Il romanzo dei destini incrociati: Emanuela Amici e Nikita Placco

Il romanzo dei destini incrociati: Emanuela Amici e Nikita Placco

ROMA – Il romanzo dei destini incrociati: è questo il titolo dell’incontro letterario a doppio binario tra Emanuela Amici, autrice de Quello che resta, e Nikita Placco, autore de Il giorno di cui non si parla, che avrà luogo il 12 aprile, alle 19.00, presso Libri & Bar Pallotta.

Nel romanzo Quello che resta  di Emanuela Amici –  la protagonista, Irene Brandi, è una scrittrice quarantenne da sempre in lotta col desiderio incompiuto di diventare una brava pianista, come il compianto padre avrebbe voluto, e con l’apparente perfezione di sua sorella Sara, primo violino della Filarmonica di Berlino, che la chiama, involontariamente e suo malgrado, a un confronto severo col proprio giudice interno. Rientrate nella città d’infanzia per prendere parte alle nozze di una cugina, Irene e Sara si incontrano di nuovo, dopo un lungo periodo di separazione. Una serie di accadimenti a effetto domino si avvicendano a partire da quel momento, scoperchiando verità taciute e segreti opportunamente occultati, che investono l’intera famiglia e per mezzo dei quali i personaggi saranno costretti a smantellare le impalcature bugiarde della propria esistenza. Quello che resta, di Emanuela Amici, è una riflessione profonda sulla verità dei sentimenti che resistono, sanando le ferite cagionate da certi ammanchi di felicità.

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Emanuela Amici, autrice de Quello che resta

Nel romanzo Il giorno di cui non si parla – di Nikita Placco –  Rodolfo, il protagonista, abbandona la carriera da notaio per dedicarsi, interamente, al mestiere di scrittore. L’uomo è legatissimo al ricordo di nonno Gustavo, tra le cui braccia, da bambino, era solito trovare un amabile rifugio umano, e a suo padre Luca, che gli insegnò l’arte di riconoscere il profumo degli alberi come fossero persone. Tuttavia, ha un rapporto conflittuale con la madre, Angelica, a causa di un segreto taciuto al momento della nascita, il cui disvelamento provocherà in lui un misto di sollievo e di dolore. Rodolfo saprà convogliare questa corrente di emozioni discordanti nell’atto creazionistico di un nuovo capolavoro letterario, mentre il cuore giocherà a rimpiattino tra due donne: da una parte Olivia, il suo totem sentimentale, l’amore che pervade, che rimpicciolisse e adombra tutti gli altri, ma che non si compie mai; dall’altra Carla, la variabile imprevista capace di scomporre gli equilibri. Il giorno di cui non si parla, di Nikita Placco, è una storia sull’ineluttabilità degli eventi che ci cambiano per sempre.

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Nikita Placco, autore de Il giorno di cui non si parla. Foto di Valentina Tamborra

Tanto il romanzo di Emanuela Amici quanto quello di Nikita Placco analizzano, da vicino, la complessità e la delicatezza delle relazioni umane. Spesso, è nel rapporto con gli altri che partoriamo noi stessi, nelle dinamiche emotive che i sentimenti innescano e che la vicinanza amplifica, agendo come uno specchio dentro il quale riflettiamo l’immagine della persona che siamo, col nostro ricettacolo di esperienze, di paure e dubbi, di verità inconfessate, di felicità che non abbiamo avuto il coraggio di rischiare. E uso la parola rischiare non a caso, non impunemente, giacché resto convinta del fatto che la felicità sia una scelta, per giunta quotidiana, alla quale consacrarsi con valore, persino con un pizzico di eroismo, se la circostanza lo richiede. Il tema del segreto, della rivelazione che affranca la realtà dalla commedia delle apparenze, ricorre in entrambe le opere. Nell’una e nell’altra, rappresenta l’unico sentiero percorribile per ritrovare se stessi.

Venerdì 12 aprile, alle 19.00, presso Libri & Bar Pallotta – in Piazzale Ponte Milvio 21/24 – Emanuela Amici e Nikita Placco incontreranno i lettori, incrociando i destini dei loro personaggi e delle rispettive trame. Una voce femminile e una maschile per raccontare l’amore e la vita. All’incontro prenderanno parte anche il giornalista Giommaria Monti e la sociologa e consulente familiare Chiara Narracci.

Emanuela Amici e Nikita Placco si sono raccontati ancora una volta alle pagine di MyWhere, parlando della comune esperienza, in procinto di compiersi, e degli obiettivi verso i quali sono personalmente orientati.

Emanuela, come nasce l’idea di questo incontro letterario – Il romanzo dei destini incrociati – tra la tua opera, Quello che resta, e l’opera di Nikita Placco?

L’idea della presentazione congiunta è nata dopo aver conosciuto Nikita, a cui mi legano amicizie comuni. Abbiamo scoperto di essere entrambi autori al primo romanzo e, dopo aver letto i rispettivi libri, ci siamo accorti che i due testi si “parlano”. Pur con differenze di stile e contenuto, i nostri lavori hanno molte affinità, prima fra tutte il metaromanzo, così pregnante per lo svolgimento del racconto in entrambi i libri. È così nata un’amicizia e un vero e proprio “sodalizio letterario”, con l’idea non solo di organizzare una presentazione a due, ma anche di progettare la stesura di un romanzo a quattro mani, a cui stiamo lavorando.

Nikita, cosa ti aspetti da questo incontro letterario a doppia percorrenza tra il tuo romanzo, Il giorno di cui non si parla, e quello di Emanuela Amici?

Sarei felice che riuscisse a intessere i fili intersecati delle nostre rispettive narrazioni e, conseguentemente, a coinvolgere il pubblico, i lettori in un dialogo sui temi di fondo delle nostre opere: i segreti famigliari, i non detti e il loro potente e pervasivo condizionamento.

Emanuela, quali sono le impressioni più belle, più significative, che hai raccolto dai lettori in seguito alla pubblicazione del romanzo? Sei già a lavoro su una nuova trama?

L’incontro con il pubblico dei lettori alle fiere, nelle librerie e alle presentazioni è stato decisamente uno dei momenti più emozionanti di quest’ avventura. Ho voluto lasciare, assieme a una dedica, il mio contatto alle persone che hanno scelto di scommettere su un’autrice emergente acquistando il libro. È stato meraviglioso ricevere i commenti dei lettori, che mi hanno restituito le loro impressioni, un vero e proprio regalo per chi scrive. Tra le più significative ricordo le parole di una lettrice esperta di cinema, che mi ha scritto di vedere nel libro una possibile sceneggiatura per il grande schermo.

Per quanto riguarda i progetti in cantiere, ho terminato il mio secondo romanzo lo scorso settembre. Il tema è quello del confine tra sogno e realtà, attraverso la storia di Marco, un trentenne a cui accade, un giorno come tanti, di vedere stravolta la sua vita, in un gioco di specchi in cui realtà e immaginazione si inseguono fino a confondersi.

Sto poi lavorando a due progetti differenti. Il primo è un romanzo a quattro mani che sto scrivendo con Nikita, un esperimento davvero entusiasmate che mi sta coinvolgendo sempre più. L’idea è quella di far interagire, in una nuova e misteriosa storia, due personaggi secondari dei nostri romanzi precedenti.

Il secondo progetto è il racconto di un’esperienza forte che mi ha segnata: l’insegnamento presso la scuola media di via Taverna a Roma, un plesso con una percentuale altissima di studenti stranieri. Vorrei raccontare una storia vera di integrazione, che ho potuto vivere e vedere con i miei occhi, oggi di grande attualità.

Nikita, Il giorno di cui non si parla è la tua opera d’esordio. Hai in cantiere progetti editoriali futuri? Puoi anticiparci qualcosa?

Volentieri. Sto lavorando da tempo alla stesura di un secondo romanzo, oltre a una possibile raccolta di racconti in itinere. Ma mi fa molto piacere svelare che l’incontro con Emanuela ha fatto scoppiare un’ulteriore scintilla di creatività e siamo impegnati in un progetto comune molto coinvolgente.

C’è una ritualità nel tuo approccio alla scrittura, Emanuela? Un gesto che compi poco prima di iniziare a scrivere? Mettere su il caffè, ad esempio, oppure legare i capelli in una coda. Qualcosa che dica: “Cominciamo”.

Scrivere è divenuta per me una necessità, dunque cerco di ritagliarmi ogni minimo spazio nell’arco della giornata, sfruttando anche i minuti liberi. Essendo madre e insegnante, non è moltissimo il tempo a disposizione, dunque, quando mi è possibile, mi rintano nella mia camera da letto, tengo ben lontano il cellulare, mi siedo alla scrivania e accendo il pc. Di solito ho con me dell’acqua, talvolta mi capita di portarmi persino il pranzo da spizzicare tra una battuta e l’altra. Quando mi chiudo nel mio mondo creativo, sono davvero in una bolla, e dimentico per un attimo chi sono, gli impegni, i doveri, le scadenze, per immergermi nella scrittura.

Qual è stato l’ultimo libro che hai letto e quale libro hai sul comodino in questo momento, Nikita?

Ne ho letti diversi negli ultimi mesi, tra cui Il senso di una fine di Julian Barnes che ho apprezzato molto. Ora sul comodino ho l’ultimo romanzo di Paola Cereda: Quella metà di noi che, tra l’altro, tratta temi analoghi: segreti, verità e non detti.

Raccontami una cosa, una sola fra tutte – o più di una se ritieni – che resta, rimane, sopravvive, nella tua vita. Qual è il “quello che resta” di Emanuela Amici?

Quello che resta e che mai potrà essere cancellato nella mia vita è l’insegnamento ricevuto da mio padre. È una persona a cui devo ciò che sono oggi, con i miei pregi e difetti. I valori che mi ha trasmesso sono la mia spina dorsale, senza cui non sarei in grado di camminare nel difficile, ma entusiasmante, percorso della vita.

L’onestà, l’umiltà, la generosità, l’amore per la cultura, l’importanza della dimensione spirituale che, sola, può dare un senso alle nostre esistenze.

Esiste anche per te un giorno che ti ha cambiato per sempre, Nikita? Un giorno che ha rappresentato un punto di raccordo e di snodo, e al quale non hai mai dato voce apertamente?

Credo profondamente che esista per tutti. Anche per me. Da questa intuizione ha preso le mosse la necessità di scrivere il mio romanzo.

Un sentito grazie ad Emanuela Amici e a Nikita Placco per la disponibilità e per la fucina di idee, di storie e di emozioni che i loro libri rappresentano.

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Il romanzo dei destini incrociati: Emanuela Amici e Nikita Placco

NOTE BIOGRAFICHE – EMANUELA AMICI

Emanuela Amici vive a Roma, dove insegna Italiano nella scuola media.
Dopo essersi laureata in Lettere Moderne, con indirizzo in Storia dell’Arte, ha collaborato con l’Enciclopedia Treccani, con la rivista Arte e Critica, e ha lavorato presso la galleria d’arte contemporanea La Nuvola di via Margutta a Roma.
Ha pubblicato inoltre Dislessia e didattica (Armando Editore, 2018), un manuale ispirato all’approccio multisensoriale Orton-Gillingham. Il romanzo Quello che resta è edito da Ianieri Editore.

NOTE BIOGRAFICHE – NIKITA PLACCO

Nikita Placco è nato nel maggio 1968, fa l’avvocato penalista da 25 anni, vive e lavora a Roma. Il giorno di cui non si parla è il suo primo romanzo, edito da Licosia.

 

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Antonia Storace

Ho dipinto di bianco una delle pareti di camera mia e, simile ad una giunonica tela, le ho affidato un pezzo della mia storia. Ora, sul suo perlaceo candore, una scritta vestita di nero contrasto danza come fosse sospesa nel vuoto: “La scrittura è stata la mia fonte della giovinezza, la mia puttana, il mio amore, la mia scommessa” (C. Bukowski).
Scrivere è il mio verbo all’infinito. Il mio infinito in un verbo: un destino che ti porti addosso, ti abita la pelle e dal quale non puoi fuggire.
Antonia Storace

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