ArchiStar fa rima con Bilbao

ArchiStar fa rima con Bilbao
©FMGBGuggenheim Bilbao Museoa, 2010
Photo: Erika Barahona-Ede

Ci sono città che riescono a morire crogiolandosi nella loro stanca geriatria, altre che non vedono soluzioni future e guardano al passato come se fosse l’unico momento vissuto in cui hanno avuto un po’ di notorietà, altre, ancora che non sai nemmeno che esistono per il semplice fatto che nessuno ci andrebbe, nessuno le visiterebbe o ci farebbe foto da postare su facebook e poi c’è Bilbao che con il suo Nervion la accarezza e la fa rispecchiare nelle sue limpide acque. Bilbao, cittadina situata nei Paesi Baschi spagnoli che poco più di vent’anni fa era uno dei più grande porti industriali del Nord-Europa piena di inquinamento, smog, acciaierie e grigiore. Una città che ha saputo cambiare nella mentalità e nell’aspetto, nel concetto e nella forma, nel pensiero e nel modo di vivere. Ha saputo andare contro corrente e fare una rivoluzione interiore che poi l’ha proiettata, in direzione salvezza verso il mondo. La sua rinascita è iniziata nel 1991, con la creazione dell’associazione Bilbao Metropoli 30, da lì ogni anno è stato studiato qualcosa di straordinario per renderla una delle più affascinanti e “belle donne” d’Europa. Partendo dallo studio della metropolitana progettata da Norman Foster, primo passo del restyling, proseguendo, con l’approvazione della costruzione del museo Guggenheim, disegnato dall’ArchiStar Frank O. Gerry, Bilbao ha ospitato geni dell’architettura internazionale cucendosi addosso un nuovo abito, il più sfavillante degli ultimi anni. Arrivando in aereo, già l’aeroporto Sondika ci dà la sensazione di ciò che ci aspetta, è, infatti, di Santiago Calatrava la colomba bianca che scorgiamo dal finestrino. Proseguendo il cammino verso il centro cittadino, dall’autostrada sbuchiamo direttamente sul ponte de La Salve e sotto la rossa opera di Daniel Buren (Arcos Rojos) che apre le porte della città e ci immette lo sguardo in direzione museo. Impossibile annoiarsi in una cosi immensa distesa d’arte, il nostro occhio cerca di catturare più immagini possibile, si susseguono freneticamente opere di Yves Klein, Jeff Koons, Louise Bourgeois e Anish Kapoor e il riflesso delle scaglie del grande pesce si stampa sulla nostra retina. Bilbao crea dipendenza già dal primo minuto. Sul “Red Carpet” di Bilbao sfilano le opere architettoniche delle ArchiStar. Ammaliati e increduli la visione totale consente di scorgere le torri di Arata Isozaki, il ponte di Calatrava, la Torre di Iberdrola di Cesar Pelli (41 piani e 165 metri di splendore), per poi proseguire lasciando la macchina verso la nuova Alhondiga ridisegnata da Philippe Starck e con il nuovo edificio del Dipartimento de Sanidad del Governo Basco ideato da Coll-Barreu, ma non è ancora finita qui. Zone verdi, a misura d’uomo, si possono vivere in ogni angolo cittadino, in primis la nuova Avenida Mazarredo che con i suoi spazi, parchi, panchine, ciclabili e molto altro ancora fornisce ai cittadini differenti punti di incontro e spunti di socialità. Ma il futuro di Bilbao è ancora oltre. Tra i nuovi progetti, la Cathedral di San Mamés, lo stadio, che si chiamerà San Mames Barrìa ideata da Acxt architetti e il nuovo piano di riqualificazione della penisola Zorrozaurreconcepito da Zaha Hadid in cui l’architetto ha pensato di tagliare la lingua di terra che la collega con la terraferma e poi di ricollegarla direttamente a Bilbao tramite ben otto ponti.

Gandhi disse: “Dobbiamo diventare il cambiamento che vogliamo vedere”. Bilbao sembra aver seguito alla lettera la frase del grande pensatore indiano. Guardiamo il cambiamento come una cosa positiva, guardiamo a Bilbao come esempio di rinascita.

©FMGBGuggenheim Bilbao Museoa, 2010
Photo: Erika Barahona-Ede

Simona Gavioli

A chi mi chiede perché amo l’arte rispondo cosi:
Sono nata nella città di Virgilio, del Regno dei Gonzaga e di Isabella D’Este, una delle donne più colte e stimate del Rinascimento. Sono nata tra le mura di Palazzo Te (Giulio Romano) e la camera degli sposi (Andrea Mantegna). Sono cresciuta saltellando qua e là, facendo finta di pregare tra la chiesa di San Sebastiano e la Basilica di Sant’Andrea (Leon Battista Alberti). Sono vissuta dividendo la mia vita tra cucine e chiese matildiche; la mia favola, prima di dormire, era L’Arte di Ben Cucinare di Bartolomeo Stefani, cuoco al servizio di Ottavio Gonzaga.
A chi mi chiede perché scrivo, non rispondo.
Ma a chi mi chiede perché scrivo di arte e di cucina, dico solo che la scrittura è qualcosa che hai dentro e dalla quale non puoi scappare perché fa parte di te. La scrittura, come l’arte, ingombra la vita, soprattutto quando diventa urgente, compulsiva e passionale come la mia.
Simona Gavioli

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