AltaRoma AltaModa

Interventi di : Chiara Piperni, Cinzia Leggieri, Diana Izzo, Ewa Banas, Fausta Padula, Pablo Cabezas, Valentina Montanari.

Chiara PiperniROMA VA DI MODA
Testo di Chiara Piperni

Dal 12 al 16 luglio la “Grande Bellezza” romana ha ospitato la settimana dell’haute-couture: AltaRoma AltaModa. Una manifestazione che è presente nella città da più di dieci anni e che, in ogni edizione, lancia nuovi giovani talenti e dà spazio all’alta moda italiana.
Ormai tradizione di AltaRoma è scegliere un artista che dà l’immagine alla settimana della moda; in questa occasione Dain, street artist americano, ha offerto la sua creatività ad AltaRoma dedicandole uno “special project” con una serie di opere esclusive realizzate appositamente per la città e per la manifestazione. Esposte nel Complesso Monumentale Santo Spirito in Sassia, le opere di Dain rappresentano le icone del cinema e della moda intrecciate alla pop-art attraverso un collage di colori e forme. La sua caratteristica principale è di combinare l’arte dei graffiti con la tecnica del collage, dando vita a ritratti decostruiti dove l’immagine finale riesce a catturare l’attenzione dell’osservatore; dei quadri perfetti per rappresentare AltaRoma, in grado di trasmettere innovazione ed eleganza grazie al magico connubio tra arte e moda.
In questa edizione, il calendario era ricco di sfilate, eventi e progetti originali.
Tra i giovani talenti, ormai consolidati, ha sfilato il terzo giorno Greta Boldini; un “nome in codice” che rappresenta i due stilisti: Alexander Flagella e Michela Musco. La scelta del nome è dovuta alla passione per la Belle Epoque, rappresentata dal pittore Giovanni Boldini e all’amore per il cinema vintage con la sua icona Greta Garbo. Per la stagione primaverile 2015, il duo ha presentato una collezione ispirata a uno dei film di David Lynch: Mulholland Drive. E non solo, le altre influenze per la nuova stagione arrivano dal mondo della musica, con le canzoni leggiadre e malinconiche di Lana Del Rey, dal mondo dell’arte, con le tele di Hopper e infine dal glamour di Sofia Coppola. Abiti dai colori delicati e leggeri sfilano in un’atmosfera soave, elegante e un po’ retro.
Dal bianco degli abiti da giorno, passando per il verde acqua e il color menta, fino ad arrivare al nero con un robe-trench scintillante adatto a serate eleganti e glamour, la donna Boldini è una diva silenziosa e sognatrice, che riesce a catturare l’attenzione in ogni situazione.
AltaRomAltaModa non solo dà spazio ai giovani talenti, ma ospita i grandi couturier italiani come Sarli, Curiel e Renato Balestra; delle collezioni femminili, eleganti e pure che fanno sognare qualsiasi donna. L’obiettivo di questa manifestazione è anche la celebrazione del Made in Italy e dell’artigianalità, che ha reso Roma il punto di riferimento internazionale.
AltaRomAltaModa si definisce “Centro propulsore dell’haute couture italiana e nuova piattaforma di lancio per i designer emergenti” , una definizione eccellente, che però nella realtà non riesce a trasmettere quello spirito giovanile e frizzante portato dagli stilisti emergenti.
Riuscirà a togliere quell’aria un po’ snob e a stupirci nella prossima edizione? Staremo a vedere.

foto_cinziaLa nuova generazione della moda alla decima edizione di “Who is on next?”
Testo di Cinzia Leggieri

Et voilà: ecco i protagonisti della decima edizione di ‘Who is on next?’, progetto di fashion scouting dedicato ai giovani talenti della  moda Made in Italy, ideato e realizzato da Altaroma in collaborazione con Vogue Italia.
La next generation della moda ha avuto l’opportunità di esprimersi proponendo le proprie creazioni in un clima di contaminazioni culturali e sano agonismo. Ad aggiudicarsi il primo posto sul podio, per la categoria abbigliamento, è stato il brand Piccione.Piccione disegnato da Salvatore Piccione “per il concetto di donna che ha scelto, per le stampe e i ricami” seguito da Daizy Shely “per la creatività spiccata e le sue potenzialità”. Mentre per la categoria accessori il marchio Corion di Milica Stankovic ha vinto “per l’altissima qualità e artigianalità”.
Ecco, nel dettaglio, i protagonisti delle sfilate di presentazione.
Una fortunata combinazione di talento e creatività quella di Salvatore Piccione, fashion designer di origini siciliane che dopo il diploma allo IED di Roma nel 2008, coglie l’opportunità di lavorare con Mary Katrantzou, seguendo poi progetti speciali con Swarovsky e Longchamp, fino alle attuali collaborazioni con Hobbs e Celine. Con il suo brand Piccione.Piccione ha sbalordito la sala di Santo Spirito in Sassia presentando una collezione di capi preziosi tesi a valorizzare una femminilità primaverile e naif. Elementi architettonici e naturali si fondono dando vita a paesaggi intricati profondamente evocativi. Rami, gabbie, uccelli, api, motivi floreali percorrono gli abiti lunghi e leggeri creando effetti caleidoscopici e raccontando di una natura che si risveglia in tutta la sua carica esplosiva.
Anche l’israeliana Daizy Shely, seconda classificata, è alla natura che guarda dando vita a spettacolari creature piumate, con capispalla avvolgenti dagli accesi toni pastello.  Meravigliosi uccelli del paradiso con accenti irriverenti nei colori del giallo e del blu elettrico.
Uno stile essenziale e funzionale quello del duo formato da Monica Mignone e Elisa Vigilante che nel 2009 danno vita a Project149 ed insediano il proprio quartier generale nel cuore di Cremona. Linee pulite e dinamiche emergono da silhouette morbide e inusuali combinazioni di materiali, in cui sono sapientemente mescolati look full print e tessuti tecnici. Elegantissimi steli di Anthurium rosso scarlatto si biforcano su uno sfondo bianco ottico.
Originalissimo il contributo di Svetlana Taccori che nel 2013, dopo una significativa esperienza nel settore della moda, crea il proprio brand. Tak.Ori sorprende con appariscenti cappelli a falda larga e bicromie a righe bianco-nere. Esili silhouette rese ironiche da esilaranti lampadine ‘smile’ che esprimono una modernità briosa ed eccentrica. Un charleston anni ’20 rivisitato in chiave attuale, per una femminilità ingenua, capace di sedurre in piena libertà.
Marianna Cimini, infine, propone tagli puliti total white e total black ornati da splendidi fiocchi neri annodati sulle spalle che fluttuano sensuali lungo tutta la figura. Soprabiti a kimono e occhiali tondi completano un look armonico e raffinato.
A Franca Sozzani, Editor in Chief di Vogue Italia, e Silvia Venturini Fendi, Presidente di Altaroma, il compito di proclamare i vincitori di quest’edizione di Who is on next?.“Il nostro è un supporto continuo e concreto, non cerchiamo collezioni su cui accendere i riflettori per una stagione ma per dare loro visibilità a lungo termine” ha affermato Franca Sozzani che ha aggiunto “è stata una scelta difficile, la qualità dei concorrenti è aumentata”.
Per celebrare degnamente questa edizione anniversario, ecco poi che il Museo di Roma in Palazzo Braschi ospita la mostra “10th Anniversary Who is on Next?” che ripercorre i dieci anni del progetto. Aperta al pubblico fino all’11 settembre, l’esposizione accende i riflettori sulla nuova generazione della moda attraverso un percorso creativo e di stile che racconta l’evoluzione del contest in questi dieci anni e svela i successi di molti dei finalisti, da Marco De Vincenzo ad Aquilano.Rimondi.

Diana IzzoAltaRomaAltaModa: la fashion week della Capitale
Testo Diana Izzo

Dal dodici al sedici luglio 2014 si è svolta AltaRomaAltaModa, la manifestazione romana che due volte l’anno, a gennaio e a luglio, celebra l’haute couture con una serie di sfilate, eventi, progetti e iniziative che animano la capitale. Una vetrina mondiale che esibisce e valorizza il meglio dell’alta moda italiana, rappresentata da storiche maison che puntualmente vi prendono parte, ma che lancia anche quella che può essere definita neo couture, cioè l’alta moda che sta nascendo in ambito internazionale grazie a talentuosi stilisti emergenti. AltaRomaAltaModa promuove da sempre l’eccellenza della tradizione artigianale e sartoriale tipicamente italiana; allo stesso tempo sta diventando sempre più un trampolino di lancio per nuovi designer, grazie ad importanti progetti come Who Is On Next?, realizzato in collaborazione con Vogue Italia. L’obiettivo è sempre quello di esaltare l’alta moda tutta Made in Italy.
Anche quest’ultima edizione di AltaRomaAltaModa ha visto la partecipazione sia di storiche case di alta moda sia di stilisti emergenti che si affacciano al mondo dell’haute couture: Renato Balestra, Greta Boldini, Luigi Borbone, Curiel Couture, Giada Curti, Antonio Grimaldi, Peter Langner, Sabrina Persechino, Fabio Quaranta, Antonella Rossi, San Andres Milano, Sarli Couture, Jamal Taslaq, Esme Vie, Rani Zakhem hanno sfilato in suggestive location della capitale, presentando le loro collezioni al pubblico.
Diversi sono stati anche i progetti e le iniziative realizzati in quest’ultima edizione di AltaRomaAltaModa, a partire dalla decima edizione di Who Is On Next?, che ha confermato l’importanza della manifestazione come occasione di scouting di nuovi talenti sul panorama internazionale. I vincitori di quest’ultima edizione sono stati Piccione•Piccione nella categoria ready-to-wear, Daizy Shely per il womenswear e Corion nella categoria accessori. Interessante è stata la sfilata ‘Beat of Africa’, che ha presentato alcuni talentuosi designer provenienti dall’Africa, oltre alla già affermata Stella Jean, vincitrice di Who Is On Next? nel 2011. Notevole anche l’esposizione ‘Be Blue Be Balestra’, in omaggio allo stilista Renato Balestra. Numerose anche le accademie, le scuole e gli istituti specializzati di moda che hanno partecipato alla manifestazione.
AltaRomaAltaModa si è confermata anche in quest’ultima edizione di luglio 2014 una manifestazione ricca e innovativa nell’ambito dell’alta moda, ma soprattutto in continua evoluzione e alla costante ricerca di novità, pur restando fedele alla sua mission tradizionale, cioè la valorizzazione dell’haute couture. Vera fashion week della capitale, AltaRomaAltaModa riesce ancora a vestire la città di Roma con sfilate ed eventi che hanno risonanza a livello mondiale e che fanno della città eterna l’eterna culla dell’alta moda.

Ewa BanaśTra la creatività degli stilisti e la creatività degli organizzatori… l’ avanguardia polacca in passerella: una favola sul perche gli eventi ufficiali sono come sono…
Testo di Ewa Banas

Come è stata la sfilata polacca presentata alla chiusura di AltaRoma? “CREATIVA”. Si! Tutto era veramente CREATIVO. Complimenti speciali alla persona che ha ideato la presentazione con i burattini! Quello si che è un uomo CREATIVO! Per non usare tutto il tempo la stessa parola, possiamo anche dire che la sfilata era DIVERTENTE, ma davvero la Polonia vuole essere sempre e solo DIVERTENTE?
Di chi è questa favola? Sei stilisti polacchi del concorso Off Fashion sono stati invitati a mostrare le proprie collezioni durante l’ultimo giorno di AltaRoma. Il 16 luglio si presentano nei giardini dell’Ambasciata della Polonia. Tutti vengono da un concorso per stilisti e appasionati di moda che si svolge due volte l’anno a Kielce, una città situata nella Polonia sud-centrale. L’obiettivo del concorso e di mostrare ciὸ che sta accadendo nel settore della moda alternativa tramitte i lavori sia dei professionisti sia dei dilettanti. È dovrebbero essere loro i protagonisti principali della serata, i giovani finalisti e la loro favola che grazie ad una cooperazione con l’Accedemia Koeffe, potesse traslocarsi da Kielce a Roma.
Chi ha rubato lo show? L’evento è stato organizzato con un’idea di mostrare il collagamento tra il mondo della moda e quello del teatro. Gli spettatori sono stati introdotti in ogni collezione con le performance dei burattini che recitavano tra l’altre le parti di “Biancaneve” e “Pinocchio”.
Uno sguardo verso il futuro? La moda alternativa dovrebbe personificare le concezioni innovative dei giovani stilisti sulla moda. Che impressione ho avuto? Non ho capito l’idea di unire in questo particolare modo la presentazione delle collezioni con le marionette. Questa voce dall’altroparlante! Questa noiosa melodia che accompagnava ogni sfilata! Questo drammatismo della situazione ogni volta che i burattini sono stati presentati in passarella! Non potevo davvero osservare gli abiti perchè il mio senso di estetica urlava: No! No! No! Per non usare troppi “perchè”, “no!” o “!”, devo descrivere le collezioni sulla base delle foto che ho visto dopo le sfilate, e non sulla base di questo che ho vissuto all’Ambasciata. Guardando le immagini, la mia estetica puὸ sentirsi più calma e puὸ dare voce alla valutazione.
La storia raccontata dalle immagini – se la favola fosse composta senza nessuna narrazione. Halina Mrożek – la scultura traslata nella moda. Le construzioni geometriche spostate sulle modelle come ali. Come le opere d’arte mi piacciono tantissimo, ma come vestiti mi mancano i capi per recensirli… Come apertura, era un po’ troppo provocante e troppo stereotipico – quando la nudità non sara l’unico modo per catturare l’attenzione – l’asimmetria dei tagli, le creazioni in toni scuri. L’unificazione dei tessuti pesanti con questi leggeri. La collezione molto femminile con questa goccia di decadentismo mi piace molto. Aneta Zielińska – i multistratti, i colori forti. I vestiti basati sulla semplicità che rende le donne felici. La vera alternativa. Vorrei vederne di più. Michał Mrzygłód- il futurismo che ispira. Il ritratto di un contemporaneo uomo aviatore. Le giacche ed i cappotti. Un giovane stilista veramente talentuoso. Łukasz Stachowicz – l’eleganza nelle tute, materiali originali e insoliti, i disegni con elementi di misticismo. La collezione ispirata all’arte con dei print. Rafał Zieliński- il re del barocco. I capi classici nella versione ellegante, tessuti di lusso e pellicce. Ma sembrava un po’ che le pettinature e gli accessori creassero più mistero dei suoi vestiti.
Una morale – il bene vince sempre con il male? Le nostre impressioni sono basate sul quadro completo. Quel che ho visto (ho vissuto!) all’Ambasciata polacca non riffletteva gli ultimi trend presenti nel mio paese. Amo le favole ma devono essere legate al lieto fine. L’evento non è stato un profilo di ciὸ che possa rappresentare la moda polacca. È perchè gli eventi ufficiali sono sempre anticipati dalle presentazioni di cioè che sarà poi presentato davvero? È come organizzare concerti di musica talmente polacca che neanche in Polonia la si ascolta più. Perchè non proviamo a rompere questo clichè della Polonia di venti anni fa?
C’era cosi tanto della creatività del mio paese che io stessa come polacca mi sono persa, allora come lo possono capire gli italiani? Dobbiamo prestare attenzione, c’è veramente una sottile differenzia tra quello che si deve o/che si vuole presentare. Dopo lo spettacolo il mio cuore chiedeva alla mente: “perchè non sono la Biancaneve che si è svegliata dalla questa favola?“. Un evento che sembra organizzato per l’apertura di un nuovo centro comerciale non dovrebbe essere mostrato in occassione di AltaRoma AltaModa.
Un’altra volta sono rimasta nella convinzione che abbiamo giovani stilisti veramente talentuosi, ma un grande problema con il mostrarsi nel palcoscenico internazionale. Le idee sono interessanti, ma ci manca il giusto modo di raccontare le nostre storie, abbiamo bisogno di cornici giuste e coerenti stilisticamente. Mi fa molto piacere che durante AltaRoma potevo apprezzare dei designer polacchi ma so che abbiamo ancora tantissimi altri, migliori progetti da mostrare!
Cari stilisti polacchi, avete davvero talento! Non fate di voi stessi le marionette mosse dalle mani dei burattinai! Cari organizzatori della sfilata a Roma, chi vi ha datto il permesso di farlo agli stilisti?

ALTAROMA Luglio 2014. IL TEVERE SUSSURRA IN AFRICANO: STOP FASHION VICTIMS!
Testo di Fausta Padula

 Contro la vecchia politica della beneficenza improduttiva, la settimana della moda capitolina si distingue e si eleva rispetto alle altre kermesse di moda internazionali con il progetto Ethical Fashion in collaborazione con ITC (International Trade Centre, agenzia di cooperazione dell’Organizzazione Mondiale del Commercio e delle Nazioni Unite). Il fine dell’iniziativa è quello di attivare meccanismi di mercato per generare economia e lavoro in paesi svantaggiati, per raggiungere l’indipendenza e lo sviluppo economico, attraverso la valorizzazione del lavoro manuale di micro-artigiani(di cui il 98% sono donne).

AFROPOLITAN. DALL’ITALIA ALL’AFRICA SULLE TRACCE DEL TALENTO.

 AltaRoma, fin dalla sua nascita orientata allo scouting di giovani talenti, scopre le realtà dell’Africa sub-sahariana. La rassegna di moda guarda a Sud,con uno sguardo originale, abbandonando la classica espressione di superiorità mista a compassione, sostituendola con un esempio concreto e ben strutturato di “Aid for trade”. Attraverso le iniziative curate da Simonetta Gianfelici “Beat of Africa” e gli ospiti di “Room Service”, l’organizzazione romana si occupa di Paesi e designer su cui pesa l’assenza di un sistema produttivo e di canali distributivi adeguati. In smentita alla connotazione di frivolezza ed evasione che caratterizza gli eventi di moda, la manifestazione capitolina raccoglie già dal 2009 le voci dei consumatori per una moda ecosostenibile ed eticamente corretta, per il perseguimento di una bellezza che non costi la vita ad ambiente e lavoratori. La svolta estetica delle ultime stagioni riflette il cambiamento di attitudine del pubblico: i consumatori non ricercano più il lusso manifesto e sfarzoso. Esclusività significa possedere qualcosa di unico e introvabile, il nuovo lusso è quello che coinvolge la coscienza oltre che il corpo.

BEAT OF AFRICA- ATTENZIONE! SFILATA AD ALTO CONTENUTO SOCIALE

Il progetto accende i riflettori della passerella su una nuova realtà, quella di un’industria della moda globale equa. A sfilare è l’etica, l’ onestà, quella di chi non “ruba” ai clienti attraverso prezzi elevati giustificati esclusivamente dagli investimenti in comunicazione e branding. Il red carpet è per una volta solcato dal potenziale cliente che non acquista inconsapevolmente guidato dalla pubblicità, un pubblico con una personalità specifica e un elevato background culturale, che non persegue l’idea racchiusa in un marchio, ma uno stile di vita dettato dal senso di civismo che dovrebbe ormai contraddistinguere il cittadino globale.
Nello splendido complesso di S.Spitito in Sassia, in un tripudio di colore e stampe esuberanti, hanno sfilato le collezioni P/E 2015 di Duaba Serwa, Mina Evans(fashion designer ghanesi)con la presenza di due special guest: Lisa Folawiyo e Stella Jean. Uno show che rivendica la visione ludica del fenomeno moda, nonostante la componente fortemente sociale dell’iniziativa .
Stella Jean, vincitrice dell’edizione 2011 del concorso “Who Is On Next?”, presenta una preview della collezione ss2015. La punta di diamante dello show s’impegna da sempre a sostenere l’emancipazione economica delle donne dei paesi in via di sviluppo presentando una collezione interamente composta da tessuti del Burkina Faso ed accessori dipinti a mano in Mali. Duaba serwa si distingue per i tessuti broccati mixati a contrasto e i volumi imponenti e innovativi, focalizzando l’attenzione sul punto vita. “Il nostro stile è deciso ma di un’eleganza disinvolta e ci piace dar vita a linee di lusso per una donna che preferisce l’understatement alla stravaganza appariscente” afferma Nelly Aboagye, designer del brand. Il terzo show esprime l’amore di Mina Evans-Anfom per la fusione di tessuti lussuosi con l’Ankara, insieme a complesse decorazioni fatte a mano per produrre pezzi che restano portabili nel tempo, distruggendo quel concetto di stagionalità tipicamente consumista. Il marchio di fabbrica di Lisa Folawiyo è rappresentato da complesse decorazioni del tessuto tradizionale Ankara, utilizzato con l’obiettivo di conferirgli un tocco di contemporaneità nell’accostamento a materiali preziosi come lo chiffon. Quest’ultimo è declinato in un leggero dégradé, che manifesta l’ispirazione della designer al cambiamento di luce che segue le rocce durante l’erosione.

ROOM SERVICE AFRICA- LA DIVERSITA’ E’ RICCHEZZA.

Un secondo appuntamento in collaborazione con Ethical Fashion è quello di Room Service negli spazi di Rome Marriott Grand Hotel Flora, raffinata dimora liberty del 1907. Sesta edizione per l’evento, che si conferma espressione della tradizione sartoriale e artigianale tipicamente italiana, in cui convivono e-commerce, sperimentazione, artigianato, nuove tecnologie, tessuti tradizionali e il made to measure più esclusivo. Anche qui, oltre a sette stilisti romani, tre ospiti dal Ghana per una presentazione non convenzionale dei propri prodotti, che chiama in causa direttamente i creativi.
Anita Quansan presenta gioielli-armatura in pietre dure, piume, perle, conchiglie, metallo e intrecci di tessuto. Provenendo da una produzione rivolta inizialmente a leader politici e capi di stato africani, i maxicollari riflettono il potere di chi li indossa. Il background culturale di Nigeria, Ghana e Inghilterra da vita a uno stile riconoscibile, definibile come “arte ricamata indossabile”. In onore alla nonna designer che la fa innamorare della moda, la stilista Aisha Obuobi dona al brand il suo nome: Christie Brown. Con capi coloratissimi ma sofisticati, dai tagli audaci ma comodi, enfatizzati da applicazioni di perline e variopinti monili afro, realizza sia abiti su misura che pret-à-porter. E infine Mo Saique, lanciato nel 2011 da Afua Dabanka, tedesca figlia di immigrati ghanesi. Da vera cittadina globale Afua crea un connubio innovativo nelle sue calzature di lusso, realizzate a mano con pellami pregiati e decorazioni di altissima qualità. Come suggerisce il nome nel definire un insieme eterogeneo d’influenze, il patrimonio culturale Ghanese si evidenzia nella selezione di colori e di stampe forti e decise, abbinati alle linee pulite e rigorose che le vengono dalle sue ascendenze tedesche.
Volto a incoraggiare il contatto diretto tra creativi e pubblico, come espresso dalla curatrice Simonetta Gianfelici:” Il prodotto e la sua manifattura sono elementi inseparabili, e noi saremo capaci di apprezzarli al meglio solo se consapevoli delle tecniche di lavoro coinvolte nella produzione. Sono questi i valori che generano il nuovo tipo di lusso, quello che incarna la sostanza piuttosto che la sola apparenza”. Room Service si distingue come canale distributivo e promozionale alternativo, un viaggio non solo geografico ma anche alla scoperta di un’altra forma di lusso, che introduce in una nuova estetica, apparentemente lontana dai canoni occidentali eppure simile in termini di gusto, ricerca, innovazione e sensibilità creativa.

E(STE)TICAMENTE.

 E’ un compito complicato e rischioso quello di risolvere il paradosso tra sovra- e sottosviluppo. AltaRoma sta portando avanti un lavoro attento e rigoroso. La moda è uno strumento eccezionale per affrontare problemi quali povertà, disuguaglianza di genere e stereotipi razziali. Rappresentando anche una realtà aziendale, essa diviene il canale più appropriato per la lotta allo sfruttamento umano e ambientale. Produrre moda etica e ugualmente valida a livello estetico permette di combattere il nemico direttamente dal suo interno. Finalmente una settimana della moda che non considera il consumatore un’ingenua fashion victim, ma che lo eleva a giudice e gli dona il diritto di parola in un contesto in cui solo i grandi nomi sono soliti dettare le regole. Il consumo critico contemporaneo non assolve più le aziende che considerano i lavoratori un’inutile zavorra di cui liberarsi attraverso subappalti e licensing, nella sfrenata corsa al “peso zero” intrapresa negli anni ’90. La voce apparentemente solitaria e snobbata dalle aziende di Naomi Klein nel libro-reportage “NO LOGO” ha finalmente trovato ascolto e sostegno.
Al grido di “Not charity.Just work”, la Roma frenetica, nervosa e distratta si ferma e pensa. La città eterna si sente piccola e ridimensiona il suo orgoglio smodato di erede dell’Impero, per inchinarsi alla grandezza ed alla forza di “Mamma Africa”: stremata ma reattiva, povera in infrastrutture ma ricca in tradizioni ed idee. Annibale è tornato, ma stavolta veste Stella Jean.

Roma città eterna, Roma città della moda
Testo di Pablo Cabezas

Roma, città imperiale, città millenaria, città d’arte si trasforma dal 12 al 16 luglio in città della moda grazie ad Alta Roma, l’evento più importante d’alta moda dopo la settimana di haute-couture di Parigi. Marchi come Vittorio Camaiani, San Andrès Milano, Renato Balestra, Peter Langner o Luigi Borbone tra altri presentano le loro collezioni, sia nella sede ufficiale di Alta Roma a Santo Spirito in Sassia, sia in alberghi o antichi palazzi.
La pre-collezione primavera/estate presentata da Andrès Caballero, designer di San Andrès Milano, portava allegria, voglia d’andare al mare, in campagna. Gioco di colori, a volte un simile a Capucci.
L’antico Excelsior Hotel Roma, situato accanto all’Ambasciata degli Stati Uniti in via Veneto, ospitava la sfilata di Vittorio Camaiani, una collezione senza sentimenti, senza colori, tutto in grigio, bianco e nero. Ricordo solo 3 pezzi con un po’ di colore. Forse il luogo non era il migliore, forse un pubblico troppo vecchio, forse presentare una collezione senza anima.
Dopo questa sfilata sono andato al “Room Service” al Marriot Hotel. Li ho potuto conoscere alcuni oggetti fantastici come le scarpe di Mosaïque, marchio nato a Londra ma con radici in Ghana (la designer Afua Dabanka è di Ghana). Altro marchio ghanese, nato in Ghana e prodotto interamente in Ghana sono le scarpe Monaa, create dalle sorelle Afua e Nana Dabanka, le scarpe hanno l’essenza dell’ Africa, dei vestiti e della cultura africana in ogni cucitura delle scarpe.
Sempre al Marriot, ho trovato anche il marchio L. Rousseau che presentava una collezione ispirata alla Teoria di Asperger, del quale credo che la designer non ha la minima idea di cosa sia questa teoria. Lei aveva creato abiti con codici QR, cosa che non c’entra niente con la famosa teoria.
L’ultima sfilata del martedi 15 è stata a Testaccio nella strada dove si trova la sede di IED Moda. Gli studenti dell’ultimo anno di laurea presentavano le loro collezioni. Speciale menzione devo fare per i secondi gioelli presentati, sia la collana, sia il bracciale, anche la collana con il cuore, troppo divertenti. Alcuni abiti sembravano proprio creati da grandi designer, altri sembravano comprati da Pull&Bear o H&M. Un esempio sono le giacche da uomo tipo militare e bomber (troppo viste e vendute) che non dicono nessuna cosa nuova. Lo stile militare già si indossa possiamo dire che sono già 3 anni che si indossa questa moda militare. Invece alcuni vestiti (ricordo uno nero e una giacca di pelle bianca e rosso) che erano sorprendenti per il livello di qualità e di innovazione che mostravano.
In un giorno ho scoperto che mi piace Roma, che questa città è sempre in movimento, e Alta Roma e un polmone per Roma. Alta Roma ci vediamo a gennaio.

Valentina MontanaroRoma si colora di Moda: AltaRoma AltaModa
Testo di Valentina Montanari

Nonostante la patria della moda sia Milano per antonomasia, Roma ha preteso di prendere un posto sul podio. Dal 12 al 16 luglio scorso, è andato in scena la XXV edizione di AltaRomAltaModa, con un calendario sempre più ricco di eventi e sfilate che hanno catturato l’attenzione su di loro. Oltre 400 designer hanno posto le loro speranze nella Fashion Week capitolina per presentando le loro collezioni. Oltre alle sfilate vi erano numerosi eventi, tra i quali l’ormai famoso “Be blue Be Balestra”, omaggio a Renato Balestra, e il progetto per giovani designer promosso con il patrocinio di Vogue “Who is on next? “. Oltre la moda in AltaRoma si parla anche di arte. Nella location di Borgo Santo Spirito in Sassia sono state presentate le creazioni di Dain “Tribute to Rome”, misterioso artista graffitaro anonimo che ha scelto proprio AltaRoma per esporre per la prima volta le sue creazioni in Italia.
Ad aprire il giro di sfilate è stato Sarli, che ha presentato la sua collezione il primo giorno della manifestazione. Dal secondo giorno di AltaRoma in poi, ho avuto l’occasione di partecipare ad alcune sfilate. Tutto è cominciato con Fabio Quaranta, con la sua collezione dal sapore contadino. Capi semplici e funzionali, Total White e oversize, dalla scelta non poco strana. Subito dopo lui ho assistito alla sfilata di Rani Zahkem, con i suoi capi completamente opposti a quelli di Quaranta. Abiti straordinari, dai colori sgargianti, con ricami preziosissimi che illuminavano l’abito di vita propria. Un’altra sfilata che mi ha molto colpito è stata quella di Sant Andres Milano intitolata “Roma…amor de mis amores”. Filo conduttore della collezione è il suo amore per la città di Roma e il suo paese Città del Messico.
Un progetto meritevole di attenzione è “The Beat of Africa”, iniziativa etica attiva dal 2009 che supporta i nuovi talenti e la moda sostenibile. Slogan dell’iniziativa era “Not charity Just Work” ed ha visto sfilare alcuni designer emergenti con l’ormai famosa e affermata Stella Jean. Quello che ho visto sono state 4 mini-sfilate con capi che non hanno nulla da invidiare, anzi, ai nostri. Capi in tessuto wax da cui non sono riuscita a distogliere lo sguardo, grazie ai quali i quattro stilisti hanno offerto uno spettacolo a dir poco eccezionale. Con questa iniziativa ho scoperto una AltaRoma che non si occupa solo di sfilate, ma una associazione che si preoccupa e che è attenta ai paesi svantaggiati, offrendo loro una valida opportunità per crescere e per rialzarsi. Una AltaRoma che, nonostante tutte le difficoltà incontrate, riesce sempre a far sentire la sua voce e soprattutto quella della città.

Redazione

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