Tra ombre e luci, la collezione Martino Midali

Tra ombre e luci, la collezione Martino Midali

MILANO – Dalla Fashion week al Salone del Mobile, la collezione di ombre e luci di Martino Midali. Dalla nascita negli anni ’80 all’avvento nel design, il racconto, poetico, di una moda che vive di originalità, interpretando, in modo inedito capi e accessori propri del mondo comune.

“Inquadro e scatto. Tutte le mie emozioni sono in questa collezione. Chi crea deve anche ascoltare il non detto e ogni stagione provo a capire e interpretare in quale infinito mi trovo. Una moda indipendente, la mia, non come valore aggiunto ma come dovere sociale nei confronti di una donna che affronta la vita, si mette in gioco, desidera, sogna”.

Martino Midali è un brand italiano di moda femminile nato negli anni ’80, quando il lusso erano le boutique e di shop low cost non se ne conosceva neanche il significato. Dal 2008, data in cui lanciò il primo “Midali on the road” interpretando capi storici alla luce di una nuova visione ricca di modernità, al 2017 il salto non è breve, ma di certo intenso.

Lo scorso febbraio, in occasione delle fashion week più amate dagli italiani, il lancio della nuova collezione autunno/inverno 2018. Una proposta che è tutta un vibrare di suoni, luci  e atmosfere suggestive tipiche di una fiaba e a cui appartiene la poesia del racconto. Il jersey si mischia allo chiffon rendendo ancor più sofisticate le mise fluide, il pantalone si stratifica rendendo il passo leggero e misterioso. Gli abiti in lurex lasciano una scia di bagliori. Il  lusso è contenuto, la sensualità pacata, intuita ma mai ostentata.

Velvet nero, blu notte, rosso marsala e verde bottiglia, le nuance che dipingono la sua moda dove giacche, bluse e pantaloni si distinguono per l’impalpabilità e gli accenti sinuosi. La proposta di Midali vive di una costante vibrazione emotiva mentre il colora scansiona magiche sensazioni che rievocano nella memoria i sapori della natura. Ciascuna tonalità, seppur già nota, assume sfumature originali, calde, argillose, intense capaci di dare, anche gli  abiti più comuni, forme ed aspetti del tutto inediti.

Martino Midali dress

Vibrazioni che, nel giro di un mese, si trasferiscono dal corpo alla materia viva dell’arredo. Recentemente ospite al Salone del Mobile è lì che l’arte, dialogando con l’alluminio, lo ha estratto dal consueto uso quotidiano, intrecciato con il design  e innalzato al piano di opera d’arte. A sostituire la gamma di colori, i tradizionali tono del bianco e nero, costruiti su due piani. Al primo, le istallazioni artistiche evidenti nei pannelli di alluminio di “OTTAGONA-ALUMI-NUM”, di Orsola Fontana e Marco Schiavon. Al secondo, la mostra fotografica di Betta Gancia “Una luce diversa” dove le  foto assumono la forma di occhi luminosi che sgorgano da un piano nero, fatto di nulla, dove il movimento acchiappa una luce e le impedisce di scomparire, la eternizza in un corpo, la ferma in un flash, le restituisce la dignità della permanenza.

Martino Midali, in questo intrecciarsi silente, è ciò che accende il contatto e si pone da trait d’union.  Cammina lieve nella sua ‘casa dei vestiti’, appendendo fagotti bianchi e neri, maglie di chiarore e d’ombra, capi segnati dal bianco e dal nero, che come vele salutano il visitatore e lo sospingono al piano superiore, dove si è attesi da una teoria di abiti che sembrano salutare cortesi, fedeli al credo che l’abito diventa luce se è pronto ad abitare chi lo fa sentire portatore di essenza.

Testo di Lia Giannini

martino midali salone del mobile

Redazione

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