Candido Portinari, il pittore brasiliano che morì di pittura

ROMA – Dal 8 febbraio al 22 aprile 2017 l’Ambasciata del Brasile a Piazza Navona ospita la mostra Portinari, la mano senza fine – Collezione del Museu Nacional de Belas Artes di Rio de Janeiro, nella Galleria a lui intitolata all’interno di Palazzo Pamphilj. Una mostra che celebra uno dei più importanti artisti brasiliani (di origine italiana) a 55 anni dalla sua morte avvenuta per avvelenamento dal piombo dei colori che usava per dipingere.

Portinari

Sono stata all’inaugurazione, per diversi motivi. Uno, per il legame e l’affetto che ha la nostra testata con questo Paese, che ha avuto modo di raccontare in diversi momenti e luoghi, dalle Olimpiadi ai tour attraverso le aree meno note e più vere. Due perché non conoscevo questo artista e ne ero fortemente incuriosita. E devo dire che la mia curiosità è stata ampiamente ripagata nella visita di questa mostra.

Tre, perché era un’occasione di visitare la sede dell’Ambasciata del Brasile in piazza Navona, uno dei luoghi più raccontati anche nel celebre “la grande bellezza“.  Infatti vi ricordo la scena dove Tony Servillo (Jep Gambardella) attraversa di notte con Isabella Ferrari (Orietta), Piazza Navona oltrepassando la chiesa barocca di Sant’Agnese in Agone fino ad entrare nel Palazzo Pamphilj, (sede appunto dell’ambasciata del Brasile) dove trascorreranno la notte insieme…

PortinariIl ricevimento dell’inaugurazione si è tenuto nella sala Palestrina al primo piano (o piano nobile com’è chimato di consuetudine). Attraversata la loggia, accedo dallo scalone monumentale in travertino dove si possono notare simboli della famiglia e ornati con mascheroni grotteschi. Il grande salone delle feste, consacrato come sala della musica ed intitolato al compositore Pier Luigi da Palestrina, è il più vasto ambiente del palazzo, è ricco di ornati in stucco e sovrastato da un grande ovale al centro della volta. Questa sala, progettata da Francesco Borromini, sulle cui pareti c’è una splendida collezione di quadri del ‘600, era infatti adibita a salone da ballo per le grandi feste. Quindi tutta la cornice, come prevedevo, non ha deluso le mie aspettative.

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La mostra di Portinari, la mano senza fine, a cura del museo brasiliano, è molto piccola ma ha un percorso esaustivo per presentare al pubblico italiano questo artista. Esposti infatti ci sono una raccolta di 26 opere di Candido Portinari (1903-1962), uno dei più importanti pittori brasiliani del XX secolo.

Ci sono sia dipinti ad olio che disegni, splendidi, tra cui un paio proprio con delle mani maschili ritratte in un tratteggio che mette in risalto il segno ed il chiaroscuro creato. Fanno parte dell’esposizione bozzetti e disegni preparatori per le scene e personaggi di murali, come ad esempio dei celebri pannelli “Guerra” e “Pace”, che abbelliscono il Salone d’accesso alla Sala dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York. Ci sono foto e video che documentano la vita ed il percorso formativo di Portinari.

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Io tra i ritratti di Portinari

L’opera di spicco della mostra a Roma è il suo capolavoro Caffè, di particolare importanza nella storia dei rapporti tra Italia e Brasile e nella biografia dello stesso Portinari, visto che l’artista nacque nella città di Brodowski, stato di San Paolo, da genitori veneti immigrati e impiegati a lavorare nelle piantagioni di caffè.

Candido Portinari (1903-1962) era figlio d’immigrati italiani che lasciarono il Veneto alla fine del 1800. Presto dimostra la sua vocazione artistica quando, ancora bambino, inizia ad aiutare a decorare la chiesa del paese dove era nato, la piccola Brodowski, nell’entroterra dello Stato di San Paolo. Nel 1918 si trasferisce a Rio de Janeiro e l’anno successivo si iscrive alla Scuola Nazionale di Belle Arti, dove studia pittura e disegno con artisti brasiliani di quel periodo come Lucilio Albuquerque e Baptista da Costa.

Nel 1928 riceve in premio un viaggio all’estero da parte del Salone Nazionale di Belle Arti per l’opera “Ritratto di Olegário Mariano”, presente nella mostra. Per due anni viaggia in diversi paesi europei, vede i capolavori di Giotto (ca.1266-1337) e le opere del maestro del Rinascimento Piero della Francesca (ca.1415-1492), conosce i grandi maestri che in quel periodo animano la scena europea come Matisse (1869-1954), Modigliani (1884-1920), De Chirico (1888-1978) e Picasso (1881-1973), Fin quando nel 1931 rientra in Brasile.

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Nel suo segno è ben evidente l’influenza degli autori italiani, dal nostro Rinascimento che ritroviamo nelle possenti forme michelangiolesche, fino al tratto più contemporaneo di Sironi. La plasticità del suo lavoro supera gradualmente l’accademismo della sua formazione, una ricerca pittorica che deriva dagli artisti modernisti, che si ispira al Cubismo e al Surrealismo, senza tuttavia allontanarsi dalla concezione di un’arte puramente brasiliana. Da allora, le sue opere subiscono un cambiamento cromatico, la sua tavolozza è predominata da tinte scure e terrose, con temi che spaziano dai suoi ricordi di bambino alla povertà e al popolo brasiliano.

Nel 1935 il dipinto Caffè, presente nella mostra, è stato premiato dal Carnegie Museum of Art di Pittsburgh, negli Stati Uniti, e Portinari diventa il primo modernista brasiliano con riconoscimento internazionale. Nel 1936, su invito dell’allora ministro brasiliano Rodrigo de Melo Franco, inizia una serie di pannelli murali che illustrano i cicli economici del Brasile: pau-brasil, canna da zucchero, bestiame, estrazione mineraria, tabacco, cotone, erba mate, caffè, cacao, ferro, cera carnauba e gomma da allestire nel palazzo del Ministero dell’Educazione e Cultura del Brasile (MEC), importante testimonianza dell’architettura modernista a Rio de Janeiro. In questo lavoro, Portinari utilizza i concetti propri della poetica del Rinascimento italiano. La sua ammirazione per l’opera di Piero della Francesca può essere osservata nei gesti fissi dei personaggi e nello sviluppo della figura in diversi momenti del lavoro. I murali sono stati un omaggio ai lavoratori, in particolare a quelli rurali. Oltre ai pannelli, l’artista esegue anche un progetto su piastrelle per il cortile del medesimo edificio, unendo motivi brasiliani della tradizione portoghese.

Il suo avvicinamento alle tematiche sociali fa sì che entri a far parte del Partito Comunista Brasiliano, candidandosi prima a deputato nel 1945 e poi al Senato nel 1947, senza però essere eletto. A causa della situazione politica in Brasile, va in esilio con la sua famiglia in Uruguay, dove nel 1948 esegue il capolavoro “Prima Messa in Brasile”.

Durante gli anni ‘50 il governo brasiliano indica il nome di Portinari al segretario generale delle Nazioni Unite per eseguire i due grandi pannelli “Guerra” e “Pace” nella sede dell’organizzazione a New York. Per queste opere Portinari riceve il “Premio Guggenheim” e si afferma come uno dei più importanti artisti brasiliani della storia. Oltre alle opere monumentali e ai dipinti, Portinari, alla stessa stregua di altri artisti moderni, viene invitato da intellettuali, editori e scrittori ad illustrare alcune opere letterarie, come “Memorie postume di Brás Cubas” e “L’Alienista”, di Machado de Assis (1839-1908) e l’edizione brasiliana di Don Chisciotte della Mancia, di Miguel de Cervantes.

La sua ricca produzione artistica ha contribuito affinché la sua fama non conoscesse limiti geografici e politici, e ciò anche grazie ai numerosi inviti ricevuti da parte di istituzioni culturali e religiose all’estero. Le opere di Portinari parlano dell’uomo all’uomo, trasformando il suo linguaggio artistico in linguaggio universale.

Avvelenato dal piombo dei colori che usava per dipingere, Portinari muore esattamente 55 anni fa: il 6 febbraio 1962 nella città di Rio de Janeiro, lasciando in eredità una ricca produzione artistica dalle caratteristiche moderne, ma soprattutto nazionali. Portinari non desiderava ritrarre il carattere provinciale del Brasile, né il brasiliano idealizzato. Portinari è il volto umanistico dell’uomo nazionale.

 

Info: La mostra inaugurata il 7 febbraio rimarrà aperta al pubblico dall’8 febbraio al 22 aprile 2017

Dal martedì al sabato, 10.00 – 18.00

Ingresso libero

Info

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Fabiola Cinque

Napoletana fino alla milionesima generazione (dal 1.400), nobile d’animo ma non più per albero genealogico, viaggiatrice e curiosa delle bellezze e delle stranezze del mondo riporto tutte le mie impressioni attraverso tutti i sensi che abbiamo e che vogliamo usare. Di estrazione e definizione “fondista”. Azzurra di nuoto per tutte le distanze più lunghe e massacranti che vi possono venire in mente. La fatica è il mio karma. Mai nulla regalato, tutto conquistato. La comunicazione e la pubblicità sono la mia anima, la moda la mia vita presente e futura. Vivo in un paese bellissimo dal quale desidero sempre di allontanarmi, per tornare e riassaporare i profumi ed i sapori. La mentalità e l’amore sono anglosassoni, ma d’altronde si sa, i Borboni sono stati dominati dai francesi come gli inglesi e gli spagnoli, quindi le mie origini ed il mio essere è globale, sono bastarda dentro.
Fabiola Cinque

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