Voci d’amore continua il tour

Voci d’amore continua il tour

FAENZA – Vi consiglio di non perdere l’ultima data del tour di Voci d’Amore: a Faenza, l’11 marzo al Ridotto del Teatro Masini. Io l’ho visto all’Auditorium Istituto Musicale di Rivoli e, nonostante ne avessi sentito già tanto parlare, non pensavo mi colpisse così tanto. Qui vi descrivo tutte le emozioni di uno spettacolo che mi ha davvero coinvolto.

Perché diventa memorabile un melologo che parla d’amore? Perché musica e parole fluiscono in un sentimento amoroso, scorrono come un fiume in piena, stupiscono, emozionano, stridono e si contendono il tempo delle attese e quello dei ritorni. Questo è quello che succede in Voci d’Amore. Dove le parole di Diana Hobel, studiate e vere, si sposano con il ritmo della musica, magistralmente interpretata dal pianista Francesco Prode, in una magia unica che non è facile da descrivere.

Voci d'Amore - Auditorium Rivoli
Voci d’Amore – Auditorium Rivoli

Ne è convinto anche l’ideatore dell’opera; il compositore, divulgatore, docente e pianista, nonché direttore artistico dell’Associazione Amici della Musica di Modena, Claudio Rastelli. Nel suo progetto amore e musica camminano su un unico binario, anche se le forme d’amore sono diverse, ben otto per altrettanti compositori, tutte raccontate in Voci d’amore, spettacolo che si sposta, visto il successo del suo esordio a Modena e a Riva del Garda, in altre due sedi prestigiose.

Sabato è toccato all’Auditorium Istituto Musicale di Rivoli, che ha accolto con un pienone, e tanto entusiasmo, il melologo. Al termine dello spettacolo, Claudio Rastelli ci ha esternato alcune sue considerazioni:

«Non è semplice riuscire a conciliare parole e musica, perché le parole non sono martellanti come in un rap, la musica classica ha le sue regole, il pianoforte deve intonarsi ad ogni battuta pronunciata dall’attrice, che in questo caso è bravissima, perché non è detto che tutte le attrici abbiano un orecchio musicale».

Affascinante è la genesi dell’opera, nata da un desiderio del compositore: «Volevo lavorare con Francesco Prode, perché è un musicista incredibile e riesce a rendere le mie musiche diverse ogni volta. A dire il vero questo è uno dei motivi per cui discutiamo più spesso – scherza – perché io vorrei che non cambiasse ogni volta il modo di suonarle, ma è una dura lotta contro il talento».

Voci d'Amore
Claudio Rastelli, Diana Hobel e il pianista Francesco Prode

La scelta dell’argomento non è casuale, anche se le forme di amore di cui si parla in scena sono le più svariate: «L’idea era quella di parlare di amore in tutte le sue forme – racconta Claudio Rastelli – e quando ho suggerito il tema a Diana, parlando dei compositori e del loro rapporto con l’amore, gli ho fornito tutta una serie di testi serissimi, testi musicologici, materiale tecnico, da cui lei ha tirato fuori otto testi teatrali. Si parla dell’amore coniugale, di quello infedele, dell’essere bambini e grandi insieme, c’è Schubert e l’amore scandaloso per un uomo, Debussy che si presta al gioco e alle invenzioni di Pierre Louys, fino al Melancholia di Lars Von Trier con il Tristano e Isotta di Wagner, una vera trovata filologica di Diana».

Voci d’amore
Photo Giorgio Finali ©

Qual è l’epilogo che tra un tradimento e un’invocazione, tra una moglie-musa e una mamma severa, tra passioni e desideri traditi e assecondati si potrà mai avere, in mezzo a tutte queste Voci d’Amore?: «L’epilogo è la pazzia di chi racconta, una follia che solo chi ha sperimentato le mille sfaccettature amorose può comprendere. Così nell’epilogo Diana sembra quasi aver toccato il fondo, si libera, esplode e infine invoca la pace. Forse la stessa che anche gli spettatori, di solito abituati a spettacoli più brevi – sorride – invocheranno».

E invece anche noi vorremmo inebriarci ancora di quella follia amorosa, danzare sulle note a volte spigolose di un sentimento, altre volte rassicuranti.

Se volete provare la stessa ebbrezza c’è ancora una data, all’Emilia Romagna Festival a Faenza, l’11 marzo, alle 21, al Ridotto del Teatro Masini.

Photo homepage Giorgio Finali ©

Samantha Viva

Non basta una vita per vedere tutti i posti in cui vale la pena vivere e leggere tutti i libri che avrei voluto scrivere. Nonostante tutto, mi attrezzo ogni giorno per viaggiare un po’ – anche con la mente – e per scrivere di qualcuno o di qualcosa. Catanese di nascita, con la Sicilia nel cuore, l’impegno verso i più deboli e gli emarginati come missione; curiosa di me stessa e degli altri. Ho scritto di Sociale, Antiracket, Esteri e Cultura . Mi capita di vivere in città, piccole e grandi, di cui mi innamoro solo un po’, prima di abbandonarle. In questi anni ho scoperto un piccolo centro del cuneese e da qui indago più a Nord, per scoprire abitudini e persone. Mi piace andare al cuore delle cose e usare la penna e le immagini per raccontare il nostro tempo.
Samantha Viva

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