La Chiesa dell’Autostrada: Andrea Bulletti omaggia l’architetto Michelucci

La Chiesa dell’Autostrada: Andrea Bulletti omaggia l’architetto Michelucci

PRATO – A tu per tu con Andrea Bulletti, autore de La Chiesa dell’autostrada che, sulla scia delle note personali di memoria, narra la storia di questo edificio progettato dall’architetto Giovanni Michelucci, e voluto dalla Società delle Autostrade.

Si respira un’aria di novità e di festa per la presentazione, nell’affollata Libreria Cattolica di Prato, del testo La Chiesa dell’autostrada di Andrea Bulletti. L’autore, che ha personalmente conosciuto l’architetto Giovanni Michelucci, ha  scritto questo breve e interessante testo ripercorrendo i suoi incontri con il grande protagonista della storia e del dibattito dell’architettura italiana del ventesimo secolo

Presenti  gli editori, Alessandro e Monica Attucci, don Vincenzo Arnone, Rettore della Chiesa di San Giovanni Battista, l’architetto Angelo Formichella e l’autore del testo,  l’ingegnere Andrea Bulletti. Dopo i saluti della casa editrice, l’architetto Formichella ha ricordato l’ estro tecnico e gli elementi creativi che compongono l’opera del centenario Michelucci (per le cronache l’architetto morirà due giorni prima del centesimo compleanno).

Saluti iniziali: Monica Attucci e da sx: Alessandro Attucci, Angelo Formichella, Andrea Bulletti, don Vincenzo Arnone.

Giovanni Michelucci  ha  segnato l’architettura di Firenze (e non solo) prima e dopo la guerra: tra le grandi opere dell’architetto a Firenze Formichella ha ricordato il Palazzo della Direzione provinciale delle Poste e Telegrafi in via Pietrapiana (1967), la Stazione di Santa Maria Novella (1935), la Sede della Cassa di Risparmio di Firenze (1957) e la Chiesa di San Giovanni Battista.

Da un anno rettore della Chiesa dell’autostrada, don Arnone  ne ha consigliato la visita e la firma nell’apposito registro delle presenze, dove Giovanni Paolo II nel 1964, in viaggio dalla Polonia a Roma per il Concilio, da vescovo appose una dedica. Ai visitatori settimanali  si aggiungono quelli delle due uniche messe che  si celebrano la domenica, con centinaia di persone che da 20 e anche 30 anni vi partecipano e per le quali  si è creata un’affezione verso questo luogo.

Andrea Bulletti

Michelucci, ha ricordato Andrea Bulletti, nasce nel 1891 a Pistoia e ha oltre 70 anni quando progetta la chiesa.

Bulletti, da testimone dell’evento,  ha ricordato l’inaugurazione della chiesa avvenuta nell’aprile del ’64, in una Firenze in cui l’anno prima era stato eletto sindaco Giorgio La Pira, alla sua 3° legislatura e  in arcivescovato sedeva  il cardinale Ermenegildo Florit. Quel giorno il grande assente fu proprio Michelucci: si dice che una delle cause per cui l’artefice dell’opera  non partecipò all’inaugurazione fosse l’assenza dell’invito a don Milani, in quel momento non gradito nella curia fiorentina.

Andrea Bulletti

Creando empatia nel pubblico Bulletti ha raccontato che il suo primo incontro con l’architetto Giovanni Michelucci è del 1964; lui frequenta il  4° anno di liceo quando l’assistente di disegno porta i ragazzi in visita al cantiere della Chiesa dell’Autostrada che da lì a poco avrebbe terminato i lavori. Bulletti venne rapito da tanta bellezza,  da queste immagini inusuali delle volte e del cemento armato a vista, dei chiaroscuri dell’interno. Per i ragazzi fu una vera emozione  scoprire quella copertura di rame a forma di tenda, ammutoliti e assorti nel cercare di comprendere il significato di quelle linee e di quelle forme e la lineare bellezza di quell’opera di architettura e arte.

L’architetto andava spesso (in cantiere) e aveva creato un buon rapporto con le maestranze.  Bulletti lo ricorda dolce di carattere ma schivo, puntuto e  duro nel lavoro: lui che detestava mettersi in mostra e ogni supponenza dialogava sempre volentieri con le maestranze artigiane dell’opera che stava costruendo.

Michelucci é proprio lì quel giorno. Nominato Direttore Artistico dalla Società Autostrade,  sta disponendo l’allestimento del corredo d’arte commissionato (statue, mosaici e dipinti, alto e bassorilievi)   prima ancora che lui fosse stato incaricato. L’incarico gli era giunto infatti in seconda battuta: al suo arrivo egli aveva trovato già eseguite le fondazioni dal primo progettista (Lamberto Stoppa). Una fondazione precedente è stata lasciata volutamente visibile, quasi a ricordare il Giordano dove battezzava Giovanni Battista. Del resto giova ricordare che le più grandi cattedrali sono sorte su chiese preesistenti o sulle loro ceneri.

Oltre a raccontarci gli altri incontri avuti col grande architetto, nel testo Bulletti ripercorre la storia di questa chiesa che nella sua struttura formale richiama il concetto della tenda, un simbolo che rimanda ai viaggi antichi dei nomadi ebrei alla ricerca di una pausa riposante nel verde dell’oasi.

Qui, durante il viaggio in autostrada, di quella A1 che era all’epoca l’unico tratto autostradale esistente in Italia, a metà tra Roma  e Milano, questa chiesa ripropone l’idea del riposo, della sosta. Anticipatore dell’idea di tenda   come allegoria del cammino, la chiesa dell’Autostrada del Sole  è stata apprezzata da subito come un’opera distintiva e totalmente creativa nel panorama dell’architettura del Novecento. Giovanni Michelucci inventa una struttura di chiesa del tutto nuova, modello in seguito ripreso in moltissime altre costruzioni religiose seppur semplificate rispetto all’idea originaria.

L’edificio è costruito secondo  un disegno volumetrico e planimetrico molto elaborato: l’esterno in pietra ha una tessitura muraria curva  e le forme sinuose sono in pietra rosa di San Giuliano, scalpellata a mano, cui si uniscono parti di copertura di cemento  a faccia vista.Il tetto è a forma di tenda: ricoperto di lastre di rame di colore verde,  ha l’apice in corrispondenza con l’altare maggiore.

giovanni michelucci

 

La parte esterna privilegia  l’idea di percorso: il modo migliore per visitare la chiesa, suggerisce Andrea Bulletti, comincia a sinistra, con una  passeggiata nel camminamento che gira intorno alla chiesa per abbracciare l’edificio nel suo complesso e ammirare il campanile orizzontale. Già dall’esterno si subisce il fascino di quelle forme innovative, in completa rottura con  tutti i canoni formali consueti per gli anni Sessanta. Nella progettazione notiamo subito l’assenza  dell’elemento strutturale tradizionale della facciata e questo comporta per il visitatore l’impossibilità di inquadrare l’edificio da un punto prospettico preferenziale: ad ogni passo muta di fatto la visuale e il visitatore ha sempre un punto di vista dinamico della costruzione.

Andrea Bulletti
Andrea Bulletti con Teresa Paladin

Avanzando nel camminamento esterno si percepisce il senso di maestosità della Chiesa fino a tornare all’entrata, dove sulla sinistra si trova quel cippo, una sorta di lapide scritta in latino, a ricordo dei troppi  operai caduti nel lavoro di costruzione di questa autostrada.

Sul sagrato il portale in bronzo ed ottone (di Pericle Fazzini) presenta il passaggio del Mar Rosso e il viaggio dei Magi.

Varcato il grande portale di accesso ci si trova nell’ampio nartece, una galleria di accesso dove sono collocati  bassorilievi in bronzo di Emilio Greco e Venanzo Crocetti che  rappresentano i dieci santi patroni delle città toccate dall’A1, da Milano a Napoli: manca il patrono di Firenze, San Giovanni Battista cui la chiesa è dedicata,  perché è rappresentato internamente.

Andrea Bulletti

Andrea Bulletti invita a seguire il percorso del nartece in un’ora vicina al tramonto, fino all’altare maggiore che riceve luce dalla grande  vetrata dedicata al Battista (dell’artista Marcello Avenali):  fino a quel momento l’Aula interna sembra buia come  quella famosa penombra delle chiese romaniche.

Gli interni sono spettacolari e la struttura particolare fa percepire una ampiezza pulita ed elegante che infonde il senso di uno spazio accogliente.  Vi si respira un’aria di serenità.

Al Battistero si accede dall’esterno da un percorso in leggera discesa che prosegue con alcuni gradini,  dall’interno invece da un percorso elicoidale che dà l’impressione di scendere in un’antica catacomba; il  fonte battesimale è al centro, scavato in un monolitico blocco di granito rosso, proveniente dalla Scandinavia, di forma cilindrica. La luce vi arriva da due finestrelle collocate nella muratura perimetrale, che simbolicamente hanno una sei, l’altra nove elementi vetrari compositivi.

Rifacendo il percorso in senso inverso si arriva all’ altare maggiore (altri due altari sono collocati in spazi laterali).

L’interno è stupefacente. Nell’Aula notiamo l’organo collocato in alto e  le tende in cemento armato, già viste in esterno, qui  comunicano una sensazione di leggerezza ed eleganza imprevedibili:   sono sostenute da pilastri ramificati ad albero che si intrecciano tra loro e che caratterizzano la chiesa per la loro valenza fortemente simbolica. Essi indicano che il rapporto con il mondo esterno, con la natura, viene pensato e disegnato secondo un continuum: all’interno della struttura architettonica sono tra l’altro  disposti due chiostrini alberati, collocati tra il corridoio del battistero e il nartece e tra quest’ultimo e l’Aula, con un inserto naturale interno al disegno architettonico. In continuità con questa scelta non casualmente la chiesa è circondata da un parco, mentre un muro impedisce la vista del centro direzionale dell’autostrada. All’interno si è completamente  isolati dal rumore del traffico: una vera oasi per distaccare la mente  dalla fatica del viaggio e rilassarsi.

 

 

Il simbolismo cristiano, la spiritualità, l’architettura in questa costruzione sono legati tra loro:  la  chiesa è uno spazio dove si ritrova il senso del divino, ma per ammirare questa chiesa non importa essere cristiani, come precisa Bulletti. Essa è  un’opera che vive di vita propria, in quanto luogo di sosta spirituale. Qui si respira silenzio e raccoglimento che permettono la percezione del sacro, in questo spazio tutti possono godere di tranquillità e ritrovare una dimensione di pace. Era tra l’altro intenzione di Michelucci che la chiesa fosse metafora del viaggio e dell’incontro tra uomini provenienti da paesi lontani e diversi.

Bulletti ricorda che Giovanni Michelucci dichiarò che questa chiesa è una piccola città dallo spazio modulato, in cui gli uomini dovrebbero riconoscersi in una speranza comune… che è quella di ritrovarsi: uno spazio dunque che esalta l’importanza e la forza delle relazioni.

CONSIGLI PRATICI

Si arriva alla chiesa, oggi collocata  all’ incrocio fra la A1-Autostrada del Sole  e la A11-Firenze-Mare, dal casello Firenze Nord ( A1), dove si trovano le indicazioni da seguire.  L’area è dotata di parcheggio.

Oppure si giunge da Campi Bisenzio, nel cui territorio amministrativo è costruita;  la chiesa è in via Limite 82 e vi si accede da un tornello.

Per informazioni telefonare allo 055 4219016

ORARI

Dal lunedì al sabato dalle ore 9.00 alle ore 16.30
La domenica dalle ore 9.00 alle ore 13.00 e dalle ore 15.30 alle ore 18.30

Per visitare il battistero rivolgersi al custode

INTERVISTA ALL’INGEGNERE ANDREA BULLETTI 

Lei ha avuto l’opportunità da studente di conoscere l’architetto Giovanni Michelucci: c’è un ricordo in particolare che vuole raccontarci?

Il ricordo che ho di Michelucci a Bologna si riferisce a un incontro all’università quando andai con un gruppo di studenti a fargli visita: lui  prese a mettere in ordine il piano del tavolo da cui parlava , pieno di oggetti che cominciò a spostare dicendo : Cari signori, voi che volete diventare grandi ingegneri dovete, prima,imparare a creare lo spazio . Ecco ,questo monito l’ ho sempre tenuto presente nei quarant’anni e passa di professione, e alcune volte mi sembra di averlo , pure, seguito e raggiunto.

Preside di architettura nel periodo ante guerra, nel dopoguerra,  pur abitando a Fiesole, Michelucci va ad insegnare a Bologna e abbandona la città come docente. Ci può raccontare i motivi di questa scelta?

Per quanto riguarda i motivi della scelta di “venire” a Bologna, credo, siano molteplici: Firenze, che è anche la mia città, è sempre stata una città polemica, fino dalle origini, e sempre in lotta con sè stessa: pensi alla storia! La polemica con Michelucci scoppiò per il quartiere di Sorgane, un quartiere per l’edilizia economica e popolare, e gli edifici progettati da Michelucci furono considerati, dalla intellighenzia fiorentina, troppo di lusso! 

Inoltre, in quel periodo, Michelucci aveva un enorme potere: non dimentichi che era stato indicato anche come “Sovrintendente alle Belle Arti” ,se vuole io ho la copia della lettera del ministro che lo indica come tale: per Firenze e gli intellettuali fiorentini questo fu, forse, troppo.

Lei ha dedicato questo testo al suo nipotino: oltre al motivo affettivo c’è qualcosa che lei voleva dirgli?

Per quanto riguarda la dedica, quello che volevo dirgli, a lui come a tutti i giovanissimi e giovani di oggi è lì scritto nero su bianco : troppo spesso si dimentica il passato ! Sarebbe bene per i giovanissimi e i giovani , che ciò non avvenisse!

Omaggio all'architetto Michelucci

Teresa Paladin

4 Responses to "La Chiesa dell’Autostrada: Andrea Bulletti omaggia l’architetto Michelucci"

  1. Silvia Camerini Maj
    Silvia   28 Novembre 2019 at 10:22

    Era ora che si parlasse del capolavoro di Michelucci. Si dovrebbe valorizzarla per conoscerla di più essendo un caposaldo dell’architettura moderna in Italia

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  2. Teresa Paladin
    Teresa Paladin   28 Novembre 2019 at 12:13

    La mia intenzione è stata proprio questa, rendere omaggio al grande architetto italiano recensendo il testo di Bulletti.La Chiesa è unica nel suo genere e splendida.

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  3. giuliana d'urso   30 Novembre 2019 at 00:50

    Bellissimo articolo, Teresa, davvero. Non solo per l’occasione di incontro con uno dei primi “testimoni” di questa spettacolare costruzione, ma anche per la suggestiva descrizione che hai fatto della chiesa! Io (lo confesso e me ne vergogno) l’ho sempre vista da fuori, dall’autostrada o , in qualche rara occasione in cui passavo in macchina in via del Limite, ma non sono mai stata a visitarla. E questo suona quasi come una “bestemmia” , poiché quest’opera è una vera e propria perla nell’asettico panorama dell’autostrada! Stavolta non ho più scuse…

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  4. Teresa Paladin
    Teresa Paladin   30 Novembre 2019 at 08:55

    Mi fa molto piacere, Giuliana:per me è stato molto piacevole sia ascoltare Bulletti che andare a fare le foto. Si respira davvero pace e silenzio in questa chiesa particolare, complessa e semplice nello stesso tempo. pensa che quest’articolo ha fatto venire a una mia amica, presidente dell’associazione Fare Arte, l’idea di organizzare per primavera una visita guidata perché in effetti sono tante le persone che, complice il vivere quotidianamente di corsa, non l’hanno ancora vista.

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