Biennale 2013. Alison Lapper Pregnant, veglia sulla laguna veneziana

Se sei sul vaporetto, qualsiasi sia la tua metà, è impossibile non notare la Alison Lapper Pregnant in versione gigante ospitata dalla Fondazione Cini, sull’Isola di San Giorgio Maggiore, per la grande personale di Marc Quinn. Ciò che scorgete è la gigantesca Alison Lapper, artista nata focomelica, senza braccia e con le gambe appena sviluppate. Marc Quinn è un artista di fama internazionale, uscito dalla YBA (young british artist) tra i più intensi e provocatori, ha fatto di Alison la sua musa, trasformandola con marmo (in contrapposizione alla purezza eterna della materia) in una creatura mitologica dal corpo informe e nudo nell periodo dell’attesa.

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Alison Lapper Pregnant

Alison Lapper Pregnant divenne una delle sculture più note degli anni Zero, pilastro che erge sulla differenza e sulla bellezza di una quotidianità eroica. Il corpo “sbagliato”, su un piedistallo fa emergere quanto l’idea della vita si faccia straniante, in contrapposizione con l’incompiutezza di un corpo considerato diverso, non finito.

Un’immagine straziante che fa pensare, di una bellezza crudele ma pur sempre bellezza.

Simona Gavioli

A chi mi chiede perché amo l’arte rispondo cosi:
Sono nata nella città di Virgilio, del Regno dei Gonzaga e di Isabella D’Este, una delle donne più colte e stimate del Rinascimento. Sono nata tra le mura di Palazzo Te (Giulio Romano) e la camera degli sposi (Andrea Mantegna). Sono cresciuta saltellando qua e là, facendo finta di pregare tra la chiesa di San Sebastiano e la Basilica di Sant’Andrea (Leon Battista Alberti). Sono vissuta dividendo la mia vita tra cucine e chiese matildiche; la mia favola, prima di dormire, era L’Arte di Ben Cucinare di Bartolomeo Stefani, cuoco al servizio di Ottavio Gonzaga.
A chi mi chiede perché scrivo, non rispondo.
Ma a chi mi chiede perché scrivo di arte e di cucina, dico solo che la scrittura è qualcosa che hai dentro e dalla quale non puoi scappare perché fa parte di te. La scrittura, come l’arte, ingombra la vita, soprattutto quando diventa urgente, compulsiva e passionale come la mia.
Simona Gavioli

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