Arriva oggi al cinema la Jesse Owens Story

Giovedì 31 marzo uscirà nelle sale italiane “Race – Il colore della vittoria”, il film che racconta la storia di Jesse Owens, l’atleta di colore vincitore di quattro medaglie d’oro alle Olimpiadi di Berlino 1936, in pieno regime nazista.Race_film_2016

Il film, a carattere biografico, è stato girato dal regista Stephen Hopkins (autore anche di “Lost in space”, “Under Suspicion” e la prima stagione della serie tv “Californication). Nel cast troviamo Stephan James (nei panni di Owens), Jeremy Irons e Amanda Crew. Nella versione italiana, lo speaker dello Stadio Olimpico di Berlino è doppiato dal noto storyteller sportivo Federico Buffa, una chicca per tutti i suoi fan.

Secondo alcuni, Jesse Owens è stato il più grande personaggio sportivo del XX secolo. A mio parere, questo velocista e specialista del salto in lungo può essere considerato il simbolo dei Giochi Olimpici per eccellenza.

La sua storia inizia a cavallo tra gli anni ‘20 e i ‘30 negli Stati Uniti, afflitti dalla grande depressione economica.

Jesse appartiene ad una famiglia poverissima e numerosissima (10 figli), per giunta afroamericana. Il giovane ragazzo dell’Alabama ha modo di compiere diversi lavori, dal lustrascarpe al fattorino, dal giardiniere al gelataio. Ma il suo destino è ben diverso. Jesse ha una caratteristica che nessun altro possiede. E’ velocissimo, come nessun’altro nella sua via, nel suo quartiere, nella sua città. Ed è anche un fenomeno nel salto in lungo.

L’università dell’Ohio mette gli occhi su di lui e gli dà la possibilità di allenarsi e studiare attraverso una borsa di studio. Nel 1935, ancora studente, Owens riesce ad abbattere ben 4 record del mondo (nei 100m, nei 400 e nei 400 a ostacoli e nel salto in lungo), durante un meeting universitario di atletica nel Michigan.800px-Jesse_Owens3

Una performance incredibile, ma quell’anno a vincere il premio di miglior sportivo americano sarà il golfista Lawson Little, bianco naturalmente. Caro Jesse, la strada per sconfiggere i pregiudizi e le umiliazioni è ancora lunga. O forse no? Sì perché si sta avvicinando una sfida ancora più grande: le Olimpiadi del 1936 a Berlino, organizzate dalla Germania nazista.

I giochi si aprono il primo Agosto in grande stile. Il regime nazista è impegnato a fondo per mostrare al mondo la potenza della Germania, la perfetta organizzazione e, naturalmente, la superiorità della razza ariana. Viene girato anche un film, dal nome “Olympia” con protagonista designato il campione tedesco di salto in lungo Luz Long, orgoglio del Fuhrer, e atleta di classe mondiale.

A rovinare tutto però ci pensa il ragazzo nero dell’Alabama.  Jesse riesce a vincere ben quattro medaglie d’oro: 100 metri, 200 metri, staffetta 4×100 e salto in lungo (solo Carl Lewis alle Olimpiadi di Seul del 1988 è riuscito a fare lo stesso in tutta la storia dell’Atletica Leggera).

La superiorità di Owens è schiacciante, tanto da guadagnarsi il rispetto dell’ariano Long, che durante la prova del salto in lungo spiega a Jesse le caratteristiche della pedana. Un’immagine storica. “Le amicizie nate durante le gare sono le vere medaglie d’oro in una competizione” così scrisse Owens riguardo a Long nella sua biografia, definendo quel confronto sportivo con l’atleta tedesco “il momento più significativo di quell’Olimpiade”.

La conquista delle medaglie d’oro di Owens ha fornito alla stampa di tutto il mondo il pretesto per creare un caso di discriminazione razziale da parte dei tedeschi di cui il leggendario atleta sarebbe stato vittima. “Vero. Hitler non mi ha stretto la mano, ma non lo ha fatto neanche il presidente degli Stati Uniti”. Nel pomeriggio di quel 4 agosto, infatti, all’Olympiastadion era presente anche Adolf Hitler. Di fronte alla vittoria di Owens contro Long, si dice che il Fuhrer si sia alzato e uscito dallo stadio per non stringere la mano al nero americano. In realtà le cose andarono diversamente. Jesse-Owens-et-Luz-LongCome scrisse nella sua autobiografia, “The Jesse Owens Story”, Owens stesso raccontò come Hitler si alzò in piedi e gli fece un cenno con la mano: “Dopo essere sceso dal podio del vincitore, passai davanti alla tribuna d’onore per rientrare negli spogliatoi. Il Cancelliere mi fissò, si alzò e mi salutò agitando la mano. Io feci altrettanto, rispondendo al saluto. Penso che i giornalisti e scrittori mostrarono cattivo gusto inventando poi un’ostilità che non ci fu affatto”.

Per ironia della sorte, fu il presidente statunitense dell’epoca, Franklin Roosevelt, troppo preoccupato di perdere consensi negli Stati del sud a poche settimane dalle elezioni, a cancellare un appuntamento con il pluricampione alla Casa Bianca.

Al cinema arriva la Jesse Owens Story

Paolo Riggio

Roma e Prati, mare e montagna e campi da pallone da piccolo, laurea in cinema alla Sapienza, città europee e scuola di giornalismo sportivo Mario Sconcerti da grande. Scrivo e continuo a giocare a calcio da quando ho ricordi, mi considero un calciofilo. La mia altra grande passione è il cinema che ritengo la rappresentazione più autentica del mondo, lo sguardo di chi analizza al microscopio i contesti della nostra vita e le sue storie offrendocene una visione diversa dalla nostra.
Paolo Riggio

2 Responses to "Arriva oggi al cinema la Jesse Owens Story"

  1. Fabrizio Cecere   5 Aprile 2016 at 12:23

    Ricevette un trattamento peggiore dagli americani che dai tedeschi! Visto il film, storia molto bella non mi ha convinto molto la recitazione

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  2. Paolo Riggio
    Paolo Riggio   6 Aprile 2016 at 16:52

    Anche io ho visto il film e sono sostanzialmente d’accordo con te, la recitazione non è straordinaria , ma si sà, questo tipo di film sono basati più sulla grandezza dell’impresa che sulle performance degli attori.

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