In Umbria non solo cultura ma antiche terme per rigenerarsi

In Umbria non solo cultura ma antiche terme per rigenerarsi

SPOLETO – Nei dintorni della cittadina Umbra, che sorge sul colle Sant’Elia, immersa nel verde della Valnerina, tra una visita ed un evento culturale si può scegliere di trascorrere una giornata ai Bagni di Triponzo, divenuti la SPA più grande dell’Umbria.

Non si può rimanere delusi dal trascorrere una giornata di relax e passeggiate rigeneranti accompagnate dal buon cibo e alla scoperta di uno dei piccoli gioielli che contraddistinguono la verde regione.

E’ vero che Spoleto ha visto crescere la sua fama per essere stata location, dopo Gubbio, della fiction Rai1 “Don Matteo”: Corso Garibaldi e la scalinata verso il Duomo hanno visto il prete detective sfrecciare in sella alla sua bicicletta. Addirittura sono stati organizzati dei tour nel centro alla scoperta dei “luoghi del Don” e tra questi troviamo anche il bar con vista Duomo che all’esterno sfoggia proprio tale esclusiva a chiunque passi di lì. Ben vengano le fiction, se permettono di divulgare attraverso la tv la conoscenza di splendidi luoghi e dare una spinta al turismo locale.

Le bellezze di Spoleto

Ma Spoleto era famosa ancor prima dell’avvento delle serie televisive. Herman Hesse e Giosuè Carducci sono alcuni dei grandi scrittori del passato che citano l’ “alta Spoleto” (in Odi Barbare Libro I/Alle fonti del Clitumno di G.Carducci). Anche Goethe nel suo Viaggio in Italia ne elogia la bellezza delle architetture:

Sono salito a Spoleto e sono anche stato sull’acquedotto, che nel tempo stesso è ponte fra una montagna e l’altra. Le dieci arcate che sovrastano a tutta la valle, costruite di mattoni, resistono sicure attraverso i secoli, mentre l’acqua scorre perenne da un capo all’altro di Spoleto […].

Il Ponte delle Torri, è l’acquedotto citato dallo scrittore ed è sicuramente uno dei simboli di Spoleto. In origine, antico acquedotto romano, lungo oltre 200 metri, si erge tuttora sopra uno strapiombo con alberi e rocce. Purtroppo, dopo l’ultimo terremoto in Umbria, per motivi di sicurezza è stato chiuso ai visitatori. Attraversarlo faceva davvero uno strano effetto: con la sua imponenza ti permetteva di camminare come sospeso nella valle; tuttora in prossimità del ponte si respira natura pura, di cui si riescono a cogliere i suoni incontaminati.

Ponte delle Torri

Esso collega i due versanti, da un lato la Rocca Albornoziana, dall’altro quello che è chiamato Fortilizio del Mulini, un edificio turrito con funzione di controllo del ponte e, fino al Novecento, Mulino. La datazione del Ponte delle Torri non è certa ma alcuni dettagli costruttivi fanno ipotizzare che la sua edificazione, probabilmente sui resti di una precedente struttura romana, possa essere coeva alla rocca trecentesca.

Il punto più alto di Spoleto che possiamo raggiungere è proprio la Rocca di Albornotz: maestosa sovrasta la valle, regalando un panorama mozzafiato. Costruita intorno alla metà del XIV secolo dal cardinale spagnolo Egidio Albornoz, inizialmente aveva funzione difensiva e, contemporaneamente, residenziale. Nell’Ottocento si trasformò in prigione, fino al 1982; da allora furono avviati gli imponenti lavori di recupero e restauro. Oggi la Rocca è sede del Museo Nazionale del Ducato di Spoleto.

Rocca di Albornotz
La Rocca di Albornotz che si staglia sulla verde collina

Passeggiare tra i vicoli del piccolo centro, davvero ben curati è un piacere: si scoprono piccoli angoli di bellezza, dettagli che accrescono il valore di un luogo già prezioso di suo. Ben lontano dal trambusto cittadino, tavolini e sedie dei bar colorati donano un tocco di allegra finezza, le botteghe con prodotti tipici invitano ad una sosta per acquistare i veri sapori umbri. Qua e là le tipiche trattorie divengono tappa obbligata all’insegna della scoperta gastronomica della cittadina umbra: stringozzi, pasta fresca fatta in casa condita con sugo d’oca o tartufo che impreziosisce molte delle portate spoletine; oppure, per chi apprezza, coratella di agnello e carne arricchita dal Pilotto, lardo che cuocendo si scioglie insaporendo la portata. Tra i dolci tipici spoletini troviamo la Crescionda e l’Attorta.

All’improvviso si apre davanti ai nostri occhi la piazza del Duomo. La Cattedrale occupa la quinta scenica di questo spazio verso cui si scende attraverso un’ampia scalea: più scendiamo, più la piazza si allarga. Tra illusioni prospettiche ed edifici che parzialmente la nascondevano, sembra ancor più grande di quel che è. Alle sue spalle il verde di Colle S.Elia con la Rocca ben visibile.

Rocca di Albornotz
Il chiostro della Rocca di Albornotz

Il Duomo esternamente ha una struttura tipicamente romanica, con blocchi in pietra; la facciata a capanna è affiancata da un alto campanile. La animano otto rosoni ed un mosaico bizantineggiante. Ma entrando siamo catapultati in un’altra epoca: abbandoniamo il sobrio rigore romanico per incontrare la ricchezza dell’interno che, infatti, è stato completamente trasformato nel Seicento.

Oltre la bellezza architettonica, non eccessivamente ridondante, all’interno della Cattedrale di Spoleto come il candore bianco della struttura architettonica si contrappone ai colori degli splendidi affreschi (1467 ca) con le Storie della Vergine opera di Filippo Lippi nell’abside, alle spalle dell’altare.

Altra testimonianza pittorica quattrocentesca è conservata nella Cappella del vescovo Eroli (1497) ad opera di Pinturicchio, che li realizzò dopo esser tornato in Umbria, a conclusione delle commissioni artistiche in Vaticano.

Arte, natura, buon cibo, si conciliano perfettamente con il relax che solo le terme riesce a dare. Il più antico complesso termale in Umbria è stato riaperto nel 2016 dopo 35 anni di abbandono e chiusura: si tratta dei Bagni di Triponzo, divenuti la SPA più grande dell’Umbria.

Bagni di Triponzo
Il Ristorante dei Bagni di Triponzo che affaccia sulla piscina termale esterna. Oltre che una splendida location offre un menù di prelibatezze con uno chef d’eccezione.

La loro storia ha inizio nell’Ottocento, quando fu costruito lo stabilimento balneare lungo il fiume Nera. «Sulfurea Nar albus aqua», così è citato questo luogo fu citato da Virgilio nell’Eneide; esistevano, infatti,  proprio qui delle terme, tanto apprezzate dai Romani, di cui oggi rimangono solo alcuni resti.

Ristorante dei Bagni Triponzo

La caratteristica dei Bagni di Triponzo sono le 18 sorgenti di acqua termale solfurea che sgorgano con una temperatura di circa 31°, tutto l’anno. La struttura oggi possiede 1.700 metri destinati alla spa che comprende quattro vasche termali, sauna, aree per trattamenti personalizzati, medicina estetica. Ristorante e bar completano completano l’offerta per una giornata all’insegna del relax circondati dal verde della Valnerina.

Bagni di Triponzo

Le qualità terapeutiche di tali acque, ricche di zolfo e molti altri elementi tra cui il magnesio, sono ormai rinomate. Lo zolfo garantisce un peeling naturale che purifica la pelle.

Bagni di Triponzo
Il percorso della sorgente dei Bagni di Triponzo

Pochi giorni fa è iniziata la 66esima edizione del Festival dei due Mondi di Spoleto, che trasforma il borgo umbro in location di una manifestazione di fama mondiale che porta in scena la cultura a 360°.

Hotel Arca a Spoleto
Le scale che conducono alle stanze dell’Hotel Arca a Spoleto con scritte poetiche che segnano il passo.

Che dire, un pretesto in più, se ce ne fosse bisogno, per un breve soggiorno in Umbria.

Hotel Arca a Spoleto

Poi se volete un consiglio “originale” su dove alloggiare a Spoleto, lontano dal borgo antico ma comodo per la vicinanza all’arteria stradale principale, prenotate al vecchio Motel dell’AGIP anni ’60, ristrutturato con nuova vita, dal design ecologico e frizzante nei colori fluo ben dosati tra il verde ed i dipinti agresti che vi accoglieranno: Hotel Arca, S.S. Flaminia Km 127, 06049 Spoleto.

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Giulia Chellini

Giulia Chellini

Silenziosa scrutatrice, appassionata di arte e restauro; spesso sogno ad occhi aperti il mondo come dovrebbe essere per dimenticare il mondo come è..ed intanto perdo l’autobus. Fotografo dettagli insignificanti, cerco quadrifogli nei prati e parlo con i gatti. Penso che lo scopo della vita sia racchiuso nella parola “scoprire”: luoghi, cose e persone.
Giulia Chellini

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