Bruno Vanzan: quando le bottiglie volano!

Bruno Vanzan: quando le bottiglie volano!

Rapita, folgorata e stupita tutto insieme, da una performance che non avrei mai pensato di trovarmi a guardare, figurarsi io che di cocktail non ne capisco davvero niente! Aggiungo poi che da profana, mai, avrei immaginato che qualcuno sarebbe stato così abile o folle, agile e matematicamente preciso da poterla mettere in atto, una performance del genere, dovendo poi, comunque, versare qualcosa di eccellente nel bicchiere (provare per credere!).

Noi, imbranati cronici che rovesciamo l’acqua anche quando il recipiente di accoglienza ha le dimensioni di una vasca da bagno, non possiamo che inchinarci di fronte a tanta maestria, laddove le bottiglie volano, passando da dietro la schiena, vengono afferrate con la sinistra, mentre con l’altra mano, agita un liquido dentro al bicchiere che poi viene versato con gittata parabolica all’interno di qualcos’altro, senza che una sola gocciolina vada perduta. Dopo tanti passaggi, ecco riempirsi, con perizia idraulica, un ponte di bicchieri, grazie a uno straordinario effetto domino. E’ difficile anche da descrivere, tanti sono i passaggi; non immagino quanto lo sia poi farlo, perché rapidissime sono le sequenze!

Reduce da uno spettacolo circense la sera prima, penso che quello stesso show potrebbe avere con lui un’appendice diurna, non appena lo vedo in azione.  Quel “lo vedo” è  riferito a lui, proprio lui,  il campione del mondo di flair: Bruno Vanzan, il bartender Number One, ospite (e come poterne fare a meno?!) al “Food and Pastry” di Bologna, nell’anteprima di aprile, per l’edizione 2015.
Bruno è innegabilmente simpatico, alla mano, solido, concreto, con una facilità al dialogo e alla relazione, riesce a entrare in sintonia con chi gli sta di fronte molto naturalmente, con la stessa sobria e ammiccante semplicità che ha  quando in TV,  spiega le ricette dei  suoi preparati col suo immancabile sorriso e tutto a ritmo di musica!

Che cosa c’è dietro a questa perfetta simmetria?
C’è una vita dietro, c’è un mondo. C’è l’allenamento, ma che poi non basta neanche quello davanti alle persone! L’allenamento ti dà la sicurezza, ma le persone danno l’emozione, quindi riuscire a trasformare l’emozione delle persone – non in ansia da prestazione -, è la cosa più difficile, ma quando si riesce è davvero entusiasmante. Per costruire uno show io penso all’effetto che può fare sulle persone, ci sono delle curve emozionali all’interno di una performance che sono importanti rispettare (…)

Anche perché sono oggetti che si possono rompere, fare danni, non si tratta più della pallina che rimbalza.
Assolutamente, sono oggetti di vetro che vengono lanciati poi davanti alle persone. Quello di cui ci si ricorda sono sempre gli errori, non la cosa fatta bene! Mentre oggi no, è uscito tutto molto pulito e molto bello. Sono dei bei ricordi, questi!

Al di là di quello che è l’aspetto scenografico che sicuramente è interessante, c’è pure un liquido che poi atterra in un bicchiere, c’è la consumazione insomma. Tu, spiegando i tuoi ingredienti, sei stato molto onesto nel parlare di cosa la gente potrebbe utilizzare anche a casa.
Sì il prodotto finale è il drink! Poi fondamentalmente non ha importanza che lo faccia io o un altro. Però è anche vero che, se uno fa un grande show ma poi il risultato è quello di un drink che non ha odore, non ha sapore, non è curato, non è guarnito… è per questo che noi mettiamo molta cura nel drink miscelato; di prodotti ormai ne inventano uno dopo l’altro, ma il messaggio che vogliamo dare è: aumentare la consapevolezza del consumatore, aumentare la conoscenza, divulgare quelle poche informazioni in più che sappiamo, rispetto alla massa, e che gli possono servire, perché sul bere siamo poco preparati.

Tu hai intrapreso questa attività giovanissimo.
Sì, ho iniziato che avevo 18 o 19 anni

Che consiglio ti sentiresti di dare ai ragazzi?
E’ difficile, è una materia molto delicata. Sicuramente che l’alcool non deve essere sballo. Però l’alcool può diventare una carriera, può trasformarsi in successo, in denaro. Quindi quando bevono potrebbero pensare che, se a loro piace così tanto, potrebbero crearsi una carriera. Il messaggio quindi è questo: l’alcool non deve essere lo sballo, ma può permetterci di creare qualcosa di bello.

Molti lo vedono più come un modo di mandar giù un liquido con dei gradi dentro e questo non serve! Sei anche un docente, su che cosa insisti con i tuoi studenti?
Ti faccio una premessa sul fatto di essere docente, che secondo me è una cosa molto bella. Forse la cosa più bella del mio lavoro è quella di trasmettere, di donare anche se poi sono loro, che ti danno sempre qualcosa. Gli studenti ti migliorano sempre (…) ti donano sempre qualcosa, e mi fanno tornare a quando ho iniziato. Dove insisto io? Non sulla tecnica, ma sul fatto del “chi sono”, se vogliono diventare delle persone migliori soprattutto: la perseveranza, l’insistere, (…) perché  il successo  quello veloce, con pochi sforzi, va via altrettanto velocemente.

bruno_vanzan

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Daniela Ferro

Daniela Ferro legge, scrive, ascolta ma soprattutto annusa. Appassionata di rose e di fragranze vive con 2 gatti, 3 conigli, due tartarughe, oltre 400 piante di rose che conosce e coltiva personalmente nonché un imprecisato numero di bottiglie di profumo.
Daniela Ferro

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