Turner, dalla Tate a Roma il successo degli acquerelli

Turner, dalla Tate a Roma il successo degli acquerelli

ROMA – Fino al 26 agosto 2018 il Chiostro del Bramante ospita TURNER. Opere della Tate: un’esposizione monografica dedicata a uno dei maestri più famosi della pittura inglese, William Turner.

TurnerGrazie alla collaborazione con la Tate di Londra, arrivano a Roma 92 opere, tra acquerelli, disegni, album ed una selezione di olii, provenienti dal lascito Turner.

Un immenso ed inestimabile tesoro che venne donato alla nazione inglese nel 1856, cinque anni dopo la morte del pittore (1851): ad oggi rappresenta una delle più grandi e significative collezioni monografiche esistenti di un artista.

In realtà se fosse stato per Turner, non avremmo potuto ammirare queste opere; il pittore avrebbe voluto che il lascito ai posteri, raccolto in una collezione alla National Gallery, fosse composto solo da tele, escludendo, dunque, la quasi totalità di quanto esposto a Roma e del futuro lascito della Tate.

Bozzetti ad olio, studi preparatori e disegni non finiti, oltre a migliaia di opere su carta: acquerelli, disegni e taccuini: tutte opere che realizzò durante la sua carriera, non destinate alla vendita e per questo più intime e più vicine alla sua interiorità.

Turner. Opere dalla Tate. La mostra

TurnerIl percorso espositivo si snoda attraverso sei sezioni tematiche che non solo ci raccontano la carriera del pittore ma ci permettono di indagare anche la sua sfera privata comprendendo quelle scelte che hanno avuto importanti ricadute sul piano professionale.

Nato a Londra, Turner seguì le orme del padre riuscendo, nonostante le difficili condizioni economiche, a frequentare la prestigiosa Royal Academy: qui sarà nominato professore di prospettiva nel 1807 e, accanto agli studi accademici, riuscì a collaborare con importanti architetti, incrementando le sue conoscenze ed abilità in ambito pittorico e tecnico.

TurnerBen presto acquisì l’abitudine di intraprendere i suoi viaggi, sempre numerosi, insieme ai suoi preziosi album da disegno, alla ricerca di soggetti che potessero ispirare le sue opere.

La particolare situazione dell’impero britannico, in guerra con la Francia, impediva di compiere viaggi oltremare; ma, anno dopo anno, Turner si allontanò sempre più da Londra, esplorando il sud e l’ovest dell’Inghilterra.

Raggiunta la pace e acquisita la nomina di membro della Royal Accademy, Turner riuscì a lasciare il suo paese per la prima volta. Venne incantato dallo splendore delle Alpi Svizzere, studiò i dipinti conservati al Louvre di Parigi, soprattutto Tiziano e Poussin. Intraprese un vero e proprio Grand Tour, riuscendo a trascorrere molti mesi anche in Italia (1819/20): Roma, Napoli e Venezia gli fornirono spunti e suggestioni tra arte, antichità e architetture.

TurnerTutto questo fu per lui un inestimabile serbatoio di conoscenza che riuscì ad assimilare e reinterpretare attraverso la sua particolare tecnica.

Nelle sue opere lo spazio si trasforma in luce, lontano da ogni impianto prospettico rigido e tradizionale: le forme perdono la loro consistenza e i colori puri, impastati di luce, assumono primaria importanza.

Con la sua pittura en plein air, l’artista fissa quell’istante unico e irripetibile, anticipando, di fatto, indiscutibilmente, quelle che saranno le poetiche impressioniste. Mai prima di lui, qualcuno era riuscito a sfruttare così sapientemente la trasparenza e la luce tipici della pittura ad acquerello, raggiungendo effetti di evanescenza e luminosità mai visti fino a quel momento.

TurnerLa mostra illustra perfettamente la predominanza che ebbe la tecnica dell’acquerello nella sua produzione, sin dai primordi, in una costante e continua ricerca intorno al colore e alla luminosità, che caratterizzerà sempre la sua carriera.

Turner elaborò una personalissima maniera di dipingere, soffermandosi e studiando sempre più gli effetti atmosferici e luministici: molto spesso aggiungeva tratti ad acquerello al si sopra dei rapidi schizzi a matita oppure in alternativa disegnava direttamente con il colore.

Questa tecnica conferisce alle opere degli effetti suggestivi, quasi poetici e progressivamente acquista sempre maggiore importanza all’interno della produzione artistica, soprattutto inglese; il colore è applicato con libertà e movimento di gesto e riesce a sovrapporsi in velature sottili, lasciando però ampi spazi vuoti (il bianco del foglio) laddove luminosità o riflessi lo richiedano.

TurnerTurner raggiunge con questa tecnica degli esiti sorprendenti, ampliando il formato delle sue opere e conferendo loro quella grandiosità e complessità che erano esclusive, fino a quel momento, della pittura ad olio.

Al genio inglese si deve anche l’impresa di cercare di applicare le caratteristiche dell’acquerello alla pittura a olio, imitandone quella trasparenza e immediatezza, caratteristiche peculiari dei colori ad acqua; negli esemplari su tela presenti in mostra è evidente l’esito di questa sua ricerca.

John Ruskin fu uno dei primi che studiò l’intero Lascito Turner; alla morte dell’artista, aspettò con impazienza la vendita delle opere provenienti dal suo studio. Egli aveva osservato che queste opere erano intrise non solo dell’abile tecnica del pittore ma anche del suo cuore: espressione intima della sua personalità, riuscivano a mostrare in modo unico l’immaginazione e la creatività del pittore inglese.

Turner. Opere dalla Tate

Turner
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Fino ad agosto avete dunque occasione di ammirare un’ampia selezione di opere tanto insolite quanto particolari. Per maggiori informazioni, potete visitare il sito del Chiostro del Bramante

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Giulia Chellini

Giulia Chellini

Silenziosa scrutatrice, appassionata di arte e restauro; spesso sogno ad occhi aperti il mondo come dovrebbe essere per dimenticare il mondo come è..ed intanto perdo l’autobus. Fotografo dettagli insignificanti, cerco quadrifogli nei prati e parlo con i gatti. Penso che lo scopo della vita sia racchiuso nella parola “scoprire”: luoghi, cose e persone.
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