Revolutija: in mostra a Bologna l’arte delle avanguardie russe

Revolutija: in mostra a Bologna l’arte delle avanguardie russe

BOLOGNA – A cento anni di distanza dalla Rivoluzione russa, con la grande esposizione Revolutija: da Chagall a Malevich, da Repin a Kandinsky al MAMbo di Bologna, si celebrano gli artisti che in quegli anni si fecero portavoce del pensiero nuovo.

Revolutija, visitabile fino al 13 maggio 2018, rappresenta davvero un’occasione unica per poter ammirare alcuni capolavori di artisti, quali Kazimir MalevichNathan Alt’manNatal’ja GončarovaWassily KandinskyPavel FilonovMarc Chagall e Valentin Serov, provenienti dal Museo di Stato russo di San Pietroburgo.

Non appena varcata la soglia dell’esposizione l’immersione in quegli anni accesi, abitati dal fervente desiderio di cambiamento, è fulminea: ad accogliere il visitatore diverse foto d’epoca (come quella che raffigura Lenin durante un suo discorso a Mosca e lo scatto che immortala l’inaugurazione del monumento dedicato a Karl Marx a Pietrogrado) e il modello dell’imponente statua in acciaio inossidabile, L’operaio e la kolchoziana, che Vera Muchina realizzò per l’Expo del ’37 e che venne poi in seguito trasferita, con la sua falce e martello, a Mosca. L’opera di Vera Muchina inaugura Revolutija anticipando allo stesso tempo il suo epilogo; la statua, realizzata negli anni ’30, appartiene infatti al realismo socialista, corrente artistica che tarpò le ali ai numerosi movimenti d’avanguardia che, proliferati tra il 1910 e il 1920, accompagnarono le tappe salienti della Rivoluzione russa alimentandone le idee.

Wassily Kandinsky, Su bianco (I), olio su tela, 1920.©State Russian Museum, St. Petersburg
Wassily Kandinsky, Su bianco (I), olio su tela, 1920, ©State Russian Museum, St. Petersburg

Dal Primitivismo al Cubo-futurismo e dal Suprematismo al Realismo socialista le tele esposte ripercorrono i passi del fermento artistico seguendo in contemporanea il binario dell’autentico astrattismo e quello dell’espressionismo figurativo. La Rivoluzione diede vita a queste ultime due modalità espressive; Kazimir Malevich fu il maggior esponente della corrente non oggettiva e numerose sue tele sono fruibili durante il percorso della mostra. L’irriverente Composizione con la Gioconda (Eclisse parziale), che affianca alle forme geometriche la famosa musa di Leonardo (dotata in origine anche di una sigaretta col tempo andata perduta) rappresenta il passaggio ad un’arte antiborghese che ripudia le forme tradizionali rifugiandosi nelle sue semplificazioni. Tele come Quadrato neroQuadrato rosso (Realismo pittorico di una contadina in due dimensioni) e la Croce Nera mettono in campo la supremazia della sensibilità su ogni forma di realtà; sono inoltre esposte le riproduzioni dei costumi di scena realizzati da Malevich per l’opera teatrale Vittoria sul sole. Della stessa corrente nell’esposizione s’incontrano Aleksandr Rodčenko con i suoi Non-oggettivo (Composizione n. 56) e Non-oggettivo (Composizione n. 53)Vladimir Stenberg con Costruzione di colore N°4 Wassily Kandinsky con i suoi Crepuscolare e Su bianco (I). L’espressionismo figurativo è invece qui ben rappresentato dai quadri di Petrov-Vodkin, come Fantasia e Sulla linea del fuoco, e da quelli di Boris Kustodiev, come Festa in onore del II° Congresso dell’Internazionale comunista del 19 luglio 1920. Dimostrazione sulla piazza Uritskij.

In Revolutija: da Chagall a Malevich, da Repin a Kandinsky, non si respirano solo ed esclusivamente le diverse correnti d’avanguardia, ma vi è l’opportunità di esplorare i numerosi temi ricorrenti nelle opere in mostra attraverso il punto di vista dei loro realizzatori. Soggetto molto ricorrente è quello femminile: le donne dipinte sono nude, come quelle dalle forme tonde e neoclassiche di Zinaida Serebrjakova in Banja, come la Modella ritratta in stile neo-primitivo da Vladimir Tatlin, la Venere dai colori accesi di Michail Larionov e la magra e pallida Ida Rubinštein, celebre ballerina dipinta da Valentin Serov. Un’altra donna famosa presente nei lavori esibiti al MAMbo è Anna Achmatova, ritratta da Nathan Alt’man nel 1915: i tratti della poetessa, pur essendo dipinti realisticamente, risentono dell’influenza cubista come tutto lo sfondo (ciò testimonia la contaminazione europea all’interno delle avanguardie russe). Ma le esponenti del gentil sesso sono anche le contadine di Boris Grigor’ev (Terra contadina), di Filipp Maljavin (Due ragazze contadine, anni dieci del Novecento) e di Kazimir Malevich (Ragazze in un campo), le Lavandaie di Natal’ja Gončarova, le operaie di Aleksandr Samochvalov (Reparto tessile e Giovane operaia) e quelle raffigurate da Aleksandr Drevin (La cena) nei più modesti abiti e da Boris Kustodiev nei più sontuosi indumenti (La moglie del mercante).

Nathan Alt’man, Ritratto di Anna Achmatova, olio su tela, © State Russian Museum, St. Petersburg
Nathan Alt’man, Ritratto di Anna Achmatova, olio su tela, © State Russian Museum, St. Petersburg

Altra tematica centrale di quegli anni è la forza lavoro: quella degli Operai di Kuz’ma Petrov-Vodkin, dei contadini impegnati nella vendemmia di Natalia Gončarova (Contadini. Frammento dal polittico “La vendemmia”) e degli Stacanovisti (Maestri dell’arte analitica) dipinti nel sovraffollato lavoro di Filonov.

E poi ancora a non mancare le masse, il popolo che partecipa, si muove, condivide ed entra in empatia: Kustodiev immortala la festa in onore del II Congresso dell’Internazionale comunista del ’20 e ancora prima Il’ja Repin tramanda con la sua tela la rivoluzione del 17 ottobre del 1905. Ad essere narrate anche le imprese belliche, con l’enorme quadro incompiuto di Vasilij ŠuchaevIl reggimento in posizione, e con l’incredibile La guerra germanica di Filonov, un intricato puzzle di corpi intrecciati nella confusione.

Questi e tanti altri sono i percorsi rintracciabili in questa maestosa esposizione che ha il potere di far rivivere, grazie al suo allestimento, alla presenza non solo delle opere artistiche, ma anche delle fotografie, dei video e delle musiche dell’epoca, un’era esuberante, libera ed eclettica in cui tutte le forme d’arte interpretarono la realtà facendone a loro modo parte.

Era stato il poeta, scrittore e drammaturgo Majakósvkij a proporre la collaborazione di artisti, musicisti e poeti al governo di Lenin il quale s’impegnò a garantire il pluralismo rispettando i diversi filoni d’avanguardia; la Russia allora, seppur affannata dalle guerre e dalla drammatiche conseguenze dello zarismo, andava verso il progresso non rinunciando all’innovazione tecnica (Fiori della fioritura universale di Filonov simboleggia questa rinascita). L’arrivo di Stalin rese grigio questo panorama promettente spianando la strada all’unica forma d’arte riconosciuta, quella del realismo socialista, che soffocando ogni tipo di formalismo operò con l’unico obiettivo di propagandare le gesta dei potenti.

Revolutija: da Chagall a Malevich, da Repin a Kandinsky è stata curata da Evgenia Petrova, vicedirettrice del Museo di Stato russo di San Pietroburgo, e da Joseph Kiblitsky, ed è prodotta e organizzata da CMS.Cultura in partnership con il Comune di Bologna/Istituzione Bologna Musei e grazie alla collaborazione con il Museo di Stato russo di San Pietroburgo. Per maggiori info, consulta il sito della mostra.

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Elisabetta Severino

Elisabetta Severino

Instancabile viaggiatrice e inguaribile iperattiva si concede raramente del puro relax e nella frenesia delle sue giornate convulsive da ufficio stampa di due teatri l’otium di cui sente più la mancanza è quello letterario. Rimbaud, Verlaine e Baudelaire sono tre delle tante ragioni che l’hanno spinta diverse volte a trasferirsi oltralpe. È cresciuta in una casa piena di libri e si è convinta che la vita è troppo breve per poterli leggere tutti. Lealtà, giustizia e umiltà sono i valori in cui crede e quando esce di casa la mattina spera di poterci ritornare avendo imparato qualcosa di nuovo. Un’enorme coppa di gelato all’amarena, un bel libro, un concerto di Ludovico Einaudi e un biglietto aereo acquistato la rendono la persona più felice del mondo.
Elisabetta Severino

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