Anna Marchesini: ricordo della poliedrica stella del Trio

Anna Marchesini: ricordo della poliedrica stella del Trio

«Quando muore un attore è come se una stella si spegnesse per sempre», suole ripetere un artista al quale sono molto legato, quando il triste vento scuote il mondo di cui anche lui fa parte. Sembra che questo 2016, annus horribilis per molte ragioni, non conceda sconti neppure per il firmamento dell’arte, al quale è venuta a mancare pochi giorni fa anche l’astro dell’attrice Anna Marchesini.

A darne la notizia, il 30 Luglio, sui social, il fratello Gianni, prima che lo facesse “quel tritacarne dell’informazione”. Eppure quel tritacarne è obbligato a mettersi in moto quando ad andarsene in punta di piedi e dopo una lunga sofferenza, è un ciclone d’ironia che, oltre a regalare sorrisi, tanto ha avuto da dire al teatro e al panorama culturale italiano.

Lunedì primo Agosto la città di Orvieto, dove l’attrice era nata 62 anni fa, l’ha omaggiata nella chiesa di S. Andrea con l’ultimo saluto, fra lacrime e applausi. Ad accompagnare il feretro, dopo la funzione privata, erano presenti, visibilmente commossi, anche Tullio Solenghi e Massimo Lopez, storici colleghi e amici con i quali Anna Marchesini aveva costituito il fortunato Trio.

Il terzetto, con la sua comicità colta ma dalla grande capacità trascinante, aveva debuttato nel 1982 col programma radiofonico Helzapoppin. Due anni dopo, la televisione, con le 8 puntate del varietà Tastomatto, al fianco di Pippo Franco, sino al successo con Domenica In (1985/1986) e Fantastico 7, poco dopo. Il boom arrivò però con il Festival di Sanremo, sempre negli anni ’80, con spettacoli quali Allacciate le cinture di sicurezza e soprattutto con le grandi parodie di richiamo letterario, di cui ricorderemo, con molto più piacere rispetto alle interminabili letture scolastiche, quella de I Promessi Sposi (1990), in cui Marchesini interpretava un’esilarante quanto improbabile Lucia Mondella.

Dal 1994 cessarono le produzioni comuni del Trio Marchesini – Solenghi – Lopez, che si sarebbe riunito eccezionalmente solo molto più tardi, nel 2008, per commemorare i 25 anni di attività, con le tre serate televisive del programma Non esiste più la mezza stagione, in cui Anna Marchesini riapparve dopo un lungo periodo di assenza dalle scene a causa dell’artrite reumatoide di cui portava già i segni evidenti nel fisico, ma che non ne aveva offuscato il talento vivacissimo che ne era divenuto il marchio di fabbrica.

Una carriera lunga e piena di successi, quella dell’attrice umbra, iniziata, dopo la laurea in psicologia conseguita a 22 anni, all’Accademia nazionale d’arte drammatica Silvio d’Amico, in cui si diplomò attrice di prosa.

Non mancarono le soddisfazioni neppure nel percorso da solista (che include il ritorno a Sanremo per altre due volte negli anni ’90), in cui Anna Marchesini propose il suo vasto repertorio di personaggi macchiettistici, di cui alcuni già noti al pubblico, come la signorina Carlo, suo cavallo di battaglia, e di imitazioni, come quelle di Rita Levi Montalcini, Gina Lollobrigida, Wanna Marchi e altre. Indimenticabile resta inoltre la sessuologa Merope Generosa, che a stento riusciva con una professionale e rigorosa dialettica, a celare le personali imbarazzanti esperienze di vita privata con gli uomini.

Dagli anni ‘80 Anna Marchesini si era cimentata moltissime volte anche nel doppiaggio, prestando la sua voce in special modo a personaggi di serie e film d’animazione. Dal 2000 era stata anche la volta della scrittura, con la pubblicazione di Che siccome che sono cecata, dalla frase più celebre della sua signorina Carlo. L’ultimo romanzo, Moscerine, è invece uscito nel 2013 e riguarda i cambiamenti bruschi e inaspettati che fanno parte della vita.

«Ho già adocchiato una vetrinetta in sala riunioni» scriveva l’attrice, «con un piccolo cofanetto verde di porcellana. Ritengo sia l’ideale per contenere le mie ceneri. È un’aspirazione che piano piano troverò il coraggio di far uscire alla luce. Che detto da un mucchietto di ceneri non è appropriato». In questo modo, la ragazza “seria” capace di ironizzare perfino sulla sua morte, parlava del suo “dopo” in relazione a quella stessa Accademia d’arte drammatica che tanto le era cara, da indurla a esorcizzare qualsiasi rischio di oblio o di esclusione postuma, dopo gli sforzi per entrare a farne parte, come studente prima e come docente in seguito, dal 2007 sino agli ultimi periodi di aggravamento della malattia, che l’hanno costretta ad annullare le date della tournée di spettacoli in cui era stata impegnata sino al Marzo scorso.

Come riconosciuto da Antonella Celano, presidente dell’Associazione Persone con Malattie Reumatiche, della grande attrice del Trio resta anche e soprattutto l’esempio di persona umana, oltre che di artista, testimoniato dalla forza di volontà e dalla serenità con cui ha saputo affrontare il male che l’ha afflitta per tanto tempo. «Sono così interessata, appiccicata, morbosamente ghiotta, obesa di vita che mi interessa pure la morte, che di essa è il finale e non è detto», aveva dichiarato Anna Marchesini da Fabio Fazio, nell’ultima intervista.

Risultano così a maggior ragione comprensibili le parole di Tullio Solenghi in ricordo dell’amica: «Per l’Italia se n’è andata la Marchesini, ma per noi se n’è andata soprattutto Anna».

 

Stefano Maria Pantano

Et unum facere et aliud non omittere! Ricordo con affetto queste parole, che uno dei miei più cari maestri di prima gioventù amava ripetermi. Non sempre però riesco a mettere in pratica il prezioso precetto dei padri latini, essendo io alla perenne ricerca di un equilibrio e di una pace mai trovata. Mi dibatto tra vari interessi che vanno dallo studio al teatro (visto e recitato), dallo sport alla scrittura cercando la mia stella. Fisicamente a metà fra l’atleta e il topo da biblioteca, ma sempre più tendente verso il secondo, la mia eterna preoccupazione è che quello che faccio sia fatto degnamente, secondo un’espressione orientale che mi sta molto a cuore: kung fu (“lavoro molto duro praticato con abilità e sacrificio”).
Stefano Maria Pantano

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