A proposito di brand, ne parliamo sabato con l’autore

A proposito di brand, ne parliamo sabato con l’autore

ROMA – Sabato 29 Aprile alle ore 18, 00 in Feltrinelli Colonna, Galleria Alberto Sordi 33 a Roma, ci sarà la presentazione del libro, con l’autore Alberto Improda: LA ROTTA DEI BRAND Nella Società dei Consumi. Vi anticipo qualche riga dopo aver letto il testo ed essermi confrontata con l’autore.

Come definiamo l’attuale società? Società dei Consumi?

La società contemporanea, risulta governata dalla cosiddetta Economia della Conoscenza, che viene ad incidere in modo significativo sulle sue caratteristiche e sulle sue dinamiche.

Cos’è l’Economia della Conoscenza?

La Conoscenza, ovviamente, rappresenta un elemento che da sempre contraddistingue l’Uomo e lo accompagna nel suo percorso attraverso la Storia. Fino a tempi relativamente recenti, tuttavia, i legami e le interazioni tra la sfera dell’Economia e quella della Conoscenza non erano mai stati oggetto di adeguata attenzione e di approfondita disamina. Oggi si suole stabilire la nascita di una vera e propria Economia della Conoscenza in coincidenza con l’avvento del Capitalismo Liberale, all’inizio del XIX secolo, quando la Rivoluzione Industriale traspone il sapere scientifico all’interno dell’azienda e realizza una dirompente Meccanizzazione del lavoro e della produzione; da qui inizia storicamente la continua e sistemica tensione dell’impresa verso la creazione di nuovi e più avanzati prodotti, lo studio di innovativi modelli produttivi ed organizzativi, l’apertura di ulteriori mercati.

In questo meccanismo rientra il Capitalismo?

Possiamo dire che il Capitalismo moderno, sin dai suoi albori, è sempre stato una Economia della Conoscenza, nel senso che nelle varie epoche storiche il valore è stato costantemente prodotto dalla organizzazione, dallo sfruttamento e dall’accrescimento del sapere disponibile, ovviamente secondo modelli e con modalità di volta in volta differenti.

E noi come ci collochiamo nel sistema economico?

L’Uomo contemporaneo, il cittadino dei nostri tempi, in buona sostanza, si trova a vivere nella realtà odierna una condizione estremamente difficile, profondamente contraddittoria, per qualche verso addirittura lacerante.

Da un lato, egli si trova inserito in un sistema economico, politico e sociale che si compone di una serie di meccanismi tutti finalizzati alla tutela dell’Accumulo, dove le necessità e le aspirazioni delle persone sono altamente neglette o addirittura non trovano cittadinanza. Dall’altro lato, egli vive immerso in una originale Economia della Conoscenza, basata su asset immateriali e intangibili, che si nutre di saperi, di culture e di innovazioni e che, conseguentemente, ha una necessità estrema e costante di nuovi ed originali apporti da parte dei singoli individui.

La mia vita professionale è da sempre proiettata sul brand, sia per gli aspetti della comunicazione che per quelli del marketing. Il tutto però conseguentemente all’immagine del mondo della marca. Qual è il ruolo del Brand nella Società Moderna?

Esistono più nomi che vengono solitamente utilizzati per indicare questo elemento: Marchio, Marca, Logo, Trademark, Brand; tali termini a volte sono concepiti come equivalenti, altre volte tra di essi vengono operate delle distinzioni, talora anche piuttosto profonde. Utilizzeremo in questo testo i termini Marchio e Brand come sinonimi; la parola Marchio risulta più corretta da un punto di vista strettamente tecnico-giuridico, in quanto corrispondente alla terminologia formalmente utilizzata dalla legislazione del nostro Paese; la parola Brand appare invece maggiormente idonea a richiamare le prospettive evolutive del concetto in esame, in quanto meno vincolata alle rigidità imposte dal diritto vigente. Con i termini Brand e Marchio, in buona sostanza, vogliamo identificare quella unità concettuale, consistente in un segno distintivo, che contraddistingue i beni – prodotti e servizi – presenti sui mercati.

Il Brand, in un certo senso, accompagna da sempre il cammino dell’Uomo.

Sono pienamente d’accordo, in linea con l’analisi di Alberto Improda. Ma sono tematiche così vaste che non posso lasciar correre. Io ho bisogno di approfondimenti. E voi? Vi abbiamo incuriosito?

Se anche a voi l’argomento appassiona venite alla presentazione del libro con l’autore Alberto Improda: LA ROTTA DEI BRAND Nella Società dei Consumi.

Vi aspettiamo sabato 29 Aprile alle ore 18, 00 in Feltrinelli Colonna, Galleria Alberto Sordi 33  a Roma.
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La rotta del BrandMa se invece sarete fuori per il lungo weekend del 1 Maggio, allora comprate il libro ed inviateci i vostri commenti.

Link evento Improda in Feltrinelli:  
INFO:
Titolo: La rotta dei brand
Autore: Alberto Improda
Collana: Entroterra
Pagine: 150
Prezzo: 13,00
Uscita: Marzo 2017
Mincione Edizioni

Fabiola Cinque

Napoletana fino alla milionesima generazione (dal 1.400), nobile d’animo ma non più per albero genealogico, viaggiatrice e curiosa delle bellezze e delle stranezze del mondo riporto tutte le mie impressioni attraverso tutti i sensi che abbiamo e che vogliamo usare. Di estrazione e definizione “fondista”. Azzurra di nuoto per tutte le distanze più lunghe e massacranti che vi possono venire in mente. La fatica è il mio karma. Mai nulla regalato, tutto conquistato. La comunicazione e la pubblicità sono la mia anima, la moda la mia vita presente e futura. Vivo in un paese bellissimo dal quale desidero sempre di allontanarmi, per tornare e riassaporare i profumi ed i sapori. La mentalità e l’amore sono anglosassoni, ma d’altronde si sa, i Borboni sono stati dominati dai francesi come gli inglesi e gli spagnoli, quindi le mie origini ed il mio essere è globale, sono bastarda dentro.
Fabiola Cinque

21 Responses to "A proposito di brand, ne parliamo sabato con l’autore"

  1. Antonia Storace
    Antonia Storace   29 Aprile 2017 at 14:21

    L’uomo contemporaneo diviso tra la “tutela dell’accumulo”, che aliena le aspirazioni e le tendenze individuali, e l’Economia della Conoscenza con la sua ricerca mai appagata di stimoli conoscitivi sempre nuovi.
    Un tema attualissimo, perfettamente in linea con i nostri tempi.

    Antonia

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  2. Lamberto Cantoni
    Lamberto Cantoni   4 Maggio 2017 at 17:49

    Sembra un libro molto interessante. In un mondo nel quale la comunicazione è determinante per il successo, avvolgere i prodotti con il tessuto simbolico del branding, significa dare ad essi carattere e personalità che trascendono il piano tipicamente funzionale.

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  3. luigi   6 Maggio 2017 at 08:21

    E’ vero che il capitalismo sfrutta la conoscenza. Il sapere è potere. Ma il capitalismo lo trasforma in pura tecnica. E l’uomo che fine fa?

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    • Fabiola Cinque
      Fabiola Cinque   6 Maggio 2017 at 16:39

      gentilissimo Luigi bisognerebbe chiederlo all’autore. Intanto io avendo letto il libro risponderei riportando una frase che Improda scrive nel suo testo, e che forse risponde al quesito generale (posto anche durante la presentazione), e cioè: -questo natante è in balia delle onde? in balia del vento? quale sarà la rotta?- Ecco la frase nel libro: – L’Uomo Natante, seguendo la rotta della sua epoca, si sta lentamente ma inesorabilmente lasciando tutto ciò alle spalle… – Quindi aspettiamo che l’autore ci indichi la rotta futura.

      Rispondi
    • ALBERTO IMPRODA   8 Maggio 2017 at 20:36

      Gentile Luigi, il tuo è un quesito da far tremare le vene ai polsi. Tutti i meccanismi economico-culturali che caratterizzano il nostro tempo (Industria 4.0, Internet of Things, Finanziarizzazione dei Mercati, etc.) ci portano a temere per una Disumanizzazione dell’Essere Umano. Malgrado ciò, il mio vuole essere un contributo alla speranza. La mia tesi di fondo è che l’Uomo ancora oggi, magari facendo ricorso a strumenti discutibili come il Brand ed il Consumismo, non abbia rinunciato a ciò che in lui c’è di più umano: la ricerca di risposte, un anelito di salvezza, una necessità di futuro.

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  4. Luna   6 Maggio 2017 at 16:25

    Sono stata alla presentazione e letto il libro. Mi sembra troppo ricco di citazioni, da sociologi a guru del marketing a personaggi storici sono citati tutti! Non mi ha convinto soprattutto il concetto di “alloliberismo”. Forse vanno estrapolati dei punti interessanti, come la “economia della conoscenza”. O forse va riletto più volte per coglierne la vera filosofia o strategia che fatica ad emergere a mio avviso. Comunque fa piacere che un avvocato si cimenti in un campo a lui apparentemente lontano, o comunque in un percorso impervio. L’approccio marketing e “creativo” (come lei stessa l’ha definito) della professoressa relatore all’evento mi ha invece aperto degli scenari più affascinanti.
    Ad ogni modo complimenti per la scelta coraggiosa di presentare un libro così impegnativo di sabato pomeriggio…Avrei trovato più idoneo un giorno feriale ma soprattutto un’aula convegnistica o universitaria. I relatori meritavano spazio.
    Forse la Feltrinelli non teme mai il vuoto?

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    • Fabiola Cinque
      Fabiola Cinque   6 Maggio 2017 at 16:46

      Grazie Luna gentilissima. Il suo commento alla prof. si riferiva a me immagino…
      La scelta giorno infelice, cioè il sabato pomeriggio (tra l’altro nel ponte del 1 maggio!) è stata dettata dall’editore Mincione. E sono anche d’accordo sul fatto che, benché la libreria Feltrinelli di piazza Colonna sia una sede autorevole e “strategica” nelle vie dello shopping, non sia la sede più adatta per un testo così “impegnativo” come lo definisce lei. Sicuramente sarebbe stato meglio, ma ciò non esclude che lo faremo, organizzare in un’aula convegnistica o universitaria. Approfitto per ringraziarla anche del commento “I relatori meritavano spazio”.
      Siamo felici che tutti i relatori siano stati di suo gradimento e la presentazione le sia piaciuta.

      Rispondi
    • Mariangela Mincione   8 Maggio 2017 at 17:30

      Gentile Luna,
      rispondo a lei e a chi ha avuto il suo stesso dubbio riguardo la scelta del giorno per la presentazione de “La rotta dei brand” di Alberto Improda. Deduco che non siate del mestiere e quindi è comprensibile tale critica. Organizzare un incontro in tale sede non è semplice: i calendari delle Feltrinelli sono spesso gonfi e serrati a lungo termine. L’alternativa sarebbe stata protrarre di molto rispetto l’uscita del libro e avremmo rischiato di non godere di tale occasione che, stando ai racconti dei miei collaboratori, è stata più che partecipata. Mi preme a questo punto specificare che a Roma, nella settimana precedente, ne è stata organizzata un’altra e le future sono in fase di preparazione per il mese di giugno.
      Ringrazio lei e tutti per l’interesse mostrato,
      Buon proseguimento di giornata.

      Rispondi
      • Luna   10 Maggio 2017 at 09:45

        Buongiorno Mariangela,
        mi dispiace che si sia risentita. A differenza di quanto lei afferma faccio proprio questo di professione, organizzo eventi per una multinazionale. E la prima regola che mi danno da seguire è proprio quella di studiare bene i calendari delle festività (anche degli altri paesi) proprio per evitare sforzi “sovraumani” per raggiungere risultati appena soddisfacenti. Non in ultimo, almeno per noi, evitare lo stress dei protagonisti a partecipare (dal momento che per noi sono i manager o i dipendenti delle stesse aziende) ad impegnarsi per qualcosa che leverà a loro energie, (soprattutto emotive) da meglio destinare alla professione.
        Ad ogni modo ho apprezzato molto che lei come editore si sia messa in discussione ed abbia anche trovato il tempo di rispondermi.
        Evidentemente mywhere stimola sempre un coinvolgimento dei lettori per discussioni di qualità.
        Grazie.

        Rispondi
        • ALBERTO IMPRODA   11 Maggio 2017 at 09:40

          Gentile Luna, intervengo sull’argomento, offrendo il mio personale punto di vista. La premessa, secondo me, deve essere questa: il sottoscritto non è certo un best-seller, ma un professionista che da 30 anni si occupa di Proprietà Intellettuale e che occasionalmente traduce le sue esperienze lavorative in ragionamenti di più ampio respiro. Personalmente ho visto l’incontro del 29 come una dimostrazione di grande generosità: da parte di Feltrinelli, che ha messo una data (per quanto “difficile”) a disposizione di un autore e di un tema di nicchia; da parte di Mincione, che pur avendo tra i suoi autori scrittori e opere di maggiore richiamo, ha puntato su La rotta dei brand; da parte dei relatori, che mi hanno dato una prova di personale affetto ed amicizia; da parte del pubblico, che ha speso parte di un sabato pomeriggio – nel bel mezzo di un ponte – ad ascoltare la nostra discussione, fino in fondo ed in modo molto partecipe. Grazie per il suo coinvolgimento in questa discussione: evidentemente MyWhere è sempre un catalizzatore di intelligenze vive.

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      • Fabiola Cinque
        Fabiola Cinque   10 Maggio 2017 at 10:03

        Grazie Luna della sua replica e grazie all’editore Mincione di aver partecipato alla discussione.
        Come già detto la data ha richiesto un sacrificio in più alle nostre famiglie ed amici per partecipare, ma soprattutto ai miei studenti che sono venuti ugualmente.
        Confermo quanto l’editore Mincione dice, cioè che riorganizzeremo una presentazione a brevissimo.
        E continuate a seguirci perchè il prossimo weekend ci sposteremo al Salone del Libro per presentare in 4 giorni una decina di libri con altri editori, quindi sono benvenuti i dibattiti!
        A presto, grazie ancora.

        Rispondi
  5. Luna   6 Maggio 2017 at 16:53

    No, No! Non mi sono piaciuti tutti i relatori!
    Il suo, della giornalista e dell’autore certamente sì.
    Ma non ho proprio capito la pertinenza dell’ultimo intervento del sindacalista su “quanto guadagna un operaio oggi…” quando si parlava di brand, aziende, multinazionali, fatturati, comunicazione e globalizzazione e si citava Naomi Klein in primis! Mah, mi ha lasciato un pò esterrefatta la sua atemporalità.

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    • Giulia   7 Maggio 2017 at 15:38

      Anche io non ho capito l’inerenza dell’ultimo intervento dello scrittore Quattrucci. La conversazione era tutta incentrata sull’attualità e soprattutto sul “futuro” del Brand. Quindi la dietrologia non era a mio avviso troppo collegata con il dialogo instaurato.

      Rispondi
      • ALBERTO IMPRODA   11 Maggio 2017 at 10:44

        Gentile Giulia, la presentazione è stata pensata dagli organizzatori in modo da dare voce a sensibilità e punti di vista molto diversi tra di loro. Mario Quattrucci è stato un protagonista del Movimento Operaio in Italia, una figura di rilievo del Partito Comunista Italiano ed oggi è uno Scrittore e Poeta di grande spessore. Come può vedere, una persona dalla storia e dai contenuti molto diversi da quelli del sottoscritto e di Fabiola. Il suo intervento ha letteralmente entusiasmato alcuni dei presenti. Ma è del tutto logico che altri non l’abbiano apprezzato. Vuol dire che gli organizzatori sono riusciti nel loro intento. La garbata critica da Lei mossa Le fa onore: testimonia l’attenzione e la partecipazione che ha dedicato alla discussione.

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  6. Paolo Riggio
    Paolo Riggio   7 Maggio 2017 at 15:11

    Purtroppo non ero a Roma durante la presentazione, ma mi sarebbe piaciuto esserci, l’argomento è interessantissimo e sempre più attuale.
    Quanto meno inspiegabile la scelta della data della presentazione, d’accordissimo sul fatto che i relatori meritino una visibilità appropriata.
    Se ci sarà l’occasione di ripetere l’incontro, magari in un’aula universitaria, ci sarò sicuramente!

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  7. Giulia   7 Maggio 2017 at 15:37

    Sono stata anch’io alla presentazione, invitata dalla professoressa ed ho trovato la discussione particolarmente interessante.
    Fabiola è partita dalla sua esperienza professionale da grafico prima, e direttore creativo poi, quindi dal marchio grafico ed il valore di brand in marketing e comunicazione. L’approccio da creativo, ma soprattutto strategico per la comunicazione, ha portato la discussione nel soffermarsi sulla Cultura del Brand. Aspetto che ho visto citato nel libro tra gli ultimi capitoli e che mi riprometto di leggere ed approfondire al più presto così come il tema della “società arcipelago”, trattato da Improda, perchè mi ha colpito molto.
    Sarebbe stato interessante approfondire anche il discorso sull’economia della conoscenza.

    Concordo con chi negli altri commenti ha mosso perplessità sulla scelta infelice ed inadeguata per la data decisa, soprattutto per il tema trattato. Meritava una platea di professionisti. Magari ne saranno programmate altre?
    Al salone del libro di Torino potremo venire ad ascoltarvi?

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  8. Stefano Maria Pantano
    stefano maria pantano   7 Maggio 2017 at 17:11

    Intervengo nella discussione che si è aperta intorno a temi sensibili quali sono quelli oggetto del testo, che non ho ancora letto, e dal relativo incontro di presentazione, perché riguarda la nostra vita reale più di quanto si sia portati a credere. La scelta del luogo e della data dell’evento che, come osserva giustamente il nostro Direttore nel commento delle 16.46 in calce al suo articolo, non sono stati sicuramente ottimali a favorire la concentrazione necessaria a sviluppare almeno in parte gli argomenti, è di per sé indicativa del fatto che anche un libro è un prodotto di questa società dei consumi neoliberale, in cui l’obiettivo principale è vendere più che conoscere ed educare. Lo dimostra il fatto che anche la scuola, luogo di per sé nato per formare uomini di cultura, specie nel caso del liceo classico, oggi nemico numero uno dei nostri governanti, è vieppiù permeata da logiche aziendalistiche fondate su quello che Antonio Gramsci chiamava “cretinismo economico”. Si pensi alla terminologia in base alla quale il Preside è oggi “dirigente scolastico”, a tutto il sistema di crediti e debiti e all’alternanza scuola-lavoro, che altro non è che un modo per far rientrare dalla finestra quello che una volta era chiamato col proprio nome: sfruttamento del lavoro minorile.
    Per tornare al discorso sul brand e sulla società dei consumi, il punto centrale è evidentemente quello toccato dall’autore Improda in risposta alla domanda su come noi dovremmo contestualizzarci nell’attuale società:
    “L’Uomo contemporaneo, il cittadino dei nostri tempi, in buona sostanza, si trova a vivere nella realtà odierna una condizione estremamente difficile, profondamente contraddittoria, per qualche verso addirittura lacerante.
    Da un lato, egli si trova inserito in un sistema economico, politico e sociale che si compone di una serie di meccanismi tutti finalizzati alla tutela dell’Accumulo, dove le necessità e le aspirazioni delle persone sono altamente neglette o addirittura non trovano cittadinanza. Dall’altro lato, egli vive immerso in una originale Economia della Conoscenza, basata su asset immateriali e intangibili, che si nutre di saperi, di culture e di innovazioni e che, conseguentemente, ha una necessità estrema e costante di nuovi ed originali apporti da parte dei singoli individui”.
    Non v’è dubbio che l’apertura di sempre nuove fette di mercato e lo sviluppo parallelo di saperi e tecnologie possa rappresentare un’opportunità ma, come detto implicitamente dall’autore, quest’apporto da parte dei singoli del proprio contributo in termini di know-how (ecco un altro aspetto della colonizzazione culturale che subiamo anche a livello ideologico e linguistico dall’inglese operazionale) ha ragione di essere solo finché è utile a contribuire alla logica dell’accumulo menzionata, in cui non esiste il senso del giusto limite (concetto greco).
    Pare dunque difficile, benché il tema sia ampio e profondo, che in una società il cui orizzonte di senso è il dogma secondo cui quella che si sta percorrendo è l’unica strada possibile e quella sacrosanta, ossia quella tracciata dai banchieri apolidi della finanza che non esita a sfruttare gli ultimi propagandando le menzogne spacciate da tv e giornali (si veda in proposito la becera strumentalizzazione del fenomeno migratorio di massa, incentivato tendenziosamente facendo leva esclusivamente sui buoni sentimenti e tacciando la dissidenza) l’economia possa essere ricondotta al controllo di una politica ispirata dal punto di vista valoriale. Benché la postmodernità sia spesso indicata come epoca filosoficamente nichilista, pare che quanto si sta verificando risponda a ideologie ben precise, ispirate a un globalismo finanziario il cui abitante ideale è appunto l’homo oeconomicus, preferibilmente migrans, che non ha patria, cultura, sesso, religione né diritti, ma è convinto di essere libero ed è strenuamente antifascista in assenza di fascismo.

    Rispondi
    • ALBERTO IMPRODA   11 Maggio 2017 at 10:47

      Gentile Stefano, ho trovato i Suoi rilievi molto stimolanti. In particolare trovo interessante il passaggio in base la quale: “quanto si sta verificando risponda a ideologie ben precise, ispirate a un globalismo finanziario il cui abitante ideale è appunto l’homo oeconomicus, preferibilmente migrans, che non ha patria, cultura, sesso, religione né diritti, ma è convinto di essere libero ed è strenuamente antifascista in assenza di fascismo”. Grazie del contributo alla discussione.

      Rispondi
  9. Lia   7 Maggio 2017 at 20:42

    Bene, mi sembra di essermi persa tanto. Considerando la mia formazione incentrata sulla comunicazione e il marketing e le esperienze nel campo della pubblicità, forse seguirla mi avrebbe fatto bene ma ahimè a cavallo di uno dei pochi periodi utili ad una pausa.
    Ad ogni modo suggerisco di ripetere l’incontro, quantomeno per poter esprimere un giudizio approfondito e appagare la curiosità di chi come me, vorrebbe provare a capirci di più.

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  10. Giulia Mazziotta ID   8 Maggio 2017 at 11:44

    Ero presente alla presentazione del libro alla feltrinelli. Libro molto interessante soprattutto perché all’inizio, come ha spiegato l’autore, fa dei riferimenti ai sociologi che si sono interessati dell’argomento nella storia. Sicuramente il brand accompagna ognuno di noi anche incosciamente. Io credo che ognuno sia un brand, poi ognuno sceglie a quale brand aggrapparsi per rappresentarsi. Molto interessante l’intervento creativo di Fabiola Cinque dove ha spiegato ai presenti la differenza tra marchio e brand che quasi nessuno sa ma sono due cose completamente diverse e importantissime per chi lavora nel mondo della moda. Il libro però non parla di brand del mondo della moda ma di brand in generale senza specificarne il settore, quindi leggibile da tutti anche i non competenti. Credo che l’intervento dell’ultimo relatore abbia calato un po’ l’attenzione per quanto mi riguarda, credo non sia stato molto attinente al tema del libro.
    Sicuramente acquisterò il libro per poter confrontare la mia idea di brand con quella dell’autore.

    Rispondi
    • Fabiola Cinque
      Fabiola Cinque   8 Maggio 2017 at 12:16

      Buongiorno Giulia. Grazie innanzitutto della tua presenza.
      Sì è vero quello che dici. ” la differenza tra marchio e brand che quasi nessuno sa” e soprattutto in pochi conoscono il mondo “strategico” di noi creativi. Ancora si pensa, molto spesso ma non sempre ovviamente, che la creatività sia un atto ed una dote innata. Ed i futuro di un buon marchio sia determinato dalla fortuna… Per fortuna non è così!
      Per riprendere il tuo commento il libro tratta dei casi di multinazionale e cita alcune marchi di aziende moda ma è volutamente generico.
      Però prenderò questo tuo spunto magari per pensare di scriverne uno ad hoc con l’autore Improda sui fashion brands.

      Rispondi

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