16° Quadriennale d’Arte

16° Quadriennale d’Arte

ROMA – Un grande ritorno quello della Quadriennale d’Arte, promossa e organizzata dalla Fondazione La Quadriennale di Roma e dall’Azienda Speciale Palaexpo, dopo una pausa di otto anni dall’ultima edizione del 2008. E non è l’unica novità. L’iniziativa rientra in un percorso globale che attraverso il “Fuori Quadriennale”, vede il coinvolgimento dell’intera Città, con i suoi musei, le fondazioni ed i luoghi della cultura.

E non finisce qui, perché venerdì 28 ottobre la Giuria Internazionale assegnerà il Premio Quadriennale di 20mila euro. La Giuria sarà composta da Ferran Barenblit, direttore del MACBA Museo di Arte Contemporanea di Barcellona, Volker W. Feierabend, Presidente della Fondazione VAF di Francoforte, Susanne Pfeffer, direttrice del Museo Fridericianum di Kassel e prossimo curatore del Padiglione Germania alla Biennale di Venezia

Ma come si esprime l’arte del Duemila? E chi sono gli attori del cambiamento?

Si sperimenta. Una ricognizione delle tendenze più significative nel panorama delle arti visive contemporanee, frutto di una sperimentazione a metà strada tra passato e futuro; è questo il filo conduttore della mostra allestita nel Palazzo delle Esposizioni  a Roma dal 13 ottobre 2016 all’8 gennaio 2017, con le sue 10 sezioni espositive ideate da 11 curatori e comprensive di ben 150 opere realizzate da 99 giovani artisti, disposte su un’area di oltre 2mila metri quadrati.

Per la scelta dei curatori è stata bandita una Call for project, una selezione su progetto, rivolta a trentenni e quarantenni attivi sul territorio italiano, senza escludere gli italiani che lavorano all’estero. Artisti diversi per formazione, background esperienziale e intenti: Simone Ciglia e Luigia Leonardelli – hanno firmato congiuntamente il loro progetto – a seguire, Michele D’Aurizio, Luigi Fassi, Simone Frangi, Luca Lo Pinto, Matteo Lucchetti, Marta Papini, Cristiana Perrella, Domenico Quaranta e Denis Viva. I loro progetti sono stati selezionati da una Commissione multidisciplinare di esperti, tra i quali Franco Bernabè, Presidente della Fondazione e Mario De Simoni, Direttore generale di Palaexpo.

Ognuna delle dieci sezioni espositive approfondisce un tema e lo esprime con un proprio metodo,  muovendosi nell’ambito innovativo del digitale ma con uno sguardo alla ruralità, al riuso e alle periferie; un lavoro scandito dalla scelta accurata dei materiali che variano dal gesso al poliuretano, dal plexiglas ai metalli preziosi e talvolta fanno da contorno o sono affiancati da originalissimi video che, come evidenziato dagli stessi organizzatori della mostra, mettono in luce il legame Altri tempi, altri miti, in un artistico abbraccio tra passato e futuro.

Ne è un esempio il lavoro di Federico Solmi che nelle sue tele ha saputo combinare video loop su schermo LED, plexiglas, acrilico, foglia d’oro e d’argento, creando His Angry Lord, 2015, The father of his nation, 2016, rappresentante Giulio Cesare e The great patriot, 2016, dedicato a George Washington. Solmi ha lavorato con Domenico Quaranta al progetto Cyphoria, che analizza l’impatto dei media digitali su vari aspetti della vita, dell’esperienza, dell’immaginazione e del racconto.

01- Francesco VezzoliAppariscenti le grandi sculture di Francesco Vezzoli e Quayola; il primo ha associato alla figura in marmo imperiale del satiro che suona il flauto quella molto più alta di Apollo, tutta realizzata in poliuretano, stiamo parlando dell’opera Metamorfosi, un autoritratto di Apollo che uccide il satiro Marsia, 2015. Vezzoli ha lavorato sia nel gruppo Ehi voi!, a cura di Michele D’Aurizio, focalizzato sulla ritrattistica come linguaggio capace di esprimere una commistione tra sfera individuale e sfera sociale; sia con la curatrice del progetto La seconda volta, Cristiana Perrella con cui condivide l’interesse per l’uso di materiali densi di storie già  vissute e reinterpretate, secondo una poetica della trasformazione.

Troneggia in una sala Laocoön, scultura in marmo bianco polverizzato, 2016, dalle dimensioni estese 234x131x124 cm., opera di grande impatto visivo, presentata da Quayola, artista romano nato nel 1982, che vive e lavora a Londra e che per l’occasione ha collaborato con il maestro Domenico Quaranta al progetto Cyphoria.

Tra le opere in gesso, Pile Up, 2008 (1978), dalle dimensioni 180×40×30 cm., proposta da Paolo Icaro, che ha collaborato al progetto di Denis Viva Periferiche, che individua nel policentrismo un’originale condizione strutturale del nostro territorio che permea anche la nostra cultura visiva.

Di grande impatto visivo anche le opere del duo artistico Bertuzzi e Trabucchi, Invernomuto, della sezione espositiva I Would Prefer Not to / Preferirei di no, curata da Simone Ciglia e Luigia Leonardelli, dedicata agli esercizi di sottrazione come resistenza a codificazioni identitarie, come avviene nell’ultima arte italiana.

Nel dedalo di sale, tra video, dipinti, fumetti ed opere in carne ed ossa un ultimo sguardo va a Zion, paesaggio, 2014, l’opera di Invernomuto, a metà strada tra passato e presente; un tocco di natura, per la presenza di piante tropicali, legno, ferro e stampa diretta sul legno ed un tocco di tecnologia per la presenza di un monitor LCD posato in terra, su cui campeggia un leoncino in poliuretano indurito, si tratta di Motherland, Marsèlleria, Milano 2014.

Insomma la 16° Quadriennale d’Arte richiede un pò di tempo per visitarla e per dedicare il giusto spazio agli artisti che si presentano in questa occasione al Palazzo delle Esposizioni. Avrete tempo dal 13 ottobre 2016 al 8 gennaio 2017.

Quadriennale d'arte

A 1251658

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Art documentation by Todd-White

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Angela Attolico

Il giornalismo e la comunicazione sono la mia vita, una passione iniziata dai banchi di scuola. Romana di adozione, le mie origini sono pugliesi. Sono giornalista pubblicista dal 1998, laureata in comunicazione, ho una lunga esperienza come addetto stampa e collaboratore  per varie testate. Diventare giornalista professionista è sempre stata la mia massima aspirazione ed io non ho mai perso le speranze. Tenace, creativa e solare sono i tre aggettivi che più mi caratterizzano.
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