In scena al Teatro Studio Duse Generazione Contro, con Debora Caprioglio

ROMA – Domani 28 e sabato 29 dicembre alle ore 20:00, andrà in scena al Teatro Studio Eleonora Duse Generazione Contro, spettacolo diretto da Jacopo Brezzi. Il testo, scritto da Giovanni Maria Briganti, è vincitore della menzione speciale al Premio di Produzione “Carmelo Rocca” 2018, indetto dall’Accademia d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico”.

Un salotto in procinto di essere messo a posto, forse dopo un trasloco: scatoloni accatastati un po’ ovunque, da cui i protagonisti estraggono oggetti riportando la stanza a un ordine ideale ma ancora assente. Un divano come unico elemento concreto e protagonista di una scena spoglia, dalle cornici vuote.  Protagonista, insieme ad Alessandro Pala Griesche, Cecilia d’Amico e Marzia Pellegrino, Debora Caprioglio, volto noto del cinema e della televisione con una lunga carriera, fatta anche di tanto teatro. Proprio nel maggio di quest’anno l’attrice veneta si è infatti raccontata in un’autobiografia briosa e ironica nello spettacolo Debora’s love, scritto insieme a Francesco Branchetti, che ne ha curato anche la regia. Il nuovo lavoro di Giovanni Maria Briganti, con la regia di Jacopo Brezzi, è invece una storia di conflitti generazionali che emerge da un mondo caduco, simboleggiato da un ambiente unico e piatto, ma non privo di senso. La diciottenne Isabella vive in un mondo di apparenze, una parete bianca su cui disegnare il futuro.  Già in crisi da adolescente, tra la ricerca della figura materna e il conflitto con il padre Paolo, un uomo che ha inseguito un ideale di libertà scontrandosi con drammi e difficoltà quotidiani, la ragazza trova un punto di riferimento in Anna, una donna dal cuore grande e da sempre sua confidente, ma che ha fatto del cinismo l’arma per sopravvivere ad una vita che non fa sconti. Claudia, fidanzata di Isabella, è l’unica ad avere un’influenza positiva su di lei, ma anche l’amore può avere un prezzo molto alto. A comporre il quadro di famiglia mancano alcune immagini. Carta, cartone e fotografie, elementi ricorrenti in tutti gli album di ricordi, si trasformano nell’era digitale, malgrado in questa l’immagine sembri essere tutto, svanendo e disperdendosi.  La visione frontale di una scena unica è rotta soltanto dal progressivo sparire degli oggetti che, nell’avvicendarsi del tempo della pièce, rappresenta lo sgretolamento delle certezze familiari di Isabella ma, contestualmente, un riappropriarsi della sua vita, delle relazioni, degli affetti, sino a privare l’intima verità dei personaggi di ogni maschera e orpello. Il Premio Carmelo Rocca, nel quale Generazione Contro ha ricevuto una menzione speciale per il testo, è  indetto dall’Accademia d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico” con il contributo di SIAE – Società italiana degli Autori ed Editori, ed è intitolato allo storico Direttore dello spettacolo dal vivo e del cinema del MIBACT, nonché Presidente e membro del Consiglio di Amministrazione dell’Accademia, istituzione che ha sempre sostenuto con particolare attenzione, promuovendo il debutto e l’immissione professionale delle giovani generazioni di attori, registi ed autori.

GENERAZIONE CONTRO 

Teatro Studio “Eleonora Duse”

Via Vittoria, 6

generazione contro

Con: Debora Caprioglio, Alessandro Pala Griesche, Cecilia d’Amico e Marzia Pellegrino

Regista assistente: Massimo Roberto Beato

Aiuto regia: Ferrante Cavazzuti

Musiche originali: Giorgio Stefanori

Costumi: Maria Vitta

Foto di scena: Luca Tizzano

Ingresso libero (fino ad esaurimento posti) con prenotazione obbligatoria:

Info line: 334 1835543
Attivo a partire dal 14 dicembre2018, dal lunedì al sabato. Ore 10.00-13.00 e 14.00-1

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Stefano Maria Pantano

Et unum facere et aliud non omittere! Ricordo con affetto queste parole, che uno dei miei più cari maestri di prima gioventù amava ripetermi. Non sempre però riesco a mettere in pratica il prezioso precetto dei padri latini, essendo io alla perenne ricerca di un equilibrio e di una pace mai trovata. Mi dibatto tra vari interessi che vanno dallo studio al teatro (visto e recitato), dallo sport alla scrittura cercando la mia stella. Fisicamente a metà fra l’atleta e il topo da biblioteca, ma sempre più tendente verso il secondo, la mia eterna preoccupazione è che quello che faccio sia fatto degnamente, secondo un’espressione orientale che mi sta molto a cuore: kung fu (“lavoro molto duro praticato con abilità e sacrificio”).
Stefano Maria Pantano

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