Pesce formato MAXXI

Pesce formato MAXXI

Che “Pesce formato MAXXI” non sia la trovata pubblicitaria di un pescivendolo con la passione del copywriting è evidente. Che Gaetano Pesce sia uno dei fiori all’occhiello del design italiano e che il MAXXI sia il riferimento nazionale dell’arte del XXI secolo, invece, è immeritatamente meno palese.
Succede innanzitutto che, nonostante questa estate grigia e stropicciata, la trottola che è in me si sia comunque annoiata del mare a 15 km da casa, avvertendo il bisogno di riprendersi per un giorno la vita piena e indaffarata della grande città. “Propongo una giornata a tema”, la butto lì sapendo di trovare terreno fertile. “Maxxi, Roma” mi risponde lei, convinta e convincente. Ed è un attimo che siamo lì davanti ad aspettare che i cancelli si aprano.
Fine Agosto, gradi neanche troppi, la città più bella del mondo. Un acronimo, che poi rappresenta la prima realtà istituzionale italiana devota alla creatività contemporanea: MAXXI. Un genio, classe 1939, newyorkese d’adozione: Gaetano Pesce. Provo a tracciarne un identikit, ma già alla voce “professione” mi rendo conto che qualsiasi categoria lavorativa sarebbe riduttiva se accostata al suo cognome. Torno sui miei passi, “genio” è la dicitura corretta. Sì perché Gaetano Pesce è un rivoluzionario e lo si capisce anche solo dal titolo della mostra che il MAXXI ha curato. “Il tempo della diversità” è senza dubbio il vademecum di chi nega l’omologazione, di chi esalta l’imperfezione perché garanzia di irripetibilità, di chi stimola le coscienze alla creatività e al progresso. Ci sono oggetti che devono autodeterminarsi, modellarsi e adattarsi al personale modo in cui ciascuno li concepisce. Ci sono creazioni, anche banali, che senza la personalizzazione e la vivificazione casuale rimarrebbero opere fini a se stesse e sterili negli anni. Il lavoro di Gaetano Pesce, invece, vuole riferirsi a un’arte interattiva con organigramma piatto, dove il visitatore possa sentirsi anche artista e viceversa. E, di fronte a ciò, non esiste barriera di alcun tipo che possa frenare un impeto tanto carico d’innovazione.
L’arte, l’industria e il design devono essere concepiti, in senso olistico, come un organismo unico che risponda reattivamente alle esigenze del tempo in cui viviamo: ogni segno del lavoro di Pesce è portavoce di funzionalità multisensoriale e di profondo soggettivismo. Le opere dell’architetto e designer rappresentano dunque la missione di un uomo che per tutta la vita ha combattuto, soprattutto a livello filosofico, il conformismo e la prevedibilità nelle loro applicazioni concrete, andando a teorizzare concetti opposti all’idea di standard puro e di elaborazione canonica.
Perché, dovete ammetterlo, le volte che il destino vi ha fatto divertire di più sono state proprio quelle in cui avete sbagliato mira e qualcosa è andato storto. L’errore è il sale della vita.

Pesce formato MAXXI

Foto di Silvia Valesani

Be Sociable, Share!

Silvia Valesani

Silvia dal 1993, Sagittario ascendente Leone. Non che abbia particolare fede nell’astrologia, ma diciamo che, dati alcuni tristi precedenti, Paolo Fox è rimasto uno dei pochi uomini cui conferisco credibilità.
Studio moda, ho sempre voluto farlo. Studio moda a Firenze, anzi. Il che risulta ancora più poetico e umano. Lo so che Milano è la capitale italiana del Fashion, che è snodo principale e crocevia di personaggi influenti, ma ho scelto il compromesso di un’istruzione completa in una città la cui palette cromatica vada oltre la scala di grigi. Per Milano ci sarà tempo.
Silvia Valesani

Latest posts by Silvia Valesani (see all)

Leave a Reply

Your email address will not be published.