Pyeongchang 2018, la neve torna amica per l’Italia ma si può fare di più

Pyeongchang 2018, la neve torna amica per l’Italia ma si può fare di più

PYEONGCHANG – L’Italia chiude al 12’ posto nel medagliere olimpico e può dirsi soddisfatta, anche se di cose da migliorare ce ne sono ancora. I giochi coreani verranno ricordati per le grandi performance delle donne, grandi protagonisti della squadra azzurra. Ecco il nostro bilancio.

Pochi dubbi. Quella di Pyeongchang verrà ricordata come lOlimpiade delle donne per i colori azzurri. I dati sono inequivocabili: il 60% delle medaglie sono state conquistate dal gentil sesso, un risultato tutt’altro che atteso se si pensa che gli ultimi ori al femminile risalivano addirittura al 2002. E i volti del nostro cammino sono proprio loro, le quote rosa della neve. Sono fuoriclasse del calibro di Sofia Goggia e Michela Moioli, giovani, belle e carismatiche ma soprattutto talentuose, se lo vorranno potranno segnare un’era nei prossimi anni.

Un capitolo a parte lo merita Arianna Fontana, leggenda vera. 3 medaglie, ognuna di un rispettivo colore. Pazzesco. A soli 27 anni la valtellinese è già tra le più vincenti della storia dello short track. La paura che questa possa essere la sua ultima Olimpiade c’è eccome, ma tutti noi speriamo che possa trovare forza e motivazioni per continuare.

Abbiamo aumentato il numero delle medaglie del 25% rispetto a Sochi 2014 – ha sottolineato un soddisfatto Malagò, che aveva chiesto ai suoi atleti di arrivare in doppia cifra in quanto a medaglie (risultato ottenuto)  – Non abbiamo mai avuto tanti medagliati così giovani e poi vogliamo parlare delle nostre ragazze? Le vere protagoniste sono state loro, come mai era successo.

Non siamo molto soddisfatti dei risultati maschili, ma occorre ricordare che letà media degli uomini era la più bassa di sempre.

Insomma il Presidente del Coni, come spesso ci ha abituato, non butta via niente e fa il suo per proteggere il  team azzurro nella sua interezza. E fa anche bene. I risultati ottenuti sono importanti e mostrano un movimento in grande salute. Qualche dato:

– era dai giochi di Torino che non si arrivava in doppia cifra nel medagliere, un risultato raggiunto dalle varie compagini azzurre solo 6 volte nella storia.

– in una sola Olimpiade, il Belpaese ha triplicato il numero di ori vinti rispetto alle 2 edizioni precedenti.

– A Sochi, lItalia si posizionò al 22 posto nel medagliere; questanno a Pyeongchang, al 12.

Che dire, numeri importanti certamente, e che aprono a scenari futuri a dir poco interessanti vista l’età media dei vari atleti. Le vittorie sono figlie di una programmazione pluriennale, molto mirata e specifica. Il lavoro nel biathlon ad esempio è stato perfetto o quasi, e lo stesso vale per lo speed skating, lo sci alpino (femminile, quello maschile purtroppo è in alto mare) e lo slittino. Diverso il discorso per altri sport come il pattinaggio artistico e lo short track, i quali successi sono più figli delle loro non eterne icone che di una programmazione vera e propria (se si ritira la Fontana, che si fa nello short track?).

Ma la sensazione è che nonostante gli ottimi risultati (era dai giochi di Torino che non si arrivava in doppia cifra nel medagliere) qualche rimpianto ci sia. L’Italia ha dimostrato di poter valere qualche medaglia in più e ha mostrato in alcuni sport, delle lacune difficilmente colmabili nel breve periodo.

Nel bob ad esempio, manca un acuto da troppo tempo, e lo stesso vale per lo Skeleton e per la combinata nordica. Un tempo in queste discipline facevamo sognare, ora è crisi nera. Discorso a parte lo meritano gli sport acrobatici, dove non siamo mai stati degli assi e dove si continua a investire pochissimo (in alcune discipline come i moguls e gli aerials non esistono neppure delle nazionali italiane). Si poteva fare di più in alcune categorie – riconosce Malagò – dobbiamo guardare alle nuove discipline amate dai giovani, incluse quelle che rientrano negli X Games e che sfuggono dai nostri radar.

Il bilancio di Pyeongchang  comunque resta positivo. La neve è tornata amica dopo i disastri delle ultime 2 olimpiadi, ma resta qualche rimpianto. La programmazione ha ottenuto dei successi importanti e anche inaspettati ma deve essere completata in vista delle competizioni future.

I punti sui quali migliorare sono 3:

  • Costruire talenti maggiori nella compagine maschile
  • Riuscire a creare uno “sport serbatiìoio” dal quale attingere un numero considerevole di medaglie.
  • Investire negli sport estremi venendo incontro alle esigenze delle nuove generazioni così da non rinunciare completamente ad alcune gare molto importanti.

Pyeongchang 2018

 

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Paolo Riggio

Paolo Riggio

Roma e Prati, mare e montagna e campi da pallone da piccolo, laurea in cinema alla Sapienza, città europee e scuola di giornalismo sportivo Mario Sconcerti da grande. Scrivo e continuo a giocare a calcio da quando ho ricordi, mi considero un calciofilo. La mia altra grande passione è il cinema che ritengo la rappresentazione più autentica del mondo, lo sguardo di chi analizza al microscopio i contesti della nostra vita e le sue storie offrendocene una visione diversa dalla nostra.
Paolo Riggio

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