A Thousand Faces

A Thousand Faces

Si aprirà tra pochi giorni la mostra dell’artista pescarese Raul alla CNB Gallery di Londra. Un’artista istintivo, diretto, puro. Un’arte che non abbisogna di orpelli, mezze misure, masturbazioni mentali fatte di se, forse o devo capire. Un’arte, la sua, che parte dal gesto, quello diretto, quello rapito, quello che non lascia spazio alle mezze misure, perché qui non ne abbiamo, di mezze misure. Raul non ce lo permette, non ci consente la titubanza, non ne ha tempo, non ne ha voglia. Parla chiaro questo giovane pittore, diviso tra Pescara, Londra e Miami che fa del volto il grande protagonista e con i colore ti schiaffeggia prepotentemente. Un’ondata di energia, così come spiega la gallerista Rebecca Lidert, che con il gesto essenziale ti impone di vivere nel presente allontanandoti da ogni monotonia del quotidiano e preparandoti ad essere colpito dalla libertà e dall’essenzialità delle sue opere.

Raul | Senza Titolo Dimensioni variabili tecnica mista su carta
Raul | Senza Titolo
Dimensioni variabili
tecnica mista su carta

Come ben spiega la curatrice italiana Maria Letizia Tega: “Raul è impegnato in una scarnificazione che lo porta inevitabilmente verso l’arte primitiva, la cui brutalità è mistificata dai colori accesi e dalla loro sostanza: i pigmenti sono materiali, odori, consistenze, prima ancora di essere veicolo di emozione. Questo è primitivo. Il rosso, ricorrente nelle opere di Raul, è il fuoco, il sangue, l’amore e l’inferno. Nel sistema cromatico dell’Antichità, che ruotava intorno a tre poli, il bianco rappresentava l’incolore, il nero la sporcizia, e il rosso era IL colore, il solo degno di essere chiamato tale. La supremazia del rosso si è imposta in tutto l’Occidente, da subito, già l’arte Paleolitica ha utilizzato il rosso, ottenuto dalla terra rossastra, poi progressivamente dall’ossido di ferro, la chimica del rosso è stata precoce, e ancora oggi evoca lo zolfo e gli alambicchi degli alchimisti. Il linguaggio del colore consiste nell’imparare a vedere, e non c’è una sola retta via né istruzioni per l’uso, ma soprattutto il colore non si può trattenere o limitare, è irrefrenabile, come l’impulso di Raul, che ha un bisogno impellente di ritrarre la realtà con rapidi gesti. I fogli si riempiono, traboccano, eppure riescono a non perdere mai la linearità, quella leggerezza a cui si faceva riferimento sopra. I lavori di Raul si autoalimentano della loro bulimia, del suo inarrestabile estro creativo, che sembra possedere letteralmente le carte, che si arrendono, indebolite, lasciandosi dominare. Anche i supporti hanno attraversato il processo di scarnificazione, Raul raccoglie per strada cartoni, carte, assi, oggetti vissuti che hanno già una storia, arrivano da altri luoghi, sono appesantiti, pronti per essere plasmati e restituiti a nuova vita. Ma la nuova esistenza non li snaturerà, che cos’è in fondo la vernice? Sporcizia colorata, diceva Philip Guston.
E la vernice sporca la carta, il legno, le tele, la stoffa, i mobili, invadendoli di simboli, volti, linee, marchi e allegorie.
Ma chi sono quelle figure apotropaiche?
Siamo noi, siamo tutti Raul, che in uno specchio ci ricorda da dove veniamo e come dovremo tornare a vivere. Leggeri, nomadi, senza radici, o con radici ovunque. Spogliandoci dei pesi e dei bagagli che ci appesantiscono, per poter essere cittadini del mondo. Viaggiatori dunque è la parola giusta, quella che ci riporta alla modernità, e al futuro. Sbaglia infatti chi si limita a vedere nell’opera di Raul solo una ricerca delle nostre origini. La sua indagine si focalizza sull’evoluzione, i suoi segni ripetuti ossessivamente desiderano sfuggire alla pittoricità, proprio come desideravano fare i pittori rivoluzionari degli anni ’50 e ’60, utilizzando prodotti e colori destinati ad altri usi, come quello industriale, eccitati dai nuovi materiali.
Le opere di Raul mettono in scena un dialogo Beckettiano, in cui il passato istruisce il futuro, cercando di capire chi siamo oggi. Confusione e linearità, istinto e metodicità, passione e rigore, impulso e controllo sono le contraddizioni che nutrono la poetica di Raul, creando un canale di comunicazione preferenziale con l’anima, che non ha bisogno di intermediari, d’altronde , per sua natura, l’essere umano nasce incoerente”.

Raul | Noi siamo. La rivoluzione  tecnica mista su carta  Dimensioni variabili @credit Rosy Denneta
Raul | Noi siamo. La rivoluzione
tecnica mista su carta
Dimensioni variabili
@credit Rosy Denneta

Se siete a Londra fateci un salto, la vera rivoluzione sta li o forse sta in Noi.

A Thousand Faces | Raul
Cock ‘n’ Bull Gallery, Tramshed, 32 Rivington Street,
EC2A 3LX ‪#‎London‬
Preview: 05/03/15 6 30 – 9 30
Exhibition Dates: 06/03/2015 – 17/04/2015

Info: Call us at Tramshed :0044 020 7749 0478

Simona Gavioli

A chi mi chiede perché amo l’arte rispondo cosi:
Sono nata nella città di Virgilio, del Regno dei Gonzaga e di Isabella D’Este, una delle donne più colte e stimate del Rinascimento. Sono nata tra le mura di Palazzo Te (Giulio Romano) e la camera degli sposi (Andrea Mantegna). Sono cresciuta saltellando qua e là, facendo finta di pregare tra la chiesa di San Sebastiano e la Basilica di Sant’Andrea (Leon Battista Alberti). Sono vissuta dividendo la mia vita tra cucine e chiese matildiche; la mia favola, prima di dormire, era L’Arte di Ben Cucinare di Bartolomeo Stefani, cuoco al servizio di Ottavio Gonzaga.
A chi mi chiede perché scrivo, non rispondo.
Ma a chi mi chiede perché scrivo di arte e di cucina, dico solo che la scrittura è qualcosa che hai dentro e dalla quale non puoi scappare perché fa parte di te. La scrittura, come l’arte, ingombra la vita, soprattutto quando diventa urgente, compulsiva e passionale come la mia.
Simona Gavioli

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