Opera senza autore, l’affresco storico di Florian Henckel Von Donnersmarck

Opera senza autore, l’affresco storico di Florian Henckel Von Donnersmarck

ROMA – Dal regista di Le vite degli altri, un film che nutre, sul farsi della storia, la visione del vero e la natura dell’arte.

Lunedì sera, primo di ottobre (una data per me memorabile su altri fronti) – grazie all’Associazione Cultura Italiae e al ricco calendario di eventi ed iniziative organizzato dall’instancabile Presidente Angelo Argento in collaborazione con i suoi membri più attivi, tra cui – per il settore Cinema e Audiovisivi – l’amministratore delegato di Rai Cinema Paolo del Brocco –  ho avuto il privilegio di assistere a Roma all’anteprima di Opera senza autore.

Questa bellissima storia scritta diretta e sceneggiata da Florian Henckel von Donnersmarck (il regista de “Le Vite degli altri” 2006, e “The tourist” 2010), e da lui stesso prodotto insieme a  Jan Moijto, Quirino Berg e Max Wiedemann, rappresenterà la Germania e la cultura europea agli Oscar 2019, ricorda Paolo del Brocco durante la presentazione dell’anteprima.

Un eccezionale Tom Schilling, nel ruolo protagonista di Kurt Barnert – che in scena porta la storia vera del pittore tedesco Gerhard Richter – vi terrà incollati allo schermo per ben 188 minuti senza soluzione di continuità,  insieme agli eccezionali Sebastian Koch – che nel film interpreta magistralmente Herr Professor Seeband – Paula Beer – nel ruolo della moglie Ellie – Saskia Rosendahal – la giovane ragazza che diventa Musa ispiratrice di arte e verità – e Oliver Masucci – il Prof. Antonius van Verten che nella terza parte del film aiuta Kurt a riconoscere la sua cifra stilistica.
Proprio oggi il film sarà distribuito nelle sale cinematografiche della Germania e da domani in Italia, quindi non posso né voglio in questa sede raccontarvene la trama…voglio solo condividervi l’emozione di aver visto finalmente un Bildungsroman come non ne vedevo al cinema da tempo…e dirvi brevemente perché questa è una storia che nutre, come l’ha definita sul palco prima dello spettacolo, il watusso Florian.

I Clacson di Elisabeth
I Clacson di Elisabeth

La scena più memorabile  di Opera senza autore per me rimane quella in cui Elisabeth, la giovane zia di Kurt ancora bambino, si ferma al centro di un piazzale di paese della Germania pre-nazista  e chiede a cinque impiegati del trasporto urbano, di azionare all’unisono il clacson dei loro automezzi.  Investita a braccia aperte dal suono cacofonico dei clacson, come una Nike sulla prua di un antico veliero, Elisabeth vibra all’unisono con quel rumore assordante eppure perfetto nella geometrica risonanza di tutte le vibrazioni possibili del pentagramma, e chiede a Kurt di memorizzare per sempre il momento in cui ha visto un essere umano fondersi con l’anima del tutto, perché questo sentimento panico farà di lui un artista.

Di stranezza in stranezza, Elisabeth guida il ragazzino in un percorso di formazione brevissimo eppure intenso, che si compie nell’arco temporale che va dall’ascesa all’apice del regime hitleriano. La ragazza – che pure incarna l’ideale fisico della donna ariana – scompare dalla scena quando i dottori di regime le diagnosticano uno stato di schizofrenia avanzata che la condanna senza scampo prima alla sterilizzazione coatta, poi alle camere a gas in uno di quei campi di concentramento Aktion T4 per minorati mentali e disabili psichici, che dal 1933 al 1945 sterminarono  – in nome dell’eugenetica e dell’igiene razziale  –  oltre 200.000 “vite senza valore” tra zingari, immigrati, disadattati sociali e malati mentali di nazionalità tedesca ed europea: un vero e proprio genocidio di cui si parla poco rispetto all’Olocausto, perpetrato nel primo novecento anche in altri paesi – in primis negli Stati Uniti – con il diffondersi delle idee di Galton, Darwin e Malthus.

opera senza autore
Antonius Van Verten e il fuoco incendiario dei modelli da non seguire

La ricerca del vero e della sua bellezza nella generale miseria delle cose umane, diventa da quel momento in poi la missione del giovane Kurt, che cresce nella Germania nazista, diventa un affermato artista del realismo sociale nella Germania comunista post-nazista e poi fuggito in Germania occidentale – prim’ancora del muro di Berlino – scopre la sua vocazione di ritrattista del vero.

Saper portare agli altri la bellezza del vero, anche quando questa verità appare insignificante, mediocre, o addirittura brutta, è in Opera senz’autore la grande missione che spetta all’artista, ieri, oggi e domani…senza autori, né committenti, senza demiurgi, né tratteggi o schemi altrui da seguire con il pennello, senza idee iperuraniche da interpretare usando in maniera artistica l’informe materia del mondo sensibile …perchè il mondo reale contiene già tutto… Non distogliere mai lo sguardo, sussurra Elisabeth in labiale  al ragazzino mentre viene caricata in ambulanza per essere condotta a forza verso il proprio destino  …, queste parole rimangono sigillate nei ricordi più indelebili dell’adulto Kurt, seppure con i contorni  sfocati di una visione onirica…, come l’antica massima delfica “conosci te stesso” scritta sul frontone del tempio di Apollo da mani ignote, a imperitura memoria del segreto più antico dell’uomo…il posto dove si trova la verità non è necessariamente una caverna popolata di ombre o un cielo irraggiungibile …

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“Non distogliere lo sguardo” – l’ultimo monito di Elisabeth al giovane Kurt

La bellezza del vero anche quando è eticamente brutto, è come il percorso della freccia quando trafigge un cuore ed esce dall’altra parte, lasciando il muscolo sanguinante…come una morte, che nel luogo del tutto ha sempre un suo significato… e questa epifania del vero quando si manifesta è pura meraviglia per gli occhi, è arte. Bello in egual misura è il vero anche quando appare insignificante, proprio come la combinazione di numeri che ti fa vincere alla lotteria, numeri che presi di per sé singolarmente non ti dicono nulla, mentre estratti in un posto specifico in un dato momento, producono un fatto tangibile, dotato di una verità che li individua in una visione di unica bellezza…l’arte sta nel modo in cui ti disponi a guardare, nel tuo punto di vista, la visione del vero è arte.

La verità vera non ha autore, proprio come la storia, che nel suo svolgersi non è opera di pochi grandi… ma piuttosto summa delle gesta di micro-autori come Kurt, Elisabeth, Seeband, Ellie, Antonius… come l’occhio di un ciclone vorticoso di fatti; come la nebbia luccicante di striscioline di alluminio che distoglie i radar nazisti dalla tempesta di fuoco scatenata sui cittadini di Amburgo dai cacciabombardieri americani;  come il dipinto sfocato di una donna nuda che nella realtà scende le scale e continua poi chissà dove il suo percorso…se Leonardo da Vinci nascesse oggi, sicuramente farebbe il regista di un’Opera senz’autore, dice Angelo Argento nell’introduzione sul palco dell’anteprima.

 Signori e Signore spegnete i cellulari e fate silenzioda oggi Opera senza autore al cinema

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Francesca de Palo

Francesca de Palo

non su orme altrui,
né lungo strade ampie
ma per sentieri inusitati
con l’eterno benvolere delle Muse

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