Alfons Mucha e le Atmosfere Art Nouveau in mostra a Milano

Palazzo Reale chiude il suo anno all’insegna della bellezza e lo fa con l’artista ceco Alfons Mucha. Tutti noi lo conosciamo per le sue litografie a colori riprodotte su cartoline, sulle copertine di quaderni di scuola o sulle scatole di biscotti dal gusto retrò, ma il suo nome forse non è noto al grande pubblico. Mucha è riconosciuto come uno dei più rappresentativi interpreti dell’Art Nouveau e autore di un nuovo linguaggio comunicativo e di un’arte innovativa e potente. Il suo successo è come illustratore, quando nel 1984 disegna il primo manifesto per l’attrice francese, La divina Sarah Bernhardt in occasione dello spettacolo teatrale Gismonda. Palazzo Reale a Milano offre l’opportunità di conoscerlo meglio e dedica al maestro una prima grande mostra che conta oltre 220 opere e che sarà aperta al pubblico fino al 20 marzo 2016.

La mostra è promossa dal Comune di Milano, prodotta e organizzata da Palazzo Reale di Milano, Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura di Genova e da 24 ORE CulturaGruppo 24 Ore in collaborazione con la Richard Fuxa Foundation, il Centro di Ricerca Rossana Bossaglia dell’Università di Verona e si avvale del Patrocinio della città di Praga. Alfons Mucha e le atmosfere art nouveau è una mostra curata da Karel SRP, già curatore della mostra monografica dell’artista tenutasi Praga nel 2013, che ha segnato un record di presenze, e dalla giovane studiosa di arti decorative Stefania Cretella. Da sottolineare la collaborazione tra soggetti pubblici e privati promotori di cultura e il Centro universitario di ricerca che ha dato vita a un evento che andrà a finanziare assegni di ricerca e borse di studio destinati a giovani studiosi del Centro di ricerca dell’Università di Verona fondato nel 2015 e intitolato alla studiosa di Liberty, Déco e Novecento “Rossana Bossaglia”.

“La mostra si inserisce nel percorso che Palazzo Reale intraprenderà nel 2016, teso ad approfondire, attraverso i grandi movimenti artistici e i loro protagonisti, quel periodo di transizione e di importanti trasformazioni che si colloca tra fine Ottocento e primi decenni del Novecento – ha affermato l’assessore alla Cultura di Milano Filippo Del Corno – che culminerà nella grande mostra sul Simbolismo a febbraio 2016 e nell’importante progetto dedicato a Boccioni durante la prossima primavera”.

Un percorso espositivo tematico, articolato in dieci sezioni, nel quale si innesta un dialogo efficace tra grandi e piccole litografie, disegni, stampe, affiches, oggetti di arredo, capaci di evocare le atmosfere a cavallo tra XIX e XX secolo. Meravigliosi i manifesti in apertura firmati da Mucha dedicati al teatro in cui l’artista ha più volte immortalato la celebre attrice Sarah Bernhardt musa di Marcel Proust. Si passa poi a grandi manifesti pubblicitari con prodotti di uso quotidiano quali liquori, biscotti, cioccolata, prodotti per bambini veicolati attraverso quella speciale creatività che è entrata in tutte le case.

Una curiosità: molti dei manifesti in mostra provengono dalla collezione privata dell’ex campione del mondo di tennis Ivan Lendl.

Alfons Mucha disegnò molti gioielli realizzati da abili orefici e che ritroviamo nelle sue illustrazioni. Degna di nota è, a questo proposito, la piccola sezione dedicata alla preziosità della materia che ospita le litografie a colori della serie Pierres Précieuses del 1900 nelle quali le pietre ametista, topazio, smeraldo e rubino sono personificate da altrettante figure femminili ornate con gioielli, pietre, fiori e frutta. Interessanti il medaglione in pasta vetro realizzato da Amalric Walter per Daum firmato A. Mucha e le Têtes Byzantines, litografie a colori con capi di donna di profilo riccamente decorati.

La cifra stilistica di Mucha è sempre riconoscibile: tratto deciso ma sempre sinuoso, palette di colori dai toni mai squillanti con luminosi accenti dorati, minuziosa descrizione di particolari, personaggi femminili dolcissimi, idealizzati, corpi sensuali, dagli sguardi talvolta ammalianti, talvolta assenti, calati sempre in un’atmosfera irreale. Da non perdere anche i piatti in maiolica policroma di Galileo Chini e le illustrazioni di Aubrey Beardsley dell’edizione del 1893 della Salomè di Oscar Wilde.

Una mostra da gustare lentamente, che necessita del giusto tempo per scoprire e farsi sorprendere dai dettagli.

Da fine aprile a settembre 2016 sarà visitabile anche nella sede di Palazzo Ducale di Genova.

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