Amadeus: Mozart VS Salieri o Salieri VS Mozart?

Amadeus: Mozart VS Salieri o Salieri VS Mozart?

Teatro Duse. La prima del dramma di Peter Schaffer “Amadeus” ha raccolto un folto pubblico ieri sera venerdì 21 novembre. Malgrado il testo sia un robusto dramma della durata di un paio d’ore, non sia un’opera ‘leggera’ per chi si volesse distendere o rilassare, esso racchiude in sé elementi che ne decretano un appeal assoluto: genialità, invidia, veleno, sospetti, musica, mistero, e poiché la storia ufficiale per lungo tempo non aveva saputo fornire tutte le risposte, riguardo gli ultimi giorni di un genio musicale quale Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791) l’arte è riuscita invece a ricamare su quel cono d’ombra – un arazzo di gran fascino, dando vita attraverso il dramma, a una sua ‘verità’ parallela.

Il testo funziona molto bene, è coeso, logico, scorrevole, di sicuro effetto nonché potenza drammatica: la genialità contro il talento laborioso sì, ma i cui “sghiribizzi sanno squillare senza vita.” I due antagonisti sono estremamente credibili; il tutto è ‘quasi vero’ pur essendo ‘quasi tutto ‘ finto. Se fra il musicista salisburghese e il maestro di Legnago vi fosse una inimicizia acerrima, questo non è mai stato accertato da alcuna fonte storica e nessun dubbio a riguardo è mai stato sollevato, né avrebbe avuto alcun appiglio perché se da un lato abbiamo un musicista italiano – Antonio Salieri (Tullio Solenghi)- che vive a Vienna al servizio dell’imperatore, uomo quindi di grande successo, creatore dell’opera con cui la Scala di Milano verrà inaugurata; dall’altra invece c’è un musicista austriaco, un tempo enfant prodige, Wolfgang Amadeus Mozart (Aldo Ottobrino) che invece arranca per trovare qualche commissione o “un posto di lavoro”. Il dramma si è nutrito di leggenda e la leggenda stessa ha assunto i toni foschi del dramma: Salieri responsabile della morte di Mozart.

Mozart

Si badi bene che questo era accaduto già ancora quando lo stesso Salieri era in vita, ‘il danno’ non fu tanto ad opera di Puskjn che scrisse tempo dopo, il primo testo sul tema né di Rimskij-Korsakov che l’aveva poi musicato, o di Schaffer il cui “Amadeus” è divenuto anche pellicola ad opera di Milos Forman nel 1984. Se, come canta il rossiniano Don Basilio, “La calunnia è un venticello” è chiaro come il vento non fosse stato poi a favore del vero Salieri, considerato come invece ne sia stato proprio lui, la vittima. Sembra che anche lo stesso Rossini trovandosi vis-à-vis con il Nostro, gli avesse domandato se fosse stato proprio lui a eliminare il collega salisburghese e lui avesse risposto: “Ma le sembra che io abbia la faccia di un assassino?” Questa diceria, l’aveva perseguitato per anni e pare che negli ultimi tempi Salieri ripetesse la propria estraneità alla morte di Mozart, continuando a scagionarsi di qualcosa a lui estranea, pover’uomo! Ma questa è storia, il dramma “Amadeus”, tralascia questi dati per inseguire una visione “piu strabica” come l’ha definita Tullio Solenghi in favore di un progetto narrativo che unisce vanità, gloria, fama, arte. Setting e costumi per altro bellissimi, sono certamente coevi all’epoca dei fatti. Salieri qui appare in apertura di sipario durante quella che lui pensa essere la sua ultima giornata di vita, è vecchio, malato eppure lucido, si esprime con un italiano che risente di un marcato accento veneto e lo fa solo nei momenti in cui appare vecchio e dialogante con le “ombre”, ospite di un asilo-manicomio dà sfogo alla sua confessione che ripercorre gli anni giovanili e i primi incontri con l’esecrando Amadé genio scurrile, infantile, volgare ma benedetto da Dio mentre lui uomo pio, devoto, e ‘casto’ poiché “cede la virtù per la fama, attraverso la musica” chiede solo all’Altissimo di “poter avere almeno una nota buona”. Si accontenta – in apparenza, ma assistiamo ad un crescendo di malevolenza, a un serrato braccio di ferro fra lui e Dio, un patteggiare dai toni sulfurei e blasfemi che ne rendono un personaggio faustiano, rabbioso, roso dall’invidia e incapace di tollerare Dio che lui cinicamente continua a ringraziare per aver fatto di lui un mediocre. Se da un lato l’uomo che ha tutto poiché il successo che Salieri sia nella finzione che nella realtà di quell’epoca non viene mai messo in discussione, e benché “Le Nozze di Figaro” i cui consensi non otterranno che otto giorni di repliche, infastidiranno Salieri che non riesce a tollerare questo Mozart, il cui talento sa che lo farà ricordare nei secoli. In realtà anche la perspicacia di Salieri palesa una sua genialità, per avere saputo leggere nelle note del rivale, ciò che ai contemporanei in parte sfuggiva, arriverà alla scelta disperata del delitto solo per poter ottenere -anche se esecrabilmente- quel desiderio di fama, suo unico tormento.

Mozart cerca “la vita vera” e la ricrea attraverso la musica, Salieri produce invece una musica ”smorzata dalle convenzioni” che al contrario “non ha un alito di vita”: dal punto di vista teatrale, vediamo quindi due opposte facce sulla stessa medaglia, “quasi” una querelle fra classici e romantici che però non si scontreranno mai apertamente, la trovata è sicuramente perfetta, l’ipocrisia e la macchinazione trionfano.

Il rischio di presentare in teatro un’opera come questa che ha avuto una trasposizione cinematografica imponente – quella creata da Forman – vincitrice un numero ragguardevole di premi reca – fra i vari – anche quello di riproporre un cliché un po’ caricaturale, farsesco o nelle migliori delle ipotesi una sorta di clone.

Questa versione teatrale – in cartellone fino a domenica – invece reca tutt’altro: non solo gli attori hanno duellato benissimo col testo riproponendo sé stessi in maniera ottimale e assolutamente libera dalla versione filmica ma la qualità interpretativa è stata unanimemente alta, specialmente quelle dei protagonisti principali Tullio Solenghi e Aldo Ottobrino. I due protagonisti hanno saputo dare vita a due caratteri in maniera molto differente da altre versioni viste, hanno saputo personalizzare le parti in maniera molto incisiva. Nel complesso l’opera è estremamente godibile, non mancano momenti di sarcastico umorismo, malgrado non vi siano cambi di scena se non con minime varianti idonee a ricreare un ambiente diverso, il tutto scorre in maniera fluida anche perché i componenti della Compagnia Gank (Roberto Alinghieri, Arianna Comes, Davide Lorino, Elisabetta Mazzullo, Andrea Nicolini) diretti da Alberto Giusta hanno saputo muoversi con disinvoltura, sono bravissimi senza fastidiose calcature o gesti superflui, tanto che il pubblico li ha richiamati applaudendoli ben sette volte.

Peccato solo quell’effetto ‘grammofono’ che ha a tratti penalizzato l’aspetto sonoro… e come ha ripetuto spesso l’Imperatore sulla scena direi: “Bene, anche questa è fatta!”

NOTE DI REGIA DI ALBERTO GIUSTA
“Amadeus” è il titolo della pièce teatrale in due atti scritta da Peter Shaffer nel 1978, da cui è stato successivamente tratto l’omonimo film del 1984 diretto da Milos Forman, che ebbe grandissimo successo.
Il dramma racconta il tentativo del compositore italiano Antonio Salieri di distruggere la reputazione dell’odiato avversario Wolfgang Amadeus Mozart.
Shaffer scrive la pièce traendo spunto dal dramma di Puskin intitolato “Mozart e Salieri” in cui quest’ultimo per gelosia ed invidia avvelena Mozart.
Nel testo di Shaffer non vi è unità di tempo e di luogo. L’ambientazione cambia vertiginosamente dalla fine del ‘700, periodo in cui Mozart preceduto dalla sua fama incontra Salieri a Vienna, al primo ventennio dell’800’ nel quale Salieri, ormai vecchio e malato mette in giro la voce infondata di aver assassinato Mozart nel 1791. Perché? Per essere ricordato anche lui dai posteri! Se non come musicista almeno come assassino!Invidia, rabbia, senso di impotenza, bisogno d’amore e di libertà, indignazione, sono le passioni che muovono ed animano i protagonisti della storia e gli altri personaggi che gravitano intorno a loro.
“Amadeus” è un capolavoro di modernità vestita con gli abiti del Settecento, e la compagnia Gank ha l’occasione imperdibile di poter lavorare con un attore del calibro di Tullio Solenghi, che interpreterà Antonio Salieri, protagonista assoluto della pièce, e di ammirare in lui quella vena drammatica, non senza punte di ironia e divertimento, che molti grandi attori comici possiedono.
Rileggere “Amadeus” cercando di rifuggire forme stereotipate di mises en scene vecchie e decadenti, privilegiando la bellezza degli ambienti e dei costumi, la profondità del racconto, il gioco attoriale, la relazione viva tra i personaggi e in ultimo ma non per ultimo la splendida musica di Mozart a sottolineare i cambi di tempo, di luogo e gli stati d’animo: questa è la nostra sfida!
Far rivivere Mozart e il suo tempo è far conoscere la sua battaglia per la libertà dell’uomo come individuo e come artista, che si affranca dalla concezione Teocentrica del mondo per abbracciare gli ideali dell’Illuminismo e, quindi, della Rivoluzione Francese.

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Intervista a Tullio Solenghi, protagonista nel ruolo di Salieri

Sono al Teatro Duse in attesa di incontrare Tullio Solenghi prima della ‘prima’ di “Amadeus”, come sempre l’intervista avrà una durata limitata e sarà un regalo comunque, visto il poco tempo, poiché avviene tra le ultime prove e il cambio d’abito, subito prima dell’entrata in scena. Malgrado ciò, l’attore, cortesissimo è disposto a concedere alcuni minuti del suo tempo.

D.F.: Salieri! La storia non ha una prova contro di lui, però c’è stata una montatura paurosa: prima Puskin poi Rimskij-Korsakof che ha musicato il testo, Shaffer, Forman con quell’affresco stupendo… quante ne hanno dette! In fondo non era questa belva umana, per Lei che interpreta questo ruolo così emblematico, vedendo il personaggio dal di dentro, Noterà aspetti che sfuggono anche al lettore più attento…

T.S.: Certo, poi ognuno lo fa a modo suo. Mah, io ho avuto un input dal teatro Salieri di Legnago che è il suo paese. Io sono un appassionato di Mozart e credo che il film che ho visto di più in vita mia è proprio “Amadeus”, quindi con questo personaggio di Salieri appunto mediato da Puskin da Rimskji e Shaffer eccetera, andai al Teatro Salieri di Legnago con una “Bisbetica domata” che feci anni fa, parlando con il direttore del teatro alla fine dello spettacolo, molto complimentoso: “Bello spettacolo! Eccetera, eccetera” allora io gli dissi qui avete la gloria nazionale Salieri che si narra dell’invidia, Mozart.. lui fece una lunga pausa poi disse: “Mah, noo! Xera un povero diavolo, era un po’ tranquilo…el gha montà su tuta ‘sta storia… ma fondamentalmente…” Sapevo che era una montatura partendo da piccole annotazioni però già questa umanità del personaggio l’ho voluta fare mia e quindi non farne un personaggio monolitico, negativo, invidioso, roso dall’invidia quasi mefistofelico nei confronti del povero Mozart, ma farne anche un personaggio che intanto mette una giusta dose di ironia nelle sue scelte e nelle sue considerazioni, eppoi quando alla fine chiama a raccolta i mediocri di tutto il mondo, chiama a raccolta l’umanità. Chi non ha avuto un momento di mediocrità, un momento di annebbiamento, nella propria vita? Allora…non dico che alla fine arrivi al pubblico più di Mozart, ma di sicuro il pubblico è più dalla parte sua, perché di Mozart ne nascono uno ogni milione di persone Salieri invece lo siamo un po’ tutti…

D.F.: In parte sì ma sostanzialmente Salieri era allora il musicista di successo, era il musicista di corte..e Mozart invece arrancava…

T.S.: Sì, Questo in conformità con quello che è stato scritto Se poi andiamo alla storia invece era al contrario: dovrebbe essere Mozart più invidioso di Salieri, Mozart è stato rivalutato nell’ ‘800, tant’è vero che la Scala di Milano è stata inaugurata con un’opera di Salieri e non con quella di Mozart (….) eppoi ha avuto allievi come Beethoven (…)però io ripeto mi rifaccio più alla trasposizione un po’ strabica di Shaffer che non tiene conto di questa e cosa e che ha voluto sposare questa tesi che poi è universale: del talento, dell’imbarazzo di fronte al talento assoluto,dell’invidia che provoca, perché poi Salieri imputa questo a Dio che ha scelto l’altro e non lui.

D.F.: Dal punto di vista del personaggio, Le è piaciuto calarsi in questo ruolo, dà soddisfazione a chi interpreta Salieri?

T.S.: Sì, direi di sì, intanto è un bagno di umiltà un non-eroe, però nello tempo stesso ha il riscatto di diventare comunque un personaggio che arriva alla platea, che arriva alla gente, che sente probabilmente una sorta di identificazione con quello che lui dice alla fine, con questa sconfitta finale, con questa impotenza di fronte a queste scelte secondo lui un po’ peregrine, di Dio.

Intervista ad Aldo Ottobrino attore protagonista nel ruolo di Amadeus

Per motivi di tempo, poiché dovrei entrare in sala per lo spettacolo, mi sono costretta a comprimere questa bella chiacchierata niente meno che con Amadè in persona ovvero Aldo Ottobrino il brillante interprete di Mozart. L’attore che ha un curriculum di tutto rispetto e una carriera teatrale interessante, è qui per questo ruolo, per il quale la sua fisicità calza a pennello poiché è magrissimo e in scena alquanto agile. In effetti il tempo dedicato all’incontro è stato breve ma lo stesso intenso, perché abbiamo scoperto di essere due mozartiani convinti e qui nel foyer ci stiamo comportando come due appassionati che in realtà si scambiano aneddoti sul Nostro, non è questa, una vera intervista. Ho riassunto, a tratti il contenuto, facendo fede anche alle risposte fornite dall’attore, per ragioni strettamente cronologiche.

D.F.: Vorrei sapere come si è calato in questo ruolo e che impressioni ne ha ricavato da tutta questa vicenda, l’antagonismo Mozart-Salieri è una sorta di leggenda metropolitana che pare nasca dal nulla, Lei, invece come ha affrontato il suo Mozart?

A.O.: Mah, intanto ho sempre amato la sua musica, mi sono documentato tantissimo, ascolto tutto quello che lo riguarda e Mozart ha un po’ attraversato tutta la mia vita (…) perché sin dalla scuola mi è capitato di avere anche ruoli brevissimi in pièces che trattavano di lui, come “La finta semplice” (opera giovanile di Mozart)(…)tanti anni fa a Genova presi parte a uno spettacolo che proponeva Beaumarchais… con le “Nozze di Figaro” dove lo spettacolo era in parte cantato e recitato io facevo una comparsa…poi ancora in altri ruoli minori ma sempre incentrati sulla figura di Mozart, è stato un po’ un Leitmotiv nella mia esistenza, un legame che dura da sempre. (…) pensando poi al discorso sull’avvelenamento, in realtà Mozart aveva un quadro clinico già abbastanza complesso di suo , specialmente negli ultimi anni…poi, durante tutta la sua vita aveva contratto diverse malattie, se pensiamo anche a tutto il lavoro, iniziato già così presto…i viaggi, le condizioni che ha vissuto (…) senza tralasciare che la moglie stessa mandò i figli a lezione di musica da Salieri.

D.F.: Questo eterno adolescente, forse il bambino più sfruttato della storia, – visto il legame difficile con Leopold, una sorta di padre padrone – come se l’è cucito addosso?

A.O.: Intanto osservando anche mio figlio, dai suoi atteggiamenti ho preso parecchio, poi avevo letto e visto tutto quello che sono riuscito a trovare… da “Noi tre”, sempre girato qui a Bologna (l’attore si riferisce alla pellicola con la regia di Pupi Avati, del 1984) non solo quindi “Amadeus”, poi ancora…e sempre, dalla sua musica, (…) sì quando morì il padre lui sembrava quasi sollevato, liberato da qualcosa, scrisse cose particolarmente brillanti – poi magari quando morì un merlo è stato capace di comporre una poesia molto sofferta che dava idea di una persona sensibilissima, capace di soffrire tanto e di amare tanto.

D.F.: Sì, aveva una sensibilità molto forte per la quale anche il rapporto con le donne ha sempre avuto un peso non indifferente, anche se la sorella Nannerl per lungo tempo è stata la sua confidente, la madre, altra grande musicista di casa, ma specialmente con tutte le sorelle Weber, da Aloysia che gli aveva spezzato il cuore, a Josepha per cui scrisse la parte per la regina della notte, non solo la moglie che forse è quella che non l’ha saputo amare, d’accordo il rapporto fra i due era già vacillante…

A.O.: Certo, quando Mozart sarà in fin di vita neppure il medico andrà a visitarlo perché era a teatro, non poteva lasciare lo spettacolo prima che finisse! (… ) Costanze si trovava a Baden a fare le cure termali con un amante Franz Xaver Sussmaier che sarà poi, quello che terminerà il Requiem.

D.F.: Sì, sicuramente una relazione non facile e sfumata tristemente tanto che mi tornano in mente le parole di Amadé in una lettera alla ‘condiscendente’ Costanze: “se tu mi amassi la metà di come ti amo io, allora sarei contento”.

Informazioni
AMADEUS Tullio Solenghi
CON Aldo Ottobrino, Roberto Alinghieri, Arianna Comes, Davide Lorino, Elisabetta Mazzullo, Andrea Nicolini
TESTO di Peter Schaffer
SCENE E COSTUMI Laura Benzi
LUCI Sandro Sussi
REGIA Alberto Giusta
UNA PRODUZIONE Teatro Stabile di Genova / Compagnia Gank

Daniela Ferro

Daniela Ferro legge, scrive, ascolta ma soprattutto annusa. Appassionata di rose e di fragranze vive con 2 gatti, 3 conigli, due tartarughe, oltre 400 piante di rose che conosce e coltiva personalmente nonché un imprecisato numero di bottiglie di profumo.
Daniela Ferro

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