Arte e religione: un dialogo mai interrotto

Preziosa collezione d'arte sacra in mostra a Palazzo Strozzi

Il complesso ma inscindibile rapporto tra arte e religione è il fulcro tematico intorno al quale è stata realizzata la bellissima mostra  dal titolo Bellezza Divina tra Van Gogh, Chagall e Fontana, inaugurata il 24 settembre scorso a Palazzo Strozzi.

Fin dai tempi antichi l’arte ha sempre avuto una stretta relazione con il sacro: dalle enigmatiche pitture egizie, alla spontaneità di quelle delle catacombe, dalle ieratiche Madonne bizantine a quelle più inquiete del Manierismo, dalla pitture devozionali dell’età barocca fino alle molteplici espressioni dell’arte contemporanea.

Contrariamente a un luogo comune che ha voluto vedere, verso l’inizio del XX secolo, una sorta di interruzione della produzione di opere d’arte, il rapporto tra artisti e temi religiosi non è mai venuto meno, ma ha solo cambiato l’impostazione dialettica e modificato i linguaggi espressivi.

Questa interessantissima esposizione, promossa dalla Fondazione Palazzo Strozzi, con la collaborazione dell’Arcidiocesi di Firenze, ha come obiettivo quello di smentire una certa radicata convinzione riguardo l’abbandono dei temi sacri da parte dell’arte e ristabilire, invece, i termini di questo rapporto, mettendone in luce le complesse e delicate dinamiche.

Come ha affermato il Cardinal Betori, durante la conferenza stampa dell’inaugurazione, citando una frase  di Paolo VI, “bisogna ristabilire l’amicizia tra Chiesa e artisti; amicizia che  non è stata rotta, ma turbata ”. Alle sue parole hanno fatto eco i discorsi di altre eminenti personalità ed esperti, tra cui il curatore della mostra, Carlo Sisi, che ha ribadito la necessità di una “dialettica tra arte e tempi moderni della spiritualità”.

Il percorso espositivo è suddiviso in 7 sezioni tematiche con opere realizzate tra la metà dell’800 e prima metà del ‘900, che mettono costantemente a confronto personalità artistiche differenti, a volte opposte, su un determinato argomento della sfera religiosa.

Partendo dalle pale d’altare della seconda metà dell’800, esposte nella parte introduttiva, dove la pittura di storia rimane  fondamentalmente il modello ispiratore, si passa alla seconda sezione, che  presenta, invece, approcci molto differenti al tema trattato: dedicate a Maria, la Rosa mystica, le opere propongono varietà di interpretazioni e di stili, dalla visione ascetica di Domenico Morelli a quella  più marcatamente sensuale di Edvard Munch.

Il tema della terza “tappa” riguarda la vita di Cristo, presentata attraverso i suoi momenti salienti, dall’Annunciazione a Maria alla Resurrezione. Anche stavolta siamo davanti a una notevole varietà di proposte, che, rispettose della tradizione  o meno, rivelano comunque una meditata ricerca e una grande partecipazione al tema trattato.

religioneSe l’Angelo Annunciante di Corcos diventa il punto di fuga prospettico di un assolato giardino,  quello prorompente di Philpot l occupa per intero lo spazio del quadro in una originalissima iconografia. Anche quella scelta da Pietro Annigoni per la Resurrezione di Lazzaro è piuttosto singolare, essendo basata non sulla tradizionale manifestazione del miracolo, ma sull’attimo che lo precede. Rimandi autobiografici fanno da cornice alla concitata L’entrata di Gesù in Gerusalemme di Stanley Spencer, che non esita ad ambientare la scena nella londinese High Street, mentre Arturo Martini plasma il suo Figliol Prodigo tra modernità e richiami alla tradizione classica e medievale.

Della storie relative alla vita di Cristo, tuttavia, l’area tematica che ha stimolato maggiormente la ricerca artistica sembra essere stata la triade Passione-Crocifissione-Deposizione, che ritroviamo proposta in tantissime versioni soprattutto negli anni dei dopoguerra.

Infatti, a parte il giovanile studio sulla Crocifissione di Picasso, le altre opere si datano nell’arco dei primi decenni del Novecento ed esprimono, nella variegata intensità di accenti, tutta la sofferenza, le contraddizioni e le complessità di quel difficile periodo storico.

Dal sanguinante Cristo di Ernst a quello di Chagall, pieno di riferimenti alla persecuzione ebraica, al crudo laicismo della Crocifissione di Guttuso, chiaro pretesto per denunciare gli orrori e le ingiustizie della società contemporanea, al livido e deforme Cristo di Sutherland, fino alle violente pennellate della Crocifissione di  Vedova, molti artisti sembrano trovare qui un soggetto idoneo per spingere le loro ricerche verso soluzioni sempre più audaci e, spesso, provocatorie.

Il tema della Deposizione sembra offrire, invece, stimoli per composizioni più articolate, dall’andamento sinuoso, dove prevalgono diagonali e andamenti a zig-zag, come mostra il movimentato bassorilievo di Pericle Fazzini e il contrapposto nelle figure di Van Gogh, la cui drammaticità è accentuata anche dall’acceso e contrastante cromatismo.

religione severiniInteressante è la sezione dedicata a Severini, con i bozzetti per opere destinate a chiese francesi, seguita da uno spazio dedicato all’evoluzione dell’architettura religiosa, presentata attraverso un video su triplice schermo. Dopo aver ammirato, nella sala successiva, suggestivi ritratti di eminenti personaggi della Chiesa, realizzati in pittura e scultura,  si arriva, infine, all’ultima sezione, dove l’arte incontra il tema della Preghiera. Anzi, più che di “incontro” oserei parlare di “simbiosi”, tanto è il coinvolgimento emotivo e spirituale che emana dalle singole opere.

Non poteva certo mancare l’Angelus di Millet, una delle più alte espressioni della pittura di fine ‘800, dove il senso della spiritualità si fonde con il senso del dovere quotidiano, legato alla vita rurale. E se nel Vecchio in preghiera di Munch il marcato chiaroscuro riflette l’intenso tormento dell’orante, la disarmante naturalezza della scultura di Vincenzo Vela,  con la purezza del suo bianco, invita a condividere il dolce e silenzioso raccoglimento della fanciulla. Ed eccoci, infine,  davanti alla ieratica figura de La preghiera di Casorati, dove l’essenzialità compositiva , combinata a un raffinato decorativismo in stile klimtiano, raggiunge toni di alto lirismo.

Ora possiamo uscire, ma in silenzio, per trattenere dentro di noi tutta la bellezza di questo emozionante percorso. Bellezza divina, sì, ma anche tanto umana.

Durata della mostra: 24 settembre 2015-24 gennaio 2016

A cura di: Lucia Mannini, Anna Mazzanti, Ludovica Sebregondi, Carlo Sisi

Giuliana D’Urso

Romana di nascita e toscana di adozione, dopo 21 anni vissuti tra Firenze, Sesto Fiorentino e Prato, ormai non so più neanche quale accento prevale!  Sebbene sia cresciuta in una famiglia di artisti – mio nonno era pittore e mosaicista di professione e mio padre e mia zia lo erano per diletto – dell’arte mi sono interessata più all’aspetto teorico che pratico, laureandomi in Lettere con indirizzo storico-artistico. Fortuna volle che avessi  studiato  anche l’inglese, grazie al quale, di fatto,  riesco  a mantenermi, poiché con Giotto, Raffaello e compagnia bella si campa ben poco in Italia, specialmente se vuoi insegnare. Da brava gemelli sono molto curiosa e vorrei fare 3000 cose, e sempre da brava gemelli ne inizio diverse ma ne porto a conclusione solo alcune.  C’è comunque una cosa che non lascio mai a metà: i dolci!!! Soprattutto quelli con la panna…
Giuliana D'Urso

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