Brueghel Family

Una mostra a Bologna, presso Palazzo Albergati, esibisce l’epopea artistica della famiglia Brueghel dal suo primo e famoso pittore, Pieter il Vecchio, fino ad arrivare a Abraham Brueghel ultimo esponente dell’epopea di un piccolo clan di artisti protagonisti nella pittura di genere.

BRUEGHEL I SETTE PECCATI CAPITALIPur presentando solo un paio di quadri attribuiti a Pieter Brueghel il Vecchio (più qualche incisione), uno di Hieronimus Bosh e, bisogna pur dirlo, di fattura tale da non essere paragonabili ai veri capolavori dei due maestri fiamminghi, la mostra di Bologna deve essere annoverata tra gli appuntamenti autunno/inverno da non sottovalutare. Infatti il tema specifico dell’evento espositivo non è la presentazione delle opere del più quotato rappresentante della famiglia Brueghel e nemmeno l’esibizione di una sorta di canone dell’eccellenza della fase espansiva della pittura fiamminga dopo la straordinaria start up di Jan Van Eyk. Il tema della mostra è la ricostruzione dei vari passaggi di testimone tra artisti di diverso livello qualitativo, appartenenti allo stesso ceppo familiare, caratterizzati dallo stesso concetto di arte, sviluppato con mestiere e perizia nel corso del secolo nel quale i pittori contribuiranno ad avvicinare le pratiche artistiche ad una committenza molto diversa dalla “domanda” religiosa e dai desideri auto celebrativi della nobiltà.

In mostra dunque troviamo opere di Pieter Coecke van Aelst, alla cui bottega si formò Pieter Brueghel il Vecchio, il capostipite della famiglia, divenuto il genero del maestro avendone sposato la figlia. Troviamo opere del fratello Jan il Vecchio, e del secondo figlio di Pieter, Jan il Giovane, soprannominato Jan dei Velluti, per via dell’illusione quasi tattile che provocava la percezione della sua magistrale interpretazione delle forme vellutate. Non poteva mancare il primo figlio di Pieter ovvero Pieter il Giovane, al quale dobbiamo molte riproduzioni delle opere paterne. E poi troviamo Jan Brueghel il Giovane, figlio di Jan Brueghel il Vecchio; quindi Ambrosius Brueghel fratello di Jan Brueghel il Giovane e suo figlio Jan Pieter, entrambi bravi a fare nature morte e allegorie in uno stile, per così dire, di famiglia. Grazie a matrimoni, finirono con l’essere associati alla famiglia Brueghel pittori come David Teniers il Giovane, sposo di Anna, sorella di Jan il Giovane, che divenne uno dei più stimati narratori del mondo contadino. Posso aggiungere Joseph van Bredael, Philips Brueghel e infine Abraham Brueghel, ultimo esponente della dinastia, il cui stile, tra l’altro, appare totalmente diverso rispetto a quello familiare.

Tuttavia non vorrei che il lettore troppo condiscendente con chi scrive, sottovalutasse i limiti attuali del concetto di “canone d’eccellenza”, che ho chiamato in scena per restituire a chi legge, la punta di delusione che ho provato per non aver visto opere straordinarie.

Per il gusto contemporaneo, poco incline a commuoversi per documentati capolavori sprovvisti di aura mediatica e, per contro, sempre aperto ai tumulti emozionali prodotti da presentazioni spettacolari…Per il gusto contemporaneo dicevo, molti dei quadri esposti nella mostra di Palazzo Albergati rimangono pur sempre dei concentrati di piacere visivo che sarebbe ingiusto sottovalutare.

Ne posso citare almeno due. Il primo è “Danza nuziale all’aperto” di Pieter Brueghel il Giovane, un tema molto amato dai contemporanei del pittore e in un modo o nell’altro interpretato da tutti i membri della famiglia Brueghel, compreso il capostipite. È certamente un quadro pregevole. Tuttavia, se paragoniamo la versione del mood nunziale del Giovane ad un vero capolavoro come “Nozze contadine” del Vecchio (non in mostra; conservato al Kunsthistorisches Museum di Vienna), possiamo osservare che le figure da commedia umana del secondo vengono sottoposte ad un “regolazione” pittorica più precisa, più armoniosa nella struttura, più espressiva nei particolari. Per contro, il Giovane sembra meglio attrezzato per farci percepire la felicità un po’ grossière della festa, dando ad essa evidenti sfumature Rablesiane, nei movimenti, nelle pose, nelle fattezze dei personaggi centrali.

Possiamo considerare questa differenza di tono pittorico un proseguimento della esplorazione del “genere” che il Vecchio aveva per così dire inaugurato oppure c’è qualcosa che, pur evocando novità, tende a spegnersi? Il quadro del Giovane ha più energia e trasmette più rumore, ma perde in qualità pittorica. Si rivolge più alle passioni dello sguardo del fruitore che alle risorse analitiche e critiche del suo cervello. Si ha la sensazione che il Giovane abbia molto mestiere, guardi con interesse il “mercato” (gli effetti sullo spettatore) e abbia un po’ trascurato l’ideale di perfezione (che implica un confronto serio con il passato).

Il secondo quadro che mi piace citare si intitola “La trappola per gli uccelli” (1601) ed è anch’esso di Pieter Brueghel il Giovane. Si tratta di una specie di manifesto per un sotto genere inventato dal clan di pittori Brueghel, relativo al “paesaggio invernale”, del quale esistono svariate decine di versioni. È probabile che anche in questo caso il prototipo del paesaggio innevato con in primo piano la ” trappola per uccelli” fosse stato dipinto dal Vecchio. Ma oggi quel dipinto è andato perduto e dunque rimane la pregevole interpretazione del Giovane, splendida per carità, ma ammantata di una ben dissimulata noncuranza verso l’accurata precisione del capostipite.

Quindi, per sintetizzare il mio pensiero, dubito che le due opere citate possano reggere il confronto con i tentativi meglio riusciti di Pieter Brueghel il Vecchio e con altri conclamati capolavori fiamminghi.

Ma devo altresì aggiungere che possiamo trovare in esse, e in molte altre opere presenti nell’esposizione bolognese, tutti i valori differenziali che hanno trasformato la pittura fiamminga nel laboratorio espressivo dal quale emergerà la dimensione artistica tipica della pittura del settecento inglese e di buona parte dell’arte dell’Ottocento, prima che l’impressionismo disintegri l’interesse nei mondi visivi del minuzioso realismo di matrice olandese/fiamminga, imponendo una nuova visione della pittura.

Detta in questo modo penso di aver restituito al lettore l’appello a non perdersi un evento espositivo degno di attenzione, senza recedere dall’esprimere la mia irritazione a fronte della leggerezza semantica con la quale i curatori hanno usato la parola “capolavori” (la mostra si intitola “Brueghel, capolavori dell’arte fiamminga”…) e rimarrà aperta finora al 28 febbraio 2016.

Brueghel

LA RESURREZIONE

LA RESURREZIONE

I SETTE PECCATI CAPITALI

I SETTE PECCATI CAPITALI

DANZA NUZIALE ALL'APERTO

DANZA NUZIALE ALL’APERTO

NATURA MORTA CON FIORI

NATURA MORTA CON FIORI

TRAPPOLA PER UCCELLI

TRAPPOLA PER UCCELLI

CONTADINI DI RITORNO DAL MERCATO

CONTADINI DI RITORNO DAL MERCATO

Lamberto Cantoni

L’amore per la scrittura probabilmente lo devo a mia madre, eroica sartina di provincia. Non avendo superato l’orrore per forbici e aghi, mi sono ritrovato a lavorare il fantasma delle origini con parole e grammatica. Ho avuto maestri eccezionali dei quali, me ne rendo conto, sono stato un pessimo allievo. Ma non ho mai perso la voglia di mettermi in gioco.
Lamberto Cantoni

Latest posts by Lamberto Cantoni (see all)

One Response to "Brueghel Family"

  1. dominations hack   15 Dicembre 2015 at 01:49

    AMAZING Post.thanks for share.more wait

    Rispondi

Leave a Reply

Your email address will not be published.