Vita da Polli. Incontro con i protagonisti di Muré Teatro

Vita da Polli. Incontro con i protagonisti di Muré Teatro

FROSINONE – Dopo avervi parlato della meravigliosa serata tra teatro e intrattenimento musicale ed enogastronomico, con l’evento inaugurale del programma Art Village che il 20 luglio ha infiammato l’Acropoli di Civitavecchia ad Arpino, vi sveliamo ulteriori dettagli sul dietro le quinte di Vita da Pollil’ultima esilarante commedia della compagnia Muré Teatro, diretta da Antonio Fava. Abbiamo incontrato Marcello Sacerdote, uno degli attori e co-fondatore del gruppo di artisti abruzzese, grazie al quale abbiamo scoperto di più su un antica forma di spettacolo dal vivo di tradizione italiana

 

La “Pulcinellata” “Vita da Polli” ha un intreccio semplice e un andamento esilarante. Eppure dietro l’immediatezza della risata strappata al pubblico si celano grande perizia tecnica attoriale e studio dei tempi comici. Possiamo dire che oggi il vostro gruppo abbia dato prova di tutto questo. 

La farsa d’Arte all’italiana è un teatro “caldo”, potremmo dire, che però porta con sé molto studio. Per quanto esista il luogo comune della Commedia dell’Arte che si fonda sull’improvvisazione, nulla è davvero frutto del caso. Come è giusto che sia, però, esistono sempre delle “zone” di apertura che vengono lasciate allo stupore e al momento. Questo accade in genere volutamente in alcuni momenti di uno spettacolo o a causa di possibili imprevisti.

Può raccontarci qualcosa sulla storia della vostra Compagnia? 

La nostra Compagnia, Muré Teatro, prende il suo nome da una parola della tradizione marinara pescarese, poiché desideriamo mantenere un forte contatto con le radici della nostra tradizione. Nel lessico marinaro locale muré indicava il ragazzino che saliva per la prima volta sulla barca, il mozzo, secondo la gerarchia tra i marinai. Questo termine racchiude il senso del nostro percorso perché parte dal basso, non in un’accezione volgare, ma nel senso che crediamo in un’arte che possa e debba arrivare a tutti: un teatro popolare e raffinato ma per tutti. La Compagnia si è formata cinque anni fa ed è stata fondata da me e da Francesca Cammilla D’Amico.

Qual è stato il peso della direzione del Maestro Antonio Fava per questo spettacolo? 

Vita da Polli è stato scritto e diretto dal Maestro Fava, che ci ha guidati partendo da alcune improvvisazioni su un canovaccio dato, in cui abbiamo dato voce e corpo a delle indicazioni, per cui c’è del nostro. Le musiche sono sempre di Antonio Fava, come pure le maschere. Con lui avevamo già svolto per circa un mese uno studio sulla Commedia dell’Arte e sui vari personaggi, così ad un certo punto abbiamo deciso di confrontarci con la farsa meridionale, di cui una delle maschere più note è senza dubbio quella di Pulcinella.

Considerando il fatto che molte delle maschere di questo genere teatrale sono proprio di carattere meridionale, è comunque improbabile non fare i conti con la coloritura e la lingua del Sud Italia. In proposito ci colpiva anche la capacità camaleontica di Francesca Camilla D’Amico nel saper vestire rapidamente i panni di innumerevoli personaggi che hanno caratterizzazioni linguistiche diverse. È molto ironico ad esempio il lazzo di Scapino, servo di Skatar, che apostrofa Pulcinella alla maniera settentrionale, giocando su un’antica ruggine nazionale e con la memoria storica di tanti emigranti meridionali che nei decenni addietro hanno cercato fortuna al Nord. 

Beh, le varianti dialettali settentrionali espresse da alcuni personaggi affidati alla nostra attrice sono più frutto di studio e del suo talento che di reali origini familiari. Nel caso di Scapino, il Maestro Fava ha voluto dargli una coloritura bergamasca e, lui che questa parlata la conosce bene, durante le prove ha dato delle imbeccate a Francesca che ha saputo rielaborarle.

Questo spettacolo è attualmente in tournée? 

Sì, siamo partiti da Reggio Emilia, poi siamo tornati in Abruzzo, per poi partecipare a Padova al Festival Internazionale della Commedia dell’Arte ed approdare oggi ad Arpino, dove ci ha portato il legame professionale e di amicizia con Piergiorgio Sperduti, che nel vostro territorio è il solo a coltivare una cultura teatrale italiana di tradizione con La Valigia di Prospero. Oggi nel settore teatrale, come in molti altri ambiti, sono molto importanti le reti sociali, che non vanno intese come una qualche forma di clientelismo, ma come tessuto determinante per costruire progetti importanti e durevoli nel tempo.

La qualità dello spettacolo, la giornata serena e la location suggestiva hanno permesso oggi un risultato pieno, nonostante il rischio sia sempre in agguato in un territorio dove non esiste una solida tradizione teatrale. 

Il luogo in cui ci troviamo è senz’altro una cornice che arricchisce non poco l’esperienza finale. Tenendo conto però del fatto che ogni pubblico è differente dall’altro, posso dire che la farsa d’Arte all’Italiana viene solitamente apprezzato, perché non è un genere “grasso”, potremmo dire. È un tipo di Commedia che conserva la sua sobrietà andando anche in contrasto con le tendenze della cultura di massa, in cui l’intrattenimento deve rispettare le regole della velocità e della semplicità mordi e fuggi.

Questo dato che richiama è riscontrabile anche nel cinema, in cui agli anni della classica Commedia all’Italiana è seguita una caduta libera di almeno vent’anni nei “cinepanettoni” e in prodotti deteriori da cui soltanto recentemente si sono avvertiti segnali di ripresa. 

C’è stato sicuramente un declino culturale di cui anche la Commedia ha risentito molto. Antonio Fava parla spesso del fatto quest’arte sia diventata banale e senta il bisogno di sopperire alla sua attuale pochezza ricorrendo al cattivo gusto e al turpiloquio.

Un’ultima domanda sull’aspetto gestionale-organizzativo: la Compagnia Muré Teatro è composta da attori professionisti che riescono a sostenersi vivendo unicamente della propria attività artistica?

Siamo tutti attori professionisti che fanno esclusivamente questo lavoro, eccetto Paolo Diodato che pur avendo grande esperienza di palcoscenico è anche un insegnante di scuola secondaria di secondo grado. Nonostante le difficoltà di questi tempi in cui i ritmi di vita sono serrati ed è difficile mantenere i livelli “dell’arte”, facciamo del nostro meglio per andare in scena davanti al pubblico con la massima resa artistica.

Sono previste tappe successive per questo lavoro? 

Sì, per il momento ci saranno nuove date estive, cui ne seguiranno altre in autunno. La prima in ordine di tempo sarà a Fossacesia in Abruzzo, in occasione di un altro piccolo Festival di Commedia dell’Arte. Il 3 Agosto saremo invece in Emilia Romagna, nuovamente ospiti del Maestro Antonio Fava, che terrà il suo stage internazionale, all’interno del quale mostrerà ad un gruppo di allievi alcuni suoi lavori tra cui quello della nostra Compagnia.

Ci sono nuove produzioni in cantiere? 

Il gruppo Muré Teatro ha tanti altri spettacoli in repertorio, tra cui due che portano avanti la tradizione dei cantastorie, dunque nella narrazione.

L’arte della narrazione è un qualcosa di originario e fondamentale che stiamo forse perdendo. Eppure esso ritrova un posto inatteso nel Global English del mondo delle imprese, le quali stanno
riscoprendo nello storytelling il valore fondamentale della comunicazione per raccontarsi all’esterno e guadagnare appeal sul mercato.  

Quella del racconto è un’arte ancestrale ed è anche evidentemente il padre o la madre del teatro, poiché ne racchiude in sé tutte le dinamiche fondamentali. Muré Teatro è molto legata alla tradizione del cantastorie e dell’attore-narratore, che esploriamo anche attraverso altri generi.

In proposito richiamerei l’attenzione sul prologo colto che abbiamo ascoltato da Paolo Diodato, presentatosi in scena vestito di tutto punto con gli abiti del suo personaggio prima dell’inizio dello spettacolo, nonostante vi fosse già stata una presentazione ufficiale da parte de “La Valigia di Prospero” e delle autorità locali. Una sorta di racconto nel racconto e prima del racconto scenico, la cui illusione veniva in un certo senso rotta volutamente prima ancora che incominciasse. Fatto doppiamente inusuale questo, poiché l’attore non è sempre una figura accademicamente consapevole della materia che affronta per lo più dal punto di vista artistico. 

È vero, non sempre gli attori sono figure che posseggono una preparazione di tipo libresco su temi di tipo storico o letterario. Noi cerchiamo di colmare anche questa esigenza.

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Stefano Maria Pantano

Stefano Maria Pantano

Et unum facere et aliud non omittere! Ricordo con affetto queste parole, che uno dei miei più cari maestri di prima gioventù amava ripetermi. Non sempre però riesco a mettere in pratica il prezioso precetto dei padri latini, essendo io alla perenne ricerca di un equilibrio e di una pace mai trovata. Mi dibatto tra vari interessi che vanno dallo studio al teatro (visto e recitato), dallo sport alla scrittura cercando la mia stella. Fisicamente a metà fra l’atleta e il topo da biblioteca, ma sempre più tendente verso il secondo, la mia eterna preoccupazione è che quello che faccio sia fatto degnamente, secondo un’espressione orientale che mi sta molto a cuore: kung fu (“lavoro molto duro praticato con abilità e sacrificio”).
Stefano Maria Pantano

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