African Fashion Gate: ecco il primo congresso.

African Fashion Gate: ecco il primo congresso.

African Fashion Gate inaugura nella meravigliosa cornice di Monte di Procida il suo primo congresso internazionale: la Moda veste la Pace.

Testo di Claudia Polo e Rita Ricciardelli

“Quando gli elefanti combattono è sempre l’erba a rimanere schiacciata.”
Con questo proverbio che richiama la moltitudine di donne vittime dei conflitti nel mondo e di rado protagoniste dei negoziati di pace, si apre giovedì 30 giugno l’appuntamento –  che si preannuncia diventare annuale – con il Congresso mondiale delle donne nella moda e nel design 2016 organizzato da African Fashion Gate, in collaborazione con il Comune di Monte di Procida.

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La Moda veste la pace è volto a promuovere le pari opportunità delle donne che sfilano in passerella senza distinzioni fondate sul colore della pelle. Lo scopo è quello di fornire diversi spunti di riflessione sulla problematica discriminatoria, di favorire uno scambio di esperienze relative a giornalisti, designer, e tutti coloro che sono collegati direttamente o indirettamente al fenomeno moda. Sulla base di ciò l’obiettivo è quello di riformulare nuovi possibili sviluppi che prevedano interrelazioni tra nazioni, culture e religioni e di intraprendere forme nuove di costruzione  della pace che abbiano come punto di partenza il settore moda. L’ultimo passo sarà quello di produrre un documento unificato da proporre alle istituzioni. Al convegno partecipano numerosi diplomatici, tra cui gli Ambasciatori del Mozambico, Guinea Equatoriale e Nigeria presso la santa Sede, oltre che personalità appartenenti al mondo religioso e della moda.

Risulta Innovativa e originale l’idea di African Fashion Gate di organizzare un congresso su tematiche così importanti, in modo snello e con una struttura interdisciplinare, tenendo così vivo l’interesse della platea di invitati. Prima di entrare nel cuore del discorso, infatti, la presentatrice Caterina Milicchio ci mostra un video ambientato a Dakar che ha come protagoniste bellissime donne di colore che volteggiano in abiti bianchi per le strade della città.

Il mare brillava al picchiare dei raggi solari, il caldo sembrava non sentirsi grazie alla leggera brezza dello Zefiro che tirava da occidente, eccola la cornice perfetta per la bellissima giornata svoltasi a Monte di Procida, comune che costituisce l’ultima lingua di terra dell’area flegrea, zona limitrofa alla città di Napoli. L’evento è allestito in una meravigliosa location con un ampio terrazzo che affaccia sul mare del Golfo di Napoli.IMG_0980

Le sfilate hanno inframezzato il convegno di African Fashion Gate e sono ben 5  designer dal Senegal all’Italia che hanno presentato le loro collezioni, le une molto diverse dalle altre. A calcare la passerella de “La Torre Saracena” sono stati modelli e modelle sia di nazionalità africana che italiana, ciò a voler sottolineare il tema portante del progetto, ovvero il disagio sociale e culturale che vedono come non-protagoniste le modelle dal passo felino. Sulle pubblicità, sulle copertine delle riviste di moda, oltre che sulle passerelle mondiali, c’è ancora una grandissima prevalenza di modelle bianche rispetto a quelle di colore, asiatiche, mediorientali e latinoamericane, nonostante le loro provenienze rappresentino una fetta di mercato sempre più consistente.

La rivista Vogue Italia (cui circa il 20% delle vendite avviene all’estero) è stata la prima rivista a realizzare un numero, intitolato “The Black Issue” (luglio 2008), in cui si stigmatizzava il problema di avere delle modelle di colore e questo, spiega Carlo Ducci, non fu uno statemant fashion bensì uno statemant sociale. Un’idea geniale che ha portato moltissime autorità mondiali ad affrontare il problema, è stata in questa occasione infatti che Franca Sozzani, direttrice Vogue Italia, è stata premiata per il suo operato. In questa occasione dichiarò al Corriere della sera che la scelta di far apparire nel numero di luglio solo modelle di colore era un omaggio alla loro bellezza.

Grazie a questa provocazione giornalistica, la Sozzani ha avuto l’onore di rappresentare nel Mondo la problematica divenendo ambasciatrice per lo sviluppo della condizione della donna in Africa attraverso la moda. Da questo episodio si è avuta l’apertura di una sezione, all’interno del mensile, intitolata VBlack in cui vengono presentati designer, modelle e personalità di rilievo dal color ebano.

E poi ancora, le numerose testimonianze degli ospiti e la magia della soave voce di Lu Ye cantante-attrice di origini cino-canadesi. In occasione del Congresso la Soprano, famosa per la celebre interpretazione dell’Ave Maria di Charles Gounod sulla musica di Bach, ci fa ascoltare in napoletano appena accennato i brani “Torna a Surriento” e “Caruso”, ricevendo così l’applauso del pubblico estasiato.

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La moderazione del Congresso African Fashion Gate è stata condotta dalla giornalista esperta di moda africana Ingrid Tamborin che si distingue per il suo naturale interesse a determinate tematiche dal risvolto sociopolitico, dato il particolare momento storico che la moda sta vivendo soprattutto in Africa, con la nascita di una “leadership di giovani fashionisti” come le piace definirli.

E’ proprio Ingrid a intervistare tutti coloro che sono chiamati sul palco di African Fashion Gate a dare il loro contributo, primo tra tutti il sindaco del Comune di monte di Procida, Giuseppe Pugliese che ci spiega come il Comune si riappropria della sua identità ospitando il Congresso della Moda veste la Pace. Infatti, per chi non lo sapesse, Monte di Procida vanta un’antica tradizione marinaresca, i montesi sono da sempre un popolo di armatori e marinai, la loro assenza, che si protraeva per lunghi periodi, diede l’avvio alla formazione di una classe di donne forti e decise, note per le abilità di tessitrici e artigiane della moda. Esse diedero vita a splendide collezioni frutto della loro creatività tramandata di generazione in generazione. Tramite la testimonianza del sindaco apprendiamo che il Comune di Monte di Procida è molto sensibile alla tematica delle pari opportunità, tanto da risultare composto da un numero pari di donne e di uomini, andando oltre il rispetto delle sole quote rosa.

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Nicola Paparusso

La parola pace è inevitabilmente legata al settore moda che risulta essere, come spiega Il Segretario generale di African Fashion Gate,  Nicola Paparusso, un veicolo strategico perché diffuso in tutte le zone del mondo. Paparusso racconta della sua esperienza diretta e delle difficoltà che incontra nel farsi portavoce dei diritti delle giovani modelle di colore che accompagna regolarmente ai casting per le sfilate. Proprio grazie alla sua determinazione è riuscito a supportare due modelle che sono state selezionate per una fashion week. Esistono delle normative sulla discriminazione raziale ma gli stati membri non sorvegliano sul rispetto di esse e spesso sono le stesse vittime delle discriminazioni a non denunciare ciò che accade. Il suggerimento, rivolto soprattutto agli ambasciatori presenti dei vari paesi africani presso la Santa Sede, è quello di non creare delle barriere insormontabili per le modelle, i modelli, i designer e tutti i creativi che vogliono lavorare qui e ai quali è negato il visto.

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Bali Lawal

Commovente è stata la testimonianza della modella Bali Lawal, lei ha raccontato di essere stata discriminata innumerevoli volte nel mondo della moda, quando si presentava ai casting molto spesso la risposta era: “è bella ma è nera… il cliente non vuole ragazze di colore”, oppure veniva semplicemente scelta ed inserita nel cast per dare “colore” alla passerella. Bali è una donna combattiva, lo si vede dal tono di voce forte che usa nel raccontare la sua vita, e il frutto, nato dalle discriminazioni subite in passato, è un progetto che si chiama “A Coded World” nato per la tutela delle diversità, che siano africane, polacche, albanesi, italiane, latinoamericane e così via. Per molti anni Bali è stata fra Europa, Africa ed America ma pochi anni fa, affrontando tante cattiverie. Lei è una ragazza forte e non ha mai ammesso di stare male, nemmeno con i suoi genitori così, dopo essere tornata da un tour, ha deciso di mettere questo splendido progetto a disposizione per far sì che nessuno si possa mai possa far sentire qualcuno discriminato per la sua diversità. Il progetto ha coinvolto donne di tutte le nazionalità, che vivono in Italia, e che vogliono promuovere una moda che dice SI alla differenza, perché il mondo è bello solo se è colorato e fra questi colori non esiste solo il bianco ma tantissime sfumature.

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Stilista Senait Mario

Bianco ottico, collane dai motivi etnici, vestiti morbidi dal bianco al verde, caftani e tuniche di lino bianco con inserti dai toni del giallo, per passare a vestiti dai colori del rosso con ricami  di rombi e croci: questo il mood di apertura delle sfilate presentate. L’artista, o meglio la designer è l’etiope Senait Mario, ex modella ed ora stilista,  ha indossato lei stessa un bellissimo abito blu che richiamava i colori dei profondi abissi marini.

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Penda Thioune

È la volta di Tersige Cerrone, designer italiana (avellinese) che ha saputo sposare benissimo le caratteristiche del mood di African Fashion Gate, ricordando i colori mediterranei. I suoi abiti, prevalentemente di seta si muovono sinuosamente sui corpi delle pantere, il loro passo felino dona quell’aggressività e passionalità che un vestito, senza una degna modella, non riesce ad esprimere a pieno. Tessuti meravigliosi, abiti di classe dai motivi per lo più floreali, ad eccezione di un maculato colorful che calza a pennello sulla splendida modella Penda Thioune. I vestiti infatti sono stati indossati da splendide mannequins e da statuari indossatori dell’agenzia Les Cygnes Noirs.

Il pubblico è di nuovo pronto per ascoltare l’interessante testimonianza di Claudia Beretta che vive da quindici anni in Africa ma ama ritornare in Italia soprattutto quando si tratta di raccontare un progetto importante di cui è fondatrice e Presidente, ossia Donne D’Africa. Claudia ha vissuto l’Africa come donna, come moglie, essendo sposata con un diplomatico e come madre, arrivò in Tunisia lavorando per le Istituzioni europee ed è stata praticamente adottata dal continente africano. Nel suo percorso ha scoperto di fatto un altro volto dell’Africa, quello positivo e di emancipazione. Ha sempre creduto che lo sviluppo debba basarsi non soltanto su uno spirito di carità e solidarietà ma anche e soprattutto sul supporto al merito. E’ convinta che i Governi devono sostenere la scolarizzazione e l’istruzione affinché le donne non debbano essere costrette a sposarsi in giovane età. La lotta per ciò in cui crede l’ha portata a creare, nel piccolo paese dello Swaziland, una struttura che funziona come un atelier gestito da donne che danno vita a meravigliosi abiti ed accessori.

La grande bellezza di questo incontro de la Moda veste la Pace, è vedere come le donne sanno aiutarsi a vicenda. Sabrina Coccoloni ad esempio racconta con passione della sua esperienza giornaliera di coinvolgimento di tantissime persone in Italia per la creazione di vestini per i bambini in Africa. L’idea del progetto “A little dress for Africa” nasce circa un anno fa ma non finisce qui perché Sabrina vuole organizzare scuole di sartoria in Africa e si recherà a fine anno in Nigeria per consegnare personalmente i vestitini. Ci dice inoltre che aprirà una sartoria alla periferia di Lagos con la speranza di poter selezionare giovani creativi meritevoli da inviare all’Accademia della moda e del costume di Dakar inaugurata a maggio. Quello che Sabrina vuole più di ogni altra cosa è aiutarli a creare una loro, seppur piccola economia interna, e a lei va il nostro in bocca al lupo.

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Helena de Jesus e Ian Zaqueu Dos Santos

Sono donne tenaci e forti Claudia e Sabrina, come le altre donne che hanno aderito alla causa di African Fashion Gate, chiamate sul palco a ricevere i premi simbolo di un importante riconoscimento per la loro creatività a servizio della pace e della bellezza. Vengono così omaggiate di una statuetta che rappresenta un cigno nero ed un cigno bianco, la cantante-attrice madame Lu Ye, l’ambasciatrice dell’UNIDO Diana Battaglia, la ballerina di origine albanese Claudia Pepa protagonista di un video musicale per la pace e gli studenti dello IED Roma presenti qui anche con l’ex Direttore Antonio Venece.

Antonio Venece
Antonio Venece

Un ringraziamento speciale va alla bellissima top model Helena De Jesus, originaria del Mozambico e Ambasciatrice alle Pari Opportunità di African Fashion Gate.

E’ di grande importanza, in un momento così delicato per la pace dati gli sconvolgimenti creati dagli attacchi terroristici, ascoltare la voce delle istituzioni ecclesiastiche e laiche, tra cui  l’ambasciatore tunisino insieme alla moglie pittrice a cui viene consegnato un premio per i suoi dipinti raffiguranti donne in abiti tunisini. Sul palco sono invitati il Vescovo di Pozzuoli  ed il Presidente delle Comunità Islamiche della Campania. Entrambi, convinti che la strada della pace e dei valori della democrazia sia l’unica percorribile, ci invitano a riflettere, il primo sul concetto di fratellanza ed il secondo sul concetto di unione nel rispetto delle diversità culturali.

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Abito di Fauzi Naouar

Di particolare rilievo è stato l’abito da sposa proposto dallo stilista tunisino Fauzi Naouar, con un ri co velo di pizzo che valorizzava la pelle color ebano dell’affascinante modella  che ha liberato una colomba bianca in simbolo della pace. Le sue creazioni prevalentemente di stoffa pizzo san gallo, sono tutte in bianco così come i tallieurs ed alcuni spolverini che hanno delle velate trasparenze, colore utilizzato per sottolineare la pace, la libertà d’espressione e l’uguaglianza fra i popoli ha affermato lo stilista. Tanti gli stilisti che hanno aderito ad African Fashion Gate, e numerosi gli abiti che hanno sfilato in passerella. Ricordiamo con piacere i toni dorati che hanno esaltato i corpi e i volti delle modelle, il marocchino Kacem Sahl infatti ha presentato una collezione di alta sartoria, piena di lustrini, stoffe pregiate e richiami alla terra de Mille e una notte che hanno emozionato tutti i presenti in sala. Per ultimo, ma solo di ordine cronologico, ricordiamo la sfilata del mozambicano Ian Zaqueu Dos Santos. Una personalità eclettica, simpatico e disponibile, infatti ci ha subito spiegato come i suoi abiti raffinati siano stati capaci di riportare, in chiave moderna, alcuni elementi della tradizione.

In chiusura l’avvocato Ester Pugliese, vicepresidente del comitato tecnico accreditato al tavolo di Governo, interviene allo scopo di illustrarci i progetti che agevolano le donne nella creazione di un’attività imprenditoriale.

“L’unione dei popoli può avvenire anche attraverso la moda” ci ricorda concludendo Caterina Leite, direttore dell’Agenzia etica. La moda, in sintesi, come veicolo di bellezza e creatività, diventa  ambasciatrice di pace come in passato lo è stata la musica, l’arte e la cultura. Oggi più di ieri abbiamo tutti profondamente bisogno dell’unione tra moda e pace per un futuro di crescita, e ci auguriamo così che African Fashion Gate getti un ponte percorribile tra le diverse culture.

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Redazione

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