Green pass. Quell’innobinabile demone dell’eterno ritorno della storia

Green pass. Quell’innobinabile demone dell’eterno ritorno della storia

ITALIA – Siamo ancora lontani dal dire che in Italia soffino venti di guerra civile, ma le atmosfere che si vanno polarizzando attorno alla politica draghiana per il contrasto della pandemia sono sempre meno serene. È di poche settimane fa la notizia del DASPO disposto dalla questura per il leader della protesta anti Green pass, Stefano Puzzer. Viene di fatto interdetto dalla città di Roma per un anno, senza che vi siano ragionevoli presupposti giudiziari, visto il suo innocuo picchetto in Piazza del Popolo.

Una pioggia di strali aveva investito anche la manifestazione di sabato 30 ottobre a Novara, dove il corteo contro il Green Pass ha sfilato per le vie del centro indossando delle pettorine che ricordavano le tute a righe di stracci dei deportati dei campi di concentramento nazisti. Il coro mediatico ha gridato alla protesta shock. Così è accaduto anche per la protesta svoltasi a Roma a sfavore della certificazione verde.

GREEN PASS. REAZIONI E DICHIARAZIONI

Durissime le parole del Ministro Speranza e del Sindaco leghista, Alessandro Vanelli, che hanno parlato rispettivamente di immagini fuori dalla grazia di Dio e di violenza psicologica. Messaggi non propriamente pieni di effetto, d’altro canto, sono giunti da oltre un anno a questa parte dalle più autorevoli personalità, nei confronti dei vari milioni di italiani che abbiano solo osato sollevare dubbi su una gestione pandemica a dir poco surreale e contraddittoria. Una pandemia che ha messo a dura prova la nostra società, come vi abbiamo raccontato anche in precedenza.

Si va dal recentissimo no vax disertori, che in guerra si fucilavano, del presidente di Confindustria Alto Adriatico, Michelangelo Agrusti, ai cannoni del generale Bava Beccaris, evocati da Giuliano Cazzola, passando per le decine di dichiarazioni spese in questi mesi in favore di una sana conciliazione sociale.

Ne ricorderemo solo alcune: Campi di sterminio per chi non si vaccina, di Giuseppe Gigantino, un medico. Li intubo senz’anestesia, poi gli chiedo come stanno, di Sara Dalla Torre, infermiera. Se fosse per me, costruirei anche due camere a gas, di Marianna Rubino, medico.

Sono dei criminali, associazioni organizzate contro lo Stato. Vanno perseguitati come si fa con i mafiosi, di Massimo Bassetti, infettivologo. Gli bucherò una decina di volte la solita vena facendo finta di non prenderla e poi altro che mi verrà in mente, di Francesca Bertellotti, infermiera. I rider devono sputare nel loro cibo, di David Parenzo, giornalista. Mi divertirei a vederli morire come mosche, di Andrea Scanzi, giornalista. I loro inviti a non vaccinarsi sono inviti a morire, di Mario Draghi, Presidente del Consiglio.

LE RISPOSTE AI CORTEI NO GREEN PASS. UN’OFFESA ALLA MEMORIA

A tuonare contro i manifestanti no Green pass novaresi, che sembrano aver raccolto alcune delle provocazioni sopra citate proprio evocando l’immagine dei lager tedeschi, non potevano mancare l’Anpi, espressasi contro la manifestazione con il tweet La vergogna dell’ignoranza e l’Ucei, Unione delle comunità ebraiche italiane. Per tramite della Presidente, Noemi Di Segni, ha denunciato un’offesa alla Memoria, perpetrata con paragoni impossibili che non sarebbero neppure degni di invocare la libertà d’espressione garantita dalla Costituzione.

Fa eco al novero delle voci scandalizzate il mondo del web e dei social, in cui possiamo trovare pagine di informazione e intrattenimento che riportano l’immagine della quattordicenne Czeslawa Kwoka, polacca cattolica, morta nel campo di sterminio di Auschwitz il 18 Febbraio 1943 a causa di un’iniezione di fenolo nel cuore.

La fotografia è resa ancor più straziante dai colori originali restituiti al giovanissimo volto, emaciato e ferito sul labbro da un colpo infertole dalla stessa donna che l’ha uccisa. Gli occhi azzurri della piccola Czeslawa fissano in un attimo eterno le generazioni future e restano da monito contro l’atrocità che l’uomo è sempre pronto a compiere sull’uomo.

Questi erano i prigionieri con il pigiama a righe dei campi di concentramento, non quei trogloditi a Novara,

CONDANNATI A DIMENTICARE

Così conclude il testo dell’anonimo opinionista del web. Parole sacrosante, verrebbe da pensare in un primo momento, specie se col pensiero paragoniamo le sofferenze patite dalla giovane polacca ad alcune delle pingui figure fotografate per le vie di Novara. È tutta qui la questione? Non è possibile affrontare temi così delicati al di fuori dell’isterismo ideologico mai placatosi nel Bel Paese da settant’anni a questa parte?

L’immagine evocata e la storia che racconta, attraverso il volto di Czeslawa, il dramma di circa 250.000 bambini e minorenni giustiziati ad Auschwitz-Birkenau sono un pugno nello stomaco e meritano tutto il rispetto possibile. Proprio per amore di giustizia, non possiamo tacere sull’arrogante pressappochismo che si ostina a liquidare apoditticamente qualunque tentativo di analisi della questione presente sul green pass alla luce delle esperienze passate.

Non vi è alcun raziocinio nel miope sdegno, vomitato in modo spesso strumentale, contro chiunque si azzardi solo a evocare il messaggio del demone nietzschiano de La gaia scienza. Quella condanna a rivivere i cicli dell’esistenza, l’eterno ritorno da cui non vi è escatologia che possa ripararci.

Eppure viviamo in un Paese perennemente a rischio di onda nera. Ne ha dato prova appena il mese scorso il segretario generale della CGIL, Maurizio Landini. In una gremitissima e misteriosamente non infettiva piazza San Giovanni gridava mai più fascismo, a seguito dell’attacco sferrato qualche giorno prima contro la sede del sindacato ad opera di infiltrati all’interno di una delle manifestazioni no green pass.

I PARAGONI GIORNALISTICI CON LE LEGGI RAZZIALI

Solertissimo a ridestare venti partigiani era anche L’Espresso, nel numero del 30 settembre 2018, pubblicando una pittoresca copertina dal titolo La difesa della razza, 1938-2018. Un decreto che discrimina. Ottant’anni dopo le leggi razziali. Il periodico si riferiva naturalmente ai Decreti Sicurezza varati dall’allora Ministro dell’Interno Salvini, con cui si tentava, in maniera sicuramente perfettibile, di regolamentare i flussi migratori clandestini provenienti soprattutto dall’Africa.

Inutile notare, non senza ironia della sorte, come lo stesso Salvini, dopo la svolta europeista della Lega, ora di fatto nelle mani di Giorgetti, abbia finito col divenire una stampella dell’attuale governo Draghi, che quanto a discriminazioni sta dimostrando di non essere un dilettante. Eppure, tutta la stampa nazionale, Repubblica e Corriere della Sera in testa, non fanno che glorificarne le gesta come se fosse giunto il tempo della seconda venuta del Messia.

IL GREEN PASS COME ELEMENTO DI DISTINZIONE FRA CITTADINI

Nessuno sembra notare che, per la prima volta dopo la Seconda Guerra Mondiale, viene emanato un provvedimento che sotto l’ombrello infinito dello stato di emergenza reintroduce di fatto una distinzione fra cittadini di serie A e cittadini di serie B. Un decreto scelleratamente convertito in legge, nel totale silenzio-assenso del Capo dello Stato, che vincola al possesso del green pass perfino per lavorare.

Inutile entrare nel coacervo del dibattito pseudo-scientifico che riguarda il trattamento sanitario a cui sottoporsi per ottenere il green pass, a meno di non essere disposti a farsi perforare le narici da un tampone a pagamento, tre o quattro volte la settimana: una classe di farmaci dall’iter piuttosto controverso.

L’approvazione definitiva è giunta nell’agosto di quest’anno dalla FDA, ente governativo americano che si occupa della regolamentazione dei prodotti sanitari e farmaceutici, per il vaccino Pfizer, utilizzato fino a quel momento per il solo uso emergenziale, ossia in assenza di altro protocollo medico. Ne è derivato il costante boicottaggio di qualunque farmaco si sia dimostrato efficace nella cura del Covid.

Ha infatti incontrato in autunno lo stop dall’Ema, omologo organo europeo, che ha rimandato il via libera all’utilizzo dei vaccini Pfizer e Moderna al 2023, anno in cui si concluderanno gli studi di follow up della fase tre. Per non parlare del gonflage delle cifre dei morti a causa del virus, in cui manca poco che si sia fatto rientrare chi abbia deciso di lanciarsi dal balcone, facendo di fatto eclissare i decessi per il 90% delle altre patologie esistenti.

IL TEMA DEI VACCINI

Al netto della religiosa devozione da cui sono avvolti, questi vaccini si sono dimostrati di dubbia efficacia. Hanno bisogno di continui richiami, che non scongiurano il contagio e la malattia, anche in forma grave e sono caratterizzati da effetti collaterali quali trombosi e miocarditi, a causa dei quali sono morti numerosi pazienti giovani e sani, che avrebbero avuto poche o nulle probabilità di essere interessati dalla malattia.

La diciottenne Camilla Canepa, studentessa di 18 anni di Sestri Levante, è solo una delle tante vittime sacrificali di una scienza che parla per bocca di pochi incontestabili luminari-star e opera ormai al di fuori di qualsiasi principio etico, censurando come fake news ogni dato contrario al green pass e a determinati precetti dogmatici.

Essendoci lanciati senza timore nel complottismo più inconfessabile, tanto vale aggiungere che ad investire nella lotta contro le bufale è sceso in campo in questi giorni, insieme a Reid Hoffman, cofondatore di LinkedIn, il filantropo George Soros, già finanziatore di svariate ONG impegnate nel grande affare dell’immigrazione, con la nuova piattaforma Good Information.

Aspettiamoci dunque che anche il web venga stretto nelle maglie di una censura sempre più stringente. Malgrado tutto ciò, il verbo unico dei salotti televisivi e dei programmi di informazione mandano in scena quotidianamente il medesimo copione cui siamo stati abituati ad assistere su altri temi, come l’integrazione degli immigrati e la famiglia.

IL NEMICO DEL GREEN PASS

Se i reprobi da punire erano allora i razzisti e gli omofobi, entrambi sottoinsiemi degli immancabili fascisti, da identificare in tutti coloro che divergessero anche millimetricamente dai diktat prestabiliti, ora il nuovo nemico del Green pass è il negazionista. Fingendosi in un primo momento super partes, il conduttore dà man forte a una schiera di ospiti nel bullizzare verbalmente e ridurre al silenzio la vittima di turno da dare in pasto al pubblico, per dimostrare la scientificità dell’unica tesi accettata.

Così facendo la stragrande maggioranza delle persone è ormai totalmente incapace di pensare altrimenti rispetto al recinto invisibile tracciato dal Pigmalione catodico e dei suoi sacerdoti. Il novello cretino automizzato, seppur costretto a riavere pro tempore i propri diritti costituzionali sotto forma di concessione, non è più in grado di rendersi conto che il processo dinamico nel quale è stato inserito presenta diversi punti in comune con i grandi totalitarismi del Novecento. Vive cristallizzato in un eterno presente senza memoria.

IL TEMA DEL GREEN PASS E LE TECNICHE MEDIATICHE DI MANIPOLAZIONE

 

Non riesce a comprendere, il cretino ormai insediatosi nella persona di nostri familiari, amici e conoscenti, che la storia non si ripete mai uguale a sé stessa, ma impartisce le sue lezioni attraverso segni e passaggi decifrabili, per coloro che abbiano sviluppato gli anticorpi indispensabili a scongiurare il ripetersi ciclico degli eventi più tragici.

Non considera, il cretino, che i campi di lavoro e le camere a gas non arrivarono nel 1933, ma che alcuni, in seno al potere e ai media di allora, cominciarono a instillare dei semi, delle idee condivise come oggi da docenti universitari, medici e scienziati. Idee in base alle quali una parte della popolazione rappresentasse una minaccia per l’ordine costituito e bisognasse agire di conseguenza. Si dirà che allora si adducevano le discriminanti razziali che oggi non ci sono nel Green Pass.

I nuovi untori da cacciare di oggi sarebbero soltanto poveri ignoranti, negazionisti della scienza ed egoisti che irragionevolmente rifiutano un trattamento sanitario gratuito e chi è causa del suo mal pianga sé stesso. Proprio non ce la fa, il cretino, a comprendere che alcune tecniche mediatiche di manipolazione come la strategia della tensione sono esattamente le stesse di allora, le stesse che abbiamo visto a Genova nel 2001 e più di recente a Capitol Hill.

Non riesce, il cretino catodico, a capire che se passo dopo passo il potere, lo stesso potere che ha seminato paura, terrore e disinformazione su una vicenda sanitaria gestita in modo surreale per due anni mentre lo chiudeva in casa e pianificava di massacrarlo di tasse e rincari, è riuscito a togliere a migliaia di persone il diritto costituzionale di manifestare in piazza, un giorno potrà toccare anche a lui.

Non è in grado di realizzare, il cretino ideologizzato, che se qualcuno è riuscito a convincerlo di poter vivere soltanto sottoponendosi a una ciclica benedizione che lo assimila a un’automobile soggetta a revisione, il passo successivo potrebbe essere quello di segregare chi non obbedisce.

Forse sarà troppo tardi, per il cretino ormai annichilito, quando capirà che la sua ottusità e il suo perbenismo pusillanime lo hanno reso complice di avvenimenti che finiranno per inghiottire anche lui, che oggi si sente un cittadino responsabile e al sicuro, solo perché ha in tasca il suo Green Pass in odore di libertà ed ecologia.

 

Stefano Maria Pantano

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