Boyfriend jeans

Boyfriend jeans

I boyfriend jeans, anche conosciuti come baggy jeans, sono quel capo d’abbigliamento che ancora devo decidere se ascrivere alla categoria dei “mi piace” o “non mi piace”.
Sfoglio le riviste di moda, scorro le immagini in Internet, e la nebbia nella mia testa si infittisce.
Mi sciroppo le foto delle vippone hollywoodiane che li indossano, e su di loro mi sembrano perfetti, sia che si tratti della magra Gwyneth Paltrow, o della diafana Katie Holmes, sia che a sfoggiarli sia la Guitarra, JLo from the Bronx.

Ma, mi dico, essere celebrità è appunto una garanzia: puoi mettere qualunque cosa, anche le mutandone della nonna in testa a mo’ di bandana e, stai sicura, farai tipo.
Quindi mi convinco a trasferire il boyfriend jeans su una comune mortale, quale la sottoscritta.

I boyfriend jeans sono così definiti perché sembrano rubati apposta dall’armadio del nostro lui: abbastanza larghi, abbastanza (ma non troppo) informi, un po’ sbiaditi, un po’ sdruciti.
Trasandati ma con vezzo.
Si tratta di un capo d’abbigliamento (presumibilmente) versatile, adattabile alla personalità di ognuna di noi, da quella più girly a quella decisamente riot.

Ora, sarà che porto una trentotto. Ma essere snelle e indossare capi larghi è meglio o peggio di vestire capi larghi su un corpo invece rotondetto?
Da adolescente avevo un sederino leggermente più, diciamo, pronunciato, e mi insaccavo in certi pastrani lunghi e certi pantalonazzi larghi stile Eminem per nascondere ogni centimetro della mia pelle. Compiuti i venticinque anni se ne sono andati sette chili, mi sono rassodata, ed eccomi a riscoprirmi donna. Adesso ho trentasette paia di skinny. Che slanciano un bel po’. E, per una beffarda legge del contrappasso, non riesco più a vedermi con pantaloni che non mi strizzino a dovere le sovra cosce.

Forse essere larghe e vestire largo allarga ancora di più.
E i boyfriend continuano a non convincermi. Mi sento la piccola fiammiferaia.

Provo a sbizzarrirmi con gli abbinamenti: look da ragazza cattiva, treccia (accuratamente) spettinata, camicetta (accuratamente) spiegazzata/maglia larga con spalla in vista, maxiborsa, Converse ai piedi, ma peggio che andar di notte.
Versione marinaio, con maglietta a righe? Mah.
Allora mi rifaccio al binomio glamour trasandato col tacco, maglietta strettissima, giacca, pochette. Ma i tacchi per me sono una tortura malese.
Abbino una scarpa bassissima, un sandaletto. Mi sento una rasoterra (pur non essendolo).
Mi convinco che sia una questione di marca. Passo in rassegna le proposte economicamente (a me) accessibili. H&M? Zara? Non riesco a innamorarmi dei boyfriend jeans.

E poi l’illuminazione.
Ho capito perché i boyfriend jeans non mi convincono.
Ho capito cosa manca.
Mi manca il boy.

Martina Vecchi

Nasco nella meravigliosa Bologna il 26 maggio del 1987, sotto il problematico segno dei gemelli. Non riesco a definirmi, quando ci provo il mio cervello va in tilt.
Sono un groviglio di elementi, timida e introversa, comunicativa e ironica, pessimista, iperansiosa, iperemotiva, troppo emozionale, iperaffettuosa, forse troppo generosa, a volte (spesso) egoista, svampita, incostante, molto inconcludente, tanto sorridente. Insomma, bipolare. Non ho un’alta opinione di me (errore, grave errore). Schiacciata da mille paure, cerco di fare chiarezza nel mio paesaggio emotivo con introspezioni fredde e spietate, riuscendo puntualmente a complicare il complicabile.
Nel frattempo ho una laurea triennale in Lettere moderne, arranco verso la conclusione della magistrale, e scrivo. Ho nel cassetto libri che nessuno pubblicherà. La scrittura è il mio odio e il mio amore. I miei pensieri vanno più veloci delle mie parole, e spesso queste mancano. Continuo a cercarle. Divoro libri, oppure li inizio e li abbandono quasi subito. Amo l’arte in tutte le sue declinazioni, soprattutto la pittura e la danza, che ho praticato per tredici anni. Ho un’indole tersicorea, ballo e canto. Lo shopping è la mia rovina. Vivo di giorno, e non di notte. Ricavo il mio quotidiano pezzetto di libertà percorrendo chilometri a piedi con la musica più tamarra sparata nelle orecchie. Mi alzo tutte le mattine alle 6.30 e vado a correre. Non bevo caffè. Ho uno smodato affetto per il Parmigiano. E per la mamma.
Martina Vecchi

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