Arte e Alchimia: la mostra Opus Alchymicum a Castel dell’Ovo

Arte e Alchimia: la mostra Opus Alchymicum a Castel dell’Ovo

NAPOLI – Dal 27 ottobre al 2 dicembre 2017 Castel dell’Ovo ospita l’esposizione Opus Alchymicum: la mostra personale dell’alchemica artista lettone Lolita Timofeeva.

Opus Alchymicum si inserisce nell’ambito delle celebrazioni per i 100 anni di indipendenza della Repubblica di Lettonia – il 18 novembre 2018 – e porta nel capoluogo campano 100 opere tra dipinti, disegni, sculture, installazioni e un film corto, testimonianza creativa ed eloquente di un’idea nata durante il primo viaggio dell’artista a Napoli, nel 2005, quando visita la Cappella Sansevero e resta avvinta dal pensiero di Raimondo di Sangro, VII principe di Sansevero, esoterista, inventore, alchimista, massone e letterato italiano: figura eclettica e di sicuro fascino, intorno alla quale vivono le storie della “leggenda nera”, certamente alimentate dalla fervida immaginazione della gente partenopea, e riconducibili alle sperimentazioni geniali, avanguardiste, in cui il principe era solito cimentarsi. Restano celebri, a questo proposito, le parole di Benedetto Croce quando scrive: “Per il popolino delle strade che attorniano la Cappella dei Sangro, egli è l’incarnazione napoletana del dottor Faust […] che ha fatto il patto col diavolo ed è diventato un quasi diavolo esso stesso, per padroneggiare i più riposti segreti della natura”.

Opus Alchymicum
Opus Alchymicum: la mostra di Lolita Timofeeva a Castel dell’Ovo.

Metamorfosi, meta e “ovo” sono le tre immagini che Lolita Timofeeva indaga con la sua arte. Colori intensi, atmosfere suggestive, personaggi sibillini, sottilmente erotici, accompagnano lo spettatore lungo un percorso interattivo che sembra valicare i confini della realtà, elaborando un linguaggio nuovo, una “interrogazione alla vita”, alle ragioni dell’esistenza e ai suoi limiti. La donna, il femminino, è certamente il fil rouge di questa esposizione. Portatrice di sapienza e conoscenza, ella viene riprodotta con le fattezze di un albero: radici e rami indicano l’immanenza, la stabilità, il collegamento tra cielo e terra, alto e basso, sopra e sotto, rispetto alla figura maschile, più effimera, volatile, generalmente rappresentata da uomini in abito talare, i filosofi, nei quali la donna versa il suo “Latte Virginale”, la verità della vita, di cui è madre e custode. La mostra apre con un omaggio alla sirena Partenope che – racconta la storia – morì suicida dopo il rifiuto di Ulisse: il suo corpo esanime fu ritrovato nel punto in cui oggi sorge Castel dell’OvoLolita Timofeeva ne dipinge l’evoluzione simbolica – da uccello a sirena – sovrapponendola a quella psicologica: dai tratti ancora acerbi e goffi dell’adolescenza alla consapevolezza matura e ciclica del sé adulto.

Opus Alchymicum
La mostra personale dell’alchemica artista lettone Lolita Timofeeva.

Opus Alchymicum è perciò un progetto espressivo che invita il pubblico ad esplorare le proprie inclinazioni mistiche – “Nosce te ipsum” (dal latino, “conosci te stesso”) – attraverso lo strumento dell’introspezione, rintracciando, in questa esplorazione, il senso più alto dell’alchimia e del complesso sistema che ne sottintende le logiche. Onniscenza, panacea universale, trasmutazione dei metalli, e pietra filosofale sono tra i principali obiettivi degli alchimisti. La trasformazione del piombo in oro, soprattutto, ha un significato paradigmatico, evocativo, giacché allude alla capacità di convertire il male in bene, il negativo in positivo, l’ombra in luce, così che l’uomo possa scoprire la propria natura, il proprio dio interiore, e conoscere se stesso, appunto.
A tal proposito, Lolita Timofeeva dichiara: “Il termine Opus Alchymicum fa riferimento al lavoro svolto dagli alchimisti medievali, i precursori della chimica moderna, relativo allo scopo definitivo della loro ricerca, il cui fine era quello di produrre “l’oro della illuminazione mistica”, ovvero ciò che li stimolava ad approfondire lo studio dell’arte”.

“Riflessioni ermetiche” rappresenta, invece, il giro di boa della produzione creativa di Lolita Timofeeva: “Carte trattate col caffè su cui l’artista interviene ad inchiostro. L’universo simbolico e criptico dispiegato nelle immagini è suggestivo. Introduce ad una surrealtà onirica, all’inconscio, con figure ricorrenti e misteriose che si assestano come in un teatro dell’assurdo, insieme ironico e drammatico, sfondo un silenzio inquietante e persistente. Ricorrono ancora qua e là i segni alchemici, anzi in chiave iniziatica potrebbero essere spiegate quasi tutte le figure messe in campo dall’artista, dalla donna radicata nella terra a quella con i capelli arborei, dall’uomo con la testa d’uccello a quello col capo di un manichino” scrive il critico d’arte Giorgio Agnisola.

Una menzione speciale merita l’installazione di una scala realizzata nel 2013 presso la Fondazione La Verde-La Malfa di Catania. Posta in posizione obliqua e orientata verso una parete che, tuttavia, non tocca, essa rappresenta – nel linguaggio allegorico di Lolita Timofeeva – un percorso di salita e discesa, nascita e morte, liberazione.

La mostra allestita negli spazi espositivi di Castel dell’Ovo è dunque un viaggio di natura umana, animica, che racconta una Napoli lontana dai colori e dall’allegria scanzonata con la quale è solita essere effigiata, per avvicinarla, invece, alla dimensione più latente, arcana e sfingea, che bene emerge nella Cappella del principe di Sansevero e dalle opere in essa custodite. Castel dell’Ovo costituisce l’approdo perfetto di questa rassegna giacché, nelle sue segrete, il poeta Virgilio avrebbe nascosto un uovo, custodito sul fondo di una brocca, da cui dipendono i facti e la fortuna del maniero. Se qualcuno dovesse ritrovarlo – dice la leggenda – la città sprofonderebbe nelle acque del mare che ne lambisce la costa.

La mostra Opus Alchymicum, con il patrocinio dell’Ambasciata della Repubblica della Lettonia in Italia e del Consolato Onorario della Lettonia a Napoli, è organizzata da Kengarags in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura e Turismo del Comune di Napoli e alla Fondazione La Verde La Malfa. Vede come co-promotore Touring Club Italiano di Territorio di Bologna, testo in catalogo di Giorgio Agnisola, e come sponsor Fondazione La Verde La Malfa, ITALò, Occitane Voyages, Berengo Studio ed Enhars.
Avranno luogo, contestualmente, altri due eventi, in egual modo afferenti al mondo onirico che l’artista lettone così meravigliosamente riproduce: presso la Casina Pompeiana della Villa Comunale il 18 novembre, alle ore 17.30, si terrà la conferenza Arte visiva tra esoterismo e simbolismo. Da Lascaux a Dalì col museologo e storico dell’arte Dott. Maurizio Vanni; il 2 di dicembre, alle ore 17.30, ci sarà invece la presentazione di Martin Rua del libro Schischok, scritto dal collettivo Joana Karda (del quale fanno parte la stessa artista e le autrici Claudia Mitri e Vanessa Piccoli) alla presenza del Console Onorario della Lettonia a Napoli, Roberto Berni Canani.

NOTE BIOGRAFICHE

Lolita Timofeeva è nata a Riga in Lettonia. Nel 1991 si è trasferita in Italia. Nel 1997 ha rappresentato la Lettonia, con una mostra personale, alla XLVII Biennale di Venezia. Attualmente lavora tra Bologna, Riga e Catania. Ha una formazione accademica. La sua ricerca ha attraversato diverse fasi approdando nella simbologia alchemica attraverso l’analisi dei testi ermetici. Lolita indaga la dimensione metafisica del mondo, la sua poetica appartiene all’ambito dei simboli e archetipi, la sua ricerca si intreccia con gli studi dei testi di psicologia analitica e filosofia.
Le opere di Lolita Timofeeva sono presenti nei musei e nelle collezioni privati di tutto il mondo, come la Collezione Thyssen-Bornemisza (Madrid), il Museo Casal Solleric (Palma de Mallorca), Museo Internazionale di Ceramica (Faenza), Foreign Art Museum (Riga/Latvia), Biblioteca Nazionale di Firenze, Collezione Arturo Schwarz (Milano), Biblioteca di Letteratura Straniera VGBIL (Mosca), Fondazione La Verde La Malfa (Catania) e molte altre.
Ha collaborato come giornalista con i settimanali “Ogoniok” di Mosca, “LMM” di Riga, “Zeta” di Udine, “Images Art & Life” di Modena. Ha pubblicato i suoi racconti nelle raccolte “Scarpe sciolte”, “Casamondo” e “Intrecci” edite da Eks&Tra.

INFORMAZIONI UTILI

Catalogo edito da Allemandi Editore

Orario apertura
Dal lunedì al sabato 9.00 – 19.00
(ultimo accesso ore 18.15)
Domenica e festivi 9.00 – 14.00
(ultimo accesso ore 13.15)

Info e prenotazioni
T. +39 349 050 9273
T. +39 327 597 8850
kengarags@fastwebnet.it

Antonia Storace

Ho dipinto di bianco una delle pareti di camera mia e, simile ad una giunonica tela, le ho affidato un pezzo della mia storia. Ora, sul suo perlaceo candore, una scritta vestita di nero contrasto danza come fosse sospesa nel vuoto: “La scrittura è stata la mia fonte della giovinezza, la mia puttana, il mio amore, la mia scommessa” (C. Bukowski).
Scrivere è il mio verbo all’infinito. Il mio infinito in un verbo: un destino che ti porti addosso, ti abita la pelle e dal quale non puoi fuggire.
Antonia Storace

Leave a Reply

Your email address will not be published.