Accade oggi: La Lazio compie 116 anni

Accade oggi: La Lazio compie 116 anni

“Chi non se la sente può andare via”. E’ tutta li in quella frase, il senso della storia della S.S. Lazio; fu Eugenio Fascetti, vulcanico allenatore di Viareggio, a rivolgerla alla squadra biancoceleste quando nel 1986, nel ritiro estivo di Gubbio, piombò prima la notizia della retrocessione in C, poi quella della penalizzazione di 9 punti, decisa dai giudici sportivi della CAF, riuniti e presi d’assalto dai tifosi in un famoso hotel di Monte Mario, dopo l’esplosione dello scandalo scommesse.

E’ li, in quelle parole passate alla storia del calcio capitolino e che rappresentarono, per i giocatori che le ascoltarono, una minaccia o una sfida chissà, che si riassume l’impresa ultracentenaria della Lazio, di cui ricorre oggi il 116′ anniversario.

Per comprendere questa mentalità bisogna rifarsi alla storia ultracentenaria della società laziale, storia che va divisa in 2 momenti distinti: la prima e la seconda metà del novecento.

La nobiltà laziale nasce senz’altro nella prima metà del 900. Questa squadra infatti è la più antica della capitale. Nata il 9 gennaio 1900 in Piazza della Libertà nel quartiere Prati, da un gruppo di nove ragazzi romani con a capo il sottoufficiale dei Bersaglieri Luigi Bigiarelli, la Lazio sceglie i colori bianco-celesti in onore della bandiera greca, patria delle Olimpiadi.

Siamo agli inizi del calcio moderno in Italia e, come quaranta anni prima in Inghilterra, il calcio era ancora uno sport d’èlite. Le radici borghesi e militari della Lazio rimarranno una delle caratteristiche del tifoso laziale e i quartieri dove è maggiormente presente la tifoseria, confermano questa impronta originale. Prati (il quartiere delle caserme e della media borghesia), Parioli, Balduina, Flaminio e in generale gli agiati quartieri di Roma Nord sono “laziali di fede”.

L’altra squadra capitolina, la AS Roma. Nasce quasi 30 anni dopo (1927), quando il calcio è ormai diventato uno sport popolare e anche per questo si radica nei quartieri più umili della città come Testaccio, San Lorenzo, Garbatella, e San Giovanni.

Oggi la Lazio è la sesta squadra d’Italia per numero di tifosi quantificabili in circa 1,2 milioni (4,8%), dietro a Juventus, Inter, Milan, Napoli e Roma.

Le sorti della squadra nella prima metà del 900 sono lineari e positive. Raggiunge in 4 occasioni la finale di campionato nazionale e, spinta negli anni 30 dal grande Silvio Piola, sfiora più volte lo scudetto. Tutto cambia nel dopo guerra e i tifosi laziali si sentono diversi da tutti gli altri per quello che avviene nella seconda metà del 900: le vicissitudini più inattese subite dalla società e dagli uomini, presidenti come Cragnotti, allenatori come Maestrelli e giocatori come Re Cecconi, che ne hanno fatto la storia recente. Vivono come uno “scozzese in terra inglese”. Se chiedete a un tifoso laziale chi è lui vi risponderà che laziale si diventa e non si nasce. Essere laziali è un po’ come preferire la Pepsi alla Coca Cola. Perché tutta la loro storia ha avuto del drammatico sia nelle vittorie che nelle sconfitte. Dopo aver vinto il primo scudetto (73-74), ai tifosi laziali fu impedito di sostenere la propria squadra in Coppa Campioni nel 1974-75 per la squalifica per un anno dalle competizioni UEFA a causa di incidenti tra tifosi durante la partita dei sedicesimi di finale di Coppa UEFA; i suoi giocatori più rappresentativi, Giordano e Manfredonia, furono travolti dallo scandalo scommesse; l’allenatore più amato, Maestrelli, morì prematuramente per un tumore; Chinaglia, altro giocatore prediletto, lasciò la Lazio per gli Stati Uniti; Re Cecconi fu colpito a morte in una gioielleria dopo essersi finto per gioco un rapinatore.

Anche il secondo scudetto è vinto con un finale drammatico. Viene conquistato in differita, nel senso che nel 2000, i tifosi hanno dovuto attendere in trepidazione, fermi e chiusi nello Stadio Olimpico, le notizie provenienti dal Curi di Perugia dove la Juve, sotto il diluvio, prima di due punti in classifica, perde l’ultima partita 1-0.

Sembra incredibile ma sebbene sia un personaggio minore, è Giuliano Fiorini, il giocatore a cui forse i tifosi della Lazio sono più riconoscenti: nel 1987 realizza in Serie B la rete decisiva per la salvezza della Lazio a pochi minuti dalla fine dell’ultima partita, permettendo alla squadra di salvarsi addirittura dalla retrocessione in C.

Insomma, 116 anni di paradiso ma soprattutto di inferno. Nonostante tutto, e forse in conseguenza di tutte le difficoltà descritte, l’orgoglio laziale resta saldissimo, come una sorta di resistenza senza fine che non conosce la resa a nessuna avversità.

Tanti Auguro Lazio!

La Lazio compie 116 anni

Paolo Riggio

Roma e Prati, mare e montagna e campi da pallone da piccolo, laurea in cinema alla Sapienza, città europee e scuola di giornalismo sportivo Mario Sconcerti da grande. Scrivo e continuo a giocare a calcio da quando ho ricordi, mi considero un calciofilo. La mia altra grande passione è il cinema che ritengo la rappresentazione più autentica del mondo, lo sguardo di chi analizza al microscopio i contesti della nostra vita e le sue storie offrendocene una visione diversa dalla nostra.
Paolo Riggio

4 Responses to "Accade oggi: La Lazio compie 116 anni"

  1. michele memmi   9 Gennaio 2016 at 17:56

    La prima squadra della capitale!

    Rispondi
  2. Tommaso Pieri   10 Gennaio 2016 at 19:44

    È un sentimento che va a crescere giorno dopo giorno in chi non è nato laziale. Io riesco a riconoscere un romanista da un laziale già quando parla. Il laziale è diffidente all’inizio, ma quando capisce che persona sei ti dà tutto. Ho vissuto momenti bellissimi, ma anche momenti difficili e i laziali si vedono soprattutto in questo tipo di situazioni. È un popolo che sa cosa significa soffrire.

    Rispondi
  3. Anna Maria   11 Gennaio 2016 at 08:46

    Interessante !

    Rispondi
  4. Andrea   14 Gennaio 2016 at 10:05

    Mi piace! La storia del calcio per capire anche la nostra città

    Rispondi

Leave a Reply

Your email address will not be published.