Cara nonna ti presento la moda

Cara nonna ti presento la moda

Di Giulia Nora

Ogni tanto, mentre passeggio tra le vie del centro di Firenze, dove dalle vetrine dei negozi fanno capolino sfavillanti manichini, mi ritrovo a chiedermi cosa potrebbe pensare la mia nonna ottantenne, di questa moda piena di contraddizioni ed eccessi. Lei, con le sue gonne di 4 centimetri sotto al ginocchio, le maglie con lo scollo rigorosamente a V e le camice di seta dai toni pastello, cosa penserebbe di questa miriade di borchie applicate su qualsiasi capo e gli anfibi anche d’estate?

Agyness Deyn style

Come potrei spiegarle la teoria dell’oversize? Forse è proprio per questo che la moda riesce ad affascinare, senza subire l’incalzare degli anni: ogni generazione volge lo sguardo a quella precedente, con stupore, ironia e la convinzione che nessun capo di quell’epoca verrà riutilizzato. E puntualmente ci sbagliamo. Ogni abito o accessorio che noi oggi sfoggiamo con tanto orgoglio, è figlio di una tendenza di almeno un decennio prima, se non addirittura di più. Prendiamo per esempio i mitici anfibi del Dr.Martens, scarpa simbolo della cultura punk degli anni ‘70, adorata da milioni di giovani, declinata in mille fantasie e colori, e ora prepotentemente tornata tra le vetrine dei negozi più cool delle città. Chi avrebbe affermato con tanta convinzione, anche solo 3 anni fa, che un anfibio nero, se borchiato tanto meglio, portato con molta disinvoltura sotto ad una gonna di chiffon fluttuante, avrebbe interpretato al meglio la femminilità di ora? Noi che, se le scarpe non erano ballerine dall’anima romantica e un po’ infantile, non le guardavamo neanche, ora siamo seguaci di tutto ciò che è grosso, strutturato e perfetto per non passare inosservato: anfibi, walker, bykers, zeppe dalle altezze imbarazzanti.

Proprio così cara nonna, e anche se qualche intramontabile griffe tenta di riproporre la mitica décolletè tacco 5 e punta quadrata, sono le scarpe dal plateau riservato a chi non conosce il significato della parola vertigine, a svettare dalle vetrine dei negozi di tutto il mondo. E se tutto ciò non dovesse ancora bastare, ci pensano gli abiti, le giacche, i blazer e i pantaloni nei toni del verde militare o camuflaje a garantirci un’allure assolutamente al pari della mitica Demi Moore nei panni del soldato Jane; è impossibile ad oggi non trovare un solo blog di moda o un servizio fotografico a mezzo stampa che non proponga una splendida fanciulla, che per ripararsi dal freddo, indossi con assoluta disinvoltura un parka, magari addolcito da accessori bon ton e gioielli degni di una ghiotta colazione da Tiffany.

Ricordo che da bambina, vedevo mia nonna sfoggiare con i primi freddi, meravigliose pellicce e cappotti color cammello, immancabili erano le scarpe in vernice nera, una borsa abbinata e l’intramontabile filo di perle al collo. E mi ritrovavo ad immaginarmi da grande, anch’io vestita in quel modo, con i capelli raccolti, avvolta da due gocce di Chanel n.5; e invece sono figlia di una moda che ha fatto di un simbolo da sempre legato al mondo dei pirati e del male, il teschio, un vero e proprio must have.
 Teschi sulle maglie, sulle pochette, sulle scarpe, sui guanti, sulle cover degli smart-phone, sulle unghie addirittura. E insieme ai teschi, le vere e proprie star incontrastate del panorama fashion: le borchie. Di mille forme, altezze, spessori e colori, sono loro l’oggetto del desiderio di ogni fashion victim che si rispetti: in principio fu un geniale Nicolas Ghesquière a proporle su quella che sarebbe poi diventata la it-bag della maison francese Balenciaga.

Da lì in poi le borchie, in accoppiata vincente con un bel teschio alla Mcqueen, hanno iniziato ad ornare qualsiasi tipo di indumento e accessorio, perfino i cappotti per cani. Insomma, non importa che sia dorata o argentata, appuntita o squadrata, l’importante è che ci sia, perché in fondo ogni donna è un po’ come un cocktail, dove la maestria è data dal perfetto mix tra un cucchiaio di romantica eleganza alla Audrey Hepburn, un pizzico di sfrontata irriverenza alla Courtney Love, uno spruzzo di sottile ironia e per finire in bellezza una spolverata di fascino. Et voilà le jeux sont fait.

E osservando tutto ciò è impossibile non fermarsi a riflettere su quello che di noi diranno le generazioni future: chissà, che domande o curiosità, potranno nascere nella mente di una giovante ventenne, mentre sfoglia l’album dei ricordi della sua nonna, ritratta in foto di gruppo con amiche, magari durante una festa di quelle a cui è impossibile rinunciare, tutte orgogliose del loro ultimo paio Jeffrey Campbell. Ai posteri l’ardua sentenza.

Giulia Nora

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2 Responses to "Cara nonna ti presento la moda"

  1. Lamberto Cantoni
    Lamberto   22 Dicembre 2012 at 15:21

    Certo che sarebbe fantastico se la tua nonnina si vestisse con qualche capo che hai citato. Chissa’ perché da una certa età in poi si detestano queste trasformazioni. Ci troviamo di fronte ad un interdetto culturale?

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  2. francesca   22 Dicembre 2012 at 22:39

    Personalmente e onestamente, io non amo la moda, in quanto mi sono sforzata inizialmente di trovarci qualcosa di carino, qualche colore o abbinamento da poter fare ma non ho trovato mai nulla che mi soddisfasse, ne che mi rispecchiasse al 100%;quindi cerco di ispirarmi alla moda del passato in quanto lì ritrovo la vera femminilità, l’eleganza…a differenza di oggi in cui non c’è più freno, e spesso e volentieri la lingerie viene mostrata come se fosse un paio di pantaloni…bellissimo l’articolo! 🙂

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