. Si respira l’America, il grande Paese nato sì da un genocidio, ma che è davvero oggi il simbolo di quell’opportunità che non viene negata a nessuno, di quel sogno americano diventato simbolo di libertà e del valore individuale. Malgrado tutti i limiti di un imperialismo spesso violento e spietato connaturato a tutti i super Stati di ieri e di oggi, credo che se fossi nato in un Paese così avrei creduto anch’io al suo mito e sarei stato pronto a dare la mia vita per lui in qualsiasi momento.

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  3. Paolo Riggio
    Paolo Riggio   3 maggio 2019 at 16:07

    Foto incredibili che con ciò che racconti creano un mix perfetto di emozioni e storytelling. Complimenti!

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  4. Antonio Bramclet
    Antonio   12 maggio 2019 at 09:23

    Se penso che quando andai negli States, nei territori descritti da Marianne, o quasi, frequentai esclusivamente immondi localacci, perché mi svegliavo a mezzogiorno e prima delle 4 non dormivo, non mi rendevo conto di cosa avrei perso. Ah! Come avrei voluto, essere un traveler stile monachello, e pensare solo alla natura, alla bellezza dei luoghi. Vedendo le tue foto mi viene una gran voglia di riprovarci, tornare, e vedere il tutto da un altro punta di vista….

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    • Marianne Bargiotti
      Marianne   13 maggio 2019 at 15:38

      Grazie Antonio, ma potresti sempre ampliare il mio percorso con un’accurata disamina sul “lato B” di questa mia esplorazione “monachella”.

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