Napoli – New York. Andata e ritorno

Napoli – New York. Andata e ritorno

Amo Napoli perché mi ricorda New York, specialmente per i tanti travestiti e per i rifiuti per strada. Come New York è una città che cade a pezzi, e nonostante tutto la gente è felice come quella di New York.  Andy Warhol (in Napoli Nobilissima: Volume 19, Arte Tipografica, 1980)

Era il 1980, anno del catastrofico terremoto in Irpinia che colpì anche Napoli. In quell’occasione il padre intramontabile della pop art, dedicò all’emergenza una serigrafia della pagina principale del quotidiano Il Mattino, intitolata Fate presto, per sottolineare il disastro che la natura aveva generato. In quello stesso momento, affascinato dall’imponenza della natura partenopea, Andy Warhol dedicò anche una serie di serigrafie ispirate a uno dei simboli campani: il Vesuvio. Da qui Vesuvius, originale rivisitazione pop, 18 tele in cui il vulcano, secondo una nota pratica cara agli impressionisti, veniva ritratto nelle diverse ore del giorno.

Era il 1980 e Warhol, ormai 52enne, entrava in contatto con l’ambiente napoletano grazie al gallerista Lucio Amelio, estroso personaggio della scena artistica italiana. Sarà il noto gallerista a favorire l’incontro tra i due artisti più rappresentativi delle correnti avanguardiste dei due continenti, il pop americano e il concettuale europeo rappresentato da Joseph Beuys, intuendo l’omogeneità di fondo e le sottili affinità che avrebbero potuto superare le parziali etichette “congelanti”.

Ed è proprio nella caotica e “decadente” Napoli di quegli anni che, un allora ancora emergente designer di calzature, Ernesto Esposito muoveva i primi passi nello staff del giovane Marc Jacobs per passare poi a collaborare con prestigiose firme dell’alta moda come Chloè, Sonia Rykiel e Luis Vuitton.

Una Napoli che vuole essere come New York!, si vociferava in quegli anni.

Dal clima underground d’oltreoceano, inquieto, ironico, aggressivo e iridescente al clima di modernità avanguardista di una Napoli emergente, capace di influenzare personalità dello star system internazionale, da Warhol a Robert Rauschenberg, una città portata in auge dalla poliedrica figura di Lucio Amelio, nonché mentore del vero e unico protagonista del nostro racconto: Ernesto Esposito.

Non solo, ormai celebre designer di calzature haute couture di fama internazionale, ma anche appassionato collezionista di importanti opere d’arte dai primi anni settanta ad oggi: “Io appartengo a quella cerchia che ha vissuto ogni giorno della sua vita con l’impulso irrefrenabile di dover acquistare opere significative per la propria raccolta, che sente l’arte come una vera e propria fonte di felicità e la propria collezione come mezzo per diffondere (attraverso mostre temporanee) cultura nella maniera più attuale e personale”.

Barry McGee

Un gusto estremamente raffinato quello di Ernesto Esposito, il quale nel corso di quarant’anni, seguendo sia il proprio istinto sia un criterio progettuale ben definito, riunisce nella propria Wunderkammer, ben 900 opere d’arte, gli sviluppi più interessanti del linguaggio artistico degli ultimi decenni, dagli anni sessanta ad oggi: Joseph Beuys, Joseph Kosuth, Robert Mapplethorpe, Dan Colen, Damien Hirst, solo per citarne alcuni, e tra gli italiani Michelangelo Pistoletto e Francesco Vezzoli.

Ma ecco che curiosando tra le pietre miliari dell’arte contemporanea, tra rivisitazioni new dada, minimal e concettuali, riconosciamo “l’opera prima” del nostro breve viaggio alla riscoperta di una fase dell’arte contemporanea in Italia, ma soprattutto alla scoperta del lato più intimo e nostalgico di Ernesto Esposito collezionista: Vesuvius di Andy Warhol.

Oggi, nel 2012, quella stessa serigrafia realizzata in occasione del soggiorno dell’artista in Italia, è presente tra le 79 opere selezionate dalla collezione privata Esposito nella mostra Cara Domani organizzata dal MaMbo di Bologna. L’ampia rassegna collettiva riflette sul concetto di identità e funzione del museo, prelevando alcuni gioielli dalla preziosa, privata “camera delle meraviglie”, per renderli fruibili a un pubblico allargato; un ritratto autobiografico in cui l’immaginario pop contemporaneo trionfa, grazie al dialogo tra artisti e opere appartenenti a generazioni e aree culturali e geografiche differenti.

 

 Cara Domani | Collezione Ernesto Esposito
a cura di Caroline Corbetta

Museo d’arte Moderna di Bologna – MaMbo
Via Don Minzoni, 14 40121 – Bologna
In mostra dal 29 Settembre al 2 Dicembre 2012

Marta Gabriele

Rudolf Arnheim sosteneva: “nei momenti in cui un essere umano è un’artista sa trovare la forma tangibile per la incorporea struttura di ciò che ha provato”. Io credo che la cosa più bella che l’essere umano possa sperimentare sia il mistero. Esso è generatore di una ricerca incessante, si cela dietro ogni aspetto della vita, anche dietro l’arte. L’arte è mistero, è la manifestazione più complessa della potenza dell’uomo, innalza il pensiero fin dove l’uomo è preso da vertigini ed è difficile conservare la sanità della mente.
Se qualcuno dovesse chiedermi per quale motivo scelgo l’arte risponderei che il bene e la bellezza sono sempre i prodotti di un’arte.
Marta Gabriele

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