Anatomia di un profumo

Anatomia di un profumo

22 gennaio – Teatro dell’Accademia delle Belle Arti. Partecipo al workshop di “Anatomia di un Profumo” nel quale, Maria Candida Gentile creatrice di fragranze sublimi e Luca Vitone scultore e pittore, artista neo concettuale parleranno dell’opera “Per l’Eternità”, già esposta alla Biennale di Venezia nel 2013.
L’opera in questione è una sorta di denuncia riguardo l’impiego scriteriato dell’eternit in architettura e i tantissimi morti da esso causati, per non omettere la farsa legale tanto italiana che ha “risolto” a modo suo, lasciando cadere il tutto in prescrizione.

Se “Il fine dell’arte” –come Oscar Wilde sostiene – “è rivelare l’arte ma nascondere l’artista” nel nostro specifico, l’assioma è stato paradossalmente ribaltato, poiché erano gli artisti i presenti, mentre l’opera, distante e ben nascosta, è stata rivelata solo dalle parole dei suoi autori ma non una foto, un disegno, nulla e sì che siamo in un ambiente dove l’immagine fa da padrona! Eppure l’esposizione è avvenuta e numerosissimi sono quelli che l’hanno fruita volente o nolente, consapevoli oppure no di averlo fatto, ma neppure loro “l’hanno vista”.

PROFUMOLa richiesta da parte dello scultore consisteva ne “la creazione di una struttura fragrantica olfattiva acromatica a 3 odori” ossia di “una gigantesca scultura invasiva”, l’opera si “doveva sentire, ma non vedere” ecco in fatti due macchine erogatrici ben nascoste che lasciavano diffondere il profumo; bandita quindi ogni boccetta o contenitore, “l’odore avrebbe dovuto essere prima gradevole e poi diventare sgradevole”, l’eternit “democratico” e alla portata di tutti è sia ignifugo che idrorepellente ma è ragione di morte, dopo; la si voleva “acromatica”, come se fosse facile stabilire le tinte di un aroma per cui il Naso doveva essere in grado di “tradurre attraverso una molecola odorosa, un’emozione”. Maria Candida Gentile tutto questo lo fa abitualmente e con artistica perizia, per giunta.

La novità – per chi scrive – sta soprattutto in questa committenza a doppio binario, un artista che ingaggia un’altra artista: da un lato abbiamo uno scultore, Luca Vitone che tratta la materia e lo spazio che la stessa una volta divenuta forma, occuperà; dall’altra un “Naso”, Maria Candida Gentile il cui prodotto sia esso fragranza o profumo, uno spazio ben definito non ce l’ha (una volta nebulizzato) fatto salvo quello nel flacone o contenitore che ne racchiude l’essenza. Una volta però sprigionato dal suo contenente, l’aroma prevarica lo spazio, lo fa suo, va “dove vuole”, laddove invece la “scultura” non può.

Luca Vitone
Luca Vitone

Tre i tipi di rabarbaro le cui le note hanno impresso carattere alla “scultura”: il 3 qui, però non ha altri aspetti cabalistici se non legarsi al numero dei tre paesi quartier generali, implicati circa la diffusione dell’eternit; “il rabarbaro ha un profumo molto amaro, con note verdi salate”, l’amarezza e l’aroma salato insieme era ciò che più somigliava al “sapore delle lacrime che entrano in bocca” sono le parole della stessa creatrice, a commento del ricordo doloroso che l’ha vista assieme a Luca Vitone a Casale Monferrato dove si erano recatati per raccogliere le testimonianze di coloro che erano stati presenti o comunque lambiti dalla vicenda eternit.

M.C. Gentile che predilige, in primis e da sempre, l’assenza di molecole chimiche all’interno delle sue meravigliose costruzioni, si è imposta, in tal senso, per un doppio credo: contrastare idealmente la chimica distruttiva dell’eternit attraverso, questo richiamo al naturale, volendo poi criticamente usare una pianta di cui si fa largo uso, proprio in quei paesi del centro nord Europa implicati nella vicenda.

L’opera è stata acquistata da un collezionista francese, solo contattando lo stesso, è possibile conoscere più da vicino l’allure dell’opera stessa; per nessun motivo quindi è stato possibile che alcun sample o mouillette pregna di quell’essenza. potesse circolare, quel giorno, all’Accademia. Non so quale sia l’odore dell’eternit – ammesso che ne abbia uno, ma sarà così –non so neppure quale fosse l’odore di questa “scultura olfattiva monocromatica” poiché non sono stata alla biennale del 2013 conosco solo l’amarezza, per me in questo momento, di non aver fruito di questa “scultura”!

INFO
“Anatomia di un profumo” è una rassegna ideata e promossa da Smell Festival e curata da Francesca Faruolo.

 

 

Daniela Ferro

Daniela Ferro legge, scrive, ascolta ma soprattutto annusa. Appassionata di rose e di fragranze vive con 2 gatti, 3 conigli, due tartarughe, oltre 400 piante di rose che conosce e coltiva personalmente nonché un imprecisato numero di bottiglie di profumo.
Daniela Ferro

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