Almodóvar, un Leone D’oro a chi mostra le sue debolezze

Almodóvar, un Leone D’oro a chi mostra le sue debolezze

MONDO – Pedro Almodóvar riceverà il Leone D’Oro alla Carriera alla prossima Mostra del Cinema di Venezia (28 agosto – 7 settembre). Io nel frattempo, sono andata a vedere il suo ultimo film, Dolor y Gloria, opera autobiografica con Banderas a vestire i panni di Almodóvar. Com’è il nuovo film del regista spagnolo? Il Premio alla Carriera è meritato? E come se l’è cavata Banderas nella pelle del suo mentore?

Sono andata a vedere Dolor y gloria di Almodóvar, appena premiato con il Leone D’oro alla Carriera alla Mostra del Cinema di Venezia, storia di un uomo che ama il suo lavoro e forse solo se stesso, ma che, come ognuno di noi, è destinato ad affrontare un periodo di vita fatto di riflessione ma soprattutto di introspezione, attraverso il quale entrerà in contatto con la parte più intima di sé e con gli altri.

Dolor y gloria è la storia autobiografica (o almeno così sembra, ma immagino molto romanzata) di Pedro Almodóvar. Ero molto in dubbio se vederlo o no, amo questo regista a fasi alterne, ma la maggior parte dei suoi film mi sono rimasti nel cuore.

ANTONIO BANDERAS E’ IN REALTA’ PEDRO ALMODOVAR. COME SE L’E’ CAVATA L’ATTORE?

PEDRO ALMODOVAR

La verità è che non ho mai capito il fenomeno Banderas, attore che non ho mai apprezzato né sotto l’aspetto fisico (neanche quando era considerato un sex symbol) né sul piano attoriale, che trovo spesso monotono e scialbo.
In Dolor y gloria Banderas interpreta Salvador Mallo, (l’alter ego di Pedro Almodóvar) che gli è valso il premio per la miglior interpretazione maschile allo scorso Festival di Cannes 2019 . In effetti è più che meritato. A parte la somiglianza (fisica), è la “sincerità” del personaggio che mi ha colpito rendendolo decisamente veritiero. Bisogna sapere però che Banderas ha avuto un’esperienza di vita molto simile a quella di Almodóvar superando una malattia, ed un’operazione, che l’ha tenuto sul filo dell’aldilà facendogli vivere un’esperienza che l’ha fortemente cambiato.

Qui Banderas nelle vesti del regista cinematografico Salvador Mallo, intraprende un percorso, attraverso ricordi e incontri, dalla Valencia degli anni Sessanta, vissuta agli inizi della sua carriera, fino alla Madrid degli anni Ottanta.

PEDRO ALMODOVAR

In realtà, più che un film sulla depressione (o su come vincerla), è la narrazione delle difficoltà della vita, che si incontrano e si affrontano a seconda del momento storico che si sta vivendo. Vediamo infatti che il suo essere ostile ed individualista lo porta a relazionarsi, successivamente nella maturità, con persone che hanno ancora più difficoltà emotive di lui. Dalle debolezze altrui impara ed affronta dapprima la sua solitudine con aggressività e prepotenza, ma il rientrare in contatto con il suo passato, affrontarlo finalmente dopo decenni, provoca in lui, amorfo e apatico oramai, delle reazioni che senza l’angelo custode, la grande amica Mercedes interpretata magistralmente da Nora Navas, non sarebbero mai scaturire.
Certo, non sarà solo Mercedes che lo porterà a reagire, ma la vicinanza silenziosa e sensibile della donna gli darà la forza di affrontare anche il passato che definisce, in una inaspettata confessione, irrisolto.

Insomma niente di più facile che scadere nel banale, o nel patetico, invece dopo un inizio tecnologico con video animazioni grafiche che narrano tutte le patologie del regista, il corso del narrazione scorre limpido con dialoghi semplici e immediati, sinceri appunto.

DOLOR Y GLORIA, CONCLUSIONI FINALI

PEDRO ALMODOVAR

Il percorso di Salvador Mallo è il percorso che fa ognuno di noi in una specifica fase della vita. Prevalentemente quando entra in rapporto con il dolore.
Sembra un film poco costruito, forse è questo il bello di questa pellicola.
Aiuta a ragionare, ad autoanalizzarsi, e soprattutto e rivedere i rapporti importanti della nostra adolescenza, dal rapporto genitoriale alla prima rivelazione del desiderio sessuale, fino al grande amore e poi, soprattutto, grazie ai rapporti professionali di stima e collaborazione, protagonista diventa l’amicizia.

La sorpresa?
Nessuna situazione surreale. Non si ride né tantomeno ci sono situazioni bizzarre e comiche come sempre nei suoi film, ma non si piange. Si ascolta, si medita, si sorride, ci si commuove.

Fabiola Cinque

Napoletana fino alla milionesima generazione (dal 1.400), nobile d’animo ma non più per albero genealogico, viaggiatrice e curiosa delle bellezze e delle stranezze del mondo riporto tutte le mie impressioni attraverso tutti i sensi che abbiamo e che vogliamo usare. Di estrazione e definizione “fondista”. Azzurra di nuoto per tutte le distanze più lunghe e massacranti che vi possono venire in mente. La fatica è il mio karma. Mai nulla regalato, tutto conquistato. La comunicazione e la pubblicità sono la mia anima, la moda la mia vita presente e futura. Vivo in un paese bellissimo dal quale desidero sempre di allontanarmi, per tornare e riassaporare i profumi ed i sapori. La mentalità e l’amore sono anglosassoni, ma d’altronde si sa, i Borboni sono stati dominati dai francesi come gli inglesi e gli spagnoli, quindi le mie origini ed il mio essere è globale, sono bastarda dentro.
Fabiola Cinque

2 Responses to "Almodóvar, un Leone D’oro a chi mostra le sue debolezze"

  1. Caterina De Caro   25 Giugno 2019 at 14:40

    Prima di aver letto la tua recensione non ero molto attratta dal film, vuoi che non amo Banderas, vuoi che i film di Almodovar non sono tra i miei preferiti.. Ma voglio dargli una possibilità! Grazie

    Rispondi
    • Fabiola Cinque
      Fabiola Cinque   25 Giugno 2019 at 15:09

      Hai ragione Caterina, non sempre Almodovar merita, ed inoltre abbiamo in comune (abbastanza raro) il non amore spassionato per Banderas. Ma se hai voglia di leggere un pò al di là ed entrare in contatto magari anche con tue fobie, o timori, o dolori e ricordi repressi e assopiti, allora lo apprezzerai. Con cauta attenzione però… come i medicinali 🙂

      Rispondi

Leave a Reply

Your email address will not be published.