Accade oggi: l’indimenticabile Baggio compie 49 anni

In occasione del compleanno del Divin Codino, scopriamo la magia e il fascino dei grandi numeri 10 della storia

Fantasia al potere, dribbling, carattere e quel suo spirito che univa tutti, pubblico e compagni. Tutto questo e molto altro è Roberto Baggio che oggi, 18 febbraio, compie 49 anni. Sì perché Baggio come forse nessun altro giocatore italiano è riuscito a farsi amare da tutti, indipendentemente dalla fede calcistica. Interisti, Juventini, Milanisti o Romanisti. Quando giocava il Divin Codino, gli occhi erano tutti per lui. Ha smesso di giocare da ormai 12 anni ma le sue magie sono ancora nell’immaginario popolare.

Roberto nasce a Caldogno (a due passi da Vicenza) il 18 Febbraio 1967. 205 gol in serie a, 27 in nazionale, 2 scudetti, un Pallone D’Oro e 4 infortuni al ginocchio che avrebbero steso chiunque. La sua figura è sempre unica e impareggiabile, a tratti ingombrante, tanto che il numero 10 spesso ha offuscato col suo carisma alcuni tra i più importanti allenatori e non solo del calcio italiano. Da Gianni Agnelli che lo definiva ai tempi della Juve “coniglio bagnato”, a Michelle Platini che gli diede l’appellativo di “9 e mezzo”, cioè né carne né pesce; da Arrigo Sacchi, che provò in tutti i modi a decentrarlo dal suo progetto in Nazionale, e forse ancor più eclatante a Marcello Lippi, che ai tempi dell’Inter, lo escluse dalla squadra, salvo poi tornare sui suoi passi nella partita in cui si giocava la panchina.

Ma nonostante queste vicissitudini nessuno è mai riuscito a offuscare ciò che Baggio ha rappresentato per questo sport. Un vero e proprio esempio per ogni giovane ragazzo che si affaccia nel mondo del calcio. Sì’ perché Baggio ha saputo vincere e ha saputo perdere, è sempre stato leale in campo e ha saputo stringere i denti nei momenti di difficoltà. A 21 anni si rompe il ginocchio, e sarà il primo grave infortunio di una lunga serie. Nel 1994 sbaglia il calcio di rigore nella finale dei Mondiali del 1994 negli Stati Uniti, dopo aver trascinato la squadra fino alla partita col Brasile. Alla fine degli anni 90, fatto fuori dalla nazionale gioca poco anche nel Milan e nell’Inter in un calcio sempre più fisico, dove sembrava non esserci più spazio per i fantasisti. Roberto decide di non mollare tornando in provincia per poter giocare da titolare andando a chiudere la carriera al Brescia, una piccola realtà, dove in 4 anni lascia un segno indelebile, sorprendente, portando la squadra a suon di gol fino alla qualificazione in Coppa Uefa. Il livello del suo gioco meriterebbe palesemente una nuova convocazione in Nazionale al Mondiale di Giappone e Corea 2002, ma l’allora CT Giovanni Trapattoni, gli nega quest’ultima opportunità.

Ma la sua grandezza e la sua classe, non verranno mai scalfite. E a ricordarglielo ci pensa il pubblico di San Siro, nel corso della sua ultima partita in Serie A. In quel pomeriggio di primavera, Roberto Baggio dava l’addio al calcio tra le lacrime, sue e di uno stadio intero, San Siro, pronto a tributargli una standing ovation formidabile quanto le sue prodezze che hanno fatto sognare l’Italia intera.

Oggi il Divin Codino spegne 49 candeline e, a 12 anni di distanza dalla sua ultima partita, come recita la canzone di Cesare Cremonini “da quando Baggio non gioca più non è più domenica”.

Il compleanno di Baggio inoltre, fa tornare a pensare ai grandi numeri 10 del passato. Non fraintendetemi, anche oggi nel panorama calcistico internazionale, ci sono giocatori formidabili, basti pensare a Messi, Cristiano Ronaldo, Ibrahimovic e Neymar e altri, ma è da un po’ che non si vede un numero 10, un giocatore in grado di illuminare l’azione con quell’alone di magia inconfondibile. Talento e creatività, nient’altro. Il numero 10 è sempre stato un giocatore insostituibile per i tifosi, difficilmente digeribile per alcuni allenatori, ma, di fatto, il vero fulcro e la leva fondamentale del fascino che il calcio emana su miliardi di appassionati. Insomma, un vero e proprio direttore d’orchestra. Carlo Mazzone, suo allenatore negli ultimi anni, riteneva che senza i legamenti danneggiati sarebbe diventato un secondo Maradona; Mario Sconcerti ha scritto di lui “Il migliore in assoluto – tra i fantasisti italiani – è stato Baggio. Muscolatura negroide, possibilità di scatto infinite, altrettanta capacità di gestire il pallone”.

Ma quali sono stati oltre a Baggio, i grandi numeri 10 che abbiamo amato di più?

Pelè: Edson Arantes do Nascimento, in arte Pelè, è considerato dalla FIFA come il giocatore più forte di tutti i tempi. Ha vinto 3 mondiali con il Brasile e ha segnato 1300 gol in 25 anni di carriera. Dotato di classe sopraffina, dribbling ubriacante, potenza nel tiro e grande forza fisica, Pelè

si è dimostrato nel corso della sua carriera, il calciatore più completo di sempre. Realizzò 4 gol in una singola partite per ben 30 volte in carriera ed aggiunse a ciò 92 triplette. Il giornalista sportivo Gianni Brera disse di lui: “Pelé vede il gioco suo e dei compagni. Lascia duettare in affondo chi assume l’iniziativa d’attacco e, scattando a fior d’erba, arriva a concludere. Mettete tutti gli assi che volete in negativo, poneteli uno sull’altro: esce una faccia nera, un par di cosce ipertrofiche e un tronco nel quale stanno 2 poloni e un cuore perfetti”. Il repertorio di Pelé includeva una particolare giocata che in Brasile viene chiamata “drible de vaca”, in cui “O’Rey” (questo il suo soprannome), lascia passare il pallone senza toccarlo, verso un lato e si lancia su quello opposto, disorientando l’avversario

Diego Armando Maradona: la più grande icona del calcio. Uomo irrequieto, sopra le righe, dentro e fuori dal campo. Vince il Mondiale con l’Argentina nel 1986 in Messico, dove segna il gol più bello della storia del calcio contro l’Inghilterra con una serpentina epocale ben impressa negli occhi di tutti gli appassionati. Un leader in campo, amato e idolatrato da compagni e tifosi. Classico numero 10, mancino, Maradona era rinomato per l’abilità nel dribbling, la visione di gioco, il passaggio e la poliedricità dei suoi tiri, il tutto eseguito sempre 1 secondo prima degli altri giocatori. Uno dei marchi di fabbrica di Maradona era il dribbling, eseguito alla massima velocità, quasi sempre partendo da destra, un dribbling mai superfluo e sempre efficace.

Michel Platini: è stato il primo calciatore ad aver vinto 3 palloni d’oro per 3 anni consecutivi (dal 1983 al 1985). Tecnica sopraffina e attitudine ad essere un leader gli valsero il soprannome di Le Roi. Fu il più grande amore dell’avvocato Agnelli, che attorno a lui costruì una Juve dominante negli anni 80. Vinse gli europei con la Francia nel 1984. La sua abilità nei calci di punizione era quasi inarrivabile.

Zinedine Zidane: “Zizou”, altro numero 10 delizioso (anche se il 10 l’ha indossato poche volte in carriera). Nominato per 3 volte Fifa World Player (1998, 2000 e 2003) e Pallone d’Oro 1998, è forse il giocatore europeo più forte di sempre.

Inizia come terzino al Cannes. Diventa poi centrocampista e successivamente trequartista. Al talento calcistico univa una tecnica e un’intelligenza tattica eccezionali. Abile nel dribbling e sopraffino nello stop, nel suo repertorio come non citare la “roulette”, detta anche “veronica”. Poteva inoltre ricoprire quasi tutti i ruoli del centrocampo e all’occorrenza poteva anche essere impiegato come seconda punta. Possedeva una straordinaria visione di gioco, un controllo eccezionale con entrambi i piedi e una grande forza fisica. Discreto colpitore di testa, dote messa in mostra nei Mondiali 1998, dove decide la finale con una doppietta di testa al Brasile di Ronaldo.

Francesco Totti: il capitano della Roma è l’ultimo grande trequartista rimasto. Totti è stato capace di far innamorare senza eguali il caloroso tifo giallorosso. Rimanendo legato alla sua città e alla sua squadra, si è forse privato di qualche soddisfazione a livello internazionale, visto che il suo palmares con la Roma può vantare di un solo scudetto e alcuni trofei nazionali. Ha svolto vari ruoli nel corso della sua carriera, da seconda punta a esterno, a trequartista fino a diventare negli ultimi anni di carriera un vero e proprio centravanti. Visione di gioco senza eguali, ha illuminato il calcio italiano con i suoi passaggi di prima, aperture di gioco e verticalizzazioni con entrambi i piedi. Si dice di lui che abbia “gli occhi disegnati sulla schiena”.

Alessandro Del Piero: il capitano storico della Juventus è senza dubbio uno dei giocatori più amati della storia del calcio italiano. Dotato di un notevole bagaglio tecnico e spirito di sacrificio, “Pinturicchio” è stato uno dei dribblatori per eccellenza, nonché uno dei maggiori specialisti della sua generazione nei calci di punizione. Un particolare tipo di gol, da lui realizzato innumerevoli volte in carriera con un tiro a effetto dal vertice sinistro dell’area di rigore verso l’incrocio dei pali più lontano, viene contrassegnato dalla stampa sportiva e dal pubblico come “alla Del Piero”. Il termine è da allora universalmente usato per definire tutte le reti segnate, anche da altri giocatori, con questo gesto tecnico.

Ronaldinho: il “Gaucho”, uno dei fantasisti più entusiasmanti della storia del calcio. Talento incredibile e un controllo di palla quasi soprannaturale. Secondo a nessuno nel dribbling, suo vero e proprio marchio di fabbrica, era solito usare “l’elastico”, un dribbling secco in cui il pallone viene spostato, anziché da un piede all’altro, dall’esterno all’interno dallo stesso piede con grande rapidità.

Con la nazionale brasiliana si è laureato campione del mondo nel 2002 e con il Barcellona ha conquistato la Champions League nel 2006 da assoluto protagonista, e nello stesso anno si aggiudica il titolo di Pallone d’Oro.

Insomma, dopo questa carrellata di numeri 10 ci piacerebbe sapere il vostro parere:

Chi è stato il più grande? Quali altri giocatori andrebbero ricordati come i migliori fantasisti?

Baggio

 

 

Paolo Riggio

Roma e Prati, mare e montagna e campi da pallone da piccolo, laurea in cinema alla Sapienza, città europee e scuola di giornalismo sportivo Mario Sconcerti da grande. Scrivo e continuo a giocare a calcio da quando ho ricordi, mi considero un calciofilo. La mia altra grande passione è il cinema che ritengo la rappresentazione più autentica del mondo, lo sguardo di chi analizza al microscopio i contesti della nostra vita e le sue storie offrendocene una visione diversa dalla nostra.
Paolo Riggio

10 Responses to "Accade oggi: l’indimenticabile Baggio compie 49 anni"

  1. Michele Pardo   18 Febbraio 2016 at 12:43

    Baggio fu un giocatore eccezionale, forse il migliore italiano, ma credo che anche se nessuno ha mai avuto il coraggio di dirlo, ha sempre avuto dei limiti caratteriali. per limiti caratteriali mi riferisco a tutti i problemi che ha avuto con gli allenatori. a parte Mazzone.

    Rispondi
  2. Davide Marinelli   18 Febbraio 2016 at 12:50

    Era puntuale, serio e la domenica mi faceva vincere. C’era un patto con lui. Non mi piaceva che quando si andava in trasferta i tifosi invadevano l’albergo e lui non aveva un attimo di respiro. Un giorno gli dissi “Quando sei stanco di firmare autografi, ti tocchi la testa e io intervengo”. Ma lui non si toccava mai la testa e allora sbottai “Aho, ma non ce l’hai una testa?”. Lui mi rispose “Mister, come posso deludere gente che ha fatto centinaia di chilometri per incontrarmi?”. Mazzone cit
    Limiti Caratteriali?????

    Rispondi
  3. Filippo   18 Febbraio 2016 at 13:21

    Quel Goal in juventus Brescia del 2001 riecheggia nell’eternità. E’ in assoluto il miglior calciatore Italiano di sempre, secondo in europa solo a Zidane

    Rispondi
  4. Francesco   18 Febbraio 2016 at 15:00

    La prima maglietta che mi comprò mio padre quando ero piccolo fu quella di Roby, scelse quella della nazionale perchè purtroppo Baggio non giocò mai nella lazio, la squadra che entrambi tifiamo… Posso dire con certezza che fu lui a farmi innamorare del calcio e che dopo di lui ci fu solo un altro giocatore a trasmettermi così tante emozioni… Indossò la 9, ma merita lo stesso di appartenere a questa lista di campioni, Ronaldo (il fenomeno).

    Rispondi
  5. Andrea Calandra   18 Febbraio 2016 at 15:07

    Articolo bellissimo su un ruolo che é purtroppo quasi scomparso in un calcio in cui conta sempre più corsa e forza fisica a discapito della tecnica.

    Rispondi
  6. Marco "Pluto"   18 Febbraio 2016 at 16:11

    TOTTI TOTTI TOTTI TOTTI TOTTI

    Rispondi
  7. Francesco   18 Febbraio 2016 at 16:12

    Grande articolo per un grande giocatore. Si vede che l’autore e cresciuto a pane e calcio!

    Rispondi
  8. Ernesto   18 Febbraio 2016 at 16:47

    Totti ha vinto un mondiale, Baggio no

    Rispondi
  9. Alex10   18 Febbraio 2016 at 17:28

    Il più grande numero 10?…. per me c’è solo Del Piero (il nick non lascia fraintendimenti)… secondo ci piazzo lui, un grande giocatore che avrebbe meritato di raccogliere qualcosa in più durante la sua carriera… chissà senza gli infortuni…

    Rispondi
  10. Nando   18 Febbraio 2016 at 19:00

    @ernesto chi fa paragoni tra Totti e Baggio sui mondiali vinti non capisce nulla di calcio. Baggio ha trascinato una nazionale in finale, sbagliando poi il rigore decisivo. Totti ha segnato un rigore decisivo (agli ottavi di finale contro l’australia che vale il Carpi), ma non ci ha trascinato di certo lui in finale. La mia conclusione è, caro Ernesto, che non capisci nulla di pallone

    Rispondi

Leave a Reply

Your email address will not be published.