Oro verde: tra tradizioni del passato e futuro dell’olio

UMBRIA – Oro verde ed il successo dell’olio extravergine d’oliva italiano. Non solo eccellenza del nostro Paese ma da sempre elemento dal profondo valore simbolico-culturale. 

Un oro verde prezioso e limpido dai riflessi di smeraldo; un profumo intenso come la vegetazione spesso secolare di cui è frutto; legami di sangue tra il sapore della terra e il sudore dell’uomo che la abita da epoche antichissime. L’olio d’oliva è questo e molto di più: elemento dall’altissimo valore simbolico e culturale, oltre che pilastro della dieta mediterranea e dell’economia italiana, ha un ruolo fondamentale nella liturgia cristiana.

Una volta l’anno, proprio ogni Giovedì della settimana santa che culmina nella Domenica di Pasqua, i vescovi celebrano in ciascuna diocesi la cosiddetta messa crismale (dal greco “crisma”, che significa “unzione” o “unguento”), durante la quale vengono benedetti i tre oli utilizzati nei sacramenti dopo essere stati distribuiti alle parrocchie: l’olio dei catecumeni, l’olio degli infermi e l’olio crismale. Quest’ultimo è il più importante fra i tre, in quanto viene utilizzato nei sacramenti del battesimo, della confermazione (o “cresima” appunto) e nell’ordinazione sacra, oltre che nella dedicazione delle chiese.

L’ulivo è da sempre per i cristiani un simbolo portatore di pace. Nella mitologia biblica veterotestamentaria infatti lo troviamo già nelle prime pagine, quando Noè, dopo la lunga navigazione sulle terre sommerse dal diluvio universale riceve dalla colomba un rametto di questa pianta, a testimonianza che le terre sarebbero riaffiorate dopo lungo tempo. Ruolo ancora più centrale è riservato all’ulivo nel Nuovo Testamento. Si pensi all’episodio dell’ingresso di Gesù a Gerusalemme, salutato con rametti di ulivo dalla stessa popolazione festante che una settimana dopo avrebbe dato la libertà a Barabba. Prima della Pasqua di resurrezione e della terribile passione, il Cristo è inoltre protagonista di un altro triste momento: quello della preghiera nell’orto dei Getsemani, la notte in cui avviene il tradimento di Giuda e l’arresto. Questo luogo poco distante dalla città vecchia di Gerusalemme, è proprio un campo di ulivi (forse il più antico del mondo), ancora oggi meta di pellegrinaggi.

Moltissimo potremmo dire anche sulla tradizione pagana, ricchissima di luoghi letterari che sottolineano come la portata simbolica di cui l’ulivo è pregno si perda nella notte dei tempi e non sia cifra distintiva unica del cristianesimo. Almeno due i passi virgiliani: nell’Eneide il ramo d’ulivo è usato (libro VI) dall’eroe troiano per aspergere poche gocce d’acqua sulle spoglie mortali dell’amico Miseno, e più avanti (libro VIII) è ancora un ramo di ulivo a passare dalle mani di Anchise a quelle di Pallante sullo sfondo dei luoghi su cui sarebbe sorta Roma. Ritroviamo l’ulivo come simbolo di fedeltà coniugale e di vita anche in Omero, rispettivamente nel libro XXII dell’Odissea (Ulisse e Penelope) e nel libro XVII dell’Iliade (l’immagine della pianta di ulivo strappata dalla tempesta improvvisa è metafora della morte del giovane Euforbo sotto le mura di Ilio).

Non occorre proseguire nel copiossissimo elenco per comprendere il legame ancestrale tra la pianta dell’ Oro giallo e i popoli mediterranei: esempio ne è la protesta divampata nelle regioni del Salento, in cui gli ulivi secolari, che costituiscono la carta d’identità di queste terre, sono stati prima vittime di una provvidenziale epidemia di xylella e in ultimo eradicati per far spazio al TAP, il gasdotto che collegherà l’Italia alla frontiera greco-turca attraversando Grecia e Albania. Quanto al settore produttivo dell’olio d’oliva italiano, quello attuale non è esattamente un momento eccezionale dal punto di vista dei profitti. Neve, freddo e gelate invernali hanno infatti danneggiato il raccolto degli uliveti.

I dati Ismea/Coldiretti hanno riportano una consistente flessione della produzione olearia nel 2016. Complessivamente si è stimato nel Mezzogiorno un calo produttivo del 39%, al Nord del 10%, mentre al Centro del 29%, con la Toscana in linea con questa riduzione.

Tale andamento secondo la Coldiretti sarebbe in linea con la situazione globale. La storica carestia dei raccolti per effetto del crollo della produzione si è fatta sentire anche in Grecia, con circa 240 milioni di chili (-20%) ed in Tunisia dove non si supereranno i 110 milioni di chili (-21%), mentre in Spagna, che si conferma leader mondiale, si stimano circa 1400 milioni di chili, in linea con l’anno scorso. Unica nota in controtendenza sembra la Turchia, che aumenta la produzione del 33% per un totale di 190 milioni di chili.

A fronte degli attuali dati poco confortanti restano salve alcune eccellenze italiane, fra le quali non possiamo non citare quella rappresentata dall’Azienda Agraria Viola, di Foligno, vincitrice del concorso regionale Oro verde dell’Umbria per i migliori oli extravergine d’oliva umbri. L’Azienda Agraria folignate ha ricevuto, il 10 Maro scorso, il Primo Premio per il migliore olio extravergine D.O.P. (Denominazione di Origine Protetta) dell’Umbria per la zona “Colli Assisi – Spoleto” con la selezione “Colleruita”.

La premiazione è avvenuta al Centro Servizi Camerali “G. Alessi” di Perugia, alla presenza del Presidente della Camera di Commercio di Perugia, Aldo Mencaroni, dell’Assessore alle Politiche Agricole e Agroalimentari della Regione dell’Umbria, Fernanda Cecchini, e dell’Assessore al Commercio e Artigianato del Comune di Perugia, Cristiana Casaioli.

Il Concorso Oro verde dell’Umbria, nato per valorizzare gli oli extravergini di oliva a denominazione di origine protetta e rafforzarne la presenza nei mercati italiani e stranieri, è promosso dall’Unione Regionale delle Camere di Commercio dell’Umbria.

Di valutare le qualità organolettiche delle 33 aziende umbre partecipanti al Concorso, si è occupato un qualificato panel di giurati, presieduto da Giulio Scatolini e coordinato dalla Dott.ssa Angela Canale.

Riportiamo di seguito anche gli altri 6 vincitori Oro verde:

Secondo premio all’azienda agraria Marfuga di Campello sul Clitunno, DOP Colli Assisi Spoleto.

Terzo premio all’azienda agraria Decimi di Bettona, DOP Colli Martani.

Premio Qualità e Immagine all’azienda Ranchino Eugenio di Orvieto, Dop Colli Orvietani.

Menzione Speciale Olio Biologico all’Azienda Agricola Le Pietraie di Sambuchi Dante, di Città di Castello, Dop Colli del Trasimeno.

Diploma Gran Menzione alla società agricola Trevi Il Frantoio

Premio Piccole Produzioni alla Società Agricola Stoica di Perugia.

Ricordiamo qui l’intervista a Marco Viola in occasione della proclamazione del Premio Flos Olei.

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Marco Viola riceve il Primo Premio del Concorso Oro verde dell’Umbria

La produzione dell’olio è un insieme di tradizione e di innovazione che ha creato nel tempo un solido legame tra la famiglia Viola e l’ulivo. La memoria storica della famiglia risale a Biagio e Lucia Viola, che trasmisero al figlio Ferdinando l’amore e la dedizione per la coltivazione di questa pianta. Fu Ferdinando ad acquistare, a metà ‘800, un piccolo uliveto sulle colline di Scandolaro per contrire all’economia familiare.

Nel 1946, il frantoio di famiglia venne trasferito fuori dal nucleo storico di S. Eraclio e passò in eredità a Biagio Viola, nipote di Ferdinando. Oggi, dopo oltre centocinquanta anni, è il pronipote Marcoa continuare nel rinnovamento della tradizione di famiglia con l’ausilio delle più moderne tecnologie.

“Sono onorato di ricevere un premio così prestigioso”, ha dichiarato Viola con soddisfazione, “che attesta la cura e la dedizione che io e i miei collaboratori mettiamo quotidianamente nel nostro lavoro. Produrre oli di qualità è un dovere nei confronti dei consumatori che hanno il diritto di alimentarsi in modo sano e corretto. La passione e l’attenzione per la terra umbra mi spingono ogni giorno a dare il meglio. Questo premio è la ricompensa ai tanti sacrifici e alle difficoltà che spesso si incontrano nel nostro settore”.

Stefano Maria Pantano

Stefano Maria Pantano

Et unum facere et aliud non omittere! Ricordo con affetto queste parole, che uno dei miei più cari maestri di prima gioventù amava ripetermi. Non sempre però riesco a mettere in pratica il prezioso precetto dei padri latini, essendo io alla perenne ricerca di un equilibrio e di una pace mai trovata. Mi dibatto tra vari interessi che vanno dallo studio al teatro (visto e recitato), dallo sport alla scrittura cercando la mia stella. Fisicamente a metà fra l’atleta e il topo da biblioteca, ma sempre più tendente verso il secondo, la mia eterna preoccupazione è che quello che faccio sia fatto degnamente, secondo un’espressione orientale che mi sta molto a cuore: kung fu (“lavoro molto duro praticato con abilità e sacrificio”).
Stefano Maria Pantano

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