Gusto, tradizione, antichità: una purea chiamata Macco!

Gusto, tradizione, antichità: una purea chiamata Macco!

SICILIA – Avete mai sentito parlare del Macco di Fave? Si tratta, in sostanza, di una zuppa di fave secche tipica della Sicilia, che si presenta in tutta l’isola in numerose varianti. Conosciamolo meglio!

Un piatto povero della cultura contadina ma allo stesso tempo molto nutriente. Un piatto che trae origine nella provincia di Agrigento e in particolare nel comune di Raffadali e che si dice fosse conosciuto addirittura al tempo degli antichi romani. Che cos’è? È il Macco di Fave, in siciliano Màccu di favi e noi di MyWhere vogliamo raccontarvi tutto quello che c’è da sapere su questa pietanza tanto antica quanto amata dal popolo siciliano.

Dove può andare una donna?
Ovunque! Ovunque abbia voglia di andare, ovunque abbia un impegno, che sia di lavoro o galante, ovunque sia richiesta e desiderata la sua presenza. E allora oggi portiamola in cucina per farci preparare le fave novelle che spadroneggiano verdi di freschezza sulle tavole dei vegetariani e no e che piacciono ,a tutti, grandi e piccini, perché il ricettario è pieno di svariati modi di prepararle e ce n’è davvero per tutti i gusti, basta solo desiderare di incontrarne il delizioso sapore, la cremosità della sua consistenza, il raffinato antico e salutare beneficio proteico insito in questo legume di origine remota che nell’antica Grecia non godeva di buona reputazione in quanto si pensava trovasse dimora nelle anime dei morti.

Furono gli antichi romani a ridare lustro e importanza alle fave considerandole di buon auspicio, tanto è vero che una delle famiglie più in vista -per importanza sociale ed economica- cioè i Fabi ne vollero portare il nome.

E adesso, dagli Antichi – romani e greci- ci spostiamo nella moderna Sicilia (idee per viaggi nell’Isola del Sole? Cliccate qui ) per farci regalare come sempre odori e sapori antichi che ben si sposano con la modernità dei tempi e che fanno della tavola la “buona tavola” e delle ricette “capolavori” di cui gli occhi godono realizzando già la prima “digestione”, il palato e la gola un orgasmo di sapori e la bocca felice non può che ringraziare dal profondo del cuore.

La ricetta di oggi è quella degli antichi contadini che nella loro semplicità sapevano trasformare il prodotto stagionale della terra in piatti succulenti e nutrienti e allora deliziamoci con il Macco.

macco di fave

Cos’è il macco di fave? E’ una sorta di salsa di fave, una deliziosa purea, un pesto – caldo – se vogliamo, usato per condire minestre o primi in generale. Ma gli usi sono svariati come la fantasia febbricitante di uomini e donne che amano stare ai fornelli e preparano piatti capaci di essere gustati prima che con il palato con gli occhi golosi e ladri.

L’ingrediente del macco è solo uno: le fave (verdi o anche secche) meglio se novelle e piccole perché si preparano rapidamente. Si tirano fuori dai baccelli, si privano della pellicina, si tagliano grossolanamente a pezzettini e si tuffano in acqua bollente e salata. Quando sono cotte e hanno raggiunto la consistenza di una crema è ora di toglierle dal fuoco dei fornelli. Ancora fumanti, se ne prenderà un mestolo e si metterà in un piatto piano, si condisce con olio Evo, si aggiusta di sale, per finire se si vuole, ma non è obbligatorio, si aggiunge un pizzico di pepe nero e…buona delizia a tutti!

Volete ancora una chicca? Certo!!! E allora per completare il piatto, prendete un tuorlo d’uovo e sistematelo sul macco ancora fumante, il calore lo farà rapprendere e la raffinatezza è assicurata perché avrete preparato un antipasto o, se volete, un contorno davvero originale.

Cinzia Nazzareno

Correva un anno pieno di rivoluzioni e “primavere” e un fagottino di cinque chili, il 9 novembre decise di venire al mondo, in un piccolo paese dell’entroterra siciliano: Niscemi che è diventato “Olmo” nei miei romanzi. Atleta di corsa ad ostacoli mi permetto ancora di saltare alcune tappe della mia vita per non annoiarvi troppo. Sposata e madre di due figli, mi divido tra la scuola, dove insegno da vent’anni e la famiglia. Timida, ma non troppo, cerco rifugio nella lettura e da qualche anno nella scrittura, luoghi in cui ritrovo piacevolmente me stessa. Sognatrice per indole, curiosa per necessità. Amo viaggiare, ma credo mi servirà almeno un’altra vita per soddisfare tutti i miei bisogni geografici, creo tutte le occasioni per partire. Allergica all’ipocrisia e all’opportunismo, mi pongo a debita distanza da tutti coloro che praticano tali “simpatici sport”. Cerco gente vera e di sostanza, ma forse in un’altra vita potrò realizzare questo bisogno. Credo nel Karma. So che esiste, ne ho le prove! Insegnante di sostegno e discipline giuridiche ed economiche di professione, scrittrice per vocazione. Il sole in fondo al cuore (2015) e Lo Scarabocchio (2017) sono le mie due fatiche letterarie edite da Bonfirraro Editore. Un nuovo impegno letterario fa già capolino e contenta mi sento già.
Cinzia Nazzareno

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