Piero Tosi e il senso della bellezza made in Italy

Piero Tosi e il senso della bellezza made in Italy

ROMA – Fino al 20 gennaio a Palazzo delle Esposizioni, in collaborazione con la Festa del Cinema di Roma, tutta l’arte del costumista di Fellini, Visconti, Pasolini e Wertmuller. La rassegna si intitola: Piero Tosi. Esercizi sulla bellezza. Gli anni del CSC 1988-2016.

Forse non tutti sanno che Piero Tosi, esattamente come Paul Newman nel 1987, non si presentò alla serata dei Governor Awards del novembre 2014 per ricevere personalmente l’Oscar alla carriera riconosciutogli all’età di 87 anni dal Consiglio di Amministrazione dell’ Academy of Motion, Picture Art and Sciences di Beverly Hills, dopo molte nomination orfane degli Oscar della sezione costumisti della stessa Academy… ricordo ancora il giorno in cui seppi del Premio da Teresa Allegri, un altro nome, insieme a quello di Annamode, legato in maniera inscindibile alla storia del cinema e dell’artigianalità made in Italy. Donna Teresa esclamò – seduta sul letto dell’abitazione poi incorporata dopo la sua scomparsa nei locali dove oggi ha sede la Fondazione di Annamode: alla buon’ora! si decidono ora a dargli l’Oscar?!

Piero Tosi al palexpo

Per conto di Piero Tosi fu Claudia Cardinale a ritirare la statuetta, specificando altresì il desiderio del Maestro di volerla destinare al suo staff, agli allievi e a tutti coloro che da sempre lavorano nell’industria del cinema, dietro ai riflettori…Questo filo nascosto che unisce arte, artigianato, lavoro di bottega e studio minuzioso della materia della bellezza, è il motivo conduttore della mostra organizzata al Palazzo delle Esposizioni di Via Nazionale dal Centro Sperimentale di Cinematografia e promossa dall’Assessorato alla Crescita culturale di Roma Capitale fino al 20 gennaio 2019. La mostra, voluta dal Presidente di CSC Felice Laudadio, e curata da Stefano Iachetti – già autore del volume “Esercizi sulla Bellezza” – con Giovanna Arena, Virginia Gentili e Carlo Rescigno, documenta i materiali, i risultati e l’impegno di un lavoro quasi trentennale svolto dal Maestro con gli allievi del Centro Sperimentale di Cinematografia, uno dei più antichi e prestigiosi laboratori sperimentali permanenti sul cinema, del mondo.

Piero Tosi al palexpo

Se l’avessi immaginato prima non avrei mai fatto il costumista, avrei fatto l’insegnante – chiosa il sottotitolo della mostra citando Piero Tosi, che chiamato da Lina Wertmuller a insegnare al CSC nel 1988, fino al 2016 ha accettato la sfida di trasmettere la sua passione per l’arte del costume alle nuove generazioni dell’industria del cinema, inventandosi un originalissimo format di moduli sperimentali sul costume, il trucco e l’acconciatura di diversi periodi storici della moda e della cultura Italiana.

Questi seminari in verità hanno ispirato e formato non solo gli allievi dei corsi di costume, ma anche quelli che hanno avuto la fortuna di frequentare al CSC i corsi di regia, fotografia e recitazione negli anni in cui Tosi mostrava – attraverso lo studio applicato dell’arte, della fotografia, del cinema e dei media di ciascun periodo storico di volta in volta selezionato – come si indossa nel tempo l’abito della bellezza.

piero tosi
Il titolo del volume di Iachetti/Baldi e della mostra parla quindi di esercizi – e non di lezioni – perché negli anni del CSC sembra quasi che il Maestro abbia utilizzato abiti, volti, materiali, libri, diapositive e il pretesto stesso dei corsi, per continuare a studiare ed esercitarsi sulla bellezza, liberandosi dalla necessità di piegare questa personalissima ricerca ai diktat di produttori e registi e al gusto del grande pubblico, purtroppo omologato dalla nausea del tutto già visto
L’idea dei seminari nacque quindi dal metodo di lavoro o meglio dalla natura stessa di Piero Tosi, un maestro addirittura cattivo – ricorda il regista Gianni Amelio in una sua testimonianza – per la severità con cui non perdonava ai suoi allievi i piccoli errori di distrazione dalla maniacale e rigorosa ricerca del quid che rende immortale il personaggio di un film… proprio come nel Gattopardo di Visconti è il busto di Angelica ad immobilizzare il respiro di Claudia Cardinale nella iconica scena del ballo che consacra il matrimonio di convenienza tra l’ambiziosa borghesia e la decadente aristocrazia della Sicilia risorgimentale ….un saio da monaca pazza a trasformare Vanessa Redgrave nella Capinera di Zeffirelli … un abito nuziale che pende a far calare sul volto di Sophia Loren la maschera universale di Filomena Marturano

Piero Tosi al palexpo

Piero Tosi non si capacitava che gli studenti di Regia del CSC disertassero i corsi di stilistica e storia dell’arte o che dopo la visione di un film portentoso come la Kermesse heroique di Jacques Feyder potessero andarsene al bar senza parlare di tutte le incredibili suggestioni ricevute dallo schermo durante la proiezione del film… e quindi con la complicità di Caterina d’Amico escogitò e negli anni affinò il modo per metterli a lavorare come filologi sulla materia della storia, perché comprendessero con le mani in pasta le leggi della moda, l’evoluzione del gusto e gli elementi ancestrali della bellezza che si ripetono nel tempo.

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A proposito di questo metodo, Felice Laudadio ricorda durante l’anteprima della Mostra come Piero Tosi creasse i suoi costumi a partire dal volto dell’attore che avrebbe indossato il costume, poi aggiungeva gli elementi provenienti dallo studio del periodo storico di riferimento, dalla sceneggiatura e dalla vicenda del film; mentre Giovanna Arena, allieva di Tosi e tuttora sua assistente, parla del suo punto di vista, che si posa su linee, forme e corpi..e scava senza preconcetti all’interno del personaggio e dell’attore che dovrà interpretarlo, perché il grande schermo – dice Tosi – ha il dovere di alimentare i sogni e nutrire il suo pubblico con la bellezza.

Piero Tosi

Accanto alle foto dei mostri sacri del cinema italiano con cui Piero Tosi ha lavorato nei film di Visconti, Zeffirelli, Fellini, Bolognini…tanto per citarne alcuni … troverete durante il percorso della mostra una carrellata di immagini che ritraggono le allieve dei corsi di costume, recitazione e fotografia nei costumi creati durante i seminari, insieme a una serie di video e documentari che riprendono scene del lavoro svolto con fotografi, truccatori, parrucchieri, ed esperti di arte come Luca Costigliolo, sugli abiti, i corsetti e gli accessori di archivio di ditte storiche come la sartoria Tirelli, Pompei e Rancati, Pieroni, Rocchetti & Rocchetti…. In particolare il documentario girato da Francesco Costabile sembra dar voce ai volti e al portamento di queste ragazze, allora anonime allieve dei corsi CSC di costume, recitazione e fotografia, poi diventate famose come Carolina Crescentini, Paola Minaccioni, Claudia Zanella, Alba Rohrwacher…, e mostra come i costumi del Maestro, pur connotati da particolari storici inequivocabili, riescano a collocarle in una dimensione senza tempo, quella eternità che solo viene riconosciuta all’opera d’arte.

Piero Tosi al palexpo

Nelle foto e nei video della mostra vedrete i visi e i corpi degli studenti del CSC lasciarsi pian piano guidare dai costumi di Piero Tosi a calarsi nei panni metafisici di dame e cavalieri ritratti da Vermeer nel primo 600, o a interpretare l’esuberante sfarzo di pizzi e parrucche verticali del periodo barocco, e poi entrare con altrettanta disinvoltura nei quadri di Giovanni Boldini, con movenze ed espressioni languide adatte alle enormi maniche a farfalla, ai fiori dimenticati sulla scollatura profonda dei corpini, agli occhi bistrati e ai bustini impossibili di fine ottocento …

Piero Tosi al palexpo

E ancora i bozzetti del Maestro, le monografie, i libri d’epoca, le stampe, le incisioni e alcuni dei ventuno preziosi tableau di foto, ritagli, materiali e reperti iconografici che Tosi ha raccolto nel tempo per realizzare i costumi dei suoi seminari – e che oggi fanno parte di un incredibile archivio donato alla Biblioteca Luigi Chiarini del CSC – documentano per tutto il percorso della mostra il metodo e la tecnica di una irripetibile esperienza visiva, sensoriale, artistica e didattica che culmina – come nell’esposizione del lavoro di una vera e propria bottega – con i capolavori realizzati da quattro dei suoi allievi più noti, Daniela Ciancio, Andrea Cavalletto, Andrea Sorrentino e Massimo Cantini Parrini.

Piero Tosi

Indossare un costume fatto ad arte è il primo atto della recitazione, e…. la scelta di scenografo e costumista è per un regista il primo grande atto di regia, dice Tosi nelle sue interviste.
Senza dubbio la mostra vi porterà a fare molte riflessioni sul rapporto tra arte, tecnica e artigianato, ma anche sul ruolo delle accademie, degli insegnanti e delle botteghe nella trasmissione di quel patrimonio di valori, gesti, esempi e manualità che contraddistingue in maniera inequivocabile il gusto, la forma e l’estetica di tutto ciò che è creato, pensato e fatto in Italia

Gli esercizi di Tosi sulla bellezza sono in definitiva un fulgido esempio di quel Made in Italy per cui non esistono ancora degni premi e giurie…bisognerebbe portare i membri giudicanti di certe giurie  a lezione di storia dell’arte Italiana, per capire davvero il senso artistico del suo lavoro al CSC e quello spirito toscano di bottega (Tosi è nato a Sesto Fiorentino nel 1927), che fin dal medioevo colloca nel perimetro piccolissimo di un affollato deposito merci il primo nucleo di apprendimento e formazione di chi, volendo intraprendere la carriera artistica..cioè un mestiere che richiede sforzo fisico …,era obbligato dalla corporazione di categoria a fare apprendistato sotto la guida di un Mastro artigiano riconosciuto sufficientemente dalla comunità per ricevere commesse e incarichi che richiedessero l’immatricolazione di un certo numero di allievi.

Piero Tosi al palexpo

Così, si definisce opera di bottega, l’opera non autentica di un maestro ma riferibile a un suo allievo, che non di rado – nella storia dell’arte Italiana – pur superando il maestro, resta anonimo sotto l’egida del Mastro di bottega …Leonardo per esempio passò anni a raccogliere uova e spazzare pavimenti nella bottega polivalente del Verrocchio insieme a illustri compagni che si chiamavano Botticelli, Ghirlandaio, Perugino, Signorelli (tanto per citarne alcuni) e dipingere putti e i paesaggi che poi passavano per opera del suo maestro…e Michelangelo pur appartenendo a una di quelle famiglie patrizie che in genere proibivano ai rampolli di mischiarsi con le arti meccaniche, per via dell’indigenza paterna preparava i colori per il Ghirlandaio e trovò nel Giardino di San Marco sotto la supervisione dello scultore Bertoldo di Giovanni la sua prima scuola di scultura, dove poi fu scoperto per caso …da Lorenzo il Magnifico

Forse che l’anonimato di un autore può penalizzare il valore intrinseco delle sue opere d’arte?

La risposta è SI se si pensa con la testa semi-decapitata della statuetta di un Oscar…invece Tosi ci insegna che per la continuità del made in Italy è più grave che nella standardizzazione generale del gusto imposta dai media di massa, si perda oggi il nome e il concetto stesso della bellezza.

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PIERO TOSI, ESERCIZI SULLA BELLEZZA. GLI ANNI DEL CSC DAL 1986 AL 2016

Per info sulla Mostra in corso fino al 20 Gennaio 2019, troverete sul sito di Palaexpo orari di ingresso e prezzi dei biglietti, con una scontistica riservata alle famiglie, gruppi, scuole, insegnanti, studenti under 26 e ricercatori di atenei pubblici e privati, nonché biglietti gratuiti disponibili per accompagnatori e guide turistiche, disabili, interpreti e possessori tessera ICOM e ICROM.

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Sulla pagina dedicata del sito  troverete inoltre le date e i film di una rassegna cinematografica speciale dedicata ai costumi realizzati da Piero Tosi per i grandi registi del cinema Italiano, da Azienda Speciale Palaexpo e Cineteca Nazionale del CSC. Le proiezioni si terranno nella Sala Cinema del Palazzo delle Esposizioni sulla scalinata di Via Milano 9, con ingresso libero fino a esaurimento posti.

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Francesca de Palo

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