Paolo Villaggio è andato in Paradiso ma stavolta non è un film.

ITALIA – Paolo Villaggio ci lascia e con lui se ne va la poesia di un comico cinico e intelligente. L’addio di un personaggio della cultura che ha determinato un’epoca, e non solo nel cinema….

Paolo Villaggio diceva “Il comico non diventa mai adulto, resta sempre un bambino.” Io ne sono profondamente convinta: Un genovese purosangue al 100%, anche se i suoi genitori non lo erano ( papà palermitano e mamma di origini veneziane ). Prendetevi tempo per vedere e ascoltare dalla sua voce, il meraviglioso racconto su e di Genova https://www.youtube.com/watch?v=BaFd3dvDzdI  un momento commovente di un Paolo Villaggio che ci porta indietro nei suoi ricordi e nella sua infanzia. Un uomo talmente ricco di creatività da essere passato nella sua vita a fare esperienze lavorative lontanissime tra di loro.

Sapevate che da giovane, oltre che cameriere, è stato uno speaker della BBC a Londra? Ha lavorato sulle navi come intrattenitore e poi si ritrova ad essere un impiegato. Dobbiamo ringraziare questo ruolo se negli anni avvenire, verrà ispirato per dare vita al suo più grande personaggio Ugo Fantozzi, il ragioniere.  Chi di noi non ha riso e si è ritrovato anche con gran senso di  amaro in bocca leggendo i libri di Fantozzi o vedendo i film che Paolo Villaggio interpretò sotto le spoglie di questo geniale personaggio? Ricordo perfettamente di questi libri che in casa mia passavano di mano in mano con l’avidità di chi deve avere la prima fetta di torta. Ero piccola ma non riesco a togliermi dalla mente la luce accesa sul comodino di mio padre che se la ridacchiava beatamente leggendo uno di questi racconti. E se il comico non diventa mai adulto, chi ne ride lo segue nei voli pindarici della sua mente e si ritrova anch’esso un’anima che stenta a crescere.

Grande amico e autore di un paio di brani di Fabrizio De Andrè (“Il fannullone” e “Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiershttps://www.youtube.com/watch?v=5ZFbFyyFICs ). I due artisti hanno condiviso una giovinezza spensierata e creativa ma anche dissoluta e a volte inconcludente, ma noi, semplici, spettatori sappiamo che senza questi passaggi non avremmo mai avuto due grandi artisti che ora, mi auguro, siano da qualche parte a bere in qualche ipotetica osteria di qualche ipotetico “carruggio” di una ipotetica Genova, sperando che non ci sia nessuno a censurarli come successo in quel lontano passato.

Nato nel 1932  insieme al suo fratello gemello ha vissuto la guerra attraverso gli occhi di un bimbo e attraverso gli stessi occhi ha testato le novità di ogni genere che la pace portò ( più di una volta ha raccontato gli aneddoti legati a queste situazioni). Credo sinceramente che tutte queste esperienze, negative o positive hanno reso Paolo Villaggio una persona rara e un comico unico, un comico vero. Per favore, però, non dimentichiamoci delle sua interpretazioni più drammatiche. Diretto da registi del calibro di Federico Fellini, Olmi, Ferreri, Monicelli ed altri. Il ricordo più bello che ho di lui rimane nel film “Io speriamo che me la cavo“, diretto da Lina Wertmuller. uno spezzone di un’Italia che si fa fatica a credere che esista e che invece è subito li dietro l’angolo. Un’Italia che non vogliamo vedere, a volte per vergogna, altre perchè è aiutare assume significato solo se il tuo aiuto vola in altri continenti. Invece dovremmo sforzarci di dirigere lo sguardo davanti a noi esattamente come questo maestro interpretato magistralmente da Paolo Villaggio. Un attore che ha vinto diversi premi nella sua carriera ma che ha insegnato a molti il significato della parola umiltà.


E ora se n’è andato. si è portato via tutte le sue strambe mosse, i suoi vestiti originali. Lascia un grandissimo vuoto, artistico e umano. Si porta via i ricordi di me, bimba, piena di risate e di domande per non essere in grado, a quell’età di comprendere fino in fondo il genio che si nascondeva dietro i suoi personaggi. Il mago da stapazzo, Professor Kranz, ancora oggi mi fa ridere a crepapelle. Si porta via i miei ricordi della televisione in bianco e nero e la magia di quegli anni che non possono tornare più. Ma grazie a lui, ognuno di noi ha ancora la propria parte bambina ben chiara e vivida che ci portiamo dentro come uno spiritello benigno e dispettoso.

“Ciao papà, ora sei di nuovo libero di volare”:  questo il breve ma dolcissimo saluto di sua figlia Elisabetta Villaggio. Di fianco la foto in bianco e nero di lei con il fratello e il papà . Poche parole che accompagnate a questa immagine ci spezzano il cuore. Ciao Paolo anche da me e da tutta la redazione e che il nostro saluto si unisca e ti accompagni a quelli dell’Italia intera.

 

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Roberta Tagliaferri

Roberta Tagliaferri

In arte Robin T, ho imparato questo mestiere da un grande fotografo londinese ma la passione e l’arte di catturare l’attimo infinito, un’espressione profonda, sono frutto di un naturale talento artistico. Fotografare è un modo di vivere e di comunicare; diceva qualcuno “Se passa un giorno in cui non ho fatto qualcosa legato alla fotografia, è come se avessi trascurato qualcosa di essenziale. È come se mi fossi dimenticato di svegliarmi”.
Roberta Tagliaferri

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