La Stagione Nuova, intervista a Edmondo Mingione

La Stagione Nuova, intervista a Edmondo Mingione

ROMA – Dopo i due romanzi “Falsa partenza” e “L’ultima folata calda”, Edmondo Mingione torna in libreria con un nuovo romanzo, edito da Palombi Editori, per molti versi diverso dalle ambientazioni e atmosfere dei due precedenti. Sono rimasto molto colpito dal libro e ho deciso quindi di intervistare l’autore per saperne di più.

Qualche giorno fa mi sono imbattuto in una lettura davvero interessante di cui vorrei parlarvi assolutamente. Si tratta de La Stagione Nuova, terzo libro di Edmondo Mingione, ex campione di nuoto e primatista italiano, autore di testi per il cinema e per la televisione, promotore di eventi culturali di rilievo e direttore artistico del premio cinematografico Il Sesterzio d’Argento. Insomma, uno che nella sua vita non si è mai fermato e che ha sempre avuto dentro di se la forza per cambiare e rinnovarsi. E questo terzo lavoro rispecchia perfettamente tutto questo. Se nei suoi primi 2 libri, Mingione aveva raccontato le sue due grandi passioni giovanili, la corsa e il nuoto, ne La Stagione Nuova, ha voluto raccontare una tematica ancora più intima e personale.

Vi riassumo in breve la trama: Fine anni sessanta, poi ’70 e ’80. Domenico, Massimo e Raimondo, tre ragazzi, in seguito tre uomini, tre vite che scorrono in una periferia che lentamente si trasforma, fino a diventare il centro della movida romana. Amori, lavoro, passioni, tradimenti, successi, delusioni, niente di nuovo, è la vita. Poi ai tre amici se ne aggiunge un quarto, Giorgio. Altra storia, altra vita, Parioli, belle macchine, lusso. Le differenze sociali però sono acqua fresca e così i tre moschettieri diventano quattro, tutti per uno e uno per tutti, perché, anche se il destino non fa sconti, alla fine la forza dell’amicizia, l’essere uniti è l’unica cosa che conta veramente.

Pur mantenendo una coerenza con i lavori passati nel fare delle emozioni e dei rapporti interpersonali un perno attorno cui si dipana il percorso narrativo, in questo nuova opera il racconto si fa più intimo come detto in precedenza, e nel contempo “maschile”. In un legame di amicizia e solidarietà incondizionata i ragazzi diventano uomini nel contesto di una società che muta radicalmente e che offre loro opportunità che cambieranno la loro esistenza, la cui sola certezza è la loro amicizia.

Beh che altro dire, come avrete capito La Stagione Nuova mi ha davvero colpito e non potevo lasciarmi scappare l’occasione di intervistare Edmondo Mingione che si è mostrato molto cordiale e disponibile.

Buonasera Dottor Mingione, inizio subito facendole i complimenti, mi sono ritrovato in molte delle tematiche da lei affrontate, anche se apparteniamo a epoche diverse.

Grazie Paolo, i complimenti fanno sempre piacere. La Stagione Nuova è un’opera un po’ diversa dal solito che non può essere inserita tra i romanzi di genere e quindi in qualche modo non è classificabile. Possiamo dire che di fatto rientra in un “non filone” cosa che crea spesso disorientamento nell’editore e nel lettore, abituato a romanzi che quasi sempre raccontano, (pur con infinite sfaccettature),gialli o storie d’amore.

Quali sono le motivazioni che l’hanno spinta a cimentarsi in questa nuova tematica?

Ho deciso di scrivere La Stagione Nuova per raccontare un episodio realmente successomi. Il Cicciottello e Domenico hanno veramente comprato una Saab gialla pagandola di tasca loro per regalarla all’amico ormai condannato. Poiché l’episodio si inseriva in un periodo che, per i ragazzi della mia generazione è stato quello della fine dell’adolescenza e l’inizio della vita vera, ho pensato che fosse una buona occasione per raccontare quegli anni. I tre amici, tre ragazzi di borgata, diventano poi, con l’inserimento di un cosiddetto pariolino, quattro e le loro vite, pur provenendo essi da ambienti profondamente diversi, si fondono in un unico soffio, come succede con la vera amicizia. Il tempo passa su di loro e loro sembrano non accorgersene o forse non gliene importa molto e quando finalmente se ne accorgono (questo avviene solo nelle ultime righe del romanzo), sembrano sorpresi, ma non delusi. Ponte Milvio ormai non è più una borgata e i giovani che affollano il piazzale segnano il tempo di quella stagione nuova della quale, nonstante tutto e sebbene in modo diverso essi sono ancora protagonisti.

Ha citato Ponte Milvio, ormai non più una borgata ma una zona residenziale. La sua storia è ambientata in una Roma Nord molto diversa da quella di oggi. Ce ne parla un po’?

Si, Roma è molto cambiata, la parte nord poi ha subito una vera rivoluzione. Negli anni sessanta sono andato ad abitare a Via della Mendola che non era ancora asfaltata, così come via Cortina d’Ampezzo, anch’essa in alcuni tratti priva del manto stradale. Piazzale ponte Milvio era una borgata, il ponte si poteva ancora attraversare in macchina e il famigerato viale Tor di Quinto era frequentato per lo più da prostitute a buon mercato. Il mercato non si trovava dove sta adesso, stava al centro e  prendeva tutta la piazza, partiva dal ristorante Pallotta e arrivava fino all’angolo opposto verso il Tevere e quando  chiudeva, cioè subito dopo pranzo, rimaneva un deserto con un solo bar aperto e un paio di ristoranti. I Parioli poi non erano come adesso, rappresentavano un mondo a parte e le due zone non si mescolavano come succede oggi, al massimo si andava al Piazzale delle Muse per prendere un gelato al Parnaso o ai Tre frocetti, tutti posti che adesso non esistono più. Parlando più in generale di quel periodo potrei dire che non esistevano le multisale cinematografiche, che in via Flaminia vecchia c’era il piccolo teatro Aurora dove si esibiva Gabriella Ferri, a volte Califano e altri artisti romani. Non si parlava di viaggi esotici e le barche erano appannaggio dei soli ricchi, si andava al mare con le spiagge e l’automobile era ancora il vero status simbol. Tutto diverso insomma, incredibile se si pensa che si tratta solo dell’altro ieri.

E dei suoi primi due romanzi, “Falsa partenza” e “L’ultima folata calda”, cos’ha da dirci?

“Falsa partenza”, come immagino lei sappia, racconta la storia di un giovane particolarmente dotato per la corsa che, non sapendo come misurare le capacità della sua macchina (il suo corpo), per vedere se è veramente veloce decide di compiere delle rapine e scappare a piedi. Qualcuno ci ha visto una metafora dell’uomo nudo che si misura contro le macchine e la tecnologia, non so, forse è così, in realtà io volevo raccontare qualcosa che in qualche modo mi riguarda e cioè il rapporto tra lo sport, la fatica degli allenamenti e l’importanza della mente che si traduce in volontà, quella volontà senza la quale è impossibile raggiungere alcun risultato.

“L’ultima folata calda” parla di due amici appassionati di subacquea che a ottobre, quando la stagione è ormai finita, decidono di inseguire l’estate andando a Lampedusa. Qui, dopo alcune giornate spensierate di sole, pesca e mare, durante un’immersione trovano sul fondo il corpo di una donna nera. Questo fatto scuote le loro coscienze e poiché nessuno sembra interessarsi a quel corpo, uno dei tanti, decidono di indagare per scoprire da dove veniva la donna  e riconsegnare il suo corpo alla famiglia. Qui ho voluto mettere al confronto una situazione che i media ci propongono quotidianamente e che, pur nella sua tragicità, ci ha quasi creato un’assuefazione. Che succede se invece di vedere in televisione un emigrante morire in mare, diventiamo protagonisti del suo ritrovamento?

A chi consiglierebbe La Stagione Nuova?

Non so a chi consigliare questo romanzo, forse a chi quegli anni li ha vissuti direttamente o a chi ne ha solo sentito parlare e vuole saperne un po’ di più. C’è una categoria però alla quale mi sentirei di consigliarlo e cioè a coloro che credono ancora che l’amicizia non sia solo un semplice dettaglio della nostra vita.

Un’ultima domanda, che più che altro è una mia curiosità. Ci dice qualcosa della bella copertina che accompagna questo libro?

Si tratta di un omaggio alla prima scena de “La dolce vita” di Federico Fellini, un film che racconta come nessun altro quegli anni e al quale sono molto affezionato come molti miei coetanei romani e non solo.

Grazie Edmondo per la disponibilità, in bocca al lupo per i suoi progetti futuri!

edmondo mingione la stagione nuova

Palombi Editori

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Paolo Riggio

Paolo Riggio

Roma e Prati, mare e montagna e campi da pallone da piccolo, laurea in cinema alla Sapienza, città europee e scuola di giornalismo sportivo Mario Sconcerti da grande. Scrivo e continuo a giocare a calcio da quando ho ricordi, mi considero un calciofilo. La mia altra grande passione è il cinema che ritengo la rappresentazione più autentica del mondo, lo sguardo di chi analizza al microscopio i contesti della nostra vita e le sue storie offrendocene una visione diversa dalla nostra.
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