Le calze, antenne sexy delle donne

Le calze, antenne sexy delle donne

Di Giorgia Ceroni

Icona del fashion, colorate, a fantasia, di diversi materiali e consistenza, moderne o retrò, le calze nelle loro molteplici varianti sono stabilmente nell’immaginario collettivo un simbolo di femminilità e sensualità. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare sono un indumento antichissimo, che risale al Medioevo venivano realizzate in seta come indumento maschile. Solo in seguito divennero un indumento utilizzato anche dalle donne per coprire le proprie gambe.

Nel XIX la rivoluzione industriale rese accessibile la calza, che per la prima volta ebbe prezzi sostenibili dalla massa. Le gonne iniziarono ad accorciarsi, portando le gambe al centro dell’attenzione. Nel 1938 Wallace Hume Carothers inventò il nylon, una fibra sintetica “resistente come l’acciaio e delicata come una ragnatela” (Così decantavano le pubblicità dell’epoca, parlando del nuovo tessuto).

Sino al decennio successivo la calza arrivava alla coscia e si agganciava alla giarrettiera o alla guepière, scendendo con flosce pieghette. Durante la crisi economica si disegnava con la matita “la riga” posteriore, al fine di ornare le gambe. Nel 1959 l’americano Allan Grant, della Glen Raven Mills, una fabbrica di tessuti del North Carolina, ebbe una meravigliosa intuizione: iniziò la produzione di massa dei collant, che ebbero una clamorosa fortuna a partire dalla seconda metà degli anni Sessanta, gli anni del boom. La minigonna e gli hot pants inventati da Mary Quant contribuirono alla diffusione della calza e mettendo in mostra le gambe, il collant diventa necessario. La designer londinese, con la sua voglia di evidenziare e di dare libertà alle gambe, stuzzicò le fantasie maschili ed ispirò gli stilisti di tutto il mondo: così iniziò LA RIVOLUZIONE. Decadenza morale, emancipazione sessuale, divieto, protesta, movimento giovanile, proteste in strada. Non erano le gambe scoperte ad essere una novità: nuove erano le donne che le mostravano. Il look doveva regalare alle “donne in prima linea” la libertà richiesta dalle femministe, tuttavia senza spogliarle. Per questo le mini venivano spesso abbinate alle calzamaglie. Gli anni del miracolo economico dopo la Seconda Guerra Mondiale diedero alla luce una generazione precoce e di forte potere economico, che non voleva accettare i ruoli a essa imposti dalla società.

Una generazione ispirata dalla voglia d’innovazione; giovani che non vogliono crescere indossando abiti non da adulti. Nei primi anni ’60, gli anni della Pop art, le calze si evolvono anticipando quanto avverrà successivamente arricchendosi di un nuovo componente: la lycra. Un materiale (del quale i primi studi risalivano agli anni ’40) che permise di ottenere dei collant più morbidi, aderenti e vestibili perché più elastici ma soprattutto più resistenti e duraturi nel tempo.

Altro elemento che accentuò il comfort, la morbidezza e la durata fu la microfibra.

I tessuti iniziarono a evolversi insieme alla moda. Mary Quant fu una delle prime stiliste a disegnare le calze, firmando nel ’67 il collant con il suo logo a margherite.

Mary Quant

Ed ecco sexy star del cinema come Marylin Monroe in “Let’s make Love” con maxipull a trecce e calze velate. Twiggy, Jean Shrimpton e Veruska modelle dalle gambe chilometriche e icone della moda che danno forza a questa nuova tendenza.

Marylin Monroe

Fino ad arrivare a Sophia Loren con i suoi déshabillés, dove nel famoso spogliarello di “Ieri, oggi e domani” si sfila la calza davanti ad un estasiato Marcello Mastroianni, improvvisando un conturbante strip tease, sollecitando la fantasia d’intere generazioni di maschi. Furono questi gli anni in cui il reggicalze venne sostituito dalla striscia di silicone che le rese autoreggenti.

Sofia Loren

Gli anni ’80 furono rappresentati da uno stile nudo-chic e dai fuseaux, diventati celebri grazie a “Flashdance”, non più utilizzati solo per andare in palestra ma anche per folli notti in discoteca.

Madonna li esibisce con t-shirt tagliate e pantacollant lucidi, utilizzati ancora oggi e di grande tendenza.

Oggi Armani propone una rivisitazione del gambaletto come dettaglio da mostrare. Altri stilisti, uno su tutti, Marni, propongono il calzino sul collant o il gambaletto bicolore con righe sport.

Miu Miu e Alexander McQueen scelgono fuseaux ricamati, di pizzo e borchiati; Dolce e Gabbana le classiche calze a rete. Le dive ci hanno insegnato come portare ogni tipo di calza e gli stilisti hanno saputo ripresentare sempre nel modo migliore uno degli elementi principali della seduzione: leggere e pesanti. Lunghe e corte. Di pizzo o con la riga, rock o lucide.

Non è un semplice accessorio moda, ma uno strumento al servizio della bellezza. Nel corso del tempo il collant ha imparato a rendere la pancia piatta, i glutei più alti, contenere i chili di troppo…

Ora non ci rimane che trovare il modello migliore per la nostra personalità.

Twiggy

Curiosità
Per la creazione di un paio di collant “tradizionali” sono necessari 14 chilometri di nylon. Parlando di numeri, si nota immediatamente che il giro d’affari della calzetteria femminile è più che ragguardevole (valeva in Italia 930 milioni di euro nel 2007, e i collant rappresentavano il 70,7%).

Bon ton
L’etichetta ci dice che è obbligatorio indossare i collant, anche in piena estate e a qualunque cerimonia si prenda parte, come ad esempio i matrimoni.

Questione di denari
La pesantezza del collant è indicata dal numero di denari e ogni denaro corrisponde al peso di 9 km di filo, espresso in grammi. I collant possono avere da 8 a 100 denari.

Giorgia Ceroni

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