Pollock e la Scuola di New York in mostra a Roma

Pollock e la Scuola di New York in mostra a Roma

ROMA – Fino al 24 febbraio 2019, l’Ala Brasini del Complesso del Vittoriano ospita la mostra Pollock e la Scuola di New York, portando nella capitale uno dei nuclei più preziosi della collezione permanente del Whitney Museum di New York.

Sono 50 le opere giunte a Roma appartenenti al gruppo di artisti della Scuola di New York tra cui Jackson Pollock, Mark Rothko, Willem de Kooning, Franz Kline e molti altri. Gli “irascibili”, come sono stati definiti nella celebre fotografia di Nina Leen che immortala i più importanti esponenti del gruppo, hanno messo in atto una vera e propria rivoluzione, una rottura con gli ambienti artistici degli anni Cinquanta: questo radicale cambiamento materializza di fronte ai nostri occhi e parla con le opere esposte.
Leggiamo nel catalogo della mostra:

Tutti questi artisti condividevano un senso di urgenza – la necessità di creare una forma significativa di astrazione che potesse parlare in maniera metaforica, ma coerente con l’epoca e il paese in cui vivevano: gli Stati Uniti del secondo dopoguerra.

Risale al 1946 la prima volta in cui gli artisti aderenti a questa nuova tendenza furono definiti “espressionisti astratti” per , ad opera del critico d’arte Robert Coates, ma il termine entrò in uso solo dopo il 1960.

Pollock

Era il maggio del 1950 quando il Metropolitan Museum di New York organizzò una mostra di arte contemporanea escludendo la cerchia degli action painter e scatenando la rivolta dei membri del movimento che rimproveravano al Metropolitan la mancanza di sostegno e interesse per l’arte d’avanguardia, con particolare riferimento alle opere astratte “pure” che venivano realizzate in quegli anni.

Proprio in questo clima di insurrezione e stravolgimento sociale, l’espressionismo astratto diventa un segno indelebile della cultura pop moderna, attraverso la combinazione di espressione delle forme e astrattismo stilistico che influenzarono tutti gli anni Cinquanta.

Il fenomeno dell’espressionismo astratto è stato spesso attribuito al senso di angoscia che caratterizzava gli artisti americani nel secondo dopoguerra e alla crescente influenza degli emigrati giunti dal vecchio continente: la profonda comprensione dell’astrazione e del Surrealismo europei ha avuto un impatto significativo su molti degli artisti presenti in mostra. Cubismo, surrealismo ma anche fonti d’ispirazione extra occidentali e indigene, nel tentativo di produrre un linguaggio visivo prettamente americano.

Pollock

L’intensità poetica e l’immediatezza delle loro composizioni astratte si manifesta principalmente attraverso la creazione di segni gestuali intuitivi e campi cromatici “immersivi” che rappresentano metaforicamente la sensibilità interiore dell’artista, attingendo anche a quella che considerano un’energia o una percezione universale.

Il nucleo di opere esposte proviene dalla collezione permanente del Whitney Museum, fondato nel 1931, che da sempre ha seguito un unico principio guida: sostenere e divulgare le opere degli artisti viventi. Così, grazie ad una forte lungimiranza molte delle opere esposte in mostra sono state acquisite poco dopo la loro creazione e sono divenute oggetto di importanti mostre e pubblicazioni.

Le prime tappe del percorso espositivo si concentrano sulla figura di Pollock, la cui influenza sugli artisti attivi a New York negli anni Trenta fu sicuramente decisiva così come non fu trascurabile il bagaglio di contaminazione che l’artista ha ricevuto.

Con le sue rivoluzionarie tecniche pittoriche, Pollock ha sviluppato un approccio alla pittura decisamente spontaneo, una novità mai incontrata fino a quel momento. Il dripping e il pouring di Pollock rivoluzionano la pratica stessa della pittura, riconsiderandola non solo dal punto di vista dei contenuti ma sin dal procedimento stesso. Il colore viene distribuito da Pollock in un modo impensabile: posizionando la tela stesa sul pavimento dello studio.

“Mi sento più vicino, più parte del dipinto, perché in questo modo posso camminarci attorno, lavorare dai quattro lati ed essere letteralmente ‘nel’ dipinto. È simile ai metodi dei pittori di sabbia indiani del West”, disse Pollock della action painting, del suo approccio alla pittura così energico e immediato.

La portata rivoluzionaria dell’impatto che Pollock ebbe anche tra gli artisti suoi contemporanei può essere rintracciata dalle stesse parole di de Kooning:

Ditanto in tanto un pittore deve distruggere la pittura. Lo fece Cézanne, poi Picasso con il cubismo. E
poi Pollock, che ha mandato in frantumi la nostra idea di che cos’è un dipinto. In seguito potranno
essercene degli altri.

Ribelle, ingestibile, poco incline alle regole, ben presto Pollock manifestò disturbi legati all’alcolismo ma riucì in pittura a dare sfogo al suo innato talento. Arriva all’astrattismo dopo un iniziale approccio alla pittura realista, poi si interessa al muralismo messicano, fino ad incontrare negli anni Trenta Lenore Krasner, di cui si innamora, ma che sposerà solo nel 1945.

Lenore, artista, fu costretta dalle discriminazioni di genere nel mondo dell’arte a cambiare il suo nome nel maschile Lee; dopo il trasferimento a Long Island, si dedicherà alla carriera del marito. Sono gli anni in cui Pollock nel suo studio-capannone scopre il dripping con quadri di dimensioni sempre maggiori che coinvolgono sempre di più l’intero corpo dell’artista nel realizzare le sue opere. C’è un’arte perfomativa ante-litteram nel suo modo di dipingere, sicuramanete si è di fronte a modalità di pittura fuori dai canoni ordinari.

Questo porterà Pollock al successo ponendosi anche tra le preferenze di Peggy Guggenheim, ma la sua carriere viene interrotta bruscamente a causa della sua vita sregolata. L’11 agosto 1956, dopo l’ennesima notte brava, morirà al volante della propria auto.

Sono molti gli artisti in mostra accanto a Pollock; tra essi emerge Sam Francis che si avvicina alla pittura inizialmente come hobby; sarà profondamente influenzato dall’Espressionismo astratto, soprattutto da Still e Pollock. Matura uno stile personale, contraddistinto dall’uso libero della macchia di colore.

Tra le donne in mostra Helen Frankenthaler, originaria di New York; viene inizialmente associata all’Espressionismo astratto per l’uso di grandi formati, di composizioni astratte e per l’enfasi sulla spontaneità, mutuando da Pollock la stesura della tela sul pavimento nella fase di lavoro. Del 1952 “Mountains and Sea” una delle sue opere più famose, ed evocative.

Lenore Krasner decise sin dall’adolescenza di essere una pittrice; spostasi con Pollock, a Long Island la sua carriera pittorica passò in secondo piano rispetto a quella del coniuge, di cui diventa principale critica e promotrice. Nonostante la forte influenza di Pollock, Lenore non aderisce mai totalmente all’Action Painting, dipingendo piuttosto segni calligrafici immaginari dalla spazialità cubista, legati anche alle griglie di Mondrian.

In mostra anche una scultura di David Smith, tra i maggiori scultori americani della generazione dell’Espressionismo astratto; Smith concepisce la tridimensionalità per aggregazione di elementi e oggetti; è fortemente influenzato dallo stile del primo Giacometti e grazie all’amicizia con il modernista John Graham conosce le opere di Picasso e le sculture saldate di Julio Gonzáles.

Pollock e la Scuola di New York
Complesso del Vittoriano – Roma (sito web)
Ottobre 2018 – 24 febbraio 2019 

Pollock – Complesso del Vittoriano

2017.47
2017.47

53.12
53.12

57.3
57.3

57.10
57.10

56.44
56.44

50.3
50.3

74.129
74.129

81.8
81.8

2017.47
2017.47

57.21
57.21

99.59
99.59

98.16.1
98.16.1

60.63
60.63

2002.261
2002.261

85.17
85.17

57.8
57.8

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Giulia Chellini

Giulia Chellini

Silenziosa scrutatrice, appassionata di arte e restauro; spesso sogno ad occhi aperti il mondo come dovrebbe essere per dimenticare il mondo come è..ed intanto perdo l’autobus. Fotografo dettagli insignificanti, cerco quadrifogli nei prati e parlo con i gatti. Penso che lo scopo della vita sia racchiuso nella parola “scoprire”: luoghi, cose e persone.
Giulia Chellini

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