Biennale 2015. FLAGS e la Resa di Fabio Mauri

Biennale 2015. FLAGS e la Resa di Fabio Mauri

Ai quesiti: “Fino a che punto siamo disposti a rinegoziare le nostre certezze e quali strategie possiamo mettere in campo per produrre visioni e versioni alternative a quelle stabilite dalla storia, dalla politica, dal mercato o dal tempo?
“Quando però le costruzioni del mondo diventano entità ferree, finiscono facilmente per erigere “edifici immotivati”: non è quindi forse meglio arrendersi di fronte a questo rischio e sospendere il proprio essere di fronte a metodi e ad approcci semplificati al reale, alle cose e alla conoscenza? Rispondono gli artisti della mostra Flags e la Resa di Fabio Mauri sotto la curatela di Elena Forin, alzando la bandiera bianca come affermazione di una scelta volta a non esercitare forme di controllo, a superare le ideologie, e implica quindi la volontà di guardare, cercare e raccontare andando oltre la superficie della rassicurante accettabilità che abbiamo costruito.

Fabio Mauri (Rome, 1926-2009) LA RESA 2002 iron pipes, fabric 500 x 250 x 360 cm Photo: Claudio Abate Courtesy the Estate of Fabio Mauri, Galleria Michela Rizzo and Hauser&Wirth
Fabio Mauri (Rome, 1926-2009) LA RESA
2002
iron pipes, fabric
500 x 250 x 360 cm
Photo: Claudio Abate
Courtesy the Estate of Fabio Mauri, Galleria Michela Rizzo and Hauser&Wirth

La mostra, promossa dallo Studio Fabio Mauri e dall’Associazione per l’arte l’Esperimento del mondo,una raccolta di bandiere simboliche che affermano strategie e visioni inconsuete, è pensata come un percorso articolato su due principali linguaggi: quello delle installazioni ambientali e video, e quello performativo.
Il punto di avvio è La Resa, la bandiera bianca montata su una struttura di tubi innocenti che Mauri ha realizzato nel 2002 e che è allestita nel giardino antistante la Serra.

Tra l’esterno e l’interno, le opere degli artisti punteggeranno gli spazi della location creando una mappa di situazioni e di possibilità in cui calarsi. Dalle nature ricreate e riflesse nelle opere di Ivan Barlafante (Giulianova, 1967), al futile territorio creato con aria inglese da David Rickard (Nuova Zelanda, 1975), fino ai palcoscenici surreali e alle rovine di Rä di Martino (Roma, 1975), all’immaginario auspicato e ricreato di Alessandro Sambini (Rovigo, 1982), alle profonde vibrazioni del tempo di Elisa Strinna (Padova, 1982) o, ancora, alle pagine cancellate, riscritte e ridisegnate secondo il trasversale alfabeto visivo di Fabrizio Cotognini (Macerata, 1983) all’identità e al senso di appartenenza indagato da Ruben Montini (Oristano, 1986), la mostra tocca quindi differenti modalità e tematiche su cui applicare logiche differenti.

Nella loro – anche profondissima – diversità linguistica, concettuale e visiva, gli artisti e le loro opere hanno in comune una cifra performativa piuttosto evidente che si manifesta in un rapporto attivo con lo spettatore e con il tempo. Invitato a calarsi nelle situazioni proposte dalle opere, il pubblico di FLAGS è quindi un “esploratore” invitato a intraprendere un viaggio nella diversità.
Per rendere ancora più forte e intensa questa spedizione in un universo critico alternativo, nel corso del periodo espositivo gli spettatori avranno la possibilità unica di partecipare a performance e screenings.

FLAGS
e La Resa di Fabio Mauri

A cura di
Elena Forin – LaRete Art Projects
Mostra promossa da
Studio Fabio Mauri, Associazione per l’Arte L’Esperimento del Mondo
Ospitata da Microclima, il programma culturale della Serra

Serra dei Giardini, Venezia
7 maggio – 2 agosto 2015
Inaugurazione 6 maggio ore 18.00
Aperto tutti i giorni dalle 10.00 alle 18.00 Vaporetto linea 1, 2, 4.1, 5.1, fermata Giardini

Simona Gavioli

A chi mi chiede perché amo l’arte rispondo cosi:
Sono nata nella città di Virgilio, del Regno dei Gonzaga e di Isabella D’Este, una delle donne più colte e stimate del Rinascimento. Sono nata tra le mura di Palazzo Te (Giulio Romano) e la camera degli sposi (Andrea Mantegna). Sono cresciuta saltellando qua e là, facendo finta di pregare tra la chiesa di San Sebastiano e la Basilica di Sant’Andrea (Leon Battista Alberti). Sono vissuta dividendo la mia vita tra cucine e chiese matildiche; la mia favola, prima di dormire, era L’Arte di Ben Cucinare di Bartolomeo Stefani, cuoco al servizio di Ottavio Gonzaga.
A chi mi chiede perché scrivo, non rispondo.
Ma a chi mi chiede perché scrivo di arte e di cucina, dico solo che la scrittura è qualcosa che hai dentro e dalla quale non puoi scappare perché fa parte di te. La scrittura, come l’arte, ingombra la vita, soprattutto quando diventa urgente, compulsiva e passionale come la mia.
Simona Gavioli

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