Paolo Sorrentino compie 50 anni: ecco le citazioni più iconiche dei suoi film

Paolo Sorrentino compie 50 anni: ecco le citazioni più iconiche dei suoi film

ACCADDE OGGI – Il 31 maggio del 1970 nasceva a Napoli Paolo Sorrentino. Per festeggiare i suoi 50 anni ecco una carrellata di dialoghi, monologhi e citazioni dei suoi film rimasti alla storia.

Uomini soli, intrisi di una struggente tristezza, potenti ma allo stesso tempo disgraziati. E un mondo sospeso tra sogno e vuoto, tra la disperazione, sublimata dalle lacrime, e le danze sfrenate. Il cinema di Paolo Sorrentino, che oggi 31 maggio, compie 50 anni, è stato, è e sarà (per poco come conferma il regista) un cinema che racconta gli altari e le polveri della vita.

Racconta dell’uomo più potente nell’Italia del dopoguerra – Il Divo – o del Papa più controverso – The Young Pope (serie tv) ci fa entrare negli angoli più disperati della vecchiaia (Youth e La Grande Bellezza) e nelle ossessioni erotiche irrisolte (Le conseguenze dell’amore). Il tutto, sempre seguendo uno stile rigoroso, quasi geometrico, fortemente figurativo e sempre innovativo a livello di scrittura.

Del potere, racconta Paolo Sorrentino, “mi affascina il lato psicologico, come incide sul destino delle persone, sulla loro vita privata. Come si stabiliscono i rapporti di forza tra le persone, questo è interessante esplorare. E in politica i rapporti di forza sono esasperati”.

Nella corsa alla gloria di Paolo Sorrentino ci è scappato anche un Oscar, nel 2014, per un capolavoro assoluto, La Grande Bellezza, che rimarrà per sempre un classico.

La forza dei film di Sorrentino non si misura solo dalle ambientazioni oniriche o dalla fotografia unica. Non si misura solo dalla trama che spesso passa in secondo piano. A fare la differenza sono i personaggi, spesso incarnati dal fenomenale Toni Servillo. E allora, in occasione del suo 50esimo compleanno, quali sono i monologhi più iconici del cinema di Sorrentino?

8) Loro 2 (2018)

50 anni Paolo Sorrentino: Loro 2

Fedele Confalonieri: Ma te che cosa ti aspettavi? Di poter essere l’uomo più ricco del paese, fare il premier e che anche tutti ti amassero alla follia?
Silvio Berlusconi: Sì, io mi aspettavo proprio questo.

7) Youth (2015)

50 anni Paolo Sorrentino
50 anni Paolo Sorrentino: Youth

Le monarchie fanno sempre tenerezza perché sono vulnerabili: basta eliminare una sola persona e all’improvviso ecco che il mondo cambia. Come nei matrimoni. (Fred Ballinger)

6) L’amico di Famiglia

50 anni Paolo Sorrentino: L’amico di famiglia

Quando i padri se ne vanno, in cielo o in terra, non importa, non tornano più. Ci rimane il ricordo, e dopo un poco neanche più quello. E allora diventano i nostri eroi, e gli eroi non hanno cognomi, non hanno figli, non hanno famiglia. Sono uomini adulti, soli, contro tutti e orgogliosi di esserlo. Noi siamo i figli, ma non saremo mai eroi. (Geremia)

5) Le conseguenze dell’amore

50 anni Paolo Sorrentino: Le conseguenze dell'amore
50 anni Paolo Sorrentino: Le conseguenze dell’amore

La cosa peggiore che può capitare ad un uomo che trascorre molto tempo da solo, è quella di non avere immaginazione. La vita, già di per sé noiosa e ripetitiva, diventa in mancanza di fantasia uno spettacolo mortale. Prendete questo individuo con il papillon: molte persone nel vederlo si divertirebbero a congetturare sulla sua professione, sul tipo di rapporti che intrattiene con queste donne; io invece, vedo davanti a me solo un uomo frivolo. Io non sono un uomo frivolo, l’unica cosa frivola che possiedo è il mio nome: Titta Di Girolamo. (Titta Di Girolamo)

4) L’uomo in più (2001)

Paolo Sorrentino 50 anni mywhere
50 anni Paolo Sorrentino: L’uomo in più

Lo sa che io venivo a cantare qua quando lei non era ancora nato? Io ho sempre voluto cantare. Mi ricordo che da bambino mio padre si incazzava, e io cantavo ancora di più. Mi picchiava, e io cantavo ancora di più. Io me li ricordo i microfoni a giraffa. Mi ricordo Mina, Walter Chiari, Alberto Lupo… Alberto? Alberto si schiattava di risate con me. Mi ricordo tutti i teatri dove mi sono esibito, tutte le canzoni che ho cantato, tutti i camerini, tutti i flash dei fotografi, le dediche sui dischi, gli autografi, le tournée, i ristoranti, le risate, le lacrime degli spettatori. Io sono nato a Vico Speranzella. Mi ricordo Napoli durante la guerra, avevo solo otto anni, mi ricordo il rifugio a piazzetta Augusteo. E poi mi ricordo che avevo sei smoking, centocinquanta camicie, novanta paia di scarpe. Mi ricordo quando mi hanno messo le manette la prima volta, tutte le lacrime che ho pianto. Ma come piangevo quando mi trasferivano da un carcere all’altro, quando le guardie carcerarie mi facevano l’ispezione anale. Io mi ricordo tutti i compagni di cella. Io mi ricordo tutte le volte che avevo la voce bassa, e avevo paura di salire sul palcoscenico. Mi ricordo i fiori dentro i camerini, le donne fuori dei camerini che dicevano che volevano conoscermi, mi trovavano interessante, ma poi si finiva sempre a letto. Dicevano che ero bello. Ma io non mi sono sentito mai bello: io mi sentivo potente. Non me n’è fregato mai un cazzo di nessuno. Io mi ricordo tutto. È ‘na strunzata che la cocaina ti scassa la memoria, so trent’anni che la tiro e non mi sono dimenticato niente. Io me la ricordo tutta la cocaina che mi sono tirato. Del resto tutti hanno tirato in questi anni di merda, chi è che non l’ha fatto? Soltanto i poveri non hanno pippato, e non sanno quello che si sono persi. Io mi ricordo quando cantai a New York e Frank Sinatra dovette venirlo a sentire, stu fenomeno di Tony. Mi ricordo mia mamma, quando era giovane. Che vi devo dì… per me rimane comunque la donna più bella che ho conosciuto nella mia vita. Poi mi ricordo un amico, si chiamava Antonio Pisapia. Era un grande calciatore. Voleva fare l’allenatore e non gliel’hanno fatto fare. E si è suicidato. Ma io non mi suiciderò mai, perché un’altra cosa mi ricordo io: io ho sempre amato la libertà. E voi non sapete manco che cazzo significa. Io ho sempre amato la libertà. Io sono un uomo libero. (Tony Pisapia)

3) Il Divo (2008)

50 anni Paolo Sorrentino
50 anni Paolo Sorrentino: Il Divo

Andreotti: Io non ci credo al caso; io credo alla volontà di Dio.

Scalfari: Dovrebbe invece. Dovrebbe crederci al caso. Dunque, presidente, è un caso che i familiari di alcune persone assassinate la odino? La odia il figlio del generale Dalla Chiesa: dice che c’è la sua mano nell’omicidio del padre. La odia la moglie di Aldo Moro che la ritiene uno dei responsabili della morte del marito. È un caso che la odi la moglie del banchiere Roberto Calvi? Dice che lei minacciò prima e ordino poi l’omicidio di Calvi. Dice che non l’uccise lo Ior, ma due persone: Andreotti e Cosentino, che adesso è morto. E poi mi domando: è un caso che lei fosse ministro dell’Interno quando Pisciotta è stato assassinato con un caffè avvelenato? Si disse che Pisciotta avrebbe potuto rivelare i mandanti dell’omicidio del bandito Giuliano. È un caso che il banchiere Michele Sindona sia stato assassinato allo stesso modo? Anche lui, costretto in carcere, avrebbe potuto fare rivelazioni fastidiose. È un caso che tutti dicano che lei abbia ripetutamente protetto Sindona? È un caso che il suo luogotenente Evangelisti abbia incontrato Sindona da latitante, a New York, in un negozio di soldatini? È un caso quello che dice il magistrato Viola, che se lei non avesse protetto Sindona non sarebbe mai maturato il delitto Ambrosoli? E ancora: è un caso che lei annota tutto scrupolosamente nei suoi diari e dimentica di annotare del delitto Ambrosoli? Ed è un caso che nel triennio ’76-’79, quando lei era presidente del Consiglio, tutti i vertici dei servizi segreti erano nelle mani della P2? È un caso che nei suoi ripetuti incontri con Licio Gelli, capo della P2, parlavate – solo ed esclusivamente – dei desaparecidos sudamericani? Così ha detto lei: “solo chiacchiere amichevoli”. Infine, è un caso che lei sia stato tirato in ballo in quasi tutti gli scandali di questo paese? E tralascio tutti i sospetti che aleggiano sui suoi rapporti con la Mafia. Insomma – come ha detto Montanelli – delle due, l’una: o lei è il più grande, scaltro criminale di questo paese, perché l’ha sempre fatta franca; oppure è il più grande perseguitato della storia d’Italia. Allora le chiedo: tutte queste coincidenze sono frutto del caso o della volontà di Dio?

Andreotti: È un caso che l’autorevole quotidiano, da lei fondato e diretto, sia stato salvato a suo tempo dal presidente del Consiglio? Quel presidente del Consiglio ero io. Il suo giornale stava per finire nelle mani di Silvio Berlusconi, un datore di lavoro a lei poco gradito. Io l’ho impedito, anche grazie alla mediazione del tanto vituperato Ciarrapico, consentendole così di riacquistare la sua autonomia e la sua libertà. Autonomia e libertà che le consentono di venire oggi qui a pormi domande sfrontate e capziose. È grazie a me se lei oggi può permettersi di essere così arrogante e presuntuoso e sospettoso nei miei confronti.

Scalfari: Guardi che le cose non stanno esattamente così: la situazione era un po’ più complessa.

Andreotti: Ecco. Lei è abbastanza perspicace e l’ha capito da solo; la situazione era un po’ più complessa. Ma questo non vale solo per la sua storia: vale anche per la mia.

2) La Grande Bellezza (2013)

50 anni Paolo Sorrentino: La Grande Bellezza

Quando sono arrivato a Roma, a 26 anni, sono precipitato abbastanza presto, quasi senza rendermene conto, in quello che potrebbe essere definito “il vortice della mondanità”. Ma io non volevo essere semplicemente un mondano. Volevo diventare il re dei mondani, e ci sono riuscito. Io non volevo solo partecipare alle feste. Volevo avere il potere di farle fallire. (Jep)

1) Il Divo (2008)

50 anni Paolo Sorrentino: Il Divo

Livia, sono gli occhi tuoi pieni che mi hanno folgorato un pomeriggio andato al cimitero del Verano. Si passeggiava, io scelsi quel luogo singolare per chiederti in sposa – ti ricordi? Sì, lo so, ti ricordi. Gli occhi tuoi pieni e puliti e incantati non sapevano, non sanno e non sapranno, non hanno idea. Non hanno idea delle malefatte che il potere deve commettere per assicurare il benessere e lo sviluppo del Paese. Per troppi anni il potere sono stato io. La mostruosa, inconfessabile contraddizione: perpetuare il male per garantire il bene. La contraddizione mostruosa che fa di me un uomo cinico e indecifrabile anche per te, gli occhi tuoi pieni e puliti e incantati non sanno la responsabilità. La responsabilità diretta o indiretta per tutte le stragi avvenute in Italia dal 1969 al 1984, e che hanno avuto per la precisione 236 morti e 817 feriti. A tutti i familiari delle vittime io dico: sì, confesso. Confesso: è stata anche per mia colpa, per mia colpa, per mia grandissima colpa. Questo dico anche se non serve. Lo stragismo per destabilizzare il Paese, provocare terrore, per isolare le parti politiche estreme e rafforzare i partiti di Centro come la Democrazia Cristiana l’hanno definita “Strategia della Tensione” – sarebbe più corretto dire “Strategia della Sopravvivenza”. Roberto, Michele, Giorgio, Carlo Alberto, Giovanni, Mino, il caro Aldo, per vocazione o per necessità ma tutti irriducibili amanti della verità. Tutte bombe pronte ad esplodere che sono state disinnescate col silenzio finale. Tutti a pensare che la verità sia una cosa giusta, e invece è la fine del mondo, e noi non possiamo consentire la fine del mondo in nome di una cosa giusta. Abbiamo un mandato, noi. Un mandato divino. Bisogna amare così tanto Dio per capire quanto sia necessario il male per avere il bene. Questo Dio lo sa e lo so anch’io. (Giulio Andreotti)

Paolo Riggio

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