Picasso, in mostra per il centenario del soggiorno italiano

Picasso, in mostra per il centenario del soggiorno italiano

ROMA – Martedì 14 novembre 2017, ore 18.00 il curatore Olivier Berggruen racconta il viaggio di Picasso in Italia e la genesi dell’esposizione in corso alle Scuderie del Quirinale e a Palazzo Barberini. Vi ricordiamo che la mostra Picasso. Tra cubismo e classicismo 1915-1925 sarà fino al 21 gennaio 2018 alle Scuderie del Quirinale. Per questo evento Olivier Berggruen ha portato nella capitale più di cento capolavori tra tele, gouaches e disegni, oltre a fotografie, lettere autografe e altri documenti.

Picasso

Il percorso tracciato ci spinge a riflettere sulla figura di Picasso in un modo del tutto insolito; tendiamo a considerare l’artista spagnolo come il padre del cubismo, a cui attribuiamo la formulazione di un linguaggio che ha introdotto una nuova visione della realtà all’interno dell’opera d’arte.

Tra le sue creazioni di maggiore impatto, al grande pubblico verranno in mente titoli come Les demoiselles d’Avignon o Guernica. Identifichiamo Picasso con il cubismo. Questa mostra ci permette di guardarlo in un modo diverso: non solo il rivoluzionario che combinò varie tecniche all’interno di una stessa opera, con la manipolazione della materia e la resa simultanea di spazio e tempo; ma un artista con molteplici interessi, primo fra tutti il teatro e la capacità di saper guardare all’esterno e recepire gli influssi da esso provenienti.

Quando giunse per la prima volta in Italia nel 1917 per trascorrere qualche mese al seguito dell’amico Cocteau, Picasso era un artista affermato e aveva già delineato i tratti del suo rivoluzionario cubismo. Il contatto con l’arte e la cultura italiana non lo lasciarono indifferente. Con l’amico a Roma raggiunse l’impresario Djagilev e la compagnia dei Balletti Russi prendendo casa in via Margutta. Poco dopo inizierà il suo Grand Tour, tra Napoli e l’area archeologica di Pompei; rimase molto colpito dagli spettacoli della Commedia dell’Arte da cui trasse ispirazione per un soggetto che gli diverrà particolarmente caro, Pulcinella. Rappresenterà figure a lui vicine nelle vesti di questi artisti di strada. Si recherà anche a Firenze e Milano.

PicasspIl celebre ritratto di Olga Chochlova, ballerina e presto sua amata, mostra una maniera ripresa da Ingres a cui applica la scomposizione cubista seppur in modo quasi impercettibile.

Forme diverse convivono l’una accanto all’altra, integrate perfettamente in un’unica opera; da un lato la fluidità della linea che ad un certo punto si interrompe, a suggerire il movimento; dall’altro un realismo tipico della scenografia teatrale a cui si unisce la scomposizione delle superfici e la collocazione contrastante, spesso stridente, di tali frammenti di realtà.

Quello che ci balza subito agli occhi, camminando tra i dipinti in mostra (e forse anche qui va individuato il valore di Picasso come artista), è proprio l’abilità di conservare il suo linguaggio figurativo lasciando, però, che gli influssi esterni operino un aggiornamento su di esso, senza perdere la sua identità e il modernismo alle sue opere. Picassoclassiche;  ma i tratti che delineano le figure mostrano sempre qualche elemento che non permette loro di raggiungere la purezza assoluta: una lieve deformazione del volto, un cambio di prospettiva o la resa sproporzionata di parti di corpo. Si rintraccia ciò, ad esempio, in Trois femmes à la fontaine: il volto è definito in modo accurato ma il corpo ha dettagli di

In mostra anche disegni e bozzetti dell’artista. Apparentemente sembrano ricalcare posizioni tipicamente proporzioni incoerenti.

Evidente è come Picasso realizzi opere attraverso la combinazione di più linguaggi e motivi; potremo quasi dire che sia un pittore senza stile? Probabilmente la richiesta costante di incanalare la produzione figurativa entro rigidi schemi che declinavano le caratteristiche di un singolo linguaggio, gli erano strette. A differenza degli esponenti delle avanguardie, come futuristi e dadaisti, Picasso cercava l’ispirazione nel’arte antica.

Il disegno in mostra tracciato a sanguigna è un chiaro esempio di rievocazione cinquecentesca: la prassi cara ai grandi maestri del passato (nella pittura ad affresco) trova applicazione in figure rese tramite la sua moderna prassi. Fino a qui, dunque, un Picasso sperimentatore

Ci spostiamo a Palazzo Barberini, dove è esposto, all’interno del Salone di Pietro da Cortona, l’enorme sipario per Parade. A Roma Picasso lavorò alla produzione dello spettacolo, un balletto ispirato al poema dell’amico Cocteau che doveva essere messo in scena dai Ballets Russes di Sergej Djagilev. Anche i più fortunati che hanno avuto già occasione di ammirare Parade esposto al Museo di Capodimonte di Napoli (dall’8 aprile al 10 luglio 2017), dovrebbero poter ammirare il dialogo che l’enorme “tela” crea con l’ambiente barocco circostante.

PicassoI personaggi del sipario, proveniente dal Centre Pmpidou di Parigi, sono studiati in molti disegni e traggono chiaramente ispirazione dal repertorio popolare della Commedia dell’arte, che molto impressionò Picasso e i suoi amici; permane la frantumazione del cubismo a cui si uniscono elementi inconsueti.

Nonostante l’elaborazione iniziale si svolse a Roma, la prima dello spettacolo si tenne a Parigi; oltre ad esso, Picasso realizzò costumi e scene. Come accade nelle opere in mostra, anche nel sipario si rintraccia quella contaminazione tra registri diversi; linguaggio classico, teatro, circo, cultura popolare si stagliano contemporaneamente sulla superficie dipinta.

Il suo innalzamento a Palazzo Barberini, di primo impatto potrebbe far pensare ad una scelta di collocazione quasi obbligata per le sue enormi dimensioni (16,4 m x 10,5 m) e per la vicinanza tra le due sedi espositive.

In realtà, ad un’osservazione attenta, si evince il legame che l’opera riesce ad instaurare con l’architettura seicentesca del salone di Bernini e l’affresco barocco del Cortona. Come il sipario era per gli spettatori quell’elemento di introduzione visiva all’azione scenica, così il salone barberiniano era l’anticamera di accesso al palazzo, luogo di transito e accoglienza degli ospiti. Finzione e realtà, palco e retroscena si condensano di fronte ai nostri occhi: anche il meccanismo della messinscena teatrale viene mostrato e, di fatto, così ribaltato. Tali motivi si rintracciano anche nella volta affrescata e nel salone, non a caso anche Bernini si era cimentato personalmente nella commedia teatrale.

La mostra romana si inserisce all’interno del progetto Cento anni dal viaggio in Italia di Pablo Picasso, all’interno del quale hanno preso forma numerosi eventi: oltre alla già nominata esposizione napoletana del sipario per Parade, l’Antiquarium degli scavi di Pompei ha accolto i costumi del balletto disegnati dall’artista.

Per maggiori informazioni sulla mostra, visitate il sito delle Scuderie del Quirinale e di Barberini Corsini Gallerie Nazionali.

PICASSO. Tra Cubismo e Classicismo: 1915-1925

22 settembre –  21 gennaio 2018

Le Scuderie del Quirinale –  Palazzo Barberini, Roma.

 

Vi lasciamo con una gallery della mostra.

 

Mostra di Picasso alle Scuderie

Picasso II-015
Picasso II-015

 

 

 

 

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Giulia Chellini

Giulia Chellini

Silenziosa scrutatrice, appassionata di arte e restauro; spesso sogno ad occhi aperti il mondo come dovrebbe essere per dimenticare il mondo come è..ed intanto perdo l’autobus. Fotografo dettagli insignificanti, cerco quadrifogli nei prati e parlo con i gatti. Penso che lo scopo della vita sia racchiuso nella parola “scoprire”: luoghi, cose e persone.
Giulia Chellini

One Response to "Picasso, in mostra per il centenario del soggiorno italiano"

  1. Giuliana   11 ottobre 2017 at 15:09

    Sì è vero, Picasso non può essere considerato solo per l’esperienza cubista! Rivoluzionaria e suggestiva, sicuramente, ma la lunga carriera di questo artista è ha tanto altro da dire e sembra quasi riduttivo ricordarlo solo sotto questa etichetta. Per fortuna su di lui si stanno organizzando da un pò di tempo mostre con tematiche più inedite, come quella sul Picasso fotografo. Andrò sicuramente a vedere la mostra alle Scuderie appena ho l’occasione di tornare a Roma.
    Brava, bell’articolo!

    Rispondi

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