Paolo Rossi al teatro Duse ci racconta il suo Arlecchino

Paolo Rossi al teatro Duse ci racconta il suo Arlecchino

Paolo Rossi stavolta ha veramente abbandonato la sua maschera, quella ormai nota a tutto il pubblico teatrale dei suoi ammiratori, per rivivere nei panni di un “Arlecchino nevrotico e surreale in tono con il Terzo Millennio prossimo venturo”. Proprio come l’aveva definito Giorgio Strehler. Una “struttura a mosaico”, in cui i vari Arlecchini si alternano sul palcoscenico, con una diversa combinazione ogni sera e in una serie d’incroci spiazzanti. Ognuno arriverà con un pezzo del suo repertorio, riservando grandi sorprese, quando si specchieranno l’uno nell’altro. L’Arlecchino di Paolo Rossi è un Arlecchino contemporaneo, anzi, proiettato verso il futuro, irriverente e buffone, un Arlecchino inquietante, meno vicino alle origini bergamasche e più a quella dei personaggi diabolici e farseschi della tradizione popolare francese.
Prima dell’inizio dello spettacolo l’abbiamo incontrato sul palco del teatro Duse e ci siamo fatti raccontare qualcosa in più su questo nuovo lavoro.

Paolo Rossi ©Valeria Palermo
Paolo Rossi ©Valeria Palermo

L’anno scorso proprio qui al Duse ho intervistato Pierfrancesco Favino che interpretava Arlecchino, anche se in modo completamente diverso dal tuo. Insomma vedo che è un personaggio molto gettonato tra gli attori italiani.
Io faccio una cosa completamente diversa, un lavoro da stand-up comedy, sono sul palco con 3 musicisti e saltimbanchi. Ho visto il lavoro di Favino e la sua è stata una bellissima rivisitazione, ma completamente diversa dalla mia. Il mio è un Arlecchino che si chiede cosa deve fare per sopravvivere. Strehler mi disse proprio di prendere i miei pezzi da stand-up comedy, cioè i miei pezzi da attore con solo l’asta del microfono davanti, e declinarli alla maniera della commedia nell’arte. Non ho tutte le cose che aveva Favino. Io non me lo posso permettere!

Canterai anche in questo spettacolo?
Io di solito canto e anche stavolta canterò.

Quando fai televisione, comunque, la matrice principale rimane il teatro dal quale poi prendi spunto?
Tutte le volte che ho fatto televisione per bene la madre era il teatro, sempre.

Un Arlecchino quindi un po’ diverso dal solito, forse in fondo siamo tutti un po’ Arlecchino?
Sì. Io ho accettato di fare questo spettacolo perché anni fa Giorgio Strehler mi disse che potevo fare Arlecchino prendendo i miei pezzi migliori e trasformarli in commedia dell’arte, cosa che farò stasera. La commedia dell’arte e il melodramma sono due generi che si possono tra l’altro portare anche all’estero.

Ogni sera Arlecchini diversi, la commedia dell’arte quindi è in mezzo alla gente?
Io improvviso totalmente, per me è normale improvvisare ed è per questo che mi permetto di fare anche pezzi che ho già fatto perché sono completamente diversi. Il mio mestiere è quello di regalare sogni.

E uno spettacolo coinvolgente per la gente?
La caratteristica di questo Arlecchino è proprio quella di improvvisare. Goldoni ha fermato l’improvvisazione e Pirandello l’ha rimessa in moto facendola diventare una grande caratteristica di noi italiani anche all’estero. Però richiede regole, disciplina e soprattutto la capacità di ascoltare il pubblico. Ascoltando impariamo tanto. Io faccio laboratori teatrali e se mi dessero una cattedra d’improvvisazione, mi ci vorrebbero almeno due anni di insegnamento perché il primo anno gli allievi dovrebbero solo ascoltare.

Un Arlecchino che vive una vita particolare, che va di qua e di là, una vita non parallela alla nostra.
Mi sono ispirato a un Arlecchino che va e viene dall’Aldilà. E come può fare questo? Coi sogni. Nei sogni puoi vedere chi non c’è più. Vai e vieni e puoi chiedere tante cose.

I teatranti raccontano la verità, la gente si rivede in quello che racconti?
A volte succede!

I giovani vengono a teatro?
Quando i giovani vengono a vedere questo spettacolo dicono che il teatro non è quello che credevano, rimangono piacevolmente sorpresi. Io ho un pubblico molto trasversale, sono messo meglio di Renzi!

Be Sociable, Share!

Sara Di Paola

Sara Di Paola

Fin da quando ero bambina si diceva che in me convivevano due lati opposti: seria e quasi timida a scuola ed estroversa nella vita privata. Questa mia seconda caratteristica l’ho applicata a due attività che potessero esprimere al meglio la mia vena artistica e il mio amore per lo spettacolo: il ballo, ma soprattutto, il teatro che, dopo tanta gavetta, mi ha portato a diventare attrice professionista e mi ha permesso di trasformare un hobby in un secondo lavoro. E se è vero che si comincia un po’ a morire nel momento in cui cala il fuoco di ogni nostra passione, il mio non si è ancora spento e così passo la mia settimana destreggiandomi tra lavoro, amici, fidanzato, ballo e teatro in un incastro perfetto…o quasi!
Sara Di Paola

Leave a Reply

Your email address will not be published.